{"id":26699,"date":"2016-03-15T11:15:43","date_gmt":"2016-03-15T10:15:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26699"},"modified":"2016-03-15T11:15:43","modified_gmt":"2016-03-15T10:15:43","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-la-127-rossa-di-gianpaolo-antolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26699","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;La 127 rossa&#8221; di Gianpaolo Antolini"},"content":{"rendered":"<p>\u201cIl treno si muove lentamente ed esce dalla Stazione, lasciandosi dietro viale Brianza, viale Monza, viale Argonne\u2026 Mi piace immaginare cosa si nasconde dietro le finestre di quei palazzi che costeggiano la ferrovia, eleganti o modesti non fa differenza. Ne osservo le facciate, i balconi, il bucato steso. Il treno acquista velocit\u00e0, supera la stazione di Lambrate e poi quella di Rogoredo. Non ha importanza dove sia diretto. E\u2019 una gioia immensa partire, scappare da Milano&#8230; anche solo per un giorno. Mi pervade un forte senso di libert\u00e0. Sono stanca di cieli incolori e quotidianit\u00e0 cittadina, senza natura, senza profumi&#8230;<br \/>\nCiao Andrea. Stavolta ho pensato di iniziare in modo diverso, trasmettendoti le mie emozioni, quello che ho provato sabato, partendo per Genova. Spero di non averti annoiato, mi piace fissare sulla carta i miei pensieri e condividerli con te.\u201d<\/p>\n<p>Come ogni sera, Andrea aveva acceso il computer per guardare la posta elettronica e vi aveva trovato l\u2019attesa mail di Paola.<br \/>\nDa quando si erano ritrovati, avevano ripreso a scriversi con incredibile regolarit\u00e0, come quarant\u2019anni prima, dopo quell\u2019indimenticabile vacanza ad Arenzano.<br \/>\nAlmeno un paio di mail la settimana correvano veloci sull\u2019asse Milano &#8211; Trentino: esse avevano preso il posto delle lettere di allora, scritte con bella calligrafia su sottili foglietti a fiori, che Paola infilava nella busta gialla e che Andrea apriva, trepidante, nella sua stanzetta del collegio. Lettere che erano arrivate e partite, che si erano puntualmente incrociate per quasi due anni. Poi, di colpo, quel filo sottile si era spezzato. Qualcun altro aveva sostituito Andrea nel cuore di Paola e la lontananza aveva fatto il resto. Lui aveva patito all\u2019inizio quel silenzio, quel distacco, ne aveva sofferto. Poi, a poco a poco, se ne era fatto una ragione.<br \/>\nLe mail di Paola erano divertenti, appassionate e sbarazzine al punto giusto. Andrea le leggeva e rileggeva prima di archiviarle in una cartella che aveva protetto con una password.<br \/>\nVi era stato un tempo in cui, a differenza di Paola &#8211; che amava prendere il treno per fuggire da Milano &#8211; lui lo pigliava per arrivarci. Era il tempo dell\u2019Universit\u00e0, delle lezioni al Politecnico, facolt\u00e0 di Architettura. Almeno una volta alla settimana Andrea partiva la mattina presto da casa con la macchina, arrivava a Brescia, saliva sul primo diretto per Milano, scendeva alla stazione di Lambrate e raggiungeva a piedi Citt\u00e0 Studi.<br \/>\nLa sera faceva il percorso inverso: riprendeva il treno a Lambrate, scendeva a Brescia e dopo due orette di macchina era di nuovo a casa. A volte per\u00f2 si fermava a Milano dalla zia Maria, quando il giorno successivo c\u2019era un esame o una lezione importante, cui non poteva mancare.<\/p>\n<p>Quella sera, mentre rileggeva la mail di Paola, Andrea ricord\u00f2 all\u2019improvviso il suo primo viaggio in treno, quando era andato a Milano a trovarla. Era l\u2019autunno del 1973 ed egli aveva ancora negli occhi e nel cuore quella ragazza conosciuta al mare, tre mesi prima.<br \/>\nA Trento Andrea frequentava l\u2019ultimo anno di liceo scientifico. Ai ragazzi di quinta, in collegio, era riservata una stanza singola perch\u00e9 potessero studiare in autonomia e con maggior tranquillit\u00e0. Andrea scriveva a Paola la sera, dopo cena, una volta la settimana. Non si sbilanciava molto, per la verit\u00e0. Le raccontava come trascorreva le giornate, come andava a scuola, come passava il tempo libero. Mai un \u201cti voglio bene\u201d o un \u201cti amo\u201d. Voleva prima capire se quei pochi ma intensi giorni ad Arenzano erano stati un fuoco di paglia, un capriccio o qualcosa di pi\u00f9.