{"id":26819,"date":"2016-03-23T18:08:26","date_gmt":"2016-03-23T17:08:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26819"},"modified":"2016-06-13T09:22:10","modified_gmt":"2016-06-13T08:22:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-luomo-dai-mille-nomi-di-luca-olivares","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26819","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;L&#8217;uomo dai mille nomi&#8221; di Luca Olivares"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\" align=\"LEFT\">\u201c Smisi di ricordare com\u2019ero. Non sono niente. Non riesco a<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\" align=\"LEFT\">immaginare come sar\u00f2\u201d. P.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Sbuffando lasciava correre le dita sui solchi del tavolo. Troppo stanco<\/p>\n<p align=\"LEFT\">forse. Sicuramente stufo di entrare a far parte dello spettacolo della sua mente. Le sue giornate passavano lente, a rincorrere personaggi che lui aveva creato. La colpa era sua. Delle sue aspettative. Non conosceva le persone, le creava. Addossava agli altri pretese che si rivelavano ogni volta inevitabilmente deluse. Non era un cattivo uomo. Cinquant&#8217;anni. Un viso solcato dai segni del tempo. Tempo sprecato secondo lui. Aveva imparato a coltivare odio, convinto che se un uomo non sa odiare, amare pu\u00f2 risultare impossibile. Vendicativo, con se stesso soprattutto.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Fuori una giornata dalle tinte grigie e scure. La pioggia batteva incessantemente sull&#8217;ampia finestra che occupava gran parte della parete del salotto. Una casa vuota. Essenziale.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Colpito da una grave malattia all&#8217;et\u00e0 di tredici anni, la sua mente zoppicava. In viaggio continuo tra realt\u00e0 e fantasia. Un giorno si era alzato e senza alcun motivo apparente non riusciva pi\u00f9 a distinguerle. Si portava dietro questo fardello da quarant&#8217;anni. Ma aveva imparato a conviverci. Provate a immaginare cosa voglia dire non sapere se si \u00e8 svegli o si sta ancora sognando. Provate per un attimo a immaginare un evento, una situazione e che questo si tramuti in un ricordo. Lui viveva cos\u00ec. Tra realt\u00e0 e fantasia. Tra reale e irreale. Ma ne aveva fatto il suo punto di forza. Non aveva un nome. Ne aveva molti. Ogni giorno si sentiva una persona diversa con un passato diverso. Una storia diversa da raccontare. Nessun parente o amico. Solo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Si alz\u00f2 con fatica dalla sedia che scricchiolo sotto il peso dei suoi pensieri. Era iniziata un&#8217;altra giornata ma qualcosa stava per cambiare. Le peggiori paure avevano invaso la sua mente per anni. Fantasie che diventavano realt\u00e0. Tutte le sue pi\u00f9 grandi passioni e sogni erano diventati incubi.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Sam. Tre lettere incise in gotico sul polso sinistro, quasi per non dimenticare il suo nome. Uno dei tanti che si era dato. Uno dei pochi che ricordava.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"LEFT\">II<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Scese le scale dell&#8217;appartamento situato al quinto piano di quella che una volta era una bella palazzina. Ora i muri cadevano a pezzi sotto il pesante e incessante battere del tempo.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;Sto bene&#8221;. Ripeteva in continuazione queste parole dentro se stesso. In tasca un foglio di carta strappato in due pezzi perfettamente simmetrici. Sopra una scritta sbiadita e sbavata: \u201cOra et Labora.\u201d\u00a0\u00a0\u00a0 Sam aveva smesso di pregare anni prima. Aveva affrontato il primo periodo sella sua malattia rivolgendosi a Dio. Un Dio sordo e troppo occupato per lui.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;Sono sveglio e tutto questo \u00e8 reale&#8221;. Un altro ritornello che si ripeteva ogni mattina. Le prime ore del giorno erano le peggiori. Anche se non dormiva molto, i pochi sogni invadevano la sua giornata come spettri. Spettri non molto diversi dalle persone che lo avevano circondato per anni. Spacciatori d\u2019illusioni di cui lui non aveva bisogno.