{"id":27186,"date":"2016-04-28T23:04:29","date_gmt":"2016-04-28T22:04:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27186"},"modified":"2016-04-28T23:04:29","modified_gmt":"2016-04-28T22:04:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-alfa-romeo-rossa-di-andrea-polini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27186","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Alfa Romeo rossa&#8221; di Andrea Polini"},"content":{"rendered":"<p>Erano le diciotto e trenta quando Arturo Rinaldi apr\u00ec il portone del palazzo dove abitava e usc\u00ec sul marciapiede. Pioveva in modo fitto e insistente, e subito fu costretto ad aprire l\u2019ombrello. Attravers\u00f2 la carreggiata \u2013 era una stradina della periferia nord della citt\u00e0, in un modesto quartiere residenziale dove abitava da mezzo secolo ormai -, e giunto sul marciapiede opposto pass\u00f2 accanto ad un\u2019Alfa Romeo rossa, un vecchio modello sportivo che una quarantina d\u2019anni prima era stato molto ambito. Una pena al cuore lacer\u00f2 l\u2019anziano operaio, come ogni volta che usciva di casa e passava davanti a quell\u2019auto parcheggiata l\u00e0 davanti da tre decenni, e che lui e la sua defunta moglie avevano idealmente trasformato in una sorta di sacrario in memoria del figlio Gianni morto negli ormai lontani anni Ottanta. Gianni amava molto quella macchina, ed anche se n\u00e9 lui n\u00e9 sua moglie avevano mai guidato l\u2019avevano tenuta pagando regolarmente bollo e assicurazione. Giunto al termine della stradina, Arturo imbocc\u00f2 il marciapiede della strada che attraversava l\u2019intero quartiere, dirigendosi sulla sua destra. Qui il traffico, a differenza che nella stradina laterale, era piuttosto intenso, i pedoni sul marciapiede, per\u00f2, non erano molti. Ora Arturo aveva nel cuore una speranza che alla sua et\u00e0 lo faceva sentire un po\u2019 ridicolo, lui che nella vita aveva affrontato tutti i pi\u00f9 severi dolori, dalla perdita dei genitori a quella dell\u2019amata moglie passando per la pi\u00f9 straziante di tutte, quella del figlio. Talvolta dava un\u2019occhiata alle vetrine dei negozi, soprattutto a quelle sul lato opposto della strada, e gi\u00e0 pensava a quando sarebbe arrivato al bar e avrebbe visto Daniela, bella come sempre, bella pi\u00f9 di sempre, mentre serviva i caff\u00e8 e le paste con la consueta grazia ed eleganza. Era la donna che a settantacinque anni di et\u00e0 gli aveva nuovamente messo addosso un\u2019inaspettata voglia di vivere, addirittura una gioia di vivere quasi adolescenziale che lo portava ogni sera a cenare alle diciassette e trenta per poi andare a prendere il caff\u00e8 nel bar dove lei lavorava, distante un paio di chilometri. Certo, era consapevole di non essere un granch\u00e9 come partito, era anziano, un po\u2019 sofferente, ma aveva dei risparmi ed era considerato da chi lo conosceva una brava persona. Pochi minuti dopo attravers\u00f2 il viale pi\u00f9 importante del quartiere, che tagliava perpendicolarmente la strada che stava percorrendo. Sul viale c\u2019era un gran traffico, come ogni sera del resto, e pur attraversandolo sulle strisce pedonali si sentiva un po\u2019 a disagio perch\u00e9 ora pioveva anche pi\u00f9 forte e l\u2019ombrello gli toglieva anche visibilit\u00e0 col rischio, pensava, di vedersi piombare addosso uno di quei pazzi in auto o in moto che correvano come fulmini, neanche avessero avuto da andare chiss\u00e0 dove, neanche, si diceva, avessero dovuto anche loro andare incontro ad una luce come Daniela. Ormai si era lasciato alle spalle il suo quartiere, e camminava verso il bar accompagnato dalla dolce allegria che contraddistingueva gli innamorati. Mentre percorreva l\u2019ampio marciapiede punteggiato da giardini con alberi ed aiuole che fiancheggiava l\u2019ospedale cittadino, si domandava se un uomo come lui, vedovo da appena due anni e gravato dal lutto perenne per la morte del figlio a soli venticinque anni per overdose, avesse il diritto di sentirsi cos\u00ec ringalluzzito, pieno di progetti per un avvenire giocoforza non lungo, e subito gli vennero alla mente i quasi trent\u2019anni in cui insieme a sua moglie ogni domenica andava al cimitero comunale a piangere sulla tomba di Gianni, gli sembrava di udire i loro discorsi sempre uguali, carichi di disperazione e di nostalgia, davanti a quella lapide dove non mancava mai un mazzo di crisantemi freschi, sentiva ancora la loro voce quando maledicevano la piega che stava prendendo questo mondo, con le sue ingannevoli illusioni, gli spacciatori di morte sempre pi\u00f9 numerosi che approfittavano dell\u2019ingenuit\u00e0, della voglia di trasgressione, del crescente senso di inadeguatezza e di frustrazione che affliggevano le giovani generazioni. Era cos\u00ec grande il loro dolore, ricordava, che erano poche le notti in cui facevano l\u2019amore. Poi anche Anna era morta, lei ormai non pi\u00f9 giovane, portata via da uno di quei tumori che sembravano anch\u2019essi prosperare in questa et\u00e0 moderna che sempre pi\u00f9 gli appariva malvagia. Ma poi aveva conosciuto Daniela, una conoscenza superficiale ma potente al punto da cambiare radicalmente la sua vita interiore. Gli era bastato entrare nel bar una mattina a prendere un cappuccino