{"id":26688,"date":"2016-03-15T11:01:47","date_gmt":"2016-03-15T10:01:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26688"},"modified":"2016-03-15T11:01:47","modified_gmt":"2016-03-15T10:01:47","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-il-piccione-di-antonio-fiore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26688","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Il piccione&#8221; di Antonio Fiore"},"content":{"rendered":"<p>Marco avrebbe anche potuto pensare di essere l\u2019unico sopravvissuto di una guerra atomica: non si sentiva alcun rumore, infatti, o voce, in quel soffocante sabato di met\u00e0 agosto.<br \/>\nAttravers\u00f2 la terrazza, and\u00f2 al rubinetto, lo apr\u00ec e ci ficc\u00f2 la testa sotto. Dopodich\u00e9, coi capelli bianchi sgocciolanti, in costume da bagno, si appoggi\u00f2 alla ringhiera e osserv\u00f2 il panorama.<br \/>\nIntorno a lui, la visuale era libera su buona parte di Roma.<br \/>\nIndividu\u00f2, in lontananza, i punti di riferimento preferiti: la cupola di San Paolo, il tetto di San Giovanni con le statue dei santi, l\u2019Altare della Patria, le montagne sullo sfondo.<br \/>\nIn realt\u00e0, in quella fase della sua vita sentiva il bisogno di assicurarsi che almeno quegli oggetti stessero sempre al proprio posto: che nulla fosse cambiato intorno a lui.<br \/>\nCome suo solito, poi, Marco si dedic\u00f2 per qualche minuto a uno dei suoi giochi preferiti: immaginare una sorta di percorso fra i tetti che lo circondavano, per andare lontano, senza una meta precisa.<br \/>\n\u201cPotrei saltare su quel balcone\u201d pensava \u201cappendermi a quella grondaia, scavalcare quel muro, correre lungo quel cornicione\u201d, e cos\u00ec via.<br \/>\nGli era sempre piaciuto arrampicarsi e saltare, fin da bambino. In effetti, pi\u00f9 di una volta aveva provato ad avventurarsi sul tetto del suo palazzo, perch\u00e9 dalla terrazza della sua mansarda era piuttosto semplice scavalcare la ringhiera e procedere sui grossi coppi rossi fino in cima al tetto.<\/p>\n<p>Anche quel pomeriggio gli venne voglia di fare un giro.<br \/>\nScavalc\u00f2 la ringhiera con un volteggio elegante ma qualcosa lo costrinse a fermarsi: si sent\u00ec osservato.<br \/>\nAlzando la testa, lo vide subito: su un comignolo \u2013 a non pi\u00f9 di quattro, cinque metri da lui \u2013 era appollaiato un grosso piccione col collo antracite e la pancia tonda di colore grigio chiaro. Il piccione si mosse e in quel momento Marco not\u00f2 un particolare: gli mancava una zampa. L\u2019uccello, quindi, procedeva saltellando in modo piuttosto goffo e sgraziato sull\u2019unica che aveva. I suoi occhietti rossi, che gli ricordarono un tondo pezzo di cocomero con un seme nero al centro, parevano scrutare con attenzione Marco: il quale, per verificare questo dubbio, salt\u00f2 di nuovo la ringhiera e si mise a fare dei movimenti rapidi e irregolari sul terrazzo. Gli sembr\u00f2 che il piccione ruotasse la testa e il corpo in modo da averlo sempre nella propria visuale. Era perplesso.<\/p>\n<p>Il suono del citofono lo riport\u00f2 alla realt\u00e0.<br \/>\nEbbe un momento di ansia: erano le due del pomeriggio e non aspettava nessuno.<br \/>\n\u201cChi \u00e8?\u201d<br \/>\n\u201cCiao! Sono Laura!