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 &#8220;Buongiorno! Come stiamo oggi?&#8221; La signora Peterson, la portinaia. Un<\/p>\n<p align=\"LEFT\">donnone sulla sessantina sempre indaffarata, con una passione per i cani<\/p>\n<p align=\"LEFT\">di ceramica. Sam interruppe il suo ritornello mentale e dalla sua bocca<\/p>\n<p align=\"LEFT\">uscirono due parole soffocate dalla raucedine della notte passata: &#8221; bene<\/p>\n<p align=\"LEFT\">grazie.&#8221;<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Bene grazie. Aveva imparato ad affrontare cos\u00ec le persone. Tenendo<\/p>\n<p align=\"LEFT\">nascosto il suo male, inventandosi tra tutto, anche di stare bene. Un<\/p>\n<p align=\"LEFT\">mondo che non lo avrebbe compreso e bollato come pazzo. Uno dei<\/p>\n<p align=\"LEFT\">peggiori. Preso dai sui pensieri arranc\u00f2 alla macchina. Una bella<\/p>\n<p align=\"LEFT\">macchina sportiva, nera. Tutto come ogni mattina. Una routine che lo<\/p>\n<p align=\"LEFT\">aiutava a mantenere un minimo contatto con la realt\u00e0. Ma qualcosa era<\/p>\n<p align=\"LEFT\">diverso. Infilata sotto il tergicristallo, una busta. Sigillata. Le sue iniziali,<\/p>\n<p align=\"LEFT\">quelle vere, scritte a mano sul fronte.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">A Peter P. junior. Un brivido gli percorse la schiena mentre con le mani<\/p>\n<p align=\"LEFT\">gelate dal freddo invernale tentava di aprire la busta. Dentro un biglietto<\/p>\n<p align=\"LEFT\">scritto a mano. Bella calligrafia: &#8220;NON \u00e8 REALE&#8221;. Croll\u00f2. Ginocchia a<\/p>\n<p align=\"LEFT\">terra mani sul volto. Il cuore batteva cosi forte che sembrava esplodere.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">La pioggia gli attraversava le ossa. Nessuno sapeva della sua malattia.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Nessuno conosceva la sua costante battaglia tra reale e irreale. Chi aveva<\/p>\n<p align=\"LEFT\">scritto quel biglietto? Cosa voleva? Un flusso costate di pensieri gli<\/p>\n<p align=\"LEFT\">attraversava la mente mentre cercava delle risposte. Fu solo dopo un<\/p>\n<p align=\"LEFT\">attento esame del foglio che not\u00f2, in basso a destra, scritta in stampatello<\/p>\n<p align=\"LEFT\">una<\/p>\n<p align=\"LEFT\">3<\/p>\n<p align=\"LEFT\">parola. &#8220;Svegliati&#8221;. Si rialz\u00f2 e guardandosi attorno mise il foglietto e la<\/p>\n<p align=\"LEFT\">busta nella tasca dell&#8217;impermeabile.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Spento, come dopo uno dei suoi peggiori attacchi di panico cerc\u00f2 di<\/p>\n<p align=\"LEFT\">recuperare la calma, sali in macchina la accese e si diresse al lavoro.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Svegliati. Quella parola li riecheggiava nella mente quasi a fomentare<\/p>\n<p align=\"LEFT\">una delle sue peggiori fantasie. E se veramente stava dormendo? Se<\/p>\n<p align=\"LEFT\">veramente era tutto un sogno? Pensieri che affollavano la sua mente.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;Sono sveglio e tutto questo \u00e8 reale&#8221; si ripeteva incessantemente.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Tutto era iniziato.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Arriv\u00f2 al lavoro con una fretta che non gli apparteneva. Parcheggi\u00f2 la<\/p>\n<p align=\"LEFT\">macchina nel solito posto, il b32. Lavorava per una grossa ditta tessile.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Si avvi\u00f2 con passo deciso quasi a voler scappare dai suoi brutti pensieri.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Qualcosa non andava. Pass\u00f2 il tesserino ma la macchina, al posto del<\/p>\n<p align=\"LEFT\">solito bip e luce verde di conferma emise un suono acuto.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;Lei dove crede di andare?&#8221;. Il guardiano un uomo robusto, sulla<\/p>\n<p align=\"LEFT\">quarantina, gli si par\u00f2 davanti.