{"id":27053,"date":"2016-04-19T18:46:29","date_gmt":"2016-04-19T17:46:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27053"},"modified":"2016-05-31T22:27:03","modified_gmt":"2016-05-31T21:27:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-salita-e-discesa-di-lorenzo-vannucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=27053","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Salita e Discesa&#8221; di Lorenzo Vannucci"},"content":{"rendered":"<p>Che la missione di esplorazione fosse totalmente compromessa fu da subito fin troppo chiaro a Charlie Leduc, il \u201cDannazione\u201d preoccupato che risuon\u00f2 nelle cuffie collegate al centro di comando non fece altro che confermargli quella prima, catastrofica impressione.<br \/>\nDopo essersi allontanato con il suo jet pack dal portellone inferiore posto sul lato sinistro del satellite Columbus-4 per un normale controllo di routine, Charlie si ritrov\u00f2 a dover affrontare una situazione del tutto inaspettata. Grazie al collegamento radio sent\u00ec i suoi due colleghi che si trovavano ancora dentro Columbus iniziare l&#8217;ennesima discussione sui problemi pi\u00f9 futili. Per evitarsi il fastidio di dover ascoltare, Charlie stacc\u00f2 temporaneamente la cuffia, isolandosi cos\u00ec per qualche minuto per godersi il meraviglioso panorama galattico che si offriva al suo sguardo. Inizi\u00f2 dunque a controllare il motore esterno al quale, secondo il pannello di controllo centrale, risultava un&#8217;anomalia. Purtroppo avendo scollegato il collegamento radio con i compagni non riusc\u00ec a sentire, e di conseguenza a intervenire, nella violenta lite che stava scattando nel frattempo sul Columbus. I due colleghi infatti, non soddisfatti degli insulti che si erano fatti sempre pi\u00f9 pesanti, esplosero in un impeto di rabbia passando alle mani. Dopo una serie di spinte e schiaffi a gravit\u00e0 zero Gerald, il pi\u00f9 vecchio dei due, fin\u00ec scaraventato sul pulsante che attivava il razzo destro del satellite.<br \/>\nCharlie incredulo si ritrov\u00f2 quindi a osservare il satellite partire davanti a lui rimanendo completamente paralizzato, incapace di aggrapparsi a qualsiasi sporgenza per non rimanere abbandonato l\u00ec, nel colossale vuoto che colma lo spazio fra un pianeta e l&#8217;altro. Prov\u00f2 a riaccendere il collegamento con il centro di comando per chiedere aiuto ma riusc\u00ec a sentire una sola parola prima che questo si disconnettesse definitivamente: -Dannazione-. Non fece in tempo a metabolizzare quanto fosse appena accaduto che venne sballottato dall&#8217;onda d&#8217;urto proveniente dal razzo del satellite, iniziando a cadere vorticosamente nel vuoto, scaraventato nella direzione opposta a quella del Columbus. Prov\u00f2 inizialmente a contrastare il moto utilizzando il suo jet pack ma a causa della forza troppo elevata sprigionata del reattore si rivel\u00f2 immediatamente una tattica del tutto fallimentare.<br \/>\nDapprima spaventato e completamente bloccato Charlie Leduc si ritrov\u00f2 a<br \/>\nfluttuare nel profondo spazio cosmico, perduto da qualche parte nella via lattea. La certezza di essere ormai condannato gli opprimeva lo stomaco come un macigno, si sentiva come rinchiuso in una morsa che gli impediva di respirare. Decise di riprendere il controllo e cerc\u00f2 di calmarsi; con la mano che tremava incessantemente dentro i guantoni della tuta spaziale controll\u00f2 sul pannello da polso quanto ossigeno avesse a disposizione, ce n&#8217;era abbastanza per riuscire a sostentare alcune ore, non era spacciato, magari i suoi colleghi ce l&#8217;avrebbero fatta a recuperarlo, pens\u00f2.