{"id":26900,"date":"2016-04-04T18:15:29","date_gmt":"2016-04-04T17:15:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26900"},"modified":"2016-04-04T18:15:29","modified_gmt":"2016-04-04T17:15:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-il-comizio-di-maddalena-frangioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26900","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Il Comizio&#8221; di Maddalena Frangioni"},"content":{"rendered":"<p>Fin dalla mattina presto di un luned\u00ec di novembre, si videro arrivare in piazza due camioncini pieni zeppi: assi, pedane, fili elettrici, lampade, torce, transenne, due tavoli, qualche sedia pieghevole.<br \/>\nGli operai iniziarono a battere sul selciato e a fare dei grossi buchi in terra per mettere pali e pedane. Fu scelto il posto pi\u00f9 vicino alla chiesa, quello pi\u00f9 alto rispetto alla strada che scendeva fino al fiume vicino.<br \/>\nLa gente, uscita di casa per andare al lavoro, fu sorpresa da tutti quei lavori. I pi\u00f9 curiosi si fermarono a guardare, altri girarono intorno per cercare di capire di cosa si trattasse- Finalmente, alcuni, quelli che sapevano leggere, dissero che, nel volantino, lasciato sul tavolo del bar centrale del paese, c\u2019era scritto che in quella piazza il sabato ci sarebbe stato un comizio, s\u00ec proprio un comizio tenuto da un politico venuto da Roma.<br \/>\nI curiosi, soddisfatti di aver avuto una risposta a quel trambusto, si tranquillizzarono e tacquero. In fondo la cosa non era importante e non li riguardava.<br \/>\nLa vita riprese cogli affanni di sempre.<br \/>\nI lavori durarono una settimana. Andavano molto a rilento. Era come se gli operai, avessero avuto l\u2019ordine di andare piano, in modo da creare negli abitanti un po\u2019di fastidio, misto a curiosit\u00e0.. Mai i pi\u00f9 accorti dissero che era una tattica voluta da quel politico, per far s\u00ec che tutti accorressero a ascoltare le sue parole.<br \/>\nIl venerd\u00ec sera, dopo l\u2019ultima giornata di lavoro, fece mostra di s\u00e9 \u201d lui\u201d, il palco. Era davvero grande, qualcuno disse perfino troppo tanto da ostacolare l\u2019entrata dei fedeli in chiesa. Sul palco, dietro il tavolo e sedie pieghevoli. sventol\u00f2 la grande bandiera tricolore che, nel fluttuare al vento, copriva quel poco di cielo rimasto tra la chiesa e l\u2019impalcatura.<br \/>\nAl ritorno dal lavoro, alle persone sembr\u00f2 quasi di perdere l\u2019orientamento, non riconoscendo la via di casa con tutto quel trambusto che aveva cambiato i connotai alla \u201cloro\u201d piazza.<br \/>\nLa notte, rendendo tutto indistinto, avvolse la piazza col suo mantello nero. Si sarebbe potuto confondere la chiesa con il palco se non fosse stato per la sagoma alta del campanile stagliata nel cielo. La quiete, mescolata alle tenebre, addolc\u00ec tutti rumori anche quelli degli animi pi\u00f9 inquieti e perplessi sulla novit\u00e0 del giorno che li attendeva. Il paese si immerse nel sonno.<br \/>\nIl sabato arriv\u00f2 puntuale, la luce pian piano si fece strada nell\u2019oscurit\u00e0, mentre una nebbiolina leggera copr\u00ec l\u2019orizzonte.<br \/>\nLa piazza, a poco a poco, si risvegli\u00f2 dal torpore, il cappellano apr\u00ec la grande porta della chiesa ai fedeli, il bar, pi\u00f9 vicino alla strada, mise i tavolini fuori, mentre un odore penetrante di caff\u00e8 si spargeva nella via. Il palco, coperto da grandi teloni di nailon, mostr\u00f2 tutta la sua robustezza, occupando quasi tutto lo spazio.<br \/>\nI primi vecchi comparvero in piazza per un caff\u00e8 scuro, mentre qualche donna si avviava in chiesa per la prima messa. Nessuno chiedeva o faceva domande, un\u2019occhiata e niente pi\u00f9 a quella strana impalcatura.<\/p>\n<p>Col passar delle ore il sole rafforz\u00f2 il chiarore del cielo e invogli\u00f2 la gente a uscire di casa. Si videro madri coi passeggini, ragazzetti tenuti per mano e qualche carrozzella di anziani.