{"id":27302,"date":"2016-05-04T21:25:41","date_gmt":"2016-05-04T20:25:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27302"},"modified":"2016-05-04T21:25:41","modified_gmt":"2016-05-04T20:25:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-senza-tregua-di-mattia-giangrande","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27302","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Senza tregua&#8221; di Mattia Giangrande"},"content":{"rendered":"<p>Rumori per la strada. Spari.<\/p>\n<p>Sta accadendo qualcosa. Sento il motore di un veicolo che ruggisce sotto la finestra della mia camera. Al piano terra, dove si trovano la sala da pranzo e la cucina, qualcuno sta urlando; passi di uomini con stivali pesanti riecheggiano arroganti.<\/p>\n<p>E ancora, spari.<\/p>\n<p>Mi sveglio di soprassalto, la fronte madida di sudore. Cos\u2019\u00e8 stato: forse era solo un brutto sogno o forse un ricordo antico, di tanto tempo fa. Non so, non capisco.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un uomo qui con me. Il suo viso \u00e8 avvolto nella penombra della stanza e, per quanto possa sforzarmi, non riesco a distinguerne i lineamenti in modo nitido; lui si muove svelto intorno a me, infliggendomi con grande perizia torture di ogni genere.<\/p>\n<p>Non capisco per quale motivo non mi leghi. I miei polsi sono liberi cos\u00ec come le mie caviglie, potrei alzarmi dalla sedia in qualsiasi momento e fuggire. Ma non riesco a muovermi. Ogni centimetro del mio corpo resta immobile, rigido, completamente e spontaneamente alla sua merc\u00e9.<\/p>\n<p>Mi stupisco del tempo che passa qui con me, come se non avesse un\u2019esistenza al di fuori di questa stanza; non fa\u2019 domande, non parla. Da un momento all\u2019altro mi aspetto l\u2019arrivo di un suo superiore, un socio, per interrogarmi. Riguardo a cosa poi?\u2013 mi chiedo.<\/p>\n<p>Le sue mani sono grandi e callose, con vene gonfie e verdi che emergono sulla superficie della pelle secca. Non ha alcun odore, non puzza n\u00e9 profuma, ed \u00e8 vestito sempre allo stesso modo.<\/p>\n<p>Non saprei dire da quanto tempo io sia qui, accasciato su questa sedia; il mio corpo \u00e8 ormai un fascio di dolori, la mia pelle \u00e8 tumefatta e gonfia in qualsiasi punto riesca a tastare, a causa di una delle molteplici percosse che mi sono state inflitte. In bocca assaporo il gusto dolciastro del mio stesso sangue e ormai ho l\u2019impressione di non avere pi\u00f9 il naso, gonfio e inadatto a respirare. <strong>\u00c8<\/strong> come se al suo posto avessero posizionato una grossa patata bollente, morbida, quasi in putrefazione.<\/p>\n<p>La testa mi esplode ma riesco ancora a pensare lucidamente: \u201ccosa ho fatto perch\u00e9 qualcuno voglia torturarmi? Non sono ricco e la mia famiglia non possiede nulla per cui valga la pena rapirmi, e allora perch\u00e9 sono qui? Cosa vogliono da me?\u201d.<\/p>\n<p>Le domande si affollano e si sovrappongono ossessivamente nella mente.<\/p>\n<p>Le emozioni si intrecciano confuse in un dedalo di paura, ansia e scoramento; tuttavia in alcuni istanti uno strano calore risale dallo stomaco verso il petto e poi su per il collo che, se non fossi qui, non stenterei a definire come una sensazione di gioia immensa, seppur inspiegabile.<\/p>\n<p>Continuo ad interrogarmi sul motivo della mia presenza in questo luogo, forse \u00e8 per qualcosa che ho fatto, si ma cosa? Cosa ho potuto fare di tanto terribile?<\/p>\n<p>Le domande mi si materializzano davanti agli occhi in caratteri cubitali, di colore blu, intenso come quello dell\u2019oceano, e l\u2019immagine \u00e8 talmente fulgida da farmi temere che anche il mio aguzzino possa vederla.<\/p>\n<p>Con una mossa violenta e fulminea afferra la sedia su cui sono seduto e la volge verso un grande tavolo di legno, che mi ricorda tanto quei grandi tavolacci utilizzati nelle botteghe degli artigiani; mi afferra un braccio, sento i suoi occhi scuri fissi su di me ma non li vedo; tiene stretta in mano una bottiglia di plastica, il tappo \u00e8 gi\u00e0 stato svitato. Lentamente reclina la bottiglia; ne esce uno strano liquido schiumoso che inizia a scorrere inclemente sul dorso della mia mano.