{"id":27384,"date":"2016-05-07T19:01:58","date_gmt":"2016-05-07T18:01:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27384"},"modified":"2016-05-07T19:01:58","modified_gmt":"2016-05-07T18:01:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-il-germoglio-del-bene-di-gabriele-cecchini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27384","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Il germoglio del bene&#8221; di Gabriele Cecchini"},"content":{"rendered":"<p>Elizabeth Lind \u00e8 una donna che sa il fatto suo, cari miei. Non si pu\u00f2 dimenticare la sua torta ai mirtilli e zenzero caramellato, le orchidee del suo giardino che fioriscono anno dopo anno pi\u00f9 fedeli di un marito come si deve, il sorriso immacolato quando saluta qualcuno. Ha le fattezze di una creatura d\u2019altri tempi e un po\u2019 lo \u00e8, anche nello spirito. Ha paura di offendere il prossimo con aggettivi troppo netti, cos\u00ec utilizza sempre tonalit\u00e0 indefinite e soavi che riescono a conquistare chiunque. Abbassa lo sguardo quando l&#8217;aria per lei si fa troppo calda, confidenziale, che cosa antica e meravigliosa abbassare lo sguardo!, non lo fa pi\u00f9 nessuno. Si sentono tutti padroni del mondo.<\/p>\n<p>Qui ci troviamo nella nostra casa, non \u00e8 cos\u00ec?, e questa storia inizia proprio davanti ad una casa, <em>quella<\/em> casa: la casa di Elizabeth. Se ne sta sempre l\u00ec a sistemare il giardino con le scarpe basse e i pantaloni color pastello, i boccoli armoniosamente acconciati sugli angoli delle guance e gli occhi blu cobalto che a volte si confondono con la notte. E badate bene! Non sono artificiali quei boccoli, nessuno ci crede, ma \u00e8 cos\u00ec. Io l&#8217;ho vista nascere e non \u00e8 mai cambiata, posso garantire per lei.<\/p>\n<p>Per chi non la conoscesse, la casa di cui vi parlo \u00e8 quella casetta quadrata dipinta di rosa, circondata su tutti i lati da portici illuminati tutta la notte che si trova accanto alla strada provinciale dopo il capannone dei Sullivan; giace su un piccolo monticello di terra come una ciliegina su quei dolci bianchi fatti a punta coperti di marzapane che si trovano nei vassoi dei pranzi domenicali. Un vero gioiello, dice lei.<\/p>\n<p>In fondo, strana la vita, non c\u2019\u00e8 tanta differenza tra quei dolci ed Elizabeth.<\/p>\n<p>Prima o poi arriva qualcuno che ti divora.<\/p>\n<p>Per Elizabeth quel momento \u00e8 arrivato troppo presto, e sono qui a raccontarvi la sua storia proprio perch\u00e9 possa servirvi da esempio, cari amici. Mi trovo qui su questo pulpito col compito di educarvi e cerco di farlo nel miglior modo possibile. La storia di questa donna, in fondo, pu\u00f2 insegnarci molto. Consideratela una sorta di parabola.<\/p>\n<p>Un giorno dunque Betty stava concimando le belle di notte nei vasi sul lato destro della casa. Concime liquido, \u00e8 chiaro. Vanno concimate quando sono in fiore, non \u00e8 magnifico?, era solita dire. Erano le tre del pomeriggio e iniziava a salire da chiss\u00e0 quale remoto luogo un caldo insopportabile. Allora la nostra beniamina prese e si rifugi\u00f2 in casa per bere un t\u00e8 ghiacciato. Come usc\u00ec, le vide e si spavent\u00f2 non poco.