\u201d<br \/>\nLe apr\u00ec.<br \/>\nLaura aveva sui quarantanni. L\u2019aveva conosciuta il giorno in cui gli aveva portato le bimbe per un controllo: lui aveva fatto il seduttivo e lei aveva colto l\u2019occasione. Per rimorchiarlo, gli aveva offerto un pranzo in un locale elegante, nel quale aveva prenotato una stanza riservata: la cosa a Marco era piaciuta molto, perch\u00e9 apprezzava le donne intraprendenti. Laura, poi, gli piaceva perch\u00e9 era sempre sorridente e molto elegante. Quel giorno, aveva deciso di indossare un vestitino leggero di seta con dei disegni colorati \u2013 che metteva in risalto le sue forme \u2013 e sandali col tacco alto. Non aveva un viso bello, ma belle gambe e, soprattutto, caviglie sottili: l\u2019insieme gli piaceva.<br \/>\nLa baci\u00f2 sulla bocca e lei gli si strinse addosso: percep\u00ec il suo buon profumo e le pass\u00f2 le mani sui fianchi, scendendo poi dolcemente fino al sedere. Era gi\u00e0 eccitato.<br \/>\n\u201cEhi, come mai questa sorpresa?\u201d, le sussurr\u00f2.<br \/>\n\u201cBe\u2019, stamattina ho mollato le bambine a mio marito e sono uscita con una scusa: avevo voglia di vederti. Ho solo un\u2019oretta di tempo\u201d<br \/>\n\u201cCredevo stessi in vacanza: \u00e8 quasi un mese che sei sparita\u201d<br \/>\n\u201cHai ragione, caro, perdonami ma\u2026 sai com\u2019\u00e8\u2026\u201d<br \/>\n\u201cGi\u00e0. Lo so. Lo so.\u201d<br \/>\n\u201cTi ho portato una crostatina per la merenda\u201d disse sorridendo, tirando fuori una busta dalla borsa \u201cMarmellata scura, no? Conosco i tuoi gusti\u201d.<br \/>\n\u201cGrazie. La manger\u00f2 dopo. Andiamo di l\u00e0\u201d<br \/>\nLa prese per mano e andarono in camera da letto.<br \/>\nVoleva fare l\u2019amore subito, senza preliminari.<br \/>\nLaura sorrise e disse: \u201cFacciamo entrare un po\u2019 d\u2019aria, che ne dici?\u201d.<br \/>\nApr\u00ec i battenti della larga finestra rettangolare, incastrata nel sottotetto.<br \/>\n\u201cEhi, piccolo\u201d, mormor\u00f2.<br \/>\n\u201cCon chi ce l\u2019hai?\u201d, chiese Marco allarmato.<br \/>\n\u201cCe l\u2019ho col tuo ospite. Abbiamo compagnia, sai: c\u2019\u00e8 un bel piccione, qui, proprio davanti alla tua finestra\u201d.<br \/>\nLo vide subito: si stagliava di profilo sulle tegole del tetto, a non pi\u00f9 di mezzo metro da lui, con la zampa monca e col becco nero semiaperto, come se stesse sorridendo.<br \/>\nMarco prese un cuscino e lo sbatt\u00e8 contro la zanzariera, urlando: \u201cVai via!\u201d. Il piccione si gett\u00f2 in planata dal tetto senza scomporsi pi\u00f9 di tanto. Marco rimase a bocca aperta, tentando di vedere dove si era diretto, finch\u00e9 Laura non gli chiese:<br \/>\n\u201cEhi, era solo un piccione innocuo. Perch\u00e9 ce l\u2019hai tanto con lui?\u201d<br \/>\n\u201cCi stava guardando chiss\u00e0 da quanto, quello stronzo\u201d.<br \/>\nLaura lo accarezz\u00f2: \u201cCalmati, dai. Ti vedo un po\u2019 nervoso. Dovresti farti qualche giorno di vacanza\u201d<br \/>\n\u201cVacanza? E con chi? Sono solo, lo sai\u201d<br \/>\n\u201cBe\u2019, non so. Tuo figlio? A proposito, come sta?