{"id":26806,"date":"2016-03-21T17:09:48","date_gmt":"2016-03-21T16:09:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26806"},"modified":"2016-03-21T17:09:48","modified_gmt":"2016-03-21T16:09:48","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-cavoli-e-cavolfiori-di-gaetano-rocco-tabbi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26806","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Cavoli e cavolfiori&#8221; di Gaetano Rocco Tabbi"},"content":{"rendered":"<p>Viveva in un piccolo paese della Sicilia un contadino. Egli amava dire che lavorava la terra con il sudore della fronte e non solo, ma anche con il cuore.<\/p>\n<p>Era giorno del mercato e Turiddu, la cui specializzazione era quella di ortolano, aveva caricato il suo asino di broccoli (cavolfiori) che in mattinata avrebbe dovuto o cercato di vendere (strana unione il cercare di vendere ) alle massaie, con il solito e piacevole gioco della contrattazione. Questo deve essere il mercato. Perch\u00e8 il mercanteggiare ci d\u00e0 l&#8217;illusione di aver fatto un affare, vero o fittizio che sia.<\/p>\n<p>Quante massaie aveva visto passare e quante si erano soffermate sulla sua mercanzia. Le aveva guardate tutte con attenzione, ma con la finta noncuranza dell&#8217;abile mercante. Di alcune aveva apprezzato l&#8217;avvenenza, di tutte aveva ispezionato con lo sguardo le ceste, le borse di olona o i fagotti. Si trattava della sua piccola ricerca di mercato, di quello che al paese si preferiva comprare. Sembrer\u00e0 eccessivo, ma per vendere un carico di broccoli c&#8217;\u00e8 bisogno pi\u00f9 impegno che convincere una persona a votarti. Quando devi vendere un broccolo ne mostri le qualit\u00e0 e la massaia per portarselo a casa deve mettere mano al portafoglio. Con il pollice e l&#8217;indice deve tirare fuori la monetina che si trasferir\u00e0 in un&#8217;altra tasca o portafoglio. Questo \u00e8 il valore della moneta. Quando devi convincere una persona a votarti gli illustri un mondo a venire in cui lui votante avr\u00e0 un ruolo di protagonista e comunque mai di comparsa. E per avere il tutto baster\u00e0 mettere un segno con la matita nel punto giusto. Tutto questo si chiama promessa e l&#8217;azione effettuata con la matita si chiama voto. Il politico, pur non essendo riconosciuto come uomo di parola, si porta a casa una cosa concreta, mentre il votante sogner\u00e0 un futuro radioso fin quando il verbo futuro con il passar del tempo diventer\u00e0 presente. Turiddu restava sempre pi\u00f9 convinto che vendere un broccolo \u00e8 cosa pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p>Cos\u00ec tra un broccolo venduto e uno sguardo non ricambiato passava la giornata di mercato di compare Turiddu. Il migliore affare del giorno lo spunt\u00f2 la zza Rusuzza che al prezzo di due broccoli ne compr\u00f2 tre. Con felicit\u00e0 sua e dell&#8217;ortolano. Che i migliori affari sono quelli che rendono felici entrambe le parti.<\/p>\n<p>Turiddu ne fu contento perch\u00e8 erano gli ultimi broccoli rimasti. Con quelli era riuscito a vendere tutto. Ora bisognava concludere la giornata con l&#8217;azione che di gi\u00e0 gli faceva palpitare il cuore. Con un gesto d&#8217;impeto tir\u00f2 fuori dalla cesta di canne la cosa che lo avrebbe aiutato ad attaccare bottone. Si trattava di una comunissima treccia d&#8217;aglio e con questa si avvi\u00f2 lentamente verso la postazione della signora Giuliana. La sola di tutto il mercato ad avere l&#8217;appellativo di signora e non quello comune di zza (zia) o commare. Una nobile decaduta, sopravvissuta al marito, per vivere vendeva baccal\u00e0, aringhe, sarde e acciughe salate per chi aveva qualche monetina da spendere. Il trattare prodotti non velocemente deperibili le faceva affrontare il domani con animo speranzoso.