<\/p>\n<p>Si paravano davanti a lei tre ragazze alte quasi il doppio di lei &#8211; che come sapete \u00e8 una donna minuta. Queste tre donne erano magre, altere, dotate di una perfezione che Betty mai aveva visto prima di allora. I vestiti alla moda che indossavano, se paragonati al vecchio abito da lavoro di Betty, avrebbero anche potuto appartenere ad un&#8217;epoca differente, pi\u00f9 in l\u00e0 nel percorso dell&#8217;umanit\u00e0. La nostra concittadina mai aveva visto abiti di quelle fattezze e colori. Il verde brillante della camicia di una con dei riflessi cristallini accecava gli occhi ricoprendoli di insulsi artifizi, il rosso prepotente della gonna dell&#8217;altra ricordava certi antichi peccati di giovent\u00f9 e infine il nero lucente che impregnava la giacca della terza dava l&#8217;idea che troppe cose si fossero perdute chiss\u00e0 dove sempre nel percorso dell&#8217;umanit\u00e0. Due delle tre fumavano e con la mano libera sorreggevano il gomito opposto, e la guardavano. La terza, quella che non fumava, aveva i capelli biondi dai riflessi ramati e scrutava Betty come si fa coi quadri nei musei o davanti ai monumenti; quella, poveretta, quasi indietreggiava sotto i fari di tanta bellezza ed estraneit\u00e0. Chiaro che si sentiva a disagio &#8211; non le aveva mai viste &#8211; ma c&#8217;era qualcosa in loro che la faceva rabbrividire, un millimetro di quelle tre la spogliava di un certo ottimismo che l&#8217;aveva sempre caratterizzata e sentiva pulsare da dentro come un piccolissimo foro che si ingrandiva sempre pi\u00f9 dandole un fastidio del diavolo.<\/p>\n<p>Se ne stavano l\u00ec, nel suo bel giardino, tra le belle di notte e i ciclamini formando un triangolo per nulla rassicurante.<\/p>\n<p>\u00abBuongiorno ragazze, posso aiutarvi?\u00bb disse la nostra Betty con fare timoroso.<\/p>\n<p>\u00abC&#8217;\u00e8 sua figlia?\u00bb disse la non fumatrice.<\/p>\n<p>\u00abMia figlia? Io non ho figlie\u00bb rispose la padrona di casa.<\/p>\n<p>\u00abNon ha figlie?\u00bb rispose quella come se Betty le avesse appena detto che era solita riempire di terra i panini al pranzo domenicale della parrocchia.<\/p>\n<p>\u00abNo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abUn marito del cazzo ce l&#8217;avr\u00e0\u00bb sbottava una delle altre due.<\/p>\n<p>\u00abQuelle come lei ce l&#8217;hanno sempre un maritino\u00bb sghignazz\u00f2 la terza, la mora.<\/p>\n<p>\u00abNon mi sembra il modo di rivolgersi a una signora pi\u00f9 grande di lei, e in pi\u00f9 nella mia propriet\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abOh sentila! Ce l&#8217;hai il telefono almeno? O non hai nemmeno quello? Vedi che ci si \u00e8 rotta la macchina?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSu, aprici, siamo amiche di Linda\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Betty guard\u00f2 l&#8217;auto che l&#8217;unghia lunghissima dipinta di viola indicava. Non l&#8217;aveva notata.<\/p>\n<p>\u00abChe modi barbari, ragazze mie. Nessuno in vita mia mi ha mai trattato in questo modo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abE allora? Sai che m&#8217;importa? Ce l&#8217;hai il telefono o no?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, seguitemi\u00bb.<\/p>\n<p>Mentre apriva la fila, Betty ebbe l&#8217;impressione come di averle gi\u00e0 sentite quelle voci, tanti anni prima. Forse \u00e8 solo uno stupido abbaglio, pens\u00f2.<\/p>\n<p>Le tre stangone la seguirono in casa e si accomodarono in salotto. Due si sedettero sul divano, accavallando le gambe lunghe e sinuose, ma magre, troppo magre. La terza, la mora, si accomod\u00f2 sulla poltrona che guardava verso il lago, la preferita di Betty nelle lunghe notti della sua solitudine. Non \u00e8 facile per una donna sola riuscire a fare mattina senza qualcosa (o qualcuno) di brutto, di maligno che ti venga a trovare. Come se non bastasse, quella era la poltrona su cui era solito sedersi suo marito tanti anni prima, quando ancora stavano assieme. Betty assistette allo spettacolo come una bambina terrorizzata al suo primo film horror al buio con gli amici: non puoi far vedere agli altri la tua paura, sei costretto a continuare a guardare. Non sapeva che fare: si sentiva terribilmente sola.