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8221; Salve sono&#8230;.sono Sam&#8230;. Sam Smith lavoro qua, ma ci deve essere un<\/p>\n<p align=\"LEFT\">problema con il badge&#8221;<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Il guardiano sgran\u00f2 gli occhi sconcertato entro nel suo ufficio e prese in<\/p>\n<p align=\"LEFT\">mano il telefono. Dopo qualche minuto di attesa usc\u00ec si rivolse a Sam<\/p>\n<p align=\"LEFT\">scuotendo la testa: &#8221; non so se stia scherzando o cosa, ma l&#8217;unico Sam<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Smith che lavora&#8230; o meglio lavorava qua \u00e8 morto ieri in un incidente<\/p>\n<p align=\"LEFT\">stradale.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;Scusi?&#8221; &#8221; Si Sam Smith \u00e8 mancato ieri.&#8221;<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Con un gesto le sue dita andarono a sfiorare il polso sinistro, non sentiva<\/p>\n<p align=\"LEFT\">pi\u00f9 il rilievo del tatuaggio. Tir\u00f2 su velocemente la manica, era sparito.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Cancellato.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">4<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Barcollava incredulo alle parole del custode, una nebbia di pensieri<\/p>\n<p align=\"LEFT\">invadeva la sua mente. &#8220;Sam Smith \u00e8 morto ieri in un in incidente<\/p>\n<p align=\"LEFT\">stradale&#8221;.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Sapeva bene che Sam era solo uno dei suoi tanti nomi. Lui era stato Sam.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Per cinque anni almeno. Un nome, una personalit\u00e0 che lui si era creato.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Era diventata sua.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Croll\u00f2 letteralmente sotto il peso dei suoi pensieri, sotto il peso di quelle<\/p>\n<p align=\"LEFT\">parole. Svenne.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;Tom&#8230;Tom&#8230;. sveglia&#8221;. L&#8217;infermiera batteva il dito sulla flebo<\/p>\n<p align=\"LEFT\">contenente la soluzione salina.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;L&#8217;abbiamo trovata svenuto, senza documenti, in un parcheggio\u201d. &#8220;Io<\/p>\n<p align=\"LEFT\">non sono Tom&#8221;.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;B\u00e8 il tatuaggio sul suo polso dice il contrario&#8221; disse lei sorridendo e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sistemandogli il cuscino.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Tom Guard\u00f2 rapidamente il suo polso, e vide il tatuaggio. In Gotico la<\/p>\n<p align=\"LEFT\">scritta: Tom.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Stava succedendo davvero, le sue paure, le sue finzioni erano uscite dalla<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sua testa. Non aveva scelto di crearsi un nome. Non lo aveva scelto lui<\/p>\n<p align=\"LEFT\">questa volta. Le sue paranoie avevano preso vita. Era un incubo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Come al solito trattenne il respiro. &#8220;Se si trattiene il respiro in un sogno<\/p>\n<p align=\"LEFT\">ci si sveglia&#8221; pens\u00f2. Ma nulla. Tutto era reale, o cosi sembrava.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;Sta bene, un semplice calo di pressione, pu\u00f2 andare ma si ricordi di<\/p>\n<p align=\"LEFT\">firmare all&#8217;uscita.&#8221; Il medico entrato nella stanza lo liquid\u00f2 cosi senza<\/p>\n<p align=\"LEFT\">ulteriori spiegazioni.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Tom usc\u00ec aveva smesso di piovere e tra le nuvole timidamente filtrava<\/p>\n<p align=\"LEFT\">qualche raggio di sole. Doveva recuperare la sua macchina e tornare a<\/p>\n<p align=\"LEFT\">casa. Solo l\u00ec si sentiva al sicuro.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Si diresse verso la fermata di autobus pi\u00f9 vicina. Nel tragitto si ferm\u00f2 da<\/p>\n<p align=\"LEFT\">un tabaccaio. Doveva fumare.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;JPS rosse&#8221;. Prese usc\u00ec. Accost\u00f2 la sigaretta alla bocca, diede qualche<\/p>\n<p align=\"LEFT\">boccata e cominci\u00f2 a sentire l&#8217;effetto della nicotina.