<br \/>\nEra il sabato del paese fatto di abitudini semplici, da sempre uguali a se stesse. Ma quel sabato quel palco inquietava le anime. Non si poteva far finta di niente Si girava a largo, si guardava a distanza, si osservava dalla parte pi\u00f9 alta della piazza, oppure stando seduti al tavolino del bar, mentre il caff\u00e8 nero scaldava lo stomaco. Qualcuno chiudeva gli occhi come per farlo sparire, inutilmente, quello era l\u00e0 immobile. Le donne pi\u00f9 vecchie, quelle con molta esperienza, cominciarono a raccogliersi vicino alla chiesa e a chiacchierate delle cose di sempre, per mostrare con orgoglio la propria\u2019 indifferenza al palco.<br \/>\nArriv\u00f2 mezzogiorno la piazza rimase deserta, la chiesa chiuse il portone, il bar tolse i tavolini. Il vecchio dette un\u2019ultima occhiata a quel palco incustodito, solitario, spettrale come un fantasma.<br \/>\nIl pomeriggio si rianim\u00f2 di anziani soli, le donne ancora in casa a sistemare e pulire. Ogni tanto qualche grido di ragazzetti che si rincorrevano. Qualcuno, col passare delle ore, il cielo arrossato al tramonto, cominci\u00f2 a preoccuparsi.<br \/>\nEra gi\u00e0 sera, quando si videro arrivare delle macchine scure che fecero il giro del palco e si fermarono. Si scorsero uomini dai grossi scarponi neri avanzare e dirigersi verso la struttura. I cappelli con la visiera impedivano di vederne il volto, sembravano spaventapasseri senza testa.<br \/>\nGli abitanti dalle finestre sbirciarono per curiosit\u00e0. Qualcuno sussurr\u00f2: \u201cArriver\u00e0 ? Quando arriver\u00e0? Che cosa vorr\u00e0? Che cosa vorr\u00e0 sapere da noi? E noi che c\u2019entriamo con tutto questo? Noi siamo qui a sgobbare. Il tempo libero \u00e8 poco, non si pu\u00f2 buttare per un comizio. Ma quello l\u00e0 non ha nient\u2019altro da fare?\u201d<br \/>\nLa bruma della sera cominciava a coprire la strada, la gente non sapeva cosa pensare. Come fare a stare tranquilli pensando a quel palco ingombrante l\u00e0 fuori. Erano quasi le nove di sera. Era tardi. Le porte delle case, le vie e la piazza mute, in sospeso.<br \/>\nAnche le stelle solitarie nel cielo, in preda alla disperazione, per quell\u2019attesa insostenibile, osservavano gi\u00f9 nella terra quegli uomini dagli scarponi scuri che si muovevano intorno a quel palco.<br \/>\nFinalmente l\u2019altoparlante ruppe il silenzio. L\u2019uomo di Roma era in arrivo. Mandava a dire che si scusava per tanto ritardo, ma non era stata colpa sua. L\u2019unica via al paese era chiusa per una frana e aveva dovuto allungare la strada. \u201cMa non lo sapeva?\u201d, disse l\u2019uomo dagli stivali a mezza gamba, \u201cpossibile che a Roma non sappiano mai niente? La frana \u00e8 l\u00ec da pi\u00f9 di sei mesi, bastava informarsi\u201d.<br \/>\nAlle ventidue l\u2019uomo di Roma arriv\u00f2. Sudato, seccato, arrabbiato. Sal\u00ec sul palco. La luce illumin\u00f2 la sua faccia larga, dal mento squadrato, il piglio arrogante. Bevve un po\u2019 d\u2019acqua per schiarirsi la gola e cominci\u00f2 il suo discorso.\u201d Concittadini, \u00e8 da tempo che nel nostro Paese accadono le cose pi\u00f9 strane. Esseri con volti scuri e minacciosi, venuti da lontano, attentano alle nostre case e alla nostra vita. In guardia! Io sono qui a difendervi tutti. Se mi voterete, non ve ne pentirete!\u201d. L\u2019uomo di Roma a un tratto si ferm\u00f2, in attesa di sentire dalla platea una risposta. Ma non arrivando agli orecchi n\u00e9 un fischio, n\u00e9 un battito di mani, n\u00e9 un\u2019ingiuria, o un complimento, impallid\u00ec.<br \/>\nPossibile che il pubblico fosse tanto compito e rispettoso? Una forte agitazione lo prese. Siccome il buio impediva la vista di ci\u00f2 che gli stava davanti, un dubbio atroce gli attravers\u00f2 la testa. Tent\u00f2 di parlare ancora. Forti parole rimbalzarono in quel silenzio notturno. Niente, dalla piazza non arriv\u00f2 nulla Allora l\u2019uomo, scese dal palco per andare a vedere cosa c\u2019era l\u00e0 sotto. Voleva negare a se stesso il presentimento che serpeggiava nella sua testa. Era arrivato a pensare persino che sotto il suo palco non ci fosse nessuno. Sarebbe stato troppo!