{"id":27387,"date":"2016-05-07T17:58:11","date_gmt":"2016-05-07T16:58:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27387"},"modified":"2016-05-07T17:58:11","modified_gmt":"2016-05-07T16:58:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-gentile-di-elena-panzera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27387","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Gentile&#8221; di Elena Panzera"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;era un uomo, a Viareggio. Lo chiamavano Gentile.\u00a0Era un omino piccino piccino, con la faccia rossa e bei capelli argentati spalmati all&#8217;indietro sulla testa. Aveva sempre in tasca un pettine color avorio. Ogni tanto, la sera, davanti allo specchio di qualche locale, Gentile lo tirava fuori e lo passava sui capelli inclinando la testa, come Elvis. Poi annuiva soddisfatto, sorridendosi da solo, e chiedeva da bere.<br \/>\nNeanche a dirlo, Gentile era un galantuomo. Persino barbone e alcolizzato, con la giacca sdrucita e lisa, conservava quel garbo impeccabile che gli era valso il suo eloquente soprannome. Quando faceva l&#8217;elemosina diceva \u201cper favore\u201d, e a chi gli lasciava un fondo di bottiglia da svuotare non mancava mai di dire \u201cgrazie mille, mi ci voleva proprio\u201d<em>.<\/em> Non era uno di quelli che storcono la bocca di fronte agli spiccioli di rame. Lui accettava tutto con la stessa gratitudine, e quando lo beccavano a rubare porgeva le mani e diceva che facevano proprio bene a metterlo in galera; era quello il posto adatto per i furfanti come lui.<br \/>\nUna volta, al supermercato, rub\u00f2 un pesce surgelato. Una bestiaccia enorme, lunga quattro palmi. Lo nascose sotto la camicia, con la coda infilata nei pantaloni. Era estate e faceva un caldo tremendo. Gentile, girando tra gli scaffali in cerca dell&#8217;uscita, cominci\u00f2 a sudare freddo, ma non ci fece molto caso. Appena fuori dal supermercato, per\u00f2, la testa gli gir\u00f2 tanto forte che cadde a terra svenuto. Chiamarono i soccorsi. L&#8217;infermiere scese dall&#8217;ambulanza infilzando i guanti di lattice, con lo sguardo rivolto verso quel corpo piccolo e appiccicoso sdraiato a terra con le braccia aperte, come Cristo.\u00a0Immaginate la sua faccia quando apr\u00ec la camicia per tastargli il torace e si trov\u00f2 tra le mani quel grosso tonno ricoperto di ghiaccio! Tutti scoppiarono a ridere, e quando Gentile si svegli\u00f2, sempre sdraiato per terra con una coperta addosso, a vedere tutti cos\u00ec felici fu subito felice anche lui. Pens\u00f2 di essere caduto addormentato, e che quel buon uomo vestito di bianco fosse andato a coprirlo per non fargli prendere un malanno. C&#8217;erano quaranta gradi all&#8217;ombra, ma la gente \u00e8 strana, pens\u00f2 Gentile. Se ne and\u00f2 ringraziando, dimentico del tonno e della fame.<\/p>\n<p>Ai tempi d&#8217;oro, quando aveva venticinque anni, Gentile lavorava nell&#8217;Hotel pi\u00f9 bello della Versilia.\u00a0\u00a0\u00a0 Li aveva visti tutti, i visi della televisione. Attori coi baffi arricciati e folte sopracciglia, attrici con grossi cappelli e abiti di seta, ballerine dalle caviglie sottili che entravano come soffici piume portate dal vento. Sulla porta, vestito di tutto punto, Gentile faceva un bell&#8217;inchino e li scortava nel salone dell&#8217;hotel, dove essi scomparivano dentro grossi divani rivestiti di velluto, col fumo di qualche sigaro che olezzava sopra le loro teste in nuvole solitarie. Portava loro il caff\u00e8 o la limonata, ascoltava le loro chiacchiere, scortava le signore in giro per l&#8217;hotel indicando i terrazzi pi\u00f9 belli, le rifiniture della facciata in stile <em>Liberty <\/em>ricoperte di salmastro. Tutti si ricordavano di lui, tutti lo chiamavano per nome e non volevano essere serviti da nessun altro.\u00a0\u201cSignor Giuseppe, venga a vedere!\u201d, \u201cSignor Giuseppe, ascolti che mi \u00e8 successo.\u201d\u00a0Il proprietario dell&#8217;hotel lo trattava come un figlio. Diceva che era un principe, e che nemmeno i\u00a0 nobili avevano modi tanto eleganti e parole cos\u00ec raffinate.<br \/>\nSul lungomare, quando usciva da lavoro, Gentile si fermava a salutare gli amici: entrava nei cinema, nei ristoranti, su fino al vecchio molo che correva dritto e si tuffava in mezzo al mare, col faro dipinto di verde che svettava nel tramonto e indicava la via alle barche di rientro. Da l\u00ec si vedeva tutta Viareggio sdraiata sul lido, languida e fresca di Libeccio. A quell&#8217;ora i pescatori smontavano i banchi e si preparavano per la pesca notturna, aggiustando le reti con le mani ruvide e salate. Gentile si sedeva con loro e guardava la sera arrivare.