<br \/>\nAnche Paola stava sulle sue, ma era pi\u00f9 tenera, pi\u00f9 espansiva. A volte stampava sulle lettere le sue labbra piene di rossetto o ci versava due, tre gocce del suo profumo. Andrea non rimaneva indifferente a queste manifestazioni di affetto. Anzi, le apprezzava tantissimo.<br \/>\nE un giorno decise che sarebbe andato a trovarla, senza dire niente ai suoi. Le telefon\u00f2 una sera, avvisandola del suo arrivo. Ormai non si accontentava pi\u00f9 delle lettere nella busta gialla&#8230; voleva rivederla, tornare a guardarla negli occhi, toccarla, baciarla.<br \/>\nOrganizz\u00f2 tutto per bene: consult\u00f2 gli orari dei treni, verific\u00f2 le possibili coincidenze a Verona, valut\u00f2 l\u2019ora di arrivo a Milano per chiedere alla zia di venire a prenderlo alla Stazione. Part\u00ec un sabato, nel primo pomeriggio: fu strano e inusuale per lui salire sul treno per Milano anzich\u00e9 sulla corriera diretta a casa. Non si sent\u00ec a disagio o in colpa: stava facendo la cosa giusta, una cosa che sentiva e desiderava da tanto tempo.<br \/>\nNon c\u2019era tanta gente sul treno. A Verona dovette aspettare un quarto d\u2019ora prima di prendere la coincidenza per Milano. Vi arriv\u00f2 che era quasi notte.<br \/>\nFu uno dei primi a scendere dalle carrozze. Fatti pochi passi, tra la marea di persone che si dirigeva verso l\u2019uscita, intravide una figura inconfondibile venirgli incontro, con le braccia alzate.<br \/>\nZia Maria aveva il solito sorriso stampato in volto e la solita sigaretta in bocca: era vestita in modo semplice ma elegante, un foulard nelle tonalit\u00e0 dell\u2019azzurro le teneva raccolti sulle spalle i lunghi capelli biondi.<br \/>\n\u201cCiao, come stai? Hai fatto buon viaggio?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, grazie, tutto bene!\u201d<br \/>\n\u201cTi trovo in perfetta forma, zia\u201d le disse, baciandola sulle guance con trasporto.<br \/>\n\u201cS\u00ec, non mi posso lamentare\u2026\u201d<br \/>\nZia Maria aveva appena compiuto cinquant\u2019anni, ma non li dimostrava assolutamente. Era una donna forte, volitiva, sicura di s\u00e9 e con un fisico davvero invidiabile.<br \/>\n\u201cAndiamo, dai. Ho piazzato la macchina in seconda fila, non vorrei beccare la multa!\u201d<br \/>\nScesero quasi di corsa l\u2019ampia scalinata della Stazione Centrale e furono subito fuori. Zia Maria aveva parcheggiato la sua 127 rosso fiammante poco lontano, in una via laterale.<br \/>\n\u201cEhi&#8230; che sorpresa, zia!\u201d<br \/>\n\u201cTi piace? Me l\u2019hanno consegnata due settimane fa\u201d rispose compiaciuta.<br \/>\nNell\u2019abitacolo c\u2019era quell\u2019odore di nuovo che hanno tutte le automobili quando escono per la prima volta dalle concessionarie. Zia Maria infil\u00f2 le chiavi, mise in moto, dette un paio di colpetti sull\u2019acceleratore e part\u00ec, impugnando il volante con due mani.<br \/>\nAndrea le aveva telefonato una decina di giorni prima, mettendola al corrente delle sue intenzioni e chiedendole il suo appoggio. Logistico, ma non solo: mamma e pap\u00e0 non dovevano sapere niente del suo viaggio a Milano. C\u2019era una sorta di complicit\u00e0 fra zia e nipote, una bella intesa che era maturata e si era consolidata negli anni precedenti, durante i periodi estivi, quando lei raggiungeva il Trentino per le vacanze.<br \/>\nQuella sera, dopo una cena frugale, si misero in salotto a chiacchierare e a guardare la tv.<br \/>\n\u201cBella la tua macchina, zia&#8230; chiss\u00e0 quando potr\u00f2 comprarmene una&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cPrima devi prendere la patente!\u201d<br \/>\n\u201cGi\u00e0 fatto, quattro mesi fa.\u201d<br \/>\n\u201cAh, non lo sapevo\u2026 Bravo!\u201d<br \/>\nDi colpo Andrea pens\u00f2 come sarebbe stato bello presentarsi l\u2019indomani a casa di Paola al volante della 127 rossa. Avrebbe fatto un figurone. Gir\u00f2 attorno alla questione diverse volte, sperando che la zia abboccasse. Fu l\u00ec l\u00ec per fare la fatidica richiesta: \u201cNon \u00e8 che mi presteresti la tua macchina, domani pomeriggio?\u201d, ma alla fine non si fid\u00f2. Cap\u00ec, dai discorsi della zia, che era gelosa della sua automobile nuova di zecca e che non l\u2019avrebbe prestata a nessuno, tantomeno a un ragazzotto di provincia fresco di patente e, per giunta, non abituato al traffico caotico di una grande citt\u00e0. D\u2019altronde, la zia faceva gi\u00e0 ampiamente il suo. Lo ospitava, lo avrebbe portato da Paola, l\u2019avrebbe certamente accompagnato alla Stazione a riprendere il treno per tornare a Trento. No, bisognava accontentarsi, non chiedere troppo&#8230; era gi\u00e0 tutto bello cos\u00ec.