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">5<\/p>\n<p align=\"LEFT\">La fermata dell&#8217;autobus era deserta. Seduto su una panchina cercava di<\/p>\n<p align=\"LEFT\">trovare una spiegazione a tutto quello che era successo. Era abituato a<\/p>\n<p align=\"LEFT\">vivere con le sue fantasie, le sue paranoie le sue ossessioni, ma queste<\/p>\n<p align=\"LEFT\">ora avevano preso vita. Proprio quando era perso ed estraniato dal<\/p>\n<p align=\"LEFT\">mondo, un bambino sui 13 anni si avvicin\u00f2. Aveva un&#8217;aria famigliare ma<\/p>\n<p align=\"LEFT\">nella confusione non riusciva a risalire ad alcun ricordo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;Ehi Tom&#8230;. \u00e8 ora di svegliarti ci manchi&#8221;<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;Chi sei? Chi sei ?&#8221; url\u00f2. Un urlo che squarci\u00f2 il silenzio di quella fredda<\/p>\n<p align=\"LEFT\">mattina. Il bambino si mise a piangere e subito accorse la madre. Come<\/p>\n<p align=\"LEFT\">se nulla fosse successo. Come se tutto era stato una sua fantasia. La<\/p>\n<p align=\"LEFT\">madre fece scudo al bambino e lo porto via. In lontananza l&#8217;autobus 57<\/p>\n<p align=\"LEFT\">stava arrivando.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Sali sull&#8217;autobus. Le scarpe scivolavano sopra il pavimento di metallo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">L&#8217;autista occupava comodamente il sedile di pelle nera. Tom si sedette.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">In silenzio. Per la prima volta nella sua vita il flusso di pensieri nella<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #1a1a1a; font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\"><span style=\"color: #1a1a1a; font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\"><span style=\"color: #1a1a1a; font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\">mente si <\/span><\/span><\/span><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\"><span style=\"font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\">interruppe. Il <\/span><\/span><span style=\"color: #1a1a1a; font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\"><span style=\"color: #1a1a1a; font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\"><span style=\"color: #1a1a1a; font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\">vuoto. Stanco disegnava con il dito sopra il<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\">finestrino appannato, fuori un via vai di machine. Tutti con una<\/p>\n<p align=\"LEFT\">destinazione, qualcosa da fare. Tom invece non aveva pi\u00f9 niente.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Arrivata la sua fermata scese recuper\u00f2 la macchina e si diresse verso<\/p>\n<p align=\"LEFT\">casa. Apri con due mandate il cancello esterno della palazzina. Qualcosa<\/p>\n<p align=\"LEFT\">era diverso. Non c&#8217;era nessuno. Decise di prendere l&#8217;ascensore. Mentre<\/p>\n<p align=\"LEFT\">saliva delle note riempirono l&#8217;aria. Una canzone che non sentiva da anni.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Eppure si mise a canticchiare, come se l&#8217;avesse ascoltata la sera prima.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Le mani correvano sulla parete a cercare di capire da dove provenisse<\/p>\n<p align=\"LEFT\">quella melodia. Sfior\u00f2 dolcemente la piccola cassa situata nell\u2019angolo<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sinistro. Era rotta. Man mano che la cabina saliva le note si facevano pi\u00f9<\/p>\n<p align=\"LEFT\">intense, pi\u00f9 forti. Arrivato al quinto piano ebbe la chiara sensazione che<\/p>\n<p align=\"LEFT\">la musica proveniva dall&#8217;appartamento accanto al suo. Aveva incrociato<\/p>\n<p align=\"LEFT\">poche volte la sua vicina. Una ragazza sui trent&#8217;anni, capelli color oro,<\/p>\n<p align=\"LEFT\">occhi blu e profondi come l&#8217;oceano.