{"id":27213,"date":"2016-04-29T17:06:07","date_gmt":"2016-04-29T16:06:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27213"},"modified":"2016-04-29T17:06:07","modified_gmt":"2016-04-29T16:06:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-lattesa-di-alessandra-rosati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27213","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;L&#8217;attesa&#8221; di Alessandra Rosati"},"content":{"rendered":"<p>Le era sembrato di sentire la voce di un uomo: era un suono distante, ovattato, come quando si nuota sott\u2019acqua, a occhi chiusi, come i suoi adesso. Veniva dall\u2019esterno. Aprendo gli occhi e guardando dal finestrino del treno si rese conto di essere arrivata alla stazione. Gi\u00e0 in citt\u00e0. Eppure quel viaggio le era sempre sembrato pi\u00f9 lungo. Forse il tempo ha il potere di cambiare anche i ricordi, non solo i sentimenti.<\/p>\n<p>Erano solo le cinque e gi\u00e0 buio fuori. Per un momento ebbe paura di perdersi, era passato cos\u00ec tanto tempo\u2026 quanto esattamente non sapeva dirlo, forse venti o trent\u2019anni. Non riusciva nemmeno a collegare un evento preciso all\u2019ultima volta che era stata l\u00ec. Aveva sempre avuto problemi col tempo: a volte sembrava correre via e non c\u2019era modo di fermarlo, altre invece pareva fosse lei a volerlo fuggire. S\u00ec, era sempre stata un po\u2019 fuori tempo.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 per\u00f2 non poteva essere poi cos\u00ec cambiata. Mentre vagava per le strade cercava di ritrovare qualcosa che le fosse familiare, un odore o un rumore che la riportasse indietro nel tempo, a quei giorni che aveva trascorso l\u00ec da bambina con la nonna, ma tutto le sembrava sconosciuto. Camminando, senza rendersene conto era arrivata al giardino zoologico, dove la nonna la portava spesso perch\u00e9 l\u00ec vicino c\u2019era un cinema che amava molto. Cerc\u00f2 con lo sguardo il palazzo, che sembrava nascondersi tra i moderni e massicci edifici che nel frattempo erano sorti tutt\u2019intorno, ma non riusciva a riconoscerlo. Alla fine chiese a un passante, che inizialmente sembr\u00f2 non capire e solo dopo una serie di spiegazioni indic\u00f2 un edificio fatiscente, che sembrava aver conservato soltanto la facciata bianca. Era difficile immaginare che una volta quel luogo avesse ospitato le serate di cui sua nonna le aveva cos\u00ec spesso parlato. Perch\u00e9 quello non era un semplice cinema: le sale del Palazzo offrivano divertimenti di vario genere a chi non si accontentava di trascorrere la serata in un unico locale. La nonna gliele aveva descritte in modo cos\u00ec dettagliato, come se avesse voluto trasferire nella sua memoria ogni istante che vi aveva trascorso. Amava molto quel \u201cmondo dell\u2019arte\u201d, come lo definiva, e coloro che ne facevano parte, cos\u00ec aggiungeva al racconto particolari sempre nuovi, mescolando la realt\u00e0 e il ricordo ai suoi sogni di donna, che riaffioravano dal passato ma sembravano ancora in attesa di essere realizzati.<\/p>\n<p>Da quando il marito era morto quelle erano le sue uniche occasioni, insieme alle serate alla sala da ballo, diventate ormai un vero e proprio rito. Aveva ancora davanti agli occhi, nitido, l\u2019entusiasmo della nonna quando, camminando per strada, vedeva un cartellone che annunciava un nuovo \u201cballo per vedove\u201d. La preparazione all\u2019evento aveva inizio molte ore prima, a casa: in piedi davanti allo specchio la donna provava lunghi abiti ricamati e cappelli dai colori sgargianti, assumendo pose sempre diverse, come un\u2019attrice che interpreti la sua parte. Aveva sempre osservato con grande attenzione quello spettacolo, che le appariva un mistero.<\/p>\n<p>Adesso che era di nuovo in citt\u00e0 voleva vedere con i suoi occhi la famosa sala da ballo. Strada facendo ripensava alla nonna, cos\u00ec elegante e aggraziata da far nascere probabilmente in tutti gli uomini il desiderio di ballare con lei. Immersa in queste fantasie per\u00f2 aveva finito col perdersi. Decise di chiedere indicazioni. Dalla direzione opposta veniva una coppia di anziani, che passeggiavano mano nella mano. Il nome della via non sembrava dire loro molto, ma la cosa non la stup\u00ec: nelle grandi citt\u00e0 spesso le persone ignorano persino il nome delle strade che percorrono ogni giorno. Non appena pronunci\u00f2 il nome del locale, per\u00f2, il volto dell\u2019uomo parve illuminarsi per un istante, poi, osservandola meglio, le fece notare che non aveva le scarpe adatte per ballare. Era vero: indossava delle scarpe da tennis, piuttosto brutte anche. Lei per\u00f2 non voleva ballare, non era capace, e poi non aveva un compagno. Probabilmente non l\u2019aveva mai avuto.