{"id":26905,"date":"2016-04-05T17:29:47","date_gmt":"2016-04-05T16:29:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26905"},"modified":"2016-04-05T17:29:47","modified_gmt":"2016-04-05T16:29:47","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-agata-di-eleonora-angelini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26905","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Agata&#8221; di Eleonora Angelini"},"content":{"rendered":"<p>Ti guardo mentre dormi, le tue palpebre a coprire come un velo roseo e fragile i tuoi occhi verdi.<br \/>\nUna sottile vena bluastra pulsa leggermente, pian piano, come il battito d\u2019ali di una farfalla, sulla tua tempia, l\u00ec dove amavo baciarti, all&#8217;attaccatura dei capelli.<br \/>\nCos\u00ec, sdraiata tra le lenzuola di un bianco feroce, con le mani che si incrociano sul tuo grembo, sembri sospesa nel vuoto, una ninfa preraffaellita cinta da nuvole. Guardo i tuoi occhi chiusi, e in silenzio t\u2019imploro di darmi ascolto. Svegliati, Agata.<br \/>\nLa notte sta svanendo, cedendo il passo a un\u2019alba nebbiosa. Dalle tende filtra una luce gialla, che ti accarezza di sbieco e colora le ombre di un nero pi\u00f9 denso di quello notturno.<br \/>\nHo bevuto tre caff\u00e8, mi brucia lo stomaco e il ticchettio dell\u2019orologio mi penetra nella testa frantumando i miei pensieri. Non so pi\u00f9 da quanto tempo sto vegliando, Agata, ho perso il conto delle ore.<br \/>\nRespiro il tuo fiato implorando che qualcosa di te mi resti impigliato dentro.<br \/>\nVorrei che ti svegliassi, ma ho timore a interrompere il tuo sonno. Sei cos\u00ec bella. Ieri ho spazzolato i tuoi capelli, lasciando che i denti del pettine li dividessero in ciocche piccolissime, tutte uguali.<br \/>\nRicordi? A uno dei nostri primi appuntamenti, ti dissi che avevano il colore dell\u2019autunno. Sorridesti imbarazzata per quella frase leziosa. Ti copristi il viso con una mano e mi dicesti: \u2014 Smettila di guardarmi! \u2014 e ti giurai che anche volendo non avrei potuto. Ridesti tanto quella giornata. Forse mi innamorai per quel sorriso timido, che nascondevi sempre tra le dita.<br \/>\nAncora dormi. Chiudo gli occhi, cercando di incrociare il tuo sguardo nel buio. Il tempo \u00e8 scandito dal tuo respiro. Va e viene come le onde del mare, riempiendomi e svuotandomi.<br \/>\nSvegliati, Agata! Guarda come \u00e8 caldo e roseo il sole al di l\u00e0 dei vetri. Guarda come le rondini salutano la primavera. Ascoltami. Non ho il coraggio di parlarti, ma il battito del mio cuore parla al tuo. Vorrei allungarmi su di te, abbracciare il tuo corpo fragile come una crisalide, ma non ne ho la forza. Rimango immobile, come una sentinella cieca, mentre i minuti ti allontanano da me.<br \/>\nVorrei parlarti. Vorrei dirti mille cose.<br \/>\nVorrei stringerti le mani, e trovare nei tuoi palmi la forza per domandarti perdono. Non voglio credere che non sia possibile trovarti nel luogo in cui galleggi, priva di peso, immersa nell\u2019inaccessibilit\u00e0 del sogno. Devi ascoltarmi, Agata. Abbi piet\u00e0 della mia vergogna. Sorvola sul mio silenzio, col tuo corpo fatto di luce.<br \/>\nHo avuto torto quando ti accusai per il bambino morto. Ero furioso con l\u2019universo, volevo trovare un colpevole, colpii te. Non ascoltai le parole del dottore. <em>Eclampsia<\/em>, scrisse nella cartella clinica, ma per me non significava nulla. Una parola ignota per suggellare il nostro patto col dolore. Partoristi qualcosa di morto, n\u00e9 maschio n\u00e9 femmina, e ci dissero che non avremmo potuto pi\u00f9 avere bambini. Urlai che avevi esagerato con i farmaci. Che avevi avvelenato nostro figlio. Il dottore mi disse sussurrando che saresti potuta morire anche tu, che eravamo stati fortunati. A voce alta dissi che non mi importava, che era stata colpa tua.