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Apri la porta di casa ed entr\u00f2. La musica non si sentiva pi\u00f9. Dormire,<\/p>\n<p align=\"LEFT\">l&#8217;unica cosa di cui aveva bisogno. Si sdrai\u00f2 nel letto. Tiro fuori il piccolo<\/p>\n<p align=\"LEFT\">foglietto stracciato che aveva in tasca e lo mise sul comodino. Era un<\/p>\n<p align=\"LEFT\">rituale. Lo faceva Ogni volta prima di coricarsi, quasi ad assicurarsi che<\/p>\n<p align=\"LEFT\">la notte non<\/p>\n<p align=\"LEFT\">6<\/p>\n<p align=\"LEFT\">lo portasse via e trasportasse in un\u2019altra realt\u00e0. La mattina si svegliava<\/p>\n<p align=\"LEFT\">trovava il foglietto ancora li, ancora stracciato, e si sentiva al<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sicuro. Sogni intensi e angoscianti, immagini che credeva di aver<\/p>\n<p align=\"LEFT\">dimenticato. Un via vai di persone che danzavano nella sua mente e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">ripetevano due semplici parole: &#8220;ci manchi&#8221;.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Si svegli\u00f2. La fronte sudata come se i movimenti nei suoi sogni fossero<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><span style=\"color: #1a1a1a; font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\"><span style=\"color: #1a1a1a; font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\"><span style=\"color: #1a1a1a; font-family: TimesNewRomanPSMT; font-size: x-large;\">stati <\/span><\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria; font-size: x-large;\"><span style=\"font-family: Cambria; font-size: x-large;\">reali.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Si<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sedette e strinse il viso tra le mani. Pianse, come non faceva<\/p>\n<p align=\"LEFT\">da tempo, come non faceva da quando era ragazzino. Alz\u00f2 la testa, la<\/p>\n<p align=\"LEFT\">vista sfocata dalle lacrime. Il foglietto era sul comodino, dove lo aveva<\/p>\n<p align=\"LEFT\">lasciato. La scritta \u201cOra et Labora\u201d non era pi\u00f9 sbiadita e sbavata. Il<\/p>\n<p align=\"LEFT\">foglio non era pi\u00f9 strappato.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Non ebbe tempo di elaborare quello che era successo. La musica che<\/p>\n<p align=\"LEFT\">l&#8217;aveva accompagnato in ascensore ricominci\u00f2. Sempre pi\u00f9 forte, pi\u00f9<\/p>\n<p align=\"LEFT\">intensa. Assordante. Usc\u00ec dall\u2019appartamento e buss\u00f2 in modo forte e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">insistente alla porta adiacente. Nessuna risposta. Mentre la musica si<\/p>\n<p align=\"LEFT\">faceva sempre pi\u00f9 alta, gir\u00f2 il pomello ed entr\u00f2.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">La stanza era vuota, i segni del tempo e dell&#8217;umidit\u00e0 avevano rovinato le<\/p>\n<p align=\"LEFT\">pareti. Nell&#8217;angolo appoggiato su un mobile un giradischi. Non c&#8217;era<\/p>\n<p align=\"LEFT\">nessun vinile.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Fu allora che cap\u00ec. La canzone era quella che era solita cantare sua<\/p>\n<p align=\"LEFT\">madre, mentre faceva le faccende di casa. Una melodia che lo rilassava e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">lo faceva sentire al sicuro. Alla musica si sostitu\u00ec il suo respiro, pesante e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">affannato. Non riusciva a spiegarsi nulla. La sua malattia aveva preso il<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sopravvento. Stava impazzendo. Dov\u2019era la sua vicina? Dov\u2019erano tutti<\/p>\n<p align=\"LEFT\">quanti?<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;E\u2019 tutto nella mia testa&#8221; cercava di tranquillizzarsi con queste parole.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Scese di corsa le scale fino al piano terra. Usc\u00ec irrompendo in una fredda<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sera. &#8220;Peter?&#8221; Una voce tagli\u00f2 il silenzio &#8220;Nessuno mi chiama cos\u00ec da<\/p>\n<p align=\"LEFT\">anni&#8221; rispose.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8221; Ho una lettera per lei.