<br \/>\nE poi, magari, Paola aveva programmato di andare da qualche parte, a piedi o in tram\u2026 o forse potevano addirittura rimanere a casa sua, da soli, ancora pi\u00f9 tranquilli. Dovevano dirsi un sacco di cose, questo era certo. E il tempo era quello che era\u2026 poco!<br \/>\nQuesti pensieri gli frullarono in testa per tutta la sera e anche pi\u00f9 tardi, quando and\u00f2 a letto.<br \/>\nCi mise un po\u2019 a prender sonno. Si svoltol\u00f2 parecchio su quel materasso morbido. In collegio era abituato a superfici pi\u00f9 rigide, pi\u00f9 dure.<br \/>\nLa mattina seguente, alle nove in punto, la porta della stanza si apr\u00ec e zia Maria sbuc\u00f2 in vestaglia con il vassoio della colazione. Andrea era gi\u00e0 sveglio ma non si fidava ad alzarsi per primo. Non era a casa sua e non voleva condizionare in alcun modo le abitudini altrui. Sul vassoio, accanto ad una fumante scodella di caffelatte, c\u2019erano due piattini: uno era ricolmo di biscotti e l\u2019altro conteneva due fette biscottate con la marmellata.<br \/>\nLa giornata cominciava nel migliore dei modi, Andrea si augur\u00f2 che potesse continuare cos\u00ec. Consumata la colazione si alz\u00f2, si fece una doccia e si vest\u00ec. Aveva portato un cambio d\u2019abito con s\u00e9: un paio di jeans, una camicia e un maglione. Pranzarono prima del solito, verso le undici. Andrea voleva essere a casa di Paola in orario. C\u2019era da attraversare quasi tutta la citt\u00e0 per arrivare in via Arbe.<br \/>\n\u201cSo dov\u2019\u00e8!\u201d disse la zia, facendogli l\u2019occhiolino. \u201cE\u2019 una parallela di viale Zara. Ho un\u2019amica da quelle parti che fa la portinaia. Quando mi capita di passare di l\u00ec vado sempre a trovarla\u2026\u201d<br \/>\n\u201cCon te sono in una botte di ferro, zia\u2026\u201d rispose Andrea, regalandole un bel sorriso.<br \/>\nPoco dopo mezzogiorno scesero in strada. La 127 rossa era parcheggiata davanti al portone d\u2019ingresso, vi salirono e partirono di gran carriera. Zia Maria sfrecciava come un motorino per le vie della citt\u00e0, suonando il clacson a ogni minima avvisaglia di pericolo, non lesinando sonori \u201cdeficiente!\u201d o \u201cimbecille!\u201d agli automobilisti che ai semafori, per guadagnare qualche posizione, osavano invadere la sua corsia. Arrivarono a destinazione poco prima delle una.<br \/>\n\u201cVengo a prenderti alle sei e mezzo, ok? Poi ti porto direttamente alla Stazione. Il treno per Trento parte alle sette e qualcosa.\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, va bene, ti aspetto qui.\u201d<br \/>\nPrima di scendere dalla macchina Andrea abbracci\u00f2 la zia e le stamp\u00f2 un bacio in fronte.<br \/>\n\u201cGrazie ancora, di tutto&#8230;\u201d<br \/>\n\u201cVai, vai. Me la presenterai un giorno, \u2019sta ragazza!\u201d<br \/>\n\u201cNon lo so, zia. Io ci spero, vediamo come si mette. Per certe cose, tu lo sai meglio di me, bisogna essere in due\u2026\u201d<br \/>\n\u201cAh, questo senz\u2019altro. Beh&#8230; ci vediamo dopo, ciao.\u201d<br \/>\nLa 127 ripart\u00ec sgommando. Andrea percorse qualche metro e cominci\u00f2 a guardarsi attorno. Si mise subito a leggere i numeri civici sui portoni: 27, 29, 31, 33\u2026 \u201cCi siamo, a occhio dovrebbe essere quella casa l\u00ec\u2026\u201d<br \/>\nSi diresse verso il portone d\u2019ingresso per verificare se sul citofono vi fosse il cognome di lei. Mentre si avvicinava, alz\u00f2 gli occhi e vide le tendine di una finestra al primo piano aprirsi di colpo. Dietro i vetri spunt\u00f2 il viso sorridente di una ragazza, che agitava freneticamente una mano in segno di saluto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26699\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26699\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl treno si muove lentamente ed esce dalla Stazione, lasciandosi dietro viale Brianza, viale Monza, viale Argonne\u2026 Mi piace immaginare cosa si nasconde dietro le finestre di quei palazzi che costeggiano la ferrovia, eleganti o modesti non fa differenza. 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