<\/p>\n<p>Soleva ripetere a se stessa: \u201cCara Giuliana, solo Giuliana ti basta. Gli altri nomi di accompagnamento non ti servono per riempire la pancia. Quello che non hai fatto oggi, con la volont\u00e0 di Dio, lo farai domani\u201d.<\/p>\n<p>I modi di Turiddu verso la signora Giuliana furono perfetti nella forma. Arrivato davanti a lei, si tolse la coppola con fare rispettoso e cominci\u00f2: \u201cPortai una treccia d&#8217;aglio se a voi dovesse servire per condire le sarde\u201d. E si ferm\u00f2 aspettando la risposta.<\/p>\n<p>\u201cE quando ti devo dare? Domand\u00f2 lei. Come a dire per una cosa che non ti ho richiesto.<\/p>\n<p>Turiddu non la guard\u00f2 negli occhi e come un atto di sottomissione abbass\u00f2 i propri, dando l&#8217;impressione a Giuliana di aver vinto il faccia a faccia. Nel mentre godeva dentro di s\u00e8 e pascolava con gli occhi tra le forme di quei seni che un ortolano pu\u00f2 solo paragonare a dolci angurie. Sempre con gli occhi bassi rispose: \u201cCe li voglio regalare\u201d.<\/p>\n<p>\u201cVedi, compare Turiddu, la prima regola di un mercante \u00e8 di non regalare niente. E anche quando si usa la parola regalo si vuole sempre qualcosa in cambio. Queste sono le regole. E siccome siamo tutti mercanti e l&#8217;aglio mi potrebbe servire \u2026 anch&#8217;io una cosa te la voglio regalare\u201d. Si abbass\u00f2 per prendere un&#8217;aringa affumicata da una cassetta, poi stacc\u00f2 dal barile di legno dieci sarde aiutandosi con un pezzettino di canna con delicatezza. Arrotol\u00f2 il tutto in un foglio di giornale e nel porgerlo a Turiddu disse: \u201cVedi che l&#8217;aringa \u00e8 uvata (contiene la sacca con le uova)&#8230; e le uova hanno pi\u00f9 valore dell&#8217;aringa stessa, se la tua lingua \u00e8 capace di apprezzarli\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSignora Giuliana li prendo non come commerciante, ma come un regalo non richiesto, ma gradito\u201d.<\/p>\n<p>Giuliana sorrise. \u201cSono vecchia per questo gioco e tu seppur pi\u00f9 giovane hai di gi\u00e0 perso i capelli. Ora, vedi di fare strada che sei stato fermo qui abbastanza ed io non d\u00f2 spettacolo\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un rossetto a fare di una donna una puttana e il titolo di signora \u00e8 meritato. Questo pens\u00f2 Turiddu mentre con un cenno del capo si ritirava. Giuliana socchiuse gli occhi ed alz\u00f2 il capo e quando li riapr\u00ec, guardando il cielo come se cercasse qualcosa al suo interno, pens\u00f2 al passato, a Palermo quando ospite del barone zio Peppino, assaggi\u00f2, per la prima volta, caviale adagiato su miele e il tutto sopra un crostino di pane al latte. Ora invece si deliziava nell&#8217;abbrustolire una fetta di pane raffermo su cui spalmava del miele e sopra uova d&#8217;aringa. Il risultato non era lo stesso. Ma lei lo trovava pi\u00f9 buono. O la semplice pasta aglio e olio, e quando il tutto era nel piatto bastava aggiungere un cucchiaino di uova, mischiare e buon appetito. Trov\u00f2 che questi pensieri non escludevano alla condizione di povert\u00e0 una gioia del palato fatta anche di cose semplici. \u201cQuesta sera insalata d&#8217;arance, olive nere e aringa. Questo te lo meriti\u201d.