\u201d<br \/>\n\u201cNon lo sento da mesi. Oramai l\u2019ho cancellato. Secondo me mi odia\u201d<br \/>\n\u201cMa no, dai. Devi solo recuperare un dialogo con lui\u201d<br \/>\n\u201cDialogo? Sai che mi ha detto, l\u2019ultima volta che l\u2019ho sentito? Tu per me sei solo DNA. Nient\u2019altro. Che ne dici, come dialogo?\u201d<br \/>\n\u201cCapisco, ma \u00e8 un ragazzo e devi avere pazienza\u201d<br \/>\n\u201cSenti, Laura, ti ringrazio ma lascia perdere. Non mi va di affrontare quest\u2019argomento\u201d<br \/>\n\u201cVa bene, come preferisci\u201d.<\/p>\n<p>Quando Laura se ne and\u00f2, Marco fu sicuro che non l\u2019avrebbe pi\u00f9 rivista ma sent\u00ec una specie di sollievo.<br \/>\nEra stufo. Stufo di tutto: perfino di scopare, pens\u00f2.<br \/>\nDecise di tornare in terrazzo a prendere il sole, e si stese di nuovo sulla vecchia sdraio di plastica bianca.<br \/>\nErano le tre del pomeriggio e si addorment\u00f2.<\/p>\n<p>Qualche ora pi\u00f9 tardi, fu svegliato all\u2019improvviso da una strana sensazione sulla pancia: come se una tazzina di un liquido caldo e vischioso gli fosse stata versata dall\u2019alto, proprio in quel punto. Si mise seduto e con gli occhi appannati cerc\u00f2 di mettere a fuoco il proprio addome. Inizi\u00f2 a sudare e a tremare: all\u2019altezza del suo ombelico, anzi, proprio sul suo ombelico, era spiattellata una cacca di piccione. Mentre si ripuliva vide che il piccione con una zampa sola era apparso sul cornicione. Senza ombra di dubbio, era stato lui, pens\u00f2. Era sicuro che l\u2019avesse fatto apposta: forse per umiliarlo, per provocarlo, per fargli perdere la testa, chiss\u00e0. Pens\u00f2 anche che l\u2019uccello si era appollaiato davanti a lui proprio per osservarlo e deriderlo.<br \/>\nIn quel preciso istante, Marco cap\u00ec che avrebbe voluto ammazzarlo.<br \/>\nRientr\u00f2 in casa per lavarsi ma, appena attraversata la porta\u2013finestra del terrazzo \u2013 che aveva lasciato spalancata mentre prendeva il sole \u2013 emise un urlo: \u201cNo!\u201d.<br \/>\nSi accorse che le pesche contenute in una fruttiera sul tavolino erano deturpate da colpi di becco e da piccole cavit\u00e0, simili a crateri lunari.<br \/>\nBestemmiando, and\u00f2 di corsa in camera da letto e l\u00ec scopr\u00ec che un lume giaceva in pezzi per terra. Sent\u00ec salire dentro di s\u00e9 la marea montante della rabbia ma si sforz\u00f2 di rimanere lucido e di analizzare la situazione.<br \/>\nEra stato sicuramente lui, \u201cquel\u201d piccione. Ne era certo.<br \/>\nLo doveva eliminare.<br \/>\nDecise, perci\u00f2, che l\u2019indomani avrebbe cercato di abbatterlo in qualche modo, anche a costo di inseguirlo sul tetto.<\/p>\n<p>Mentre stava in bagno, gli squill\u00f2 il cellulare.<br \/>\n\u201cPronto\u201d<br \/>\n\u201cCiao, Marco, sono Carlo\u201d<br \/>\n\u201cAh, ciao. Non ti avevo riconosciuto, perdonami. Sono un po\u2019 distratto, in questi giorni\u201d.<br \/>\nParlando, Marco diede uno sguardo al di l\u00e0 della finestra del bagno spalancata e proprio in quell\u2019istante, alla luce del tramonto, vide il piccione fermo sulla grondaia, pochi metri pi\u00f9 in basso, che lo scrutava. L\u2019imprecazione gli usc\u00ec come una specie di gemito:<br \/>\n\u201cPezzo di merda\u2026\u201d<br \/>\n\u201cMarco, ci sei?\u201d, chiese Carlo.