<br \/>\nInizi\u00f2 a respirare profondamente, il lento inspirare e espirare rimbombava in maniera assordante all&#8217;interno del casco della tuta, sembrava essere l&#8217;unico rumore udibile per migliaia e migliaia di chilometri. Gli venne in mente quell&#8217;indovinello che gli fece suo padre quando aveva poco pi\u00f9 di sette anni: -Se un albero cade nel bosco e nessuno lo sente fa rumore?- Charlie pens\u00f2 di non aver mai capito il senso di quella domanda. Era sempre stato troppo razionale e attaccato alla realt\u00e0 per porsi certe domande di carattere filosofico, in quel momento, per\u00f2, si sent\u00ec cadere il mondo addosso mentre quell&#8217;interrogativo assumeva finalmente un senso. Capiva di trovarsi in una situazione simile a quella dell&#8217;albero, e fu come se il suo corpo improvvisamente pesasse una tonnellata, come se la sua essenza non tangibile, terrorizzata, cercasse di scappare attraverso la pancia al di fuori della gabbia di pelle che la imprigionava. Lott\u00f2 per non farsi prendere dal panico ma sentiva di essere sudato, percepiva il sudore freddo del terrore macchiare gradualmente la divisa termica che indossava sotto la tuta. Pass\u00f2 ancora qualche minuto prima che riuscisse davvero a calmarsi, abbandonandosi al suo destino con la tenue speranza di avere ancora la possibilit\u00e0 di essere salvato. Sprofondando nel buio universo come se fossero gli abissi dell&#8217;oceano, Charlie, come ogni uomo con la coscienza di essere giunto al capolinea, si abbandon\u00f2 al pensiero di ci\u00f2 che era stata la sua vita, ricostruendo sentieri che aveva scordato e esplorando con la mente luoghi fino ad allora inesplorati<br \/>\nCharlie Leduc era nato in un paesino rurale del Minnesota. Fin da piccolo dimostr\u00f2 uno spiccato talento nella matematica che raggiunse il suo massimo potenziale al college; entr\u00f2 infatti con una borsa di studio in una delle universit\u00e0 pi\u00f9 esclusive degli Stati Uniti e si laure\u00f2 con il massimo dei voti in fisica quantistica. La passione per lo spazio e l&#8217;ingegneria aerospaziale, lo condusse a proseguire gli studi in un famoso centro di ricerca in Maryland che operava nel settore delle spedizioni interspaziali. Le sue lodevoli qualit\u00e0 gli permisero di affermarsi abbastanza in fretta nell&#8217;ambiente scientifico del centro dove inizi\u00f2 a godere sempre pi\u00f9 di un&#8217;ottima fama. Un pomeriggio di ottobre, un suo collega scherz\u00f2 sul fatto che grazie alla sua prestanza fisica, Charlie avrebbe potuto seriamente prendere in considerazione di provare a superare i test per essere spedito nello spazio. Inizialmente Charlie era scettico, ma quell&#8217;idea buttata l\u00ec per gioco col tempo inizi\u00f2 a insinuarsi nella sua testa al punto da entusiasmarlo. Un anno dopo Charlie si offr\u00ec come volontario e dopo aver brillantemente superato tutti i test necessari fu spedito nello spazio per una missione esplorativa sul Columbus-4, il fiore all&#8217;occhiello dei satelliti statunitensi.<br \/>\nIntanto che continuava a precipitare nello spazio Charlie si trov\u00f2 a rivivere ad occhi aperti alcuni dei momenti della sua vita. Il primo che gli venne in mente fu quando la maestra delle elementari che lui adorava, si congratul\u00f2 per l&#8217;eccellente compito di matematica che aveva consegnato. In un lampo si ritrov\u00f2 a pensare a quando, la prima volta che arriv\u00f2 nel centro di ricerca in Maryland, un gruppo di ingegneri lo guardarono dall&#8217;alto in basso facendo un commento sprezzante sul fatto che pure i ragazzini inesperti venissero assunti in quel settore. Ricord\u00f2 che quel commento, che all&#8217;epoca decise di ignorare, lo aveva segnato