<\/p>\n<p>Turiddu era ormai arrivato vicino all&#8217;asino. Lo accarezz\u00f2 sulla mascella. Era chiaramente felice, e avvicinandosi all&#8217;orecchia grande e pelosa, disse piano: \u201cCon questa possente mascella potresti diventare il dittatore degli asini\u201d.<\/p>\n<p>Poi cominci\u00f2 a bardarlo e dopo aver caricato tutto, gli fece abbassare il collo per farsi aiutare a salire in groppa e quasi come un guizzo si ritrov\u00f2 seduto sulla barda. Aggiust\u00f2 la coppola che per via del salto aveva assunto una posizione storta e lasciava in bella vista parte della testa pelata. A lui chi portava la coppola storta non piaceva. Perch\u00e8 chi vuole mettere in evidenza l&#8217;essere malandrino lo vedeva come una sorta non di sfida, ma di difesa. Come a dire: \u201cNon datemi fastidio che io sono un malandrino\u201d.<\/p>\n<p>\u201cHai finito di gi\u00e0? Sempre il migliore sei\u201d. Era la voce di Meluccio che lo salutava utilizzando anche un complimento. E la cosa gli fece piacere.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 facile essere pi\u00f9 migliore di te\u201d. E sul <em>pi\u00f9 migliore<\/em> calc\u00f2 la voce ricordando il dolore, dovuto all&#8217;errore, che il palmo della sua mano delicata, allora liscia e senza calli, ricevette dal colpo della sottile verga del maestro Pagano Rosario. Poi continu\u00f2: \u201cIo avevo solo una ventina di broccoli da vendere. Mentre tu che vendi coppole ne hai a centinaia e poi la coppola non \u00e8 un bene di consumo come il broccolo. Io la mia coppola ce l&#8217;ho da una vita e ci sono affezionato. Ti saluto compare Paolo\u201d. E sollev\u00f2 la coppola per salutarlo portandola quasi fino alla pancia con un evidente intendo.<\/p>\n<p>Compare Paolo cap\u00ec, ma trov\u00f2 dell&#8217;altro: \u201cTi conosco ed ho capito che stai indicando la tua pancia. Sono contento per te che ti sei fatto grosso\u201d.<\/p>\n<p>\u201cHai ragione. Non ti scappa niente\u201d. E tir\u00f2 le punte del gilet come a cercare di coprire una leggera pancetta, poi sistemando le spalline della sua giacca pens\u00f2 che tutto era a posto per partire. Un leggero batter di calcagna diede l&#8217;ordine all&#8217;asino di muoversi mentre lui con cenni della testa e con la destra alzata continuava a salutare a destra e a manca, e come un <em>Cesare <\/em>contadino si congedava momentaneamente dal suo popolo.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;asino era contento perch\u00e8 il ritorno sarebbe stato meno faticoso dell&#8217;andata e poi all&#8217;arrivo, stalla dolce stalla, fieno fresco e carrube spezzettate.<\/p>\n<p>Mentre i due stavano per uscire dal mercato udirono una voce all&#8217;unisono. Le orecchi\u00e8 d&#8217;uomo hanno la stessa funzione di quelle dell&#8217;asino. Entrambe captano suoni.<\/p>\n<p>\u201cMassaro Turiddu fermatevi che vi voglio parlare. Un affare vi devo proporre&#8230; Anch&#8217;io ho voglia di smontare la baracca e di tornare a casa dolce casa e sedermi davanti ad un piatto fumante di maccheroni\u201d.<\/p>\n<p>Turiddu tir\u00f2 le redini per fermare l&#8217;asino, forma arcaica del freno a mano. Abbass\u00f2 la visiera della coppola come a dire, ci metto attenzione, ora puoi fare la proposta.