<br \/>\nQuando tornava a casa sapeva di mare. Sua moglie Adele aveva vent&#8217;anni. Gli si stringeva addosso col suo corpicino minuto, i boccoli neri che le ondeggiavano intorno al viso e mani tanto piccole da sembrare di bambina. D&#8217;estate portava vestiti lunghi e leggeri che le lasciavano le braccia scoperte. Non era bella, n\u00e9 particolarmente intelligente, ma lui l&#8217;amava come si amano certe cose fragili e preziose: con grazia paterna, col cuore colmo di tenerezza. Sin dalla prima volta che l&#8217;aveva vista \u2013 piegata sui fiori della serra di suo padre, con la faccia sporca di terra \u2013 Gentile aveva sentito che sarebbe stata la compagna dei suoi giorni. Aspettava il loro bambino, e si dava da fare per tenere in ordine la loro casetta umida, costruita a ridosso della pineta. Gentile era felice. Presto, coi guadagni dell&#8217;hotel, avrebbe comprato una casa pi\u00f9 grande, con un&#8217;altalena per suo figlio e tante cose belle per Adele.\u00a0\u201cGiuseppino mio\u201d diceva lei. \u201cCome siamo fortunati!\u201d<br \/>\nMa non ci fu nessuna altalena. Per la fretta di vivere, il bambino nacque troppo presto, portandosi via Adele e se stesso. Gentile torn\u00f2 a casa dall&#8217;ospedale con le poche cose di sua moglie avvolte in un fagotto bianco: un vestito a fiori e le sue scarpette piccole.\u00a0Il giorno dopo si vest\u00ec con la solita cura. Prese il pettine di sua moglie, un oggettino d&#8217;avorio bianco che era stato il suo unico vanto, e si sistem\u00f2 i capelli. Non and\u00f2 a lavoro, e nessuno lo vide per qualche giorno. Pare si fosse imbarcato su un peschereccio di passaggio.<br \/>\nQuando riapparve aveva occhi diversi. Uno sguardo sognante e assorto si era sostituito alla vivace gaiezza sul suo viso di ragazzo. Prese a comportarsi nei modi pi\u00f9 strani. Girava di notte, a piedi, per tutta la citt\u00e0, sempre coi soliti vestiti che una volta erano stati eleganti, fermandosi a ballare dentro qualche fontana, cantando per le strade vuote.<\/p>\n<p>Passarono vent&#8217;anni. Gentile, con la giacca bucata, si sedeva in mezzo ai ragazzi e raccontava loro del bell&#8217;hotel dove un giorno aveva visto attori e dive del cinema. Nessuno gli credeva pi\u00f9, ma tutti gli volevano bene, e facevano a gara per offrirgli da bere. Gentile, ubriaco, rideva e faceva capriole, lui che da giovane beveva solo acqua fresca e carcad\u00e8.<br \/>\nUn giorno cominci\u00f2 ad andare in giro in bicicletta con un secchio e due lunghi bastoni legati insieme da una corda. Si fermava in mezzo al mercato, o nelle piazze dove i bambini si rincorrevano e mangiavano gelati, immergeva la corda nel secchio pieno d&#8217;acqua e sapone e faceva grosse bolle, enormi bolle, e chiamava tutti \u2018caro\u2019 e \u2018cara\u2019. La notte suonava la chitarra, e tutti si domandavano dove avesse imparato.\u00a0Solo qualche vecchio pescatore ricordava la storia di Giuseppe. Per tutti gli altri era solo Gentile, il matto di Viareggio; un folle di cui nessuno conosceva gli amori e i dolori, svaniti e scomparsi dietro quello sguardo rapito e un po&#8217; ebete, benevolo e assente.<br \/>\nGentile ogni tanto ci pensava, alla sua vita di prima, e si domandava se non fosse stata un sogno. Non ricordava il suo nome, ma tutti lo chiamavano Gentile, e a lui piaceva. Quando gli capitava di essere triste tirava fuori quel pettinino che aveva sempre in tasca e lo passava sulle tempie ormai rade, con le mani che tremavano un po&#8217;. Chiss\u00e0 perch\u00e9, quel gesto ogni volta lo calmava.<\/p>\n<p>Una sera \u2013 il cielo era rosso e l&#8217;aria intrisa di sale \u2013 mentre camminava sul lungomare con le mani in tasca e la bocca aperta, qualcuno lo chiam\u00f2. Era un uomo che pareva vecchio di cent&#8217;anni, i capelli bianchi come il latte e un bastone stretto tra le mani a tenere in piedi quel corpo avvizzito e ricurvo. Scendeva le scale di un albergo tanto bello che sembrava quasi una reggia.<br \/>\n\u201cGiuseppe\u201d gli disse. \u201cSei ancora un principe.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27387\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27387\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era un uomo, a Viareggio. 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