<\/p>\n<p>\u00abNon ci offri da bere? Che padrona di casa sei? Stai l\u00ec come una mummia\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCosa posso offrirvi?\u00bb chiese lei, punta sul vivo.<\/p>\n<p>\u00abDacci qualcosa di forte\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abDi alcolico? Non tengo alcolici\u00bb, un rivoletto di sudore.<\/p>\n<p>\u00abBuona questa! Hai proprio l&#8217;aria di una povera alcolizzata. Non ce la beviamo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abRagazzina, ora basta. Andatevene! Fuori!\u00bb grid\u00f2 Betty mentre un rossore insolito prese a salire dal petto verso il viso.<\/p>\n<p>\u00abNo, staremo ancora un po&#8217;. Capito, Norma? Ecco perch\u00e9 si \u00e8 incazzata. \u00c8 stata un&#8217;alcolizzata. Questa \u00e8 la reazione di chi ha smesso\u00bb.<\/p>\n<p>Elizabeth Lind, che per pochi anni era stata Elizabeth Moore, si abbandon\u00f2 su una sedia in stato di shock.<\/p>\n<p>\u00abFate pure, quello \u00e8 il mobiletto del bar\u00bb bisbigli\u00f2 abbassando lo sguardo.<\/p>\n<p>Era vero. Suo marito l&#8217;aveva lasciata proprio per colpa dell&#8217;alcol. E sua figlia Linda, Dio solo sa quanto se le mancava&#8230; era solo colpa di Elizabeth se non c&#8217;era pi\u00f9.<\/p>\n<p>Lo sapete cosa le \u00e8 accaduto, no?<\/p>\n<p>Insomma, queste tre streghe si insediarono a casa sua.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ogni pomeriggio, mentre lei concimava o annaffiava i fiori, quelle tre venivano e le facevano compagnia per qualche ora. Lei non ce le voleva in casa, poveretta, ma poi cominci\u00f2 ad abituarsi alla loro presenza. Prese ad aspettarle con impazienza, un giorno dopo l&#8217;altro.<\/p>\n<p>Un mese fa circa l&#8217;ho incontrata in citt\u00e0. Le ho chiesto come mai non venisse pi\u00f9 alle funzioni o agli incontri qui in parrocchia. Lei mi ha risposto che aveva da fare a casa, con le ragazze. Allora, dopo qualche domanda, mi ha raccontato questa storia agghiacciante. Io ho provato a dirle che non doveva far entrare delle sconosciute in casa, che erano delle delinquenti, che erano armi in mano al demonio, ma lei quasi offesa ha ribattuto: \u00abSono solo ragazze bisognose di affetto\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abVengono tutti i giorni?\u00bb ho chiesto io.<\/p>\n<p>\u00abNo, quando possono, a volte due, tre volte la settimana, in certi periodi anche meno, ma io le aspetto sempre\u00bb.<\/p>\n<p>Da bravo parroco, devoto ai miei parrocchiani, mi sono recato da lei ogni giorno (ho approfittato per fare una passeggiata in collina, ho messo su peso come potrete notare) e senza farmi vedere ho atteso che arrivassero le tre donne. Vi dico la verit\u00e0: ero convinto che si trattasse di allucinazioni, che fosse tutta farina del suo sacco. Insomma non avevo alcun dubbio: Elizabeth era impazzita. Poi per\u00f2, dopo due giorni, le tre donne sono arrivate davvero. Si trattava di tre modelle, come le chiamate voi? Insomma quelle che sfilano per gli stilisti.<\/p>\n<p>Avevano in mano delle bottiglie di liquori e scortarono Elizabeth in casa.<\/p>\n<p>Allora io cosa ho fatto? Sono andato a suonare il campanello. Betty \u00e8 venuta ad aprire ed era in visibile imbarazzo.<\/p>\n<p>\u00abPadre, cosa ci fa qui?\u00bb<\/p>\n<p>\u00abCome! Sono venuto a trovarti. Vedo che hai ospiti\u00bb sbottai mentre entravo in salotto. Quelle tre erano stravaccate sui divani come se fossero a casa loro. Sul piccolo tavolo del salotto c&#8217;erano bottiglie di alcol, ghiaccio e bicchieri.