<\/p>\n<p>\u201cMi sono rimasti dieci mazzi di cavoli. Piantine buone come puoi vedere. E se li prendi tutti, vedo di farti un buon prezzo\u201d. E poi senza aspettare risposta, per incalzarlo e confonderlo, aggiunse quasi con lamentela : \u201c \u00c8 tutto il giorno che vendo piantine di pomodoro e di cavoli pochissime. Ai contadini forse non basteranno i propri terreni e alle donne serviranno altre tavole per seccare pomodori e fare astrattu (concentrato). Sorrise in maniera impercettibile, aspettando un segnale di consenso da che lo avrebbe trasformato in un sorriso aperto. E quella storiella, insieme alle altre della giornata, andava ad alimentare la sua vanit\u00e0.<\/p>\n<p>Turiddu abbass\u00f2 ulteriormente la visiera, oramai la nuca era tutta scoperta e si intravedeva, come in un bosco, la fine dei capelli e parte della radura. I suoi occhi si posarono sul ventre grosso di Massaro Ciccio e tirando le redini fren\u00f2 il suo impeto e cerc\u00f2 le parole giuste.<\/p>\n<p>\u201cNon posso accettare la vostra proposta perch\u00e8 il mio \u00e8 un piccolo pezzo di terra e poi se in ogni mazzo ci sono cento piantine&#8230; che me ne faccio di mille?\u201d E serio continu\u00f2: \u201cE poi, io sono uomo all&#8217;antica e le piantine ho il piacere di produrle da me!&#8230; Dopo tanti anni sono ancora affascinato. Terra, seme, piantina, amore&#8230; e poi frutto. Una mano sul cuore e una sul portafoglio\u201d. E se le orecchie di massaro Ciccio non avessero capito, mim\u00f2 la frase con i gesti, portando la destra sul cuore e la sinistra sopra la tasca dei pantaloni. Quella frase era il suo motto, il suo comandamento laico. Poi continu\u00f2: \u201cQuesta cosa mi d\u00e0 motivo di vivere e mi fa vivere\u201d, sentenzi\u00f2.<\/p>\n<p>Il viso di Massaro Ciccio si fece cupo: \u201cMah!&#8230; Se dici cos\u00ec \u00e8 questione di principio ed io non posso forzarti. Poi ti avrei dato tutti i dieci mazzi&#8230; pensa un po&#8217;&#8230; al prezzo di sette\u201d, sibil\u00f2 con viso serio e senza il sorrisetto di rito.<\/p>\n<p>Vedeva che ancora ci provava. Turiddu cerc\u00f2 parole pi\u00f9 giuste per essere ancora pi\u00f9 chiaro: \u201cSono persona alla buona. Mi accontento di poco e di quello che ho\u201d. E siccome quando un siciliano ha bisogno di fare chiarezza e rendere comprensibile a tutti un discorso o il senso di una frase fa un po&#8217; come Ges\u00f9, invece di raccontare una metafora che sarebbe una cosa lunga, prende un detto dal patrimonio culturale delle tradizioni e lo spiattella in modo che anche gli asini, quelli con le orecchie piccole, possono capire.<\/p>\n<p>\u201cIl poco mi basta e il di pi\u00f9 mi soverchia\u201d. Antico detto che Turiddu si permise di tradurre, cos\u00ec per vezzo e non per renderlo pi\u00f9 comprensibile a quelle orecchie attaccate ad una testa che lo continuavano a guardarlo dall&#8217;alto verso il basso pur trovandosi su un piano fisico che non lo consentiva. Ma abbiamo dalla nostra l&#8217;et\u00e0 e l&#8217;esperienza, ed abbiamo capito che altezza geometrica ed altezza dovuta a superbia non usano lo stesso metro di misura.<\/p>\n<p>Turiddu si ricord\u00f2 del nonno che lo invitava ad abbassare la cresta dicendogli: \u201cQuando cominci a sentirti un cavallo&#8230; stai per diventare un asino\u201d. E con l&#8217;aiuto del nonno, che anche da morto continuava ad aiutarlo, cerc\u00f2 le parole che stavolta dovevano essere veramente quelle giuste. Quelle che avrebbero smorzato la superbia di Massaro Ciccio e pure la propria.<\/p>\n<p>Le parole giuste quel giorno furono una mezza verit\u00e0, finta adulazione e il tutto condito con ipocrisia.