<br \/>\nMi fissasti, con gli occhi diventati giganteschi nel tuo bel viso da volpe \u2014 e capii di aver frantumato una parte di te. Ma non riuscii a scusarmi, il peso ignobile di un pentimento tardivo che cresceva sempre pi\u00f9 dentro di me, come un frutto marcio. Tutte le parole che avrei dovuto dirti allora adesso gocciolano nei miei occhi, bagnandoli come rugiada calda. Non ti ho mai detto <em>ti amo.<\/em><br \/>\nCome sei bella, Agata. Ridemmo assieme quando trovasti il tuo primo capello bianco nel pettine. Avevi trentasei anni. Lo conservasti, lo mettesti tra le pagine di un libro di Pr\u00e9vert e sussurrasti seguendo le parole con l\u2019unghia color opale:<\/p>\n<p><em>Je suis faite comme \u00e7a<\/em><br \/>\n<em>Quand j&#8217;ai envie de rire<\/em><br \/>\n<em>Oui je ris aux \u00e9clats\u2026<\/em><\/p>\n<p>e mozzai le tue parole baciandoti lentamente, stringendo le tue braccia tra le mani.<br \/>\nCon l\u2019avanzare degli anni i tuoi capelli hanno preso il colore dell\u2019inverno \u2014 il chiaro di luna li ha dipinti a tradimento, uno ad uno, come neve che si posa sui rami spogli.<br \/>\nDimmi, cosa vedi, Agata? Ora sul tuo volto \u00e8 passata rapida una nota dissonante, un fa diesis di dolore. Le tue labbra per un attimo si stringono, sbiancando. Quelle stesse labbra che ti pregavo di non coprire col rossetto, ma tu, testarda, non mi ascoltavi. Una piccola ruga a V solca la tua fronte, tra le sopracciglia, come una fessura su una tela bianco panna. Vorrei coprire di baci la tua pelle fino a levigarla e liberare il tuo viso da volpe bambina al di sotto della maschera della sofferenza. Strappare dal tuo volto ogni traccia di malessere e restituirti la bellezza che non ho mai smesso di vedere.<br \/>\nNon lasciarmi, Agata. Ho paura del silenzio che mi rimbomba dentro. Ho paura di questa stanza cos\u00ec bianca. Le tue braccia deboli come steli di gigli sono pi\u00f9 forti delle mie nell\u2019aggrapparti alla vita. Annaspi da sei mesi in questo limbo. Prendo una delle tue mani sottili; ha il calore dell\u2019acqua tiepida, si perde tra le mie.<br \/>\nUn pensiero fugace per un istante mi paralizza \u2014 sono solo due parole, le parole peggiori che mente umana possa immaginare \u2014<\/p>\n<p><em>Troppo<\/em><br \/>\n<em>tardi<\/em><\/p>\n<p>e stringo la tua mano piccina pi\u00f9 forte che posso \u2014 svegliati, Agata!<br \/>\nQuesta tua mano che la vecchiaia ha macchiato e striato di vene verde-bruno, la mano pi\u00f9 dolce e bella che esista \u2014 svegliati.<br \/>\nAgata, guarda come brilla il mattino. Ci beffeggia, me e te, rinchiusi in questa camera da letto spoglia \u2014 hai voluto che portassi via tutti i quadri, tutte le foto, i cuscini con i gatti ricamati. Dicevi che tutto ti soffocava. Ricordi? Portavi le mani al petto e gridavi di notte, leggevo l\u2019orrore nelle tue orbite. Era un effetto collaterale della Citarabina, ci dissero al pronto soccorso. Lessi la compassione nello sguardo dell\u2019infermiere all\u2019accettazione, e mi fece pi\u00f9 male di ogni altra cosa.<br \/>\nLoro non potevano vederti, Agata! Loro vedevano solo una vecchietta di quaranta chili seduta su una sedia a rotelle, con le iridi verdi grandi come monete. Non potevano vedere la ragazza che un giorno danz\u00f2 per me solo, sul palco polveroso di un teatro abbandonato. Era novembre e avevamo vent\u2019anni, pioveva e ci rifugiammo sotto la saracinesca abbassata del <em>D\u2019Annunzio <\/em>\u2014 i manifesti gocciolanti e strappati dell\u2019ultimo spettacolo risalivano a un anno prima. Ricordi come ridemmo per quell\u2019avventura innocua e un po\u2019 sciocca? Ci infilammo tra le travi friabili di una porta sbarrata; e ballasti per me, facendo la ruota a piedi scalzi, e facemmo l\u2019amore davanti a trecento poltrone vuote \u2014 gridasti per quel pubblico invisibile. Lasciammo le impronte dei nostri corpi sulla polvere, noncuranti e fieri di una giovinezza che non ha paura di sporcarsi.