<\/p>\n<p>Il locale era proprio come la nonna gliel\u2019aveva descritto, anche se adesso la grande sala degli specchi era chiusa. Al piano terra si teneva in quel momento una lezione di ballo: uomini e donne di et\u00e0 diversa avevano formato un cerchio, mentre una donna non pi\u00f9 tanto giovane mostrava loro i passi del tango. La sala era molto spaziosa e tutt\u2019intorno alla pista da ballo c\u2019erano tavoli di legno dove gruppi di persone bevevano e ridevano. Alle pareti erano appesi fili d\u2019argento: si chiese se quelle decorazioni ci fossero sempre, o solo per l\u2019imminente Natale. Si sedette a un tavolo e ordin\u00f2 un bicchiere di vino. Pensava che sarebbe stata l\u2019unica donna sola, ma si accorse che anche la ragazza al tavolo accanto lo era. Sembrava fissare un punto indefinito, sulla parete di fronte, per poi annotare qualcosa in un taccuino, lentamente. Si chiese chi potesse essere. Forse una scrittrice in cerca di ispirazione. Osservando con pi\u00f9 attenzione si accorse per\u00f2 che la giovane stava disegnando e fissava lo sguardo su un tavolino poco distante, o meglio, sugli oggetti che vi erano posati. Non avrebbe saputo dire quanto tempo fosse passato, ma a un certo punto la donna appoggi\u00f2 sul tavolo l\u2019album e la matita e si alz\u00f2. Allungando lo sguardo riusc\u00ec a vedere sul foglio in cima soltanto un vaso con dei fiori e una candela spenta.<\/p>\n<p>La sua attenzione fu presto catturata dalle coppie che cominciavano a occupare la pista da ballo. L\u2019osservazione dei ballerini poteva essere molto istruttiva, perch\u00e9 permetteva di scoprire qualcosa su di loro.<\/p>\n<p>Una coppia era, almeno all\u2019apparenza, perfetta: una donna molto giovane, scintillante nel suo abito d\u2019oro aderente, lasciava che il suo cavaliere la conducesse con movimenti sicuri. La nonna le aveva raccontato che i cavalieri pi\u00f9 maturi tenevano le mani pi\u00f9 in basso sul corpo della donna di quanto facessero quelli pi\u00f9 giovani. Era ancora cos\u00ec: uno dei signori teneva la mano, ferma, in fondo alla schiena della compagna, anche se in realt\u00e0 i due non sembrava stessero ballando. Parlavano piuttosto, volgendo ogni tanto lo sguardo verso le pareti e le altre coppie. Forse stavano cercando di ritrovare il tempo passato, o magari un nuovo ricordo. Una coppia di giovani non poteva avere la stessa complicit\u00e0, come mostrava la mano che lui teneva al di sotto del seno della ragazza che cercava, goffamente, di condurre. Molte donne indossavano abiti ricamati che, mentre ballavano sfiorandosi le une con le altre, sembravano mescolarsi e dare vita a nuove combinazioni di colori cangianti, che lei si perdeva a osservare. Sua nonna le aveva raccontato che spesso in quelle sale si vedevano anche donne ballare tra loro. A dispetto di quanto avrebbe pensato, soltanto due donne avevano formato una coppia e non sembravano essere troppo in sintonia. Forse stavano aspettando il compagno giusto e cercavano un modo per ingannare l\u2019attesa, che a volte era davvero lunga.<\/p>\n<p>Anche lei adesso era in attesa, seduta al tavolo di un caff\u00e8 in cui era entrata soltanto perch\u00e9 le ricordava quello in cui la portava sempre sua nonna. In effetti le poltrone di pelle e i tavoli di legno che riempivano le tre grandi sale sembravano voler ricreare l\u2019atmosfera di quegli anni. Un tentativo non riuscito: tutto appariva privo di gusto, fatta eccezione per i grossi specchi alle pareti, che le permettevano di osservare gli altri ospiti senza essere vista. Quasi tutti si addicevano al luogo: non pi\u00f9 giovani ma alquanto benestanti. Noiosi, almeno all\u2019apparenza. Gli unici a non passare inosservati erano un uomo e una donna seduti a un tavolo in un angolo e intenti a parlare. In realt\u00e0 a parlare era lui, lei annuiva soltanto. Era difficile capire che tipo di rapporto ci fosse tra loro, ma aveva la sensazione di trovarsi di fronte a due amanti che si stavano dicendo addio.<\/p>\n<p>Doveva essere cos\u00ec la fine di un amore. La donna indossava un abito giallo molto stretto che contrastava con i lunghi capelli neri, tenuti sciolti sulle spalle, e sembrava conferire una nota di colore al grigiore dell\u2019ambiente circostante, incluso il suo interlocutore. Si era truccata con cura, ma il rossetto, un tempo di un rosso acceso, a giudicare dalle tracce lasciate sull\u2019orlo della tazza, era ormai sbiadito sulle labbra. Il suo non era l\u2019aspetto che hanno le donne quando vogliono farsi notare, e che lei conosceva bene, ma quello di chi si \u00e8 preparato per tempo a un evento che sapeva sarebbe accaduto, come nelle occasioni di festa. Eppure si poteva cogliere un\u2019ombra di malinconia nei suoi occhi inespressivi, fissi sul volto dell\u2019uomo che invece guardava lo specchio dietro di lei, forse in cerca di se stesso, o gi\u00e0 di un altro sguardo. Rigido sulla sedia, sembrava pronunciare in maniera meccanica parole di cui si poteva afferrare qualcosa, ma che si perdevano perlopi\u00f9 con le altre di altri discorsi, l\u00ec in quella sala, fra quelle persone e fra altre ancora, in tutte le sale delle citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27213\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27213\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le era sembrato di sentire la voce di un uomo: era un suono distante, ovattato, come quando si nuota sott\u2019acqua, a occhi chiusi, come i suoi adesso. 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