<\/p>\n<p>\u201cCaro amico. Voi, massaro Ciccio, ci sapete fare e sapete come essere convincente. Ma io, il massimo affare che riesco a realizzare \u00e8 vendere tre broccoli piccoli al prezzo di due grossi. Oltre ancora non sono andato. E poi, se la vostra proposta \u00e8 un affare, come sicuramente lo \u00e8&#8230;trover\u00e0 di sicuro qualcuno meno fesso di me che non si lascer\u00e0 scappare l&#8217;affare. Dico questo solo perch\u00e8 c&#8217;\u00e8 stima ed amicizia e quando c&#8217;\u00e8 questo non pu\u00f2 esserci imbroglio, ma solo onest\u00e0 e sincerit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Le parole allusive resero nero il cielo di entrambi, anche se sopra loro il sole la faceva da padrone.<\/p>\n<p>Turiddu e massaro Ciccio si fecero seri e, per pochi secondi che parvero lunghissimi, ci fu come un masso o un&#8217;eruzione in attesa di scaricarsi su di loro. Fino a quando massaro Ciccio si sforz\u00f2 con un sorriso, cos\u00ec forzato da apparire come un ghigno. Per rispondere nei dovuti modi e senza arrivare alle mani cominci\u00f2 cos\u00ec: \u201cTu, caro Turiddu, mi pare che la sai lunga. Ma un affare quando c&#8217;\u00e8 l&#8217;occasione non si lascia mai scappare. Avresti potuto vendere le piantine domani al mercato di Tubare, facendoci un buon guadagno. Questo per dire le cose come stanno. E dal momento che cavalchi un asino lui non si offender\u00e0 se ti ricordo il vecchio detto che anch&#8217;io so tradurre, non dare il biscotto all&#8217;asino&#8230;che l&#8217;asino non lo capisce\u201d. Poi cambi\u00f2 tono e si fece sarcastico: \u201cAllora Turiddu ha deciso di volere continuare a viaggiare in groppa all&#8217;asino e mai si far\u00e0 la lapa (Ape motocarro)\u201d. Era passato dal tu al lui ed aveva parlato di Turiddu a Turiddu, come se si trattasse di un&#8217;altra persona.<\/p>\n<p>Turiddu curv\u00f2 leggermente la schiena per abbassarsi. Porse la mano guardingo, mentre con la sinistra stringeva il coltello all&#8217;interno della tasca della giacca. Non fu una stretta amichevole, ma anche se non segn\u00f2 una pace, si tratt\u00f2 sempre di un armistizio.<\/p>\n<p>Turiddu cap\u00ec che non c&#8217;era pi\u00f9 pericolo quando sent\u00ec che l&#8217;interesse di massaro Ciccio era ormai rivolto altrove. Per propagandare la vendita di quei ultimi mazzi di piantine, infatti gi\u00e0 gridava: \u201cCavoli, cavoli. Ultimi mazzi. Avvicinatevi che facciamo l&#8217;affare. Ho deciso di fallire\u201d.<\/p>\n<p>Ora anche l&#8217;asino cominciava a calmarsi. Sentiva il padrone pi\u00f9 sereno.<\/p>\n<p>Turiddu, Turiddu se non te li cerchi tu, ti cercano loro. E ripens\u00f2 alla discussione e al titolo di Massaro perduto. Alla concessione di un titolo che aveva avuto vita pi\u00f9 breve del titolo di un principe gemello che nasce per primo.<\/p>\n<p>Meglio il titolo di compare che gli amici anteponevano al nome quando lo chiamavano. Ed anche perch\u00e8, cos\u00ec lo chiamava la signora Giuliana.<\/p>\n<p>Questi i pensieri di Turiddu quando l&#8217;asino gi\u00e0 salutava le ultime case del paese.<\/p>\n<p>Arrivati in contrada Santa Caterina i due si fermarono. L\u00ec c&#8217;era una fontana.Turiddu scese e con la mano mosse leggermente la superficie dell&#8217;acqua e con il solito fischio, invit\u00f2 l&#8217;asino a bere e poi anche lui bevve usando le mani come recipiente. Dissetato che si ebbe, si ferm\u00f2 a sentire i rumori della natura, si corresse mentalmente chiamandoli suoni e subito dopo arriv\u00f2 anche la parola musica. Stette un po&#8217; a guardare le prodezze aeree della libellula alla cui vista anche un Barone Rosso si sarebbe vergognato a decollare. Figurati lui che viaggiava a dorso d&#8217;asino. Ma per darsi contegno ed importanza tir\u00f2 fuori, non dalla coppola, ma da quella che copriva il ricordo del viaggiatore tedesco che in Sicilia ne visit\u00f2 le bellezze a dorso di mulo, come riporta la cronaca, ma potrebbe essersi trattato anche di un nobile asino.