{"id":26999,"date":"2016-04-15T10:05:27","date_gmt":"2016-04-15T09:05:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26999"},"modified":"2016-04-15T10:05:27","modified_gmt":"2016-04-15T09:05:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-malinconia-semplice-di-paola-boggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26999","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Malinconia semplice&#8221; di Paola Boggi"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 freddo. Stringo pi\u00f9 forte la cintura dell\u2019impermeabile e spingo la sciarpa fin sopra la bocca. Nel sottopassaggio l\u2019eco delle ruote del trolley stride al contatto con i resti di spazzatura abbandonata. Ho deciso di partire all\u2019alba. L\u2019alba \u00e8 da tempo mia amica: cancella la notte rubandole il buio dove tutto si nasconde o si palesa all\u2019improvviso.<br \/>\nSul binario il freddo \u00e8 ancora pi\u00f9 tagliente.<br \/>\nLe panchine sono deformate, puntiformi. Resto in piedi. La rugiada ricopre ogni cosa, anche le rotaie. Seguo il volo di una farfalla e fermo il mio sguardo sul cartellone degli arrivi: posata sulla A continua a sbattere le ali e resta ferma. Una voce lontana annuncia il mio treno. L\u2019alito attraversa la sciarpa e mi appanna gli occhiali. Prendo dalla tasca destra un fazzoletto di carta e pulisco le lenti. Le sue ali sono blu con venature nere sottilissime. La terra sotto i miei piedi vibra. Lo stridio sul ferro \u00e8 pi\u00f9 tagliente del freddo. Provo a contare i battiti delle sue ali, arrivo a sessanta e mi fermo. Quel movimento \u00e8 pi\u00f9 veloce del mio pensiero. Il terreno vibra di nuovo. Chiudo gli occhi. Li riapro. Lei non c\u2019\u00e8 pi\u00f9.<br \/>\nQuel treno non lo vidi, ma potei fotografarlo nel ricordo.<br \/>\nSul tram ascolto \u201cBabe I\u2019m gonna leave you\u201d dei Led Zeppelin e penso che il treno lo prender\u00f2 d\u2019estate.<br \/>\nIl freddo \u00e8 troppo ingombrante per partire.<br \/>\nArrivo a casa e disfaccio la valigia. Rimetto ogni cosa al proprio posto: i vestiti nell\u2019armadio, le scarpe sullo scaffale nello stanzino, la fotografia di noi due in montagna sul com\u00f2. In estate la lascer\u00f2 l\u00ec. Voglio che resti a lui l\u2019unica foto di un mio sorriso. Odio la montagna.<br \/>\nEcco: \u00e8 tutto in ordine. Non si sarebbe accorto di niente. Non avrebbe mai saputo che quegli oggetti sparirono quella notte quando comparse la malinconia. A lui baster\u00e0 quella foto sul com\u00f2 per ricordare che sono capace di ridere. Per questo gliela lascer\u00f2 la prossima volta. I ricordi sono importanti.<br \/>\nA me basta la fotografia del treno che non ho preso questa mattina. Sullo sfondo un\u2019alba struggente di passi e di echi.<br \/>\nL\u2019acqua bollente nella doccia non riesce a sciacquare il freddo che mi si \u00e8 appiccicato alle ossa. Dentro a quel vapore tasto il mio corpo alla ricerca di un documento dimenticato dentro le tasche di un cappotto in disuso. Batto pi\u00f9 forte per liberarlo dalla polvere che vi si \u00e8 accumulata negli anni nonostante l\u2019involucro di plastica messo a sua protezione.<br \/>\nLa manica dell\u2019accappatoio s\u2019inumidisce e nel piccolo cerchio sullo specchio appare la mia faccia: una fototessera sbiadita che \u00e8 spazzata via dall\u2019aria calda del phon.<br \/>\nMi metto a cucinare: risotto con scampi e asparagi. Giorgio ama i risotti. Mi aveva chiamato dicendo che riusciva a essere a casa per pranzo; il viaggio era andato bene: aveva concluso l\u2019affare con quelli di Milano. Fa l\u2019agente immobiliare \u201cin grande\u201d, come dice lui. \u00c8 contento di quello che fa. A me non piace il suo lavoro; ottenere il margine di guadagno migliore mi sembra una frase ambigua: contiene la volont\u00e0 di superare quello giusto. Io che mi sento sempre in bilico non posso giocare coi margini.<br \/>\nTre anni fa quando l\u2019ho visto entrare nel bar l\u2019avevo travato bello.<br \/>\nS\u00ec. Giorgio \u00e8 bello: \u00e8 alto e le sue spalle sono forti.<br \/>\nAveva cominciato a venire ogni mattina e sapevo di piacergli. Mi dava sicurezza quel suo essere cos\u00ec vincente. La stessa cosa che adesso mi \u00e8 insopportabile. Lui non ha colpe. Non ha mentito. Sono io la bugiarda. Ho accettato questa convivenza sapendo che me ne sarei andata. Un giorno. All\u2019alba.<br \/>\nQuando arriver\u00e0 e mi racconter\u00e0 dei suoi successi dovr\u00f2 cercare di restare in equilibrio. Non posso cadere ora. Fa troppo freddo.<br \/>\nVerso un mestolo di brodo e mescolo il riso con il cucchiaio di legno, osservo gli asparagi galleggiare. Ricordo quando da bambina volevo imparare a fare il morto: mio padre mi sorreggeva la schiena sotto l\u2019acqua, contava fino a sessanta poi mi mollava. Io andavo gi\u00f9 e il sale mi entrava nella gola. \u201cPap\u00e0 tienimi di pi\u00f9\u201d, urlavo quando riemergevo e sputavo per togliermi dalla bocca quel sapore orribile. \u201cNo, un minuto \u00e8 sufficiente per imparare a fare una cosa cos\u00ec stupida\u201d, rispondeva lui.