{"id":27062,"date":"2016-04-21T07:48:00","date_gmt":"2016-04-21T06:48:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27062"},"modified":"2016-04-21T12:05:54","modified_gmt":"2016-04-21T11:05:54","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-la-favola-di-a-di-sofia-schito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27062","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;La favola di A.&#8221; di Sofia Schito"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il vecchio Abir faceva il lustrascarpe, un mestiere che a Cracovia erano ormai rimasti in pochi a fare in quegli anni. La sua bottega si trovava nei pressi del castello di Wawel, proprio sotto la grande statua in bronzo del drago. Non era una vera e propria bottega considerato che era all\u2019aperto: una sedia di legno, un cuscino con una stampa a fiori, un vecchio sgabello e una cassetta piena di spazzole e lucidi. C\u2019era anche una valigia, ma che non facesse parte dell\u2019arredo era opinione diffusa. Era una vecchia valigia di cartone con tante fotografie di posti lontani incollate sopra. Perch\u00e9 il vecchio Abir aveva viaggiato tanto prima di arrivare a Cracovia, lo sapevano tutti. Quello che non si sapeva era che fine avesse fatto la sua famiglia. Lui, il vecchio Abir, non ne parlava volentieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"line-height: 1.5;\">Si racconta che non accettasse mai soldi per il suo lavoro. Si limitava a chiedere un giornale, non importava quale. Alcuni credevano che lo facesse perch\u00e9 a Kazimierz, l\u2019antico quartiere ebraico dove Abir abitava, i soldati irrompevano negli appartamenti, svuotavano i guardaroba, strappavano gli oggetti di valore dalle dita e dal collo. Pertanto in quegli anni accumulare ricchezza non aveva alcun senso, anzi era addirittura sconsigliato. Altri ritenevano che fosse un collezionista. Del resto durante l\u2019occupazione tedesca tutti i giornali dell\u2019anteguerra erano stati chiusi e la stampa era stata ridotta a poche dozzine di pubblicazioni. Altri ancora pensavano che amasse semplicemente leggere e tenersi informato. Solo quando lo portarono via, tutti capirono cosa c\u2019era in quella vecchia valigia di cartone e cosa se ne facesse di tutti quei giornali.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt;Chi l&#8217;ha portato via? E dove?&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;Gianni, non essere impaziente!&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;Uffa!&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi non lo aveva mai visto prima e di lui aveva solo sentito parlare, passando da quelle parti lo riconosceva subito. Era sempre vestito di nero, fatta eccezione per la camicia bianca indossata sotto la giacca. Aveva una lunga barba, bianca anche quella, e dal cappello scendevano due riccioli laterali. A fine giornata, quando il sole scompariva nella Vistola, raccoglieva le sue cose e andava via, non prima per\u00f2 di aver raccontato una favola, sempre la stessa, ai bambini che erano soliti giocare lungo la sponda del fiume.<\/p>\n<p>\u201cIn un tempo non molto lontano, tutti coloro che erano considerati diversi venivano catturati e rinchiusi in un luogo che incuteva terrore anche solo a pensarci\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt;Diversi in che senso?&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;Per razza o religione, ad esempio&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;Sai\u00a0nonno, quando a scuola alcuni miei compagni prendevano in giro Khaled &#8211; ricordi? Il mio amico che viene dalla Somalia &#8211; la maestra ci ha spiegato che la diversit\u00e0 deve sempre essere considerata un valore e non ci deve mai spaventare, perch\u00e9 da una persona che ha usi e costumi diversi dai nostri abbiamo solo da imparare&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;\u00c8 proprio cos\u00ec, Gianni. Solo che purtroppo non sempre accade&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;Mah!&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cEra un campo circondato da filo spinato e a guardia c\u2019erano dei soldati sulle torrette. Una mattina i bambini si svegliarono, si guardarono intorno e non videro pi\u00f9 i soldati. Cos\u00ec saltarono gi\u00f9 dalle assi di legno su cui erano costretti a dormire e andarono di corsa al cancello. Lo trovarono aperto. Poi corsero a casa, dove trovarono i loro genitori\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt;Nonno, non cos\u00ec!&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;Cosa vuoi dire?&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;La stai raccontando male. Racconta bene!