pi\u00f9 profondamente di quanto avrebbe mai voluto ammettere, spingendolo ulteriormente a dimostrare di essere all&#8217;altezza dei suoi colleghi. A questo punto la sua mente lo port\u00f2 immediatamente a quella volta in cui, a dodici anni, insult\u00f2 la madre in seguito a una lite, e quest&#8217;ultima scoppi\u00f2 in lacrime dopo avergli tirato uno schiaffo. Si sent\u00ec commuovere mentre il naso si informicoliva e gli occhi si facevano lucidi portandolo sul punto di piangere. Detestava l&#8217;idea di aver fatto star male sua madre, la persona al mondo che gli voleva senza dubbio pi\u00f9 bene. Non riusciva a ricordare cosa disse di preciso, la memoria aveva cancellato le parole rendendole ormai suoni incomprensibili pronunciati in un frammento nebbioso di ricordo. Charlie rimase confuso e tormentato da quell&#8217;immagine della madre che si allontanava di fretta con la faccia rigata dalle lacrime, come fossero gli squarci infettati di un malato. All&#8217;epoca non fu tanto lo schiaffo che ricevette, quanto l&#8217;afflizione per il pianto di sua madre che rimbombava trafiggendo le pareti dalla stanza accanto, a far divampare in lui il pi\u00f9 intenso dei dolori. Il ricordo lo fece sentire sempre pi\u00f9 una persona orribile, colmandolo con un sincero senso di colpa malgrado si trattasse di una cosa accaduta molti anni prima. Non riusciva a perdonarsi per aver procurato un tale dispiacere a una persona a lui tanto cara. Lo stomaco si strinse nuovamente in una morsa e la gola inizi\u00f2 a chiudersi dandogli la sensazione di essere strozzato, fu come se il suo stesso corpo volesse punirlo per ci\u00f2 che aveva fatto. Il riflesso nel vetro del casco delineava i tratti del volto della madre, che rimanevano stampati indelebili, nella sua mente, intanto che il riflesso si sbiadiva per le lacrime che permeavano i suoi occhi fra un conato di vomito e l&#8217;altro. Desiderava con tutto s\u00e9 stesso poter avere davanti la madre per poterle parlare e chiedere scusa, per un ultima volta, prima dell&#8217;inevitabile.<\/p>\n<p>*Beep<br \/>\nUn segnale acustico lo riport\u00f2 alla realt\u00e0, il pannello da polso segnalava che una delle 3 tacche di ossigeno di cui disponeva se ne era andata. Non rimaneva molto tempo. La mente di Charlie lo port\u00f2 al volto di Scarlett, la sua ragazza. Quello splendido volto un po&#8217; a punta, con quei profondissimi occhi scuri che gli rimasero tanto impressi la prima volta che li vide, e quei capelli fra il biondo e il castano che le cadevano simmetricamente sulle spalle facendole da cornice. Non riusc\u00ec a non pensare a quanto infedele le fosse sempre stato in realt\u00e0. Per quanto non ci tenesse ad ammetterlo, per quanto si sforzasse di non ammetterlo, Charlie aveva sempre provato un sentimento molto pi\u00f9 acceso per Margaret, una ragazza che conobbe fra le cattedre del college. Il desiderio era fermentato sempre pi\u00f9 negli anni via che questo amore perduto non aveva mai avuto modo di manifestarsi, lasciando nella mente di Charlie una fievole e inesauribile speranza, alimentata assiduamente dal motore perpetuamente acceso della fantasia che si muoveva in realt\u00e0 parallele di pura e ipotetica felicit\u00e0 con lei. Quell&#8217;unica ragazza riusciva a creare in un uomo cos\u00ec saldamente attaccato alla realt\u00e0, cos\u00ec pragmatico e razionale, un sentimento ardente che andava al di l\u00e0 di ogni logica e ragione, un sentimento cos\u00ec tristemente diverso da quello che provava per Scarlett.