dopo essersi fatto gli esami del sangue perch\u00e9 la vita con le sue speranze, le sue illusioni, anche le pi\u00f9 improbabili, esplodesse di nuovo in lui. Ed ora, passo dopo passo, sotto l\u2019ombrello che lo riparava dalla fitta pioggia producendo un sordo rumore come di mitraglia, era ormai giunto per l\u2019ennesima volta in prossimit\u00e0 del bar. Davanti alle vetrine illuminate con tenue luce ambrata, dove erano esposte molte confezioni di cioccolatini, biscotti e caramelle, chiuse l\u2019ombrello inzuppo di pioggia, poi lo infil\u00f2 nel portaombrelli vicino la porta ed entr\u00f2 nel locale. I suoi occhi cercarono subito Daniela. Era dietro il banco, mora, sempre abbronzata anche d\u2019inverno, alta e magra il giusto. Una gran bella donna, insomma. Cinquantadue anni cos\u00ec ben portati che avrebbe potuto dichiararne una decina in meno senza che nessuno potesse sospettare l\u2019inganno. Dietro il banco, moderno ed elegante, oltre a Daniela c\u2019erano le altre solite tre commesse, piuttosto carine, ma nessuna di loro aveva mai attirato l\u2019attenzione di Arturo. Tutte erano impegnate a servire i tanti avventori, perlopi\u00f9 persone che andavano a far visita a degenti dell\u2019ospedale. Ad Arturo parve che quella sera, nonostante il maltempo, gli avventori fossero pi\u00f9 numerosi del solito, o forse questa era una sua sensazione perch\u00e9 tutta quella gente, di fatto, gli impediva un approccio vero e proprio a Daniela. Da un paio di minuti aspettava il suo turno per farsi servire il caff\u00e8 quando, inconfondibile, sent\u00ec la voce di Daniela \u201cnoi chiudiamo alle otto e mezza. Passa a prendermi, andiamo fuori a mangiare qualcosa\u201d. Poi lei mim\u00f2 un bacio. Arturo rimase interdetto, quasi non gli sembrava possibile che Daniela, la sua Daniela, si rivolgesse ad un uomo con simili parole e simili gesti. Era anche un bell\u2019uomo, alto e brizzolato, di certo non superava i sessanta. Un tipo distinto, poteva essere un medico dell\u2019ospedale. I morsi della gelosia gli serrarono lo stomaco, e poco dopo, quando fu il suo turno di essere servito, riusc\u00ec a malapena ad inghiottire il caff\u00e8, che peraltro gli serv\u00ec proprio Daniela con un sorriso ed un saluto molto professionali ma freddi. Un tono generale che ad Arturo parve mortalmente freddo. Finito di bere il caff\u00e8 non si trattenne un minuto di pi\u00f9 nel bar. Anche l\u2019uomo affascinante che quella sera sarebbe uscito con Daniela era andato via. Ma dopo, si disse, lui sarebbe tornato a prenderla e avrebbero passato la serata e forse, chiss\u00e0, anche la notte, insieme. Arturo, invece, sentiva di averla perduta per sempre. Perduta anche se non era mai stata sua, perch\u00e9 aveva perduto quella gioia di vivere che incredibilmente gli era tornata addosso. Prese l\u2019ombrello dal portaombrelli, lo apr\u00ec, poi usc\u00ec sul marciapiede battuto dalla pioggia come qualche minuto prima, anche se per lui ora era una pioggia dal ritmo triste, funereo, come lo era stata la sua vita per tanto tempo. Fino a quando non aveva conosciuto Daniela, ma ora tutto era finito. \u201cMagari avessi almeno un cane a farmi compagnia,\u201d pens\u00f2 ad un certo punto quando ormai stava per attraversare il viale principale, ora un po\u2019 meno trafficato di mezz\u2019ora prima, che segnava il confine del suo quartiere. Prosegu\u00ec poi sul marciapiede della strada che si inoltrava nel rione. Qualche negozio, adesso, aveva gi\u00e0 abbassato la saracinesca, il brutto tempo non invogliava certo la gente ad uscire per un acquisto dell\u2019ultima ora. Giunto infine nella strada traversa dove abitava si ferm\u00f2 un poco di fianco all\u2019Alfa Romeo rossa di suo figlio. Un groppo ora gli serrava la gola. La carrozzeria, un tempo lucente, era in molte parti arrugginita, l\u2019interno un po\u2019 malandato. Gianni, lo sapeva, aveva comprato quella bella macchina, sia pure usata, perch\u00e9 era convinto che l\u2019avrebbe aiutato a rimorchiare le ragazze, la sua vera passione. Ma Gianni, ai tempi, aveva poco pi\u00f9 di vent\u2019anni. Chiss\u00e0, si disse Arturo, se fosse riuscito a stare insieme a Daniela magari avrebbe finito anche lui per comprarle una macchina carina, solo per farla felice. Sapeva che era un pensiero stupido, ora la sua vita sarebbe stata pi\u00f9 che altro un guardare la lenta agonia dell\u2019Alfa rossa, il suo lento disfacimento, e un macerarsi nei ricordi, nei rimpianti, nel rimorso di non essere stato un buon padre capace di difendere suo figlio dal demone della droga. Sarebbe andato pi\u00f9 raramente anche al bar, ora anche Daniela apparteneva al passato, come tutta la sua vita che poteva osservare nella lenta morte dell\u2019Alfa rossa che tanto tempo prima, per Gianni, fu un\u2019illusione di vita, ed ora, per lui, era parte importante della sua vita malinconica che lentamente si spegneva, come questo pomeriggio triste.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27186\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27186\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Erano le diciotto e trenta quando Arturo Rinaldi apr\u00ec il portone del palazzo dove abitava e usc\u00ec sul marciapiede. 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