&#8221; Tiro fuori una busta da una cartelletta e la<\/p>\n<p align=\"LEFT\">consegno a Tom. Sul fronte le sue iniziali, quelle vere. Apri la busta e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">all&#8217;interno c&#8217;era un foglietto. Scritta in bella calligrafia una frase:<\/p>\n<p align=\"LEFT\">&#8220;Conosco la tua battaglia, \u00e8 arrivato il momento di tornare\u201d. Firmato<\/p>\n<p align=\"LEFT\">S. All\u2019ansia, si sostitu\u00ec la rassegnazione. Quella che lo aveva<\/p>\n<p align=\"LEFT\">accompagnato per anni, fin da quando era ragazzino. Accettazione.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Conosceva bene quella parola.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">7<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Si mise la lettera in tasca. E con passo deciso si diresse al bar dietro<\/p>\n<p align=\"LEFT\">casa. \u201cUn caff\u00e8 per favore\u201d. Si sedette in un piccolo tavolino situato<\/p>\n<p align=\"LEFT\">nella stanzetta sul retro. Tom amava quel bar. Arredamento rustico,<\/p>\n<p align=\"LEFT\">ottima birra buon caff\u00e8. Svuot\u00f2 le tasche sul tavolo. Le due lettere, il<\/p>\n<p align=\"LEFT\">foglietto, un accendino e un pacchetto di sigarette. Cercava di<\/p>\n<p align=\"LEFT\">ricomporre i pezzi come fosse un puzzle. Estrasse il suo taccuino e cerc\u00f2<\/p>\n<p align=\"LEFT\">di ripercorrere la sua storia. Il grosso orologio a pendolo situato sulla<\/p>\n<p align=\"LEFT\">parete suon\u00f2 le 20.00. Ogni volta che la sua attenzione andava<\/p>\n<p align=\"LEFT\">all\u2019orologio questo segnava sempre le 20.00. Mattina a parte, quando la<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sveglia suonava alle 06.00, per tutto il resto della giornata il tempo era<\/p>\n<p align=\"LEFT\">distorto. Le ore sembravano minuti e le settimane giorni. Si era ritrovato<\/p>\n<p align=\"LEFT\">a invecchiare di anni in quelli che a lui sembravano mesi. \u201cA Peter P.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">junior.\u201d Faceva scorrere il dito sulle lettere in rilievo di quelle buste.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Peter. Il suo primo nome. Quello con cui lo chiamava sua madre. Una<\/p>\n<p align=\"LEFT\">donna dolce e affettuosa, sempre preoccupata. Era morta quando aveva<\/p>\n<p align=\"LEFT\">quindici anni, stroncata da un infarto. Peter. Il suo nome di battesimo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Cancellato dalla sua mente quasi a voler dimenticare la sua infanzia, il<\/p>\n<p align=\"LEFT\">suo incontro con la psicosi. I suoi ricordi, quelli della vita prima della<\/p>\n<p align=\"LEFT\">malattia erano limpidi. Come se fossero passati solo pochi anni. Era tutto<\/p>\n<p align=\"LEFT\">chiaro. Dopo, solo nebbia. Un sogno lungo e costante, caratterizzato da<\/p>\n<p align=\"LEFT\">abbandono e solitudine, da fantasmi, voci, persone che andavano e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">venivano nella sua testa e fuori. Cercava disperatamente di ricomporre i<\/p>\n<p align=\"LEFT\">pezzi della sua vita e cominci\u00f2 a pensare. Sam, Tom, Junior, tutti nomi<\/p>\n<p align=\"LEFT\">che ricordava ma non si spiegava. Alz\u00f2 lo sguardo a cercare una risposta<\/p>\n<p align=\"LEFT\">nell\u2019ambiente che lo circondava. Nell\u2019angolo della piccola stanza, dove<\/p>\n<p align=\"LEFT\">si trovava il suo tavolo, uno scaffale. Sopra erano accatastati dei libri.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Impolverati, nessuno li leggeva da anni. Si alz\u00f2 e si avvicino al mobile<\/p>\n<p align=\"LEFT\">soffi\u00f2 sopra la polvere in cima alla pila di volumi. Il primo che si<\/p>\n<p align=\"LEFT\">present\u00f2 alla sua vista. Mark Twain. Le avventure di Tom Sawyer. Fu<\/p>\n<p align=\"LEFT\">come un fulmine. La sua mente si apr\u00ec. \u201cEhi piccolo Tom, non scapperai<\/p>\n<p align=\"LEFT\">anche a questo lavoretto\u201d. Tom come lo chiamava suo zio. Irrequieto e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">vivace come il protagonista dei racconti. Fu allora che capi. I nomi,<\/p>\n<p align=\"LEFT\">quelli che si dava, quelli che gli affioravano nella mente, quello che gli<\/p>\n<p align=\"LEFT\">stava succedendo. Tutto rimandava al suo passato, a prima della<\/p>\n<p align=\"LEFT\">malattia. Lasci\u00f2 cadere il libro.