<br \/>\nSulla piazza il buio era davvero totale. L\u2019uomo di Roma avanz\u00f2 dapprima con cautela stando bene a dove mettere i piedi, poi, pi\u00f9 spedito, tent\u00f2 di fare il giro, quando sent\u00ec una mano poggiarsi sulla sua spalla. Si volt\u00f2 di scatto, tent\u00f2 di vedere. Non riusciva a capire. Perch\u00e9 quella mano e quel volto sembravano essere tanto invisibili? Uno strano accento di un italiano stentato lo ferm\u00f2. Qualcuno gli stava dicendo di calmarsi. Che non c\u2019era nessuno di tanto cattivo quanto lui aveva detto dal palco. L\u2019uomo di Roma continuava a non capire. Allontan\u00f2 quella mano dalla spalla e continu\u00f2 il giro. L\u00e0 in piazza non c\u2019erano i paesani, quelli col viso e le mani bianche, ma solo volti neri e teste ricciute.<br \/>\nL\u2019uomo ebbe paura, temette per la sua gola, pensava gi\u00e0 alla famiglia insicura. Roma era tanto lontana.<br \/>\nDi scatto fece un salto, voleva scappare. Risal\u00ec velocemente sul palco e presa la borsa e il cappotto raggiunse l\u2019auto. Voleva far presto e fuggire. L\u2019autista, nell\u2019aprire la portiera e farlo salire, disse laconicamente che, era da tanto tempo, che il paese era stato abbandonato dai giovani in cerca di lavoro in un altro Paese. Tutti sapevano che l\u00ec erano rimasti soltanto vecchi, donne e bambini. Peccato che a Roma non glielo avessero detto ma in quel paesino erano arrivati dal mare i migranti, tanti migranti neri a lavorare nei campi abbandonati. Quei giovani scuri senza pi\u00f9 una patria, n\u00e9 una terra, da anni, nell\u2019aggregarsi al preste e alle donne, aiutavano i vecchi nei campi. Era tempo che a Roma prendessero atto dei cambiamenti e la smettessero con quei \u201ccomizi\u201d che volevano colpire proprio quei volti dalla carnagione diversa in nome della bugia della libert\u00e0 e della sicurezza. L\u2019uomo di Roma ora sapeva, aveva toccato con mano la verit\u00e0. L\u00ec, al paese, non c\u2019era bisogno di lui.<br \/>\nL\u2019uomo di Roma, preoccupato e ammutolito, fece cenno all\u2019autista di partire.<br \/>\nGirata la chiave, l\u2019auto scomparve nella notte pi\u00f9 nera.<br \/>\nIl giorno dopo la gente usc\u00ec dalle case e fu contenta di vedere gli operai smontare velocemente il palco. A sera, al ritorno dal lavoro, del palco pi\u00f9 niente, neanche il ricordo.<br \/>\nQualcuno chiese se l\u2019uomo di Roma era venuto.<br \/>\n\u201cChiss\u00e0!\u201d, disse un altro. \u201cPenso di no\u201d, ripeterono alcuni, \u201c e se \u00e8 venuto\u201d, aggiunsero, \u201c deve essere scappato subito. Qualcuno non ricorda se ha parlato, n\u00e9 cosa ha detto\u201d.<br \/>\nOh sostenne l\u2019uomo dal viso scuro, giunto in piazza a bere un caff\u00e8. \u201cIo l\u2019ho visto l\u2019uomo di Roma, era grosso e aveva un gran vocione, ma, quando \u00e8 sceso dal palco e ha visto che c\u2019eravamo soltanto noi poveri neri \u00e8 scappato impaurito e credo che non torner\u00e0 mai pi\u00f9. \u201cBene\u201d, disse un vecchio, \u201cera ora che l\u2019uomo di Roma si spaventasse e grazie amici, per averlo messo in fuga. Sappiamo bene che non bisogna aspettarsi nulla di nuovo da un uomo che viene da lontano a parlarci di giustizia con le mani sporche di illegalit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Il paese torn\u00f2 alla calma di sempre e la piazza, liberata dal palco, riprese il suo posto per i giochi e il passeggio delle persone, che l\u2019 attraversavano col freddo e col caldo, la pioggia e il sereno.<br \/>\nIl comizio era gi\u00e0 lontano, dimenticato da tutti.<br \/>\nLe ansie scomparvero e la tranquillit\u00e0 torn\u00f2 nella vita di tutti.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26900\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26900\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fin dalla mattina presto di un luned\u00ec di novembre, si videro arrivare in piazza due camioncini pieni zeppi: assi, pedane, fili elettrici, lampade, torce, transenne, due tavoli, qualche sedia pieghevole. 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