<br \/>\nGuardami, Agata! Ho bisogno di vedere i tuoi occhi, ancora. Non sai che terrore provo all\u2019idea di trovarmi qui, solo, in questa stanza dalle pareti troppo bianche. Devo essere forte per te, eppure ho paura di non riuscirci. Guardami! Sono un uomo debole e rattrappito che supplica di trovare il fiato per poterti chiedere scusa \u2014 per quella volta che non ti permisi di comprare quel vestito blu; l\u2019affitto, il mutuo, ricordi? Avevi quarantatr\u00e9 anni e volevi sentirti ancora una volta come una regina, con quell\u2019abito blu da sirena. Ma non lo capii, erano tre milioni, era l\u2019ottantadue, e io non ti avevo mai detto <em>ti amo<\/em>.<br \/>\nDormi ancora? Il tuo respiro va e viene non pi\u00f9 come la marea, ma come la corrente in una lampadina che sta per fulminarsi. Lo trattieni a stento nei polmoni, come se l\u2019aria fosse un veleno che ti fa male.<br \/>\nUn passero ha deciso di fermarsi a cinguettare proprio qui fuori al tuo davanzale, questa maledetta creatura che non sa di dover morire.<br \/>\n<em>Cosa darei per essere un altro, chiunque altro<\/em>, penso per un istante.<br \/>\nMa poi la vilt\u00e0 di queste parole mi ferisce come una frustata; no, cosa darei per trovarmi al tuo posto!<br \/>\nIl nulla oltre la siepe, non l\u2019infinito.<br \/>\nEppure il nulla mi spaventa meno che dover restare senza te. Il nulla non conosce il suo contrario, mentre io ho conosciuto te \u2014 e l\u2019assenza di te farebbe troppo male.<br \/>\nSvegliati, Agata! Devo chiederti scusa per quella volta che mi arrabbiai perch\u00e9 avevi rotto il mio orologio \u2014 lo avevi messo in lavatrice e aveva intasato il tubo di scarico; lo tir\u00f2 fuori l\u2019idraulico, incrostato di detersivo e di calcare. Ricordi? Avevamo cinquantotto anni. Urlai contro di te. Era di mio padre, sentivo di aver perduto qualcosa d\u2019inestimabile. Che idiota che sono stato! Non volli asciugare le tue lacrime, ma se solo potessi tornare indietro, Agata, le bacerei una ad una e ti implorerei di perdonarmi.<br \/>\nStringo forte la tua mano bianca e bruna. Le falangi sono nodose eppure delicate. Il tuo viso \u00e8 scavato come liscia pietra di mare, eppure credo tu non sia mai stata cos\u00ec bella.<br \/>\nMai come oggi sei stata simile al nome che porti \u2014 limpida, pura, trasparente.<br \/>\nSei sveglia, Agata! I tuoi occhi chiari sono spalancati sulla mia miseria. Ti stringo per non lasciarti scivolare via. Mi batte forte il cuore, cos\u00ec tante parole si affollano nella mia mente. Un sorriso si disegna sulla tua bocca da folletto. \u00c8 troppo nudo ora che le tue dita non lo nascondono pi\u00f9.<br \/>\nApro le labbra ma nessun suono esce dalla mia gola. Qualcosa la soffoca in un nodo stretto. Il mio dolore \u00e8 come un fiume che nessun argine pu\u00f2 contenere. Il ticchettio dell\u2019orologio mi assorda, ora, mi rende incapace di pensare, mentre affogo nei tuoi occhi verde liquido.<br \/>\nAspettami, Agata! Lasciami trovare le parole, lasciami trovare il coraggio per parlarti ancora, di scavalcare il muro della mia colpa. E mentre spasimo confuso, cercando di parlarti, un pensiero rapido mi atterrisce nuovamente \u2014<\/p>\n<p><em>Troppo<\/em><br \/>\n<em>tardi<\/em><\/p>\n<p>e grido, grido forte in questa stanza vuota dalle pareti troppo bianche, grido <em>Ti amo!<\/em> Ma i tuoi occhi sono come biglie di vetro, quelle stesse biglie con cui giocavo da bambino \u2014 <em>Ti amo! <\/em>\u2014 stringo la tua mano piccolina e grido forte per sovrastare il frastuono delle lancette dell\u2019orologio a muro \u2014 <em>Ti amo! <\/em>\u2014 grido pi\u00f9 che posso per raggiungerti l\u00ec dove te ne sei andata e afferro le tue braccia ancora calde, deboli e belle come pergamena \u2014<br \/>\nSvegliati, Agata! Dammi solo un istante ancora, un secondo solo in cambio di tutta la mia vita \u2014<br \/>\nSvegliati, Agata\u2026<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26905\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26905\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ti guardo mentre dormi, le tue palpebre a coprire come un velo roseo e fragile i tuoi occhi verdi. 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