{"id":26720,"date":"2016-03-15T11:28:59","date_gmt":"2016-03-15T10:28:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26720"},"modified":"2016-03-17T12:36:20","modified_gmt":"2016-03-17T11:36:20","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-la-partita-di-serena-naldini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26720","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;La partita&#8221; di Serena Naldini"},"content":{"rendered":"<p>Un riquadro di luce e tutt\u2019intorno buio. Eccetto la luna lass\u00f9, oltre la rete della recinzione, tonda e nitida nel nero totale del cielo. Gli spilli del freddo non hanno piet\u00e0. In mezzo al campo tu macini saltelli rapidissimi con quelle gambette nude, da uccellino spiantato. La maglia bianca ti arriva a mezza coscia, coprendo quasi del tutto i pantaloncini celesti. Chiss\u00e0 come le hanno prese, le misure. Io mi stringo nel cappotto di lana ruvida e riaggancio gli occhi al pallone.<\/p>\n<p>&#8211; Mamma, ci vieni a vedere la partita? &#8211; mi hai domandato stamattina frugando le parole intorno a un biscotto, un filo di latte che colava dall\u2019angolo della bocca. Hai fatto cadere le sillabe fuori dal cerchio di vapore della tazza come fosse per caso, nel modo nascosto in cui butti a terra le carte delle caramelle quando ti fa fatica cercare un cestino.<\/p>\n<p>Certo che corri veloce. La palla non te la fanno toccare un granch\u00e9, ma cavoli se corri. Non ne molli una, ragazzo. Come adesso, che ti sei ficcato in mezzo a due molossi dall\u2019aria un po\u2019 truce. Anche tu, comunque, a sguardo non scherzi. Hai messo su un paio d\u2019occhi a fessura che non t\u2019ho mai visto, che non c\u2019entrano niente con la morbidezza dei tuoi riccioli. Li vuoi tagliare, lo so, ma io non ho mai tempo di portarti. E poi a me, i tuoi capelli, piacciono cos\u00ec, a onde\u00a0 lunghe e aggrovigliate.<br \/>\n&#8211; Ma non sono un po\u2019 troppo grandi gli altri? &#8211; chiedo a uno dei pap\u00e0 al mio fianco.<br \/>\nLui mi guarda con aria distratta. &#8211; S\u00ec, &#8211; mi dice. &#8211; Hanno un paio d\u2019anni pi\u00f9 dei nostri.<br \/>\nIntanto il pallone \u00e8 entrato di nuovo in rete, quattro a zero per loro. Sulla destra, con il muso infilato tra le sbarre di un cancello nei pressi della recinzione del campo, un cane abbaia con furia proteso in avanti, come se la palla l\u2019avessero rubata a lui. La luna \u00e8 quasi scomparsa, offuscata in nubi che ne assorbono la luce. Il portiere si appoggia a un palo. Uno dei compagni gli d\u00e0 una pacca sulla spalla. Un altro gli porta qualche parola all\u2019orecchio, forse lo sta consolando. E tu, dalla parte opposta dello spazio di gioco, fissi il verde dell\u2019erba sintetica. Non ti ho mai visto cos\u00ec serio.<br \/>\nTi scuoti un istante prima che il gioco riprenda. Qualcuno rilancia il pallone. Questo compone un arco, tu come niente scatti in avanti e lo blocchi col tuo petto da usignolo, poi lo lasci scorrere lungo il corpo, fino a terra. \u00c8 un gesto infinitamente sicuro, il tuo, e naturale, come non avessi fatto altro da quando sei nato. Ora ti allunghi la palla, con il piede leggero, muovendo qualche passo verso la porta avversaria.<\/p>\n<p>I primi calci li hai tirati quattro mesi prima di nascere, in una sera di gennaio gelida come questa. C\u2019era lo stesso odore di inverno che punge le narici. Lo spazio era quello rotondo della mia pancia. Fluido e tiepido. Almeno fino all\u2019istante prima che squillasse il cellulare.