<\/p>\n<p>Brucia come le fiamme dell\u2019inferno, come se avessi infilato la mano nelle braci ardenti; piccole e incessanti gocce di sudore si riversano sfacciate lungo la fronte; urlo, mi dimeno come un animale in gabbia. Gli occhi mi escono fuori dalle orbite. Lo sguardo fisso sulla mia mano mentre la schiuma corrode lentamente l\u2019epidermide, poi il derma fino allo strato pi\u00f9 profondo della pelle. Nella testa un\u2019esplosione di silenziosa urla impazzite, che riecheggiano all\u2019infinito, senza forma n\u00e9 significato.<\/p>\n<p>All\u2019improvviso tutto finisce. Lui ha versato un altro liquido sulla mia mano, il bruciore comincia ad affievolirsi ma il dolore resta, implacabile ed atroce.<\/p>\n<p>Sento l\u2019odio crescere dentro di me, ma non nei suoi confronti, no. Crollo per terra, mi raggomitolo su me stesso stringendo la mia mano al petto, come per difenderla dal mondo esterno. Per un tempo che mi sembra infinito, rimango sul pavimento in posizione fetale, senza parlare, senza pensare. <strong>\u00c8<\/strong> come se avessi le allucinazioni, le ombre intorno a me si allungano e i suoni si acutizzano, diventano insopportabili.<\/p>\n<p>Sono di nuovo vigile, seduto sulla sedia; sul dorso della mano sinistra osservo l\u2019enorme cicatrice da bruciatura chimica, non fa quasi pi\u00f9 male, \u00e8 mostruoso non sentire pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 sono qui?\u201d \u2013 mi domando ancora una volta \u2013 \u201cForse \u00e8 per qualcosa che ho pensato? Ma cosa?\u201d.<\/p>\n<p>La stanza \u00e8 immersa in una semi oscurit\u00e0, c\u2019\u00e8 un&#8217;unica lampada, dalla luce gialla tremolante, che illumina a tratti il mio corpo; un odore salmastro mi pervade le narici, credo di essere in una cantina. L\u2019unico rumore che riesco a cogliere \u00e8 una sorta di ronzio, continuo, petulante, che scandisce ogni secondo della mia vita trascorsa qui dentro.<\/p>\n<p>Ogni tanto Lui esce dalla stanza da una porta di ferro, sembra molto pesante; ho come la sensazione che non venga chiusa a chiave ma solo accostata.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 sono qui? Possibile che vogliano punirmi?\u201d.<\/p>\n<p>Continuo a scervellarmi ma continuo a non capire.<\/p>\n<p>Il mio aguzzino mi concede due pasti al giorno: il primo \u00e8 una brodaglia calda, che mi riscalda il corpo tutto. Non appena la deglutisco qualcosa dentro di me \u00e8 come se esplodesse, mi sento pieno di energie, potrei anche sollevarmi dalla sedia e correre, via da qui; il secondo pasto consiste in del semplice pane accompagnato da due o tre pillole dall\u2019involucro trasparente e piene di piccole briciole marroni. Non so perch\u00e9 ma ogni volta che le vedo mi viene in mente la parola \u201cp &#8211; r \u2013 o \u2013 t \u2013 e \u2013 i \u2013 n &#8211; e\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019acqua che bevo \u00e8 calda ed ha un sapore dolciastro, oserei dire che \u00e8 piacevole.<\/p>\n<p>Di quando in quando scivolo in un tormentato dormiveglia, ma mi sforzo per rimanere sveglio, ho paura dell\u2019ignoto, ho paura del dolore, ho paura di morire.<\/p>\n<p>I sogni si mescolano ai ricordi del passato: languide figure scure, come spiriti, si muovono intorno a me, posso quasi sentirne le voci ma le parole sono indecifrabili, meri suoni mescolati fra di loro; in sottofondo il suono cupo dei tamburi.<\/p>\n<p>Alle volte sogno prati verdi, la luce fioca del sole mi colpisce il viso e una dolce brezza lo accarezza, il mio sguardo volge all\u2019orizzonte, dove grandi montagne verdi si stagliano con le loro punte innevate; sono felice, cos\u00ec felice che quando mi sveglio gli occhi sono gonfi di lacrime.<\/p>\n<p>Mi sforzo nel tentativo di tenere la mente occupata, per non impazzire: faccio calcoli, creo degli indovinelli, invento storie; ma perlopi\u00f9 ripercorro ogni istante della mia vita, alla ricerca della ragione per cui ora mi trovo qui.