&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cOgnuno aveva un compito preciso all\u2019interno del campo e quello dei bambini era di trasportare mattoni. Quattro mattoni. Ognuno doveva trasportare quattro mattoni per volta. Quando i pi\u00f9 piccoli non ce la facevano pi\u00f9, i soldati ordinavano di portarne tre, poi due. La sera i bambini erano sempre sfiniti, ma non avevano nemmeno il tempo di riposarsi che gi\u00e0 si dovevano alzare perch\u00e9 iniziava una nuova giornata di lavoro. Una mattina si svegliarono e tutto era diverso. Avevano dormito tanto, il giorno era ormai chiaro e non c\u2019era stata la campana per la sveglia. Cos\u00ec si alzarono dal pagliericcio, si avvicinarono alla porta e guardarono fuori. Non c\u2019era nessuno. Allora uscirono dalla baracca e guardarono in direzione della torretta. Si accorsero che era vuota. E anche quell\u2019altra e quell\u2019altra ancora. Tutte. Ecco che iniziarono ad urlare per tutto il campo che non c\u2019erano pi\u00f9 i soldati, che erano scappati e che finalmente erano liberi. Si diressero verso il magazzino del cibo, lo aprirono e trovarono ceste stracolme di pane. Nella cucina invece c\u2019erano ancora tre calderoni di zuppa per i soldati, con la pancetta e le patate. Ognuno mangi\u00f2 fino a saziarsi e solo in quel momento corsero verso il cancello. Il campo era pieno di gente. Erano tutti felici, cantavano e si abbracciavano. Uscirono tutti fuori e si incamminarono sulla strada che correva lungo il filo spinato. Ad un certo punto sentirono qualcuno chiamare: &lt;&lt;Yosef, piccolo mio,Yosef!&gt;&gt;. Yosef si volt\u00f2. Era la mamma che correva verso di lui. Si abbracciarono e insieme andarono in direzione di Oswiecim, dritti verso casa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt;In treno?&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;S\u00ec. Erano stati portati al campo in treno e ora tornavano a casa in treno&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl viaggio non fu lungo. Scesero alla stazione e attraversarono il campo vicino alla fabbrica di oggetti smaltati. C\u2019erano molte case bruciate, ma non la loro. Una volta entrati in casa, Yosef inciamp\u00f2 sul cavalluccio a dondolo che aveva dimenticato l\u00ec la notte in cui furono fatti uscire di corsa. Sul tavolo della cucina trovarono un grande tegame di patate e un\u2019intera pagnotta di pane\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt;Le patate avevano la buccia, nonno?&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;No. Erano sbucciate e pulite&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMangiarono tanto e dopo Yosef non and\u00f2 subito al parco. Prima doveva fare i compiti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&lt;&lt;I compiti? Questo te lo sei inventato, vero nonno? La scuola era di sicuro bruciata!&gt;<i>&gt;.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAll\u2019improvviso entr\u00f2 dalla porta il pap\u00e0 di Yosef. Lo abbracci\u00f2 e lo baci\u00f2\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio mentre Abir finiva di raccontare la favola, arriv\u00f2 una camionetta a tutta velocit\u00e0. Scesero due soldati e lo prelevarono a forza, davanti allo sguardo attonito dei bambini. Lui, mentre veniva trascinato via, inizi\u00f2 a recitare a gran voce alcuni versi:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><i>\u201cE finisce cos\u00ec la storia,<br \/>\nma voi bambini conservatene la memoria.<br \/>\nDi noi traccia non rester\u00e0,<br \/>\nse non questo grido estremo di libert\u00e0\u201d.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Proprio in quel momento si alz\u00f2 una folata di vento. La vecchia valigia di cartone and\u00f2 a sbattere contro il piedistallo della statua, si apr\u00ec e quelli che sembravano tanti aeroplani fatti con fogli di giornale si dispersero per l\u2019aria. Il drago emise una di quelle fiammate che servivano a dilettare gli spettatori e che per un istante sembr\u00f2 inghiottire tutto quanto. In realt\u00e0 gli aeroplani di carta si trasformarono in colombe e punteggiarono di bianco il cielo di Cracovia. Si racconta che una di queste colombe si sia fermata a bere da una pozzanghera all\u2019ingresso di Kazimierz e che oggi crescano l\u00ec dei bellissimi fiori di loto.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">&lt;&lt;Nonno, ma A. sta per Abir?&gt;&gt;.<br \/>\n&lt;&lt;No, Gianni. Sta per Auschwitz. Ma ora dormi, quella \u00e8 tutta un\u2019altra storia&gt;&gt;.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27062\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27062\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il vecchio Abir faceva il lustrascarpe, un mestiere che a Cracovia erano ormai rimasti in pochi a fare in quegli anni. 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