<\/p>\n<p>\u00abSono delle mie amiche. Si chiamano Norma, Sue e Lorna\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abQuelle di cui mi parlavi ieri. Piacere, sono padre Tom\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abHai fatto parola di noi con qualcuno?! Non dovevi. Lo sai, vero?\u00bb sbott\u00f2 la bionda dai riflessi ramati con lo sguardo pi\u00f9 crudele che avessi mai visto.<\/p>\n<p>\u00abNo, io&#8230; veramente&#8230;.\u00bb andava farfugliano Betty sfregandosi i gomiti con le mani.<\/p>\n<p>\u00abSei una traditrice. Andiamocene. Non ci vedrai mai pi\u00f9\u00bb, questa volta era la mora a parlare.<\/p>\n<p>\u00abNo, vi prego, non posso fare a meno di voi&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>\u00abUbriacona del cazzo, dammi i soldi per gli alcolici di oggi. Non penserai mica che paghiamo noi per il tuo vizietto!\u00bb concluse la terza. Notai che questa aveva i capelli di un biondo spento, quasi grigi, e aveva una somiglianza agghiacciante con Linda, la figlia defunta di Betty.<\/p>\n<p>\u00abRestate, in fondo si stava bene insieme, noi tre sole, mi ricordate tanto la mia piccola\u00bb singhiozz\u00f2 la padrona di casa, affranta.<\/p>\n<p>Le tre streghe presero le loro cose e se ne andarono.<\/p>\n<p>\u00abVedete di non tornare, altrimenti chiamer\u00f2 la polizia\u00bb dissi io con fare minaccioso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una brutta storia, ne convenite, miei fedeli parrocchiani? Lo sapete tutti ora Elizabeth come sta. \u00c8 completamente pazza. Continua a dire che la sua \u00e8 una casa che va sacrificata per il dolore che \u00e8 stato inflitto alle tre amiche e per la sua vergogna che non se ne vuole andare. Non entra pi\u00f9 in casa, \u00e8 diventata una casa votiva. Sacrifico tutto ci\u00f2 che ho in nome dell&#8217;unico spiraglio di luce che ho avuto dopo la morte di mia figlia e il divorzio, continua a dire. Per lei erano delle figlie da educare, delle compagne con cui confidarsi. Non vedeva il marcio in loro, o quantomeno lo chiudeva da qualche parte, in fondo alla mente. Ora gira attorno alla casa e prega. Non si rendeva conto, non pi\u00f9, che la deridevano e la ingannavano, che lei per loro non era altro che un gioco. Accettava tutto pur di avere qualcuno accanto. Le ricordavano la figlia. Quello che le hanno fatto sopportare durante quelle visite&#8230; non vuole parlarne, dice che le sue amiche se ne avrebbero a male.<\/p>\n<p>Io so cosa le facevano, ma non chiedetemi altro, \u00e8 meglio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Il messaggio che voglio trasmettervi attraverso la storia di Elizabeth Lind \u00e8 che ci si adatta a tutto, pur di non star soli, anche al maligno, alla tortura e alla perversione. Pi\u00f9 l&#8217;amore si unisce alla paura e pi\u00f9 l&#8217;amore vero sfiorisce, muore lentamente. Amore, fede, il bello della vita, \u00e8 uguale. E mentre le successive esperienze di quell&#8217;amore malato continuano a rafforzare quell&#8217;albero possente e oscuro, il piccolo fragile germoglio del bene viene potato ogni giorno di pi\u00f9 e non cresce. Si secca e cade.<\/p>\n<p>Guardatevi dal male, amici e fratelli, perch\u00e9 non \u00e8 facile liberarsene. Rinverdite le vostre isole nascoste, hanno bisogno di mari sconfinati affinch\u00e9 si possano moltiplicare e perch\u00e9 li culliate dolcemente. L\u00ec troverete Dio e la sua parola.<\/p>\n<p>Spero che la storia di Elizabeth vi sia di esempio.<\/p>\n<p>Parola del Signore.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27384\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27384\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elizabeth Lind \u00e8 una donna che sa il fatto suo, cari miei. 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