<\/p>\n<p>Con la mente risalgo al primo ricordo che ho: il latrare lontano di un cane, i corpi caldi dei miei genitori che dormivano al mio fianco, il battito accelerato del mio cuore e la consapevolezza che da quel momento esistevo. Arrivo velocemente al mio ricordo pi\u00f9 recente, quello prima della sedia, prima delle percosse, prima delle torture: il grande schermo, le immagini che scorrevano, la voce che rimbombava dalle casse, gli occhi fissi sullo schermo, i pensieri cristallizzati e poi, l\u2019oblio.<\/p>\n<p>I ricordi mi si offuscano e si amalgamano: il lavoro interminabile seduto ad una scrivania, la schermata gelida e distaccata, le ore trascorse chiuso in casa, il coprifuoco.<\/p>\n<p>Mangio, consumo, bevo, consumo, dormo, consumo.<\/p>\n<p>Una sequenza interminabile di operazioni semplici come avvitare bulloni sul nastro rotante della fabbrica.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 sono qui?\u201d.<\/p>\n<p>Con un ceffone mi riporta alla realt\u00e0. Lui \u00e8 in piedi davanti a me. Sono confuso. Ha in mano un cacciavite, lo vibra in aria e lo fa ricadere nella mia coscia, in profondit\u00e0. Mi sembra quasi di non sentire alcun dolore.<\/p>\n<p>Osservo quell\u2019oggetto conficcato nella mia carne e mi viene quasi da ridere pensando che alcuni anni prima, quando ero ragazzo, l\u2019immagine di me seduto su una sedia, nella semioscurit\u00e0 di una stanza, con un cacciavite nella coscia sarebbe potuta essere un\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n<p>Perdo i sensi.<\/p>\n<p>Quando mi sveglio ho un forte mal di testa; sono sempre nella stessa stanza, sulla stessa sedia. Ho una coscia fasciata e la benda \u00e8 puntellata dalle macchie rosse del mio sangue. Ho una strana sensazione.<\/p>\n<p>Un silenzio rumoroso si diffonde, come se fosse stata annunciata la fine di qualcosa. Avverto un fiato sul collo, una sorta di alito caldo senza odore; il cuore mi esplode nel torace. Lo stomaco mi si chiude e le viscere si distendono, mi piscio addosso.<\/p>\n<p>Un fischio acuto mi spacca i timpani.<\/p>\n<p>Sento un odore stantio salire dalle narici fino alle cavit\u00e0 pi\u00f9 nascoste del mio cranio.<\/p>\n<p>Lui \u00e8 davanti a me, in silenzio, seguo i suoi movimenti con la coda dell\u2019occhio.<\/p>\n<p>La scena \u00e8 surreale, ho la sensazione di vivere in una moviola: la lama si avvicina, lenta e inesorabile, ed io la guardo avvicinarsi, immobile. Incapace di muovermi, di pensare.<\/p>\n<p>La lama entra nel mio stomaco, morbida, come un cucchiaino che affonda nel burro. Scorre sempre di pi\u00f9, sempre pi\u00f9 dentro finch\u00e9 non resta fuori solo il manico in legno. Ho un coltello conficcato nel mio addome, vedo il suo manico che sporge dal mio corpo e non sento nulla. Sono fatto di gomma.<\/p>\n<p>E in quel momento, un istante prima che la lama esca dal mio stomaco, mi accorgo che non c\u2019\u00e8 nessuno qui con me, n\u00e9 davanti, n\u00e9 dietro, n\u00e9 ai lati. Nessun aguzzino, nessun uomo. Sono assolutamente solo io.<\/p>\n<p>Il coltello dalla mia mano insanguinata cade rumorosamente sul pavimento, le braccia mi cascano sui fianchi, distendo le gambe e lentamente scivolo via dalla sedia, gi\u00f9 sul pavimento freddo. Mi ritrovo supino, lo sguardo fisso sul tetto della mia cantina, non ho pi\u00f9 forza dentro di me.<\/p>\n<p>L\u2019aria entra ed esce faticosamente dai polmoni. La mente offuscata da un fumo azzurrino, come la brina invernale.<\/p>\n<p>Davanti agli occhi scorrono immagini di automi che percorrono una lunga strada come pecore destinate al macello.<\/p>\n<p><strong>\u00c8<\/strong> giorno e non c\u2019\u00e8 alcun rumore.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27302\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27302\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rumori per la strada. 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