<br \/>\n\u201cSi, scusa, sono in bagno e ho un problema da risolvere\u2026\u201d<br \/>\n\u201cNon preoccuparti. Anzi, perdonami tu se ti disturbo di sabato. Purtroppo ti chiamo per darti una notizia non proprio felice\u201d.<br \/>\nLe sopracciglia di Marco calarono a tal punto che gli occhi scomparvero. \u201cCio\u00e8?\u201d<br \/>\n\u201cIl progetto. Quello che avevi presentato. L\u2019hanno bocciato\u201d<br \/>\n\u201cMa come? Mi avevano assicurato che era tutto ok\u2026\u201d<br \/>\n\u201cSi, ma proprio ieri il Consiglio Direttivo ha deciso per un altro. Mi dispiace\u201d<br \/>\n\u201cMa come un altro?\u201d url\u00f2 \u201cnon \u00e8 corretto!\u201d<br \/>\n\u201cSenti, Marco, capisco la tua rabbia ma non so che dirti. Anzi, a dire il vero io non sarei stato nemmeno tenuto a chiamarti, perch\u00e9 non \u00e8 una notizia ufficiale. Ti invieranno di sicuro una lettera nei prossimi giorni: noi siamo amici, per\u00f2, e ho voluto avvertirti. Ora ti devo salutare. Stammi bene!\u201d.<br \/>\nMarco non gli rispose nemmeno. Una cosa era certa: da quando quel piccione era comparso nella sua vita, pareva che andasse tutto storto.<\/p>\n<p>Decise di procurarsi un\u2019arma.<br \/>\nIn casa aveva un vecchio attaccapanni in metallo, lungo almeno due metri. Tra i suoi attrezzi trov\u00f2 un seghetto da ferro e lo us\u00f2 per tagliare l\u2019asta dell\u2019attaccapanni, perch\u00e9 gli sembrava un eccellente strumento per colpire il piccione, se solo fosse riuscito ad arrivare a una distanza utile e a coglierlo di sorpresa.<br \/>\nCompletato il lavoro, soppes\u00f2 la rudimentale lancia e decise che per il momento andava bene.<br \/>\nSi era fatto buio.<br \/>\nUsc\u00ec in terrazza ma, anche nella penombra, riusc\u00ec a vederlo subito: stava sul muro che separava il suo terrazzo da quello condominiale. Sembrava dormire.<br \/>\nMarco decise di provarci.<br \/>\nSi avvicin\u00f2 in silenzio, impugnando il tubo con due mani. Quando fu a non pi\u00f9 di tre passi dal piccione, port\u00f2 la spranga sulla testa e la cal\u00f2 con tutta la forza che aveva. Colp\u00ec il muro con tale violenza da provocare la rottura di un pezzo di marmo del bordo superiore ma il piccione, giusto un millesimo di secondo prima che il ferro si abbattesse su di lui, allarg\u00f2 le ali, fece un saltello sulla sua unica zampa e si allontan\u00f2 di qualche decina di centimetri, emettendo un sordo \u201cglugluglu\u201d che a Marco sembr\u00f2 una specie di risata.<br \/>\n\u201cMaledetto\u201d, disse.<br \/>\nDopo aver posato la spranga cerc\u00f2 allora di saltare sul muro, appendendosi con le mani al bordo e sforzandosi di sollevarsi con la sola forza delle braccia. Non ci riusc\u00ec, perch\u00e9 gli sfugg\u00ec la presa e ricadde a terra. Ci riprov\u00f2 una seconda volta, prendendo un paio di metri di rincorsa e puntando un piede a met\u00e0 della parete per darsi lo slancio, ma sbagli\u00f2 la misura e and\u00f2 a sbattere col ginocchio contro la superficie ruvida. Si butt\u00f2 a terra per il dolore, a pancia in su, tenendosi il ginocchio fra le mani, mentre dai denti gli usciva un \u201cCazzo, cazzo, cazzo, cazzo\u201d. Quando si rialz\u00f2 in piedi, col ginocchio scorticato e dolorante, i suoi occhi si erano trasformati in due buchi neri e le labbra apparivano retratte, mostrando la linea dei denti superiori.