<\/p>\n<p>Come un nugolo d\u2019api su un fiore, tre ragazzini in maglia nera e calzoncini gialli ti circondano in una coreografia impeccabile che ti costringe a fermarti. Con sfioramenti piccoli e precisi, usando la punta del piede sinistro, sposti un po\u2019 la sfera, la muovi ancora d\u2019un niente, e poi la sollevi d\u2019un pelo da terra, ma senza portarla via, no, non te ne impossessi del tutto. Sembra che tu stia cercando un patto ipnotico col pallone. E gli altri a guardarti, attoniti.<\/p>\n<p>Al terzo squillo tirai su il telefono, la forchetta di spaghetti a mezz\u2019aria sulla tovaglia a quadretti rossi della cena.<br \/>\n&#8211; Pronto, &#8211; fecero dall\u2019altra parte. Riconobbi la voce di tuo zio.<br \/>\n&#8211; Ciao, &#8211; risposi un po\u2019 stupita. Non chiamava mai a quell\u2019ora. Non chiamava mai per niente.<br \/>\n&#8211; Senti, &#8211; disse lui.<br \/>\nCi fu un silenzio lungo come l\u2019inverno. Non ebbi il coraggio di romperlo. Fu lui a farlo.<br \/>\n&#8211; Si tratta della mamma.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, come niente fosse, ti metti a palleggiare basso, in mezzo ai tre ragazzi gialloneri. Con i tuoi minimi colpi di piede non stai solo cercando un varco tra gli avversari. Stai provando anche a dilatare il tempo, per averne di pi\u00f9, per vincerla tu, questa battaglia \u00ecmpari, trattenendo una manciata di secondi decisivi allo scorrere implacabile del cronometro.<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019abbiamo portata al pronto soccorso per una cosa da nulla.<br \/>\n&#8211; Come? Che dici? &#8211; Quella che usc\u00ec dalle mie labbra era un\u2019eco della mia voce. Sottile, distorta, roba da non riconoscerla. &#8211; Cos\u2019\u00e8 successo?<br \/>\n&#8211; Non so, non stava bene. Solo che\u2026<br \/>\n&#8211; Solo che?<br \/>\n&#8211; Dicono che hanno fatto il possibile.<br \/>\nIl primo calcio lo tirasti in quel momento. Uno ben sferrato, all\u2019altezza del mio ombelico sformato dalla gravidanza. D\u2019istinto mollai il cellulare, infilai le mani sotto la maglia e le posai sul ventre a palmi aperti. Premetti a fondo per tenerti fermo in quella specie di abbraccio. La mia pelle era bollente.<\/p>\n<p>I tre bambini, molto pi\u00f9 alti e robusti di te, sembrano interdetti.\u00a0Restano immobili e fissano la palla, intrappolati nel tuo fragile ricamo di calci all\u2019ins\u00f9. Tu continui a toccare e lasciare, seguendo il battere e levare di una musica che senti solo tu. E a guardarti cos\u00ec, tutto questo, per te, sembra ovvio come respirare e nulla pi\u00f9.<\/p>\n<p>Pochi minuti dopo, mi trovai in strada con tuo padre alla guida. Lui mi lanciava sguardi di sbieco, staccando gli occhi dall\u2019asfalto luccicante di lampioni, per sorvegliare come stavo, e come stavi tu che mi nascevi dentro.<br \/>\n&#8211; Che fa? &#8211; chiedeva.<br \/>\n&#8211; Non capisco, &#8211; dicevo.<br \/>\nI calci erano diventati una girandola di colpi che non sapevo arginare, mentre un calore di lacrime mi scorreva sulle guance. Poi, d\u2019improvviso, ci fu una scossa, cos\u00ec netta da stupirsi che non avesse prodotto un rumore all\u2019esterno. Mi guardai la pancia, come per vederci attraverso. L\u2019abitacolo fu invaso da un silenzio liquido. Passarono alcuni istanti e mi prese un dolore acuto, appiccato proprio in mezzo alle gambe. Corse lungo la spina dorsale e mi ingabbi\u00f2 il torace e la testa. Per un bel pezzo non riuscii a fiatare se non a piccoli sorsi. Mi pareva evidente che un respiro profondo avrebbe generato uno strappo definitivo, irrecuperabile.<\/p>\n<p>E con la stessa facilit\u00e0 con cui hai iniziato a muoverti intorno a quel pallone, d\u2019un tratto ti volti, esausto, lasciandoti la scena alle spalle: i tre ragazzi ape, la sfera ormai ferma su quest\u2019erba fasulla, e i soffi bianchi della condensa sospesi sulla bocca di tutti. Ora, uno dei tre si risveglia, e con la palla incollata al piede parte al galoppo verso la nostra porta. Il cane riprende ad abbaiare come impazzito. Forza, penso. O meglio, credo di pensare, perch\u00e9 in realt\u00e0 sto gi\u00e0 urlando:<br \/>\n&#8211; Forza, dai!