<br \/>\nSolo in un momento di lucidit\u00e0 come quello, zuppo di rassegnazione precedente alla morte, riusc\u00ec a far sentire Charlie colpevole di aver sacrificato tutto per la carriera, e di aver legato a s\u00e9 una donna come Scarlett, che amava ma in un modo cos\u00ec incatenato all&#8217;abitudine e poco passionale, da poter essere a stento giudicato tale. Attanagliato dai sensi di colpa Charlie sentiva la sua testa esplodere in una girandola di pensieri, quelle tante voci contrastanti che gridavano dentro di lui si erano infine organizzate, come un coro, per ricordagli quanto avesse sbagliato. Lui stesso sapeva, e qui sta l&#8217;inscindibile dilemma che si stava ponendo tormentandosi, che se avesse seguito un altra via, se fosse andato a prendersi Margaret quando ne ebbe l&#8217;occasione, si sarebbe ritrovato comunque insoddisfatto. Charlie si trov\u00f2 quindi a ragionare sulla natura umana, cos\u00ec incomprensibile e primitiva: -Che sia proprio quell&#8217;insoddisfazione e quell&#8217;incapacit\u00e0 di accontentarsi, la molla, il perno, che ci ha fornito lo slancio necessario per superare tutte le altre specie. Quella sete insaziabile, che sia quella?- si domandava -ad averci spinto fin qua, ad esplorare i meandri dello spazio, oltre i confini che la natura ci ha cos\u00ec crudelmente imposto, incatenandoci come animali da circo e limitando la nostra vita, la nostra esperienza, riducendo tutto a uno spettacolo grottesco dentro un colorato tendone, solo per divertire qualcuno, o qualcosa al di l\u00e0 della rete, seduto comodamente sulle poltrone a guardarci ridendo.<\/p>\n<p>*Beep<br \/>\nIl segnale acustico indicava che pure il secondo terzo di ossigeno era andato, facendo riemergere Charlie Leduc dalla deprimente realt\u00e0 in cui si era tuffato. Inizi\u00f2 ad accusare un leggero giramento di testa: -Sar\u00e0 la mancanza di ossigeno- pens\u00f2. L&#8217;inevitabile si avvicinava e Charlie, consapevole, non riusciva a smettere di pensare. Realizz\u00f2 di trovarsi per la prima volta in vita sua, a riflettere realmente sull&#8217;essenza della vita, sul senso stesso dell&#8217;esistenza. Il sottilissimo filo dei suoi pensieri che seguiva cos\u00ec scrupolosamente saltando da un ricordo all&#8217;altro, rappresentava ormai per lui un salvagente che lo teneva a galla. Era l&#8217;unica cosa che lo tratteneva dall&#8217;affondare nell&#8217;abisso di orrore che lo avrebbe risucchiato se si fosse messo a pensare, anche solo per un secondo, all&#8217;irrisolvibile situazione in cui era intrappolato. La sua mente lo aveva volontariamente rinchiuso in una spirale di pensieri, in un labirinto di specchi, che lo avrebbe tenuto occupato fin tanto che sarebbe stato possibile, creando cos\u00ec un sistema di autodifesa dal crudele destino che lo attendeva.<br \/>\nCome aveva fatto, inizi\u00f2 a domandarsi, a passare cos\u00ec tanto tempo a ridurre tutto a gravit\u00e0 atomi e spazio, dimenticandosi il resto. Come se la conoscenza fosse riuscita a soddisfarlo, come se una volta imparata l&#8217;impalcatura fisica della nostra realt\u00e0 quella fame di nozioni si fosse placata. -A che scopo? Adesso ho capito, si, adesso ho capito il senso del tutto. Non vuol dire niente, ci siamo creati una dimensione apposta per noi, ci abbiamo messo tanto impegno per riempire le nostre vite. La societ\u00e0, \u00e8 la societ\u00e0 la dimensione all&#8217;interno della quale noi dobbiamo vivere&#8230; Non possiamo ridurci a pensare a noi proporzionandoci con l&#8217;universo, pure l&#8217;uomo pi\u00f9 ingenuo si sentirebbe inutile, vuoto e privo di un significato, se confrontato con l&#8217;immensit\u00e0 del tutto. Allo stesso modo \u00e8 inutile confrontarci con il microscopico- pens\u00f2 Charlie -chiunque finirebbe col manifestare deliri di onnipotenza. No, noi abbiamo la societ\u00e0, quello \u00e8 il posto per noi, per non sentirci smarriti, per colmare la nostra vita di cose di cui non abbiamo bisogno. Solo cos\u00ec riusciamo a passare il tempo. Solo cos\u00ec riusciamo ad illuderci di dare un significato alle cose, ed \u00e8 forse proprio questo il significato stesso, il senso, che le religioni vanno cos\u00ec pateticamente offrendo attraverso Dio, il paradiso e la beatitudine. No. Cosa sto dicendo?