<br \/>\nNon ho mai imparato a stare a galla.<br \/>\nIl riso \u00e8 pronto, lo assaggio. Aggiungo un pizzico di sale. Lo dimentico sempre.<br \/>\nLui entra nel momento in cui poso la teglia al centro del tavolo.<br \/>\n&#8211; Ciao amore, poso la valigia e arrivo subito &#8211; dice, e mi lancia un bacio con la mano.<br \/>\nVerso il riso nei piatti e mi siedo.<br \/>\n&#8211; Come stai, ti vedo stanca &#8211; si siede.<br \/>\n-Non ho dormito bene stanotte- rispondo, mentre mi mordicchio il polpastrello del mignolo sinistro.<br \/>\n&#8211; Ti mancavo io accanto, Asia &#8211; dice, mi sfiora la mano, io la scosto e lui continua: &#8211; Ho deciso che quest\u2019estate andremo a Selva di Val Gardena. Tu ami la montagna ed io amo farti felice. Ho gi\u00e0 prenotato l\u2019albergo. &#8211;<br \/>\n&#8211; Scusa, c\u2019era poco sale nel risotto- farfuglio, e mi chino per raccogliere il mestolo che ho fatto cadere sul pavimento.<br \/>\n&#8211; \u00c8 un posto incantevole. Ti piacer\u00e0- mi guarda e si accende una sigaretta.<br \/>\nMi alzo e getto il mestolo nel lavandino. Prendo il posacenere e lo poso al centro del tavolo.<br \/>\n&#8211; Non hai mangiato niente &#8211; mi rimprovera e versa la cenere dentro il piatto.<br \/>\nMio padre faceva la stessa cosa e mia madre si arrabbiava.<br \/>\nMi siedo, accendo una sigaretta e mi avvicino il posacenere. \u00c8 di ferro e vecchio. Era di mio nonno. Una mattina mi ero svegliata e avevo trovato la tavola ancora apparecchiata, un piatto era colmo di cicche e quel posacenere era nel centro, vuoto. Ricordo che andai di corsa in camera dei miei: la finestra era spalancata, mio padre era sdraiato sul letto a petto nudo e fumava, non mi guard\u00f2 nemmeno, la sua voce mi arriv\u00f2 da lontano: \u201c Tua madre se n\u2019\u00e8 andata. Per sempre.\u201d Restai per un po\u2019 immobile a guardare il fumo baluginare nell\u2019aria, poi chiusi la porta, andai in cucina e cominciai a sparecchiare. Faticai a staccare quei mozziconi dal piatto. All\u2019improvviso mi diressi nello stanzino e cercai la sua valigia. Non c\u2019era. Bene. Non era morta. Se ne era solo andata. Sapevo che sarebbe accaduto. Aveva resistito dodici anni. Pensai che dodici anni fossero tanti visto che erano tutta la mia vita. Mi sentii male, mi vennero i crampi allo stomaco, faceva un caldo tremendo quell\u2019estate. Finii di pulire il tavolo e misi il posacenere nel mio zaino. Decisi che se un giorno avessi cominciato a fumare lo avrei usato, sempre.<br \/>\n&#8211; Asia, ti senti ancora male?- la voce di Giorgio mi arriv\u00f2 da lontano.<br \/>\n&#8211; Non ho fame. Domani torno al lavoro.-<br \/>\n&#8211; Allora vengo a fare colazione da te. I tuoi cappuccini sono i migliori di Torino- dice, si alza e si butta sul divano.<br \/>\nCarico la lavastoviglie. Il mestolo \u00e8 rimasto nel lavandino. Prendo la spugna e apro il rubinetto. Devo grattare forte per togliergli da dosso il riso che vi \u00e8 rimasto appiccicato.<br \/>\n&#8211; Giorgio, come si chiama?- chiedo mentre stacco gli ultimi chicchi con le unghie.<br \/>\n-Cosa?-<br \/>\n&#8211; L\u2019albergo.-<br \/>\n&#8211; Augenblick. Significa \u201cattimo\u201d in tedesco. &#8211;<br \/>\n&#8211; Anche \u201cbattito d\u2019ali\u201d- lo dico a bassa voce, sorpresa dalla coincidenza.<\/p>\n<p>Mi volto, Giorgio si \u00e8 addormentato. Mi siedo e lo guardo. Vengo sopraffatta da un\u2019improvvisa tenerezza per quel corpo familiare abbandonato sul divano; la stessa che nella notte si sarebbe sciolta in malinconia. Si presentava con il buio, mi assaliva alle spalle e mi torturava fino a prosciugarmi ogni energia. All\u2019alba spariva, ma lasciava le ferite a testimonianza. Invisibili agli occhi di Giorgio.<br \/>\nGuardo la sua faccia.\u00a0 \u00c8 capace di addormentarsi in un minuto, appena la sua testa tocca il divano o il cuscino. \u00c8 spiazzante la sua serenit\u00e0: fa vacillare il filo sul quale mi esercito di giorno a restare in piedi.<br \/>\n\u201cAugenblick\u201d, non esiste una parola corrispondente in italiano.<br \/>\n\u00c8 pi\u00f9 un\u2019immagine in movimento.<br \/>\nCome il treno che non ho visto, ma conosco.<br \/>\nMia madre che fa la valigia al buio per sparire all\u2019alba.<br \/>\nIl biglietto sotto al posacenere con quella frase \u201c Perdonami Asia. Forse un giorno capirai. Non posso pi\u00f9 restare. Ti voglio bene.\u201d<br \/>\nS\u00ec.<br \/>\nL\u2019estate \u00e8 il tempo giusto, per partire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26999\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26999\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 freddo. 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