<br \/>\nUno dei pap\u00e0 al mio fianco grida qualcosa anche lui. E il brusio degli altri diventa applauso:<br \/>\n&#8211; Coraggio, bambini! Non \u00e8 ancora finita!<\/p>\n<p>Eravamo sparati a centottanta all\u2019ora nel buio dell\u2019autostrada. Io, col mio alitare cauto e i polpastrelli sudati che cercavano a tastoni gli spigoli acerbi del tuo corpo sulla pelle stirata della pancia. E te, diventato di colpo muto e immobile come il piombo.<br \/>\nNon so dirti quanto dur\u00f2 tutto questo.<\/p>\n<p>Il pallone vola rapido verso la nostra porta e tutti i giocatori dietro. Tutti, tranne te e i tre ragazzi ape che ti girano attorno. Tu cammini con decisione, ma in tutta calma, un piede dopo l\u2019altro, e sembri parlare tra te e te. Mormori qualcosa e sorridi con aria sognante. Chiss\u00e0 che stai dicendo, cosa mai ti passa per la testa. Ecco che adesso aumenti il passo, ti dai slancio, e ti metti a correre. Nell\u2019esatto momento in cui superi la linea della met\u00e0 campo, la palla, respinta dal mucchio, ti arriva sul ginocchio sinistro. Sembrava che non aspettassi altro.<\/p>\n<p>A un certo punto, provai a ormeggiare lo sguardo sul nastro del guardrail che scorreva netto tra l\u2019asfalto illuminato e la notte. Alle nostre spalle c\u2019era solo oscurit\u00e0, nessun\u2019altra macchina, niente di niente. Tentai un respiro pi\u00f9 profondo. E poi lo dissi. Non so a chi o perch\u00e9, ma lo dissi:<br \/>\n&#8211; Io respiro.<br \/>\nTuo padre mi guard\u00f2. Inspirai di nuovo, stavolta pi\u00f9 a lungo. Fu in quel momento che ti muovesti. D\u2019un niente, ma ti muovesti.<br \/>\n&#8211; Io respiro! &#8211; Questa volta lo urlai.<\/p>\n<p>Il pallone rimbalza sul tuo ginocchio, ma lo riprendi al volo, e lo lasci scivolare a terra. Poi ti volti &#8211; tu, il pallone e i tuoi ricci pieni di vento &#8211; e ti slanci in avanti, verso la porta avversaria. I ragazzi ape sono alle calcagna, non ti mollano, ma tu sei pi\u00f9 veloce. Niente che possa fermarti, adesso. Un tuo compagno chiama la palla. Tu gliela passi di esterno sinistro, preciso al millimetro. Nessuno dei gialloneri ci arriva. Ormai sei in area di rigore. Dalla fascia, il tuo compagno tenta un cross alto. Quello che fai adesso, non so come te lo sei inventato, da che dimensione provenga. Sono tutti pi\u00f9 alti di te eppure tu, con la testa, arrivi per primo alla palla, come se ti fossi arrampicato su un desiderio. Neanche il portiere se l\u2019aspetta, quel movimento fluido del collo, e quella frustata del corpo, e quella scossa di sogno a occhi aperti con cui il pallone finisce in rete.<br \/>\nL\u2019incredulit\u00e0 dura il tempo del lampo che ti spalanca lo sguardo. Dopo, c\u2019\u00e8 solo spazio per la tua corsa sbilenca di salti verso l\u2019alto, per il mulinare dei compagni come coriandoli attorno e addosso, per il tuo nome urlato e gli applausi e le mani che fanno male dal freddo, per l\u2019abbaiare folle del cane alla palla negata e alla luna scomparsa.<br \/>\nQualcosa di gelido mi sfiora una guancia. La tocco, \u00e8 umida. Guardo in su. Contro il nero del cielo, la neve cade in fiocchi piccoli e fitti. Sembra che si stiano sbriciolando le stelle. E dimmi tu se questa non \u00e8 una meraviglia, figlio mio.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26720\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26720\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un riquadro di luce e tutt\u2019intorno buio. 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