- riflett\u00e9 -Ho passato la mia intera vita a voler essere pi\u00f9 dell&#8217;uomo comune, ho impiegato anima e corpo per andare oltre i limiti della conoscenza, questo da valore a tutto. Non importa quanto infelice possa essere adesso, non mi importa quanto tutto possa non avere senso. Io ho oltrepassato i limiti della conoscenza umana, io sto per ricongiungermi con lo spazio! Sono il niente che fluttua nel niente, ma \u00e8 l&#8217;assenza stessa di un senso a fargliene assumere uno. La mia volont\u00e0 \u00e8 quella molla, quella tensione verso l&#8217;incomprensibile! Quella! Quello \u00e8 Dio. Quello \u00e8 ci\u00f2 che da un motivo di esistere a tutto ci\u00f2 che mi circonda. Che sia questo il senso della vita?- Si domand\u00f2 Charlie Leduc. -Non sono ancora morto, vorrei che qualcuno potesse sentire tutto ci\u00f2 che ora ho da dire. Adesso si che vedo chiaramente!- Fece una pausa riflettendo un momento. -Magari sto farneticando. Magari la carenza di ossigeno mi fa considerare accettabili conclusioni che altrimenti considererei folli. Come faccio a ottenere una risposta, ho bisogno di un giudice, un maestro, qualcuno che mi dica se ho ragione o torto-<br \/>\nLa razionalit\u00e0 invase nuovamente la sua mente: -Sto solo impazzendo- Pens\u00f2 rassegnato. &#8211; Tutte le mie conclusioni, altro non sono che reazioni chimiche che si svolgono nel mio cervello. Non esiste niente di reale. Sono solo percezioni, \u00e8 il mio cervello a dare forma a tutto. Come abbiamo potuto diventare entit\u00e0 cos\u00ec complesse evolvendoci da un solo batterio? Straordinario, l&#8217;universo \u00e8 straordinario- Come emergendo dallo stato di trance in cui si era immerso, Charlie Leduc inizi\u00f2 ad osservare le luci e le costellazioni che aveva di fronte. La soluzione si poneva cos\u00ec chiara davanti ai suoi occhi che ormai era entrata a far parte del paesaggio cosmico. Intanto continuava nel suo moto verso l&#8217;incognito, affondando sempre di pi\u00f9 in quell&#8217;abisso stellare; il tempo stava per scadere. Si era calmato. La rassegnazione era l&#8217;unico sentimento che riusciva a distillare consciamente da quell&#8217;oceano di sensazioni. Poi irruppe nella sua mente un pacato senso di disperazione, tutto ci\u00f2 che aveva capito si era ridotto al niente, non era materia, non aveva certezze, ogni conclusione sarebbe rimasta sprecata, ridondando come un eco per tutto l&#8217;universo, un eco che nessuno sarebbe mai riuscito a sentire.<br \/>\nSchiacciato dal tutto, Charlie inizi\u00f2 a piangere.<br \/>\nLe sue lacrime estinsero quella flebile fiamma di attaccamento alla vita e cominciarono a rigare il suo volto come anni prima rigarono quello di sua madre.<br \/>\n-Vorrei tanto che ci fosse qualcuno qui con me.-<\/p>\n<p>*Beep<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_27053\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"27053\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che la missione di esplorazione fosse totalmente compromessa fu da subito fin troppo chiaro a Charlie Leduc, il \u201cDannazione\u201d preoccupato che risuon\u00f2 nelle cuffie collegate al centro di comando non fece altro che confermargli quella prima, catastrofica impressione. 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