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">8<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Fece due passi indietro barcollando, spaventato. La testa gli girava, voci<\/p>\n<p align=\"LEFT\">affollavano la sua mente come se gli stessero sussurrando parole<\/p>\n<p align=\"LEFT\">all\u2019orecchio. \u201cPiccolo Tom mi manchi Svegliati\u201d. Buio.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Degli spiragli di luce avevano cominciato a squarciare l\u2019oscurit\u00e0 della<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sua mente. \u201cSono pazzo\u201d pens\u00f2. Ormai si era convinto. La psicosi aveva<\/p>\n<p align=\"LEFT\">preso il sopravvento. Allucinazioni, confusione senso di<\/p>\n<p align=\"LEFT\">smarrimento. Pag\u00f2, usci dal bar sali in macchina e si diresse verso<\/p>\n<p align=\"LEFT\">l\u2019ospedale.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Si era convinto, aveva bisogno di essere curato. Parcheggi\u00f2 la macchina<\/p>\n<p align=\"LEFT\">nell\u2019ampio spiazzo di fronte alla clinica e si avvi\u00f2 verso il pronto<\/p>\n<p align=\"LEFT\">soccorso. Lo stesso nel quale era stato ricoverato da<\/p>\n<p align=\"LEFT\">piccolo. All\u2019accettazione l\u2019infermiera squadr\u00f2 Tom incredula al suo<\/p>\n<p align=\"LEFT\">racconto.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">\u201cLe chiamo lo psichiatra di turno\u201d attenda in sala. Lo liquid\u00f2 cos\u00ec, con<\/p>\n<p align=\"LEFT\">indifferenza. Seduto. Mani a stropicciarsi il viso, gli sembrava di essere<\/p>\n<p align=\"LEFT\">tornato indietro di quarant\u2019anni. La psichiatra arriv\u00f2. Una bella donna<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sulla quarantina, occhi scuri capelli lunghi e lisci. Una targhetta<\/p>\n<p align=\"LEFT\">posizionata sul petto. Sopra il nome Sara. S. \u201cMi segua prego\u201d. Tom<\/p>\n<p align=\"LEFT\">entr\u00f2 in una piccola stanza. Al centro era situato un semplice lettino, in<\/p>\n<p align=\"LEFT\">fondo una scrivania e un paio di sedie. Essenziale. \u201cVediamo. Lei<\/p>\n<p align=\"LEFT\">lamenta allucinazioni, visive e auditive, svenimenti perdita di memoria e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">ha avuto episodi simili quarant\u2019anni fa, all\u2019et\u00e0 di tredici anni\u201d. \u201cEsatto\u201d<\/p>\n<p align=\"LEFT\">annu\u00ec Tom. Fu allora che la psichiatra lo guard\u00f2, sgran\u00f2 gli occhi, scuri e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">intensi e sorrise: \u201c sai Tom a volte bisogna rischiare, dobbiamo decidere<\/p>\n<p align=\"LEFT\">noi cosa \u00e8 reale e non lo \u00e8. Tutto dipende da una nostra scelta<\/p>\n<p align=\"LEFT\">consapevole.\u201d \u201cNon credo di seguirla\u201d esclam\u00f2 lui confuso. \u201cB\u00e8 vedi,<\/p>\n<p align=\"LEFT\">dobbiamo avere il coraggio di saltare Tom. Solo cos\u00ec possiamo riottenere<\/p>\n<p align=\"LEFT\">la nostra vita, Tom \u00e8 ora che ti svegli. Salta.\u201d \u201c Forse \u00e8 meglio che me ne<\/p>\n<p align=\"LEFT\">torni a casa, forse \u00e8 stato un errore venire qua\u201d \u201cL\u2019unico errore che puoi<\/p>\n<p align=\"LEFT\">fare ora \u00e8 non rischiare. L\u2019autodistruzione \u00e8 la tua via verso la<\/p>\n<p align=\"LEFT\">libert\u00e0. Sentite queste parole Tom si alz\u00f2 di scatto facendo cadere la<\/p>\n<p align=\"LEFT\">sedia. Corse fuori nel buio<\/p>\n<p align=\"LEFT\">9<\/p>\n<p align=\"LEFT\">della notte. \u201cL\u2019autodistruzione \u00e8 la tua via verso la libert\u00e0\u201d. Ripensava<\/p>\n<p align=\"LEFT\">costantemente a questo. Si aveva capito. Il suicidio era l\u2019unico modo di<\/p>\n<p align=\"LEFT\">liberarsi di tutto. Andarsene una volta per sempre. Senza lasciare segni,<\/p>\n<p align=\"LEFT\">parenti o amici. A nessuno sarebbe importato. Messaggi velati. La sua<\/p>\n<p align=\"LEFT\">testa voleva questo, morire. Abbandonarsi al buio eterno e smettere una<\/p>\n<p align=\"LEFT\">volta per tutte di pensare. Sal\u00ec in macchina, era convinto. La accese e si<\/p>\n<p align=\"LEFT\">diresse verso casa. Non scrisse biglietti, non aveva nessuno da salutare.