<\/p>\n<p>Questo ricordo colto era frutto degli anni del seminario, della biblioteca vescovile e quella del Marchese Concetto, i cui libri lo avevano guastato come diceva lui a se stesso. Si avvicin\u00f2 affettuosamente all&#8217;asino ed aggiustando le redini in modo che ricadessero penzolanti sulle zampe anteriori come una stola, con un breve discorso confess\u00f2 a se stesso: \u201cTutto il giorno ho visto passare piantine di cavoli e pochissime piantine di pomodoro. Vedi Pinuzzu (nome dell&#8217;asino) abbisogna stare attenti! \u00c8 sempre una guerra campare\u201d. E poi sorridendo: \u201c\u00c8 meglio vendere cavolfiori che comprare i cavoli degli altri. Perch\u00e8 dal momento che li compri&#8230;da cavoli suoi diventano cavoli tuoi e dal momento che diventano tuoi, hai perso il tuo denaro e te li ritrovi come cavoli amari. Lui si \u00e8 \u00a0arrabbiato, non tanto per le mie risposte, ma per non avermi convinto, mi ha paragonato ad un asino, ma nello stesso tempo mi ha fatto un involontario complimento dicendo che la so lunga&#8221;. Si ferm\u00f2 un attimo e poi continu\u00f2:\u00a0&#8221; Penso che noi due ci completiamo a vicenda&#8221;: \u201cIo la so lunga, mentre tu ce l&#8217;hai \u00a0lunga \u2026la lingua\u201d.<\/p>\n<p>Poi trasse dalla tasca un \u201c nucatulo\u201d (biscotto duro di mandorle), il solo che aveva. Sfior\u00f2 il coltello, ma non gli\u00a0serviva per tagliare un biscotto. Spezz\u00f2 il biscotto, usando il pollice e l&#8217;indice di entrambe le mani,\u00a0cercando di farne due parti uguali. Met\u00e0 lo mise sul palmo della mano e l&#8217;avvicin\u00f2 a Pinuzzu, l&#8217;altra met\u00e0 fu per lui. Assaporarono il biscotto insieme e Turiddu ebbe l&#8217;impressione che l&#8217;asino sorridesse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26806\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26806\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viveva in un piccolo paese della Sicilia un contadino. Egli amava dire che lavorava la terra con il sudore della fronte e non solo, ma anche con il cuore. Era giorno del mercato e Turiddu, la cui specializzazione era quella di ortolano, aveva caricato il suo asino di broccoli (cavolfiori) che in mattinata avrebbe dovuto [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26806\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26806\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":8330,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[359],"tags":[],"class_list":["post-26806","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2016"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26806"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/8330"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26806"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26806\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26809,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26806\/revisions\/26809"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26806"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26806"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26806"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}