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Non si doveva giustificare con nessuno. Sali all\u2019ultimo piano della<\/p>\n<p align=\"LEFT\">palazzina. Si avvicino al parapetto. \u201cE\u2019 ora, \u00e8 l\u2019unico modo, \u00e8 l\u2019unica<\/p>\n<p align=\"LEFT\">soluzione\u201d pens\u00f2. Sali in piedi, sullo sfondo si stagliava la citt\u00e0,<\/p>\n<p align=\"LEFT\">indaffarata e indifferente a tutto quello che stava succedendo. Un passo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Era nel vuoto.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">\u201cEhi jill.. Jill guarda si \u00e8 mosso, ha mosso un braccio.\u201d \u201cSam sono<\/p>\n<p align=\"LEFT\">convinta che \u00e8 stato un riflesso, non illuderti.\u201d \u201cNo no guarda sta<\/p>\n<p align=\"LEFT\">aprendo gli occhi Jill!!\u201d Peter apr\u00ec gli occhi. Attorno una stanza di<\/p>\n<p align=\"LEFT\">ospedale piena di fiori, nell\u2019angolo un giradischi. Il suo corpo era<\/p>\n<p align=\"LEFT\">pesante come se non muovesse un muscolo da anni. \u201cPresto chiamate il<\/p>\n<p align=\"LEFT\">primario, Peter si \u00e8 svegliato\u201d Intorno un mescolarsi di volti, conosciuti e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">non. \u201cCome stai tesoro?, oh Dio sia lodato il cielo.!\u201d \u201cMa dove sono?,<\/p>\n<p align=\"LEFT\">cos\u2019e successo?\u201d esclam\u00f2 Peter. Il primario entr\u00f2 di corsa nella stanza.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">\u201cUscite tutti. Devo parlare al ragazzo.\u201d Jill sua madre e Sam suo padre<\/p>\n<p align=\"LEFT\">con al seguito lo zio e il piccolo cugino abbandonarono la camera. \u201c Non<\/p>\n<p align=\"LEFT\">\u00e8 facile da dire, ma vedr\u00f2 di essere diretto. Eri in coma figliolo. Lo sei<\/p>\n<p align=\"LEFT\">stato per nove lunghi anni. I tuoi parenti sono sempre stati qua. Ti<\/p>\n<p align=\"LEFT\">raccontavano storie, Ti parlavano, ti facevano ascoltare musica. Hai<\/p>\n<p align=\"LEFT\">avuto un brutto incidente nove anni fa. Ora hai ventun\u2019 anni ragazzo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Ben tornato.\u201d<\/p>\n<p align=\"LEFT\">10<\/p>\n<p align=\"LEFT\">\u201cSono Peter. P. Junior e tutto questo \u00e8 reale\u201d \u201cSono Peter. P. Junior e<\/p>\n<p align=\"LEFT\">tutto questo \u00e8 reale\u201d<\/p>\n<p>E Tu ? Svegliati, ci manchi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26819\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26819\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201c Smisi di ricordare com\u2019ero. Non sono niente. Non riesco a immaginare come sar\u00f2\u201d. P. Sbuffando lasciava correre le dita sui solchi del tavolo. Troppo stanco forse. Sicuramente stufo di entrare a far parte dello spettacolo della sua mente. Le sue giornate passavano lente, a rincorrere personaggi che lui aveva creato. La colpa era sua. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26819\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26819\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":8351,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[359],"tags":[],"class_list":["post-26819","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2016"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26819"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/8351"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26819"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26819\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26831,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26819\/revisions\/26831"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26819"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26819"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26819"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}