<br \/>\nSi avvicin\u00f2 di nuovo al muro, ma questa volta pieg\u00f2 le gambe e salt\u00f2 talmente in alto da riuscire ad agganciarsi al bordo non solo con le mani ma anche con gli avambracci: riusc\u00ec a tirarsi su, prima con una gamba, poi con l\u2019altra, poi con tutto il corpo. Rimase per un secondo accucciato, ansimando: poi, si alz\u00f2 in piedi per guardarsi intorno. Il panorama che aveva ammirato qualche ora prima, alla luce del giorno, dall\u2019alto del muro appariva in quel momento del tutto diverso: una via lattea di luci, provenienti dalle case, dai fanali delle auto, dai lampioni stradali, che rendeva meno impenetrabile il buio della notte e dava la possibilit\u00e0 di intravedere le sagome degli oggetti che lo circondavano.<br \/>\nIl piccione nel frattempo si era spostato di nuovo. Marco ne individu\u00f2 l\u2019ombra su un vecchio condizionatore, a sua volta situato sullo stretto lastrico solare in cemento del palazzo \u2013 zeppo di parabole, antenne, comignoli \u2013 dal quale partivano i quattro tetti spioventi rivestiti dalle tegole metalliche, simili alle colate di lava di un vulcano. Marco raccolse la spranga e si mosse con la massima velocit\u00e0 possibile. Questa volta, per\u00f2, invece di calare la sua arma dall\u2019alto verso il basso, decise di rotearla in senso trasversale come un falce, nel tentativo di intercettare il piccione mentre spiccava il volo. Saltell\u00f2 su un basso comignolo e, appena atterrato, lanci\u00f2 il suo colpo: sent\u00ec il sibilo della spranga e sper\u00f2 di percepire l\u2019urto sul bersaglio ma, ancora una volta, il suo avversario riusc\u00ec a prevedere in tempo il pericolo, spicc\u00f2 un volo deciso e spar\u00ec dalla vista lanciandosi nel vuoto.<br \/>\nNello slancio, Marco perse l\u2019equilibrio e cadde in avanti ruotando su s\u00e9 stesso. Lasci\u00f2 andare il tubo di metallo, che rotol\u00f2 rumorosamente sulle tegole del tetto, per poi andarsi a incastrare nella grondaia.<br \/>\nSi rialz\u00f2 dolorante. Si tocc\u00f2 il fianco destro e sent\u00ec che era bagnato: al buio, gli ci volle qualche secondo per capire che era il suo sangue. Cerc\u00f2 di capire cosa l\u2019aveva ferito e, per terra, si accorse che c\u2019era uno spuntone di ferro che fuoriusciva dal cemento. Sent\u00ec un frullare di ali dietro di s\u00e9 e cap\u00ec che il piccione era tornato, senza bisogno di girarsi: oramai aveva perso il bastone, era ferito e non aveva alcuna possibilit\u00e0 di colpirlo, ma aveva capito che lui non se ne sarebbe andato perch\u00e9 voleva guardarlo dissanguarsi su quella terrazza.<br \/>\nQuell\u2019essere voleva la sua fine.<br \/>\nMarco si gir\u00f2 lentamente. Malgrado percepisse il sangue colargli gi\u00f9 lungo la gamba, non sentiva alcun dolore. Il piccione se ne stava accoccolato su un muretto di cemento, alto poco pi\u00f9 di un metro, a non pi\u00f9 di tre passi da lui.<br \/>\nSi guardarono a lungo, immobili.<br \/>\nMarco non sapeva cosa ci fosse dietro quel muretto, ma voleva in ogni caso che quell\u2019incubo finisse l\u00ec, quella notte. Pens\u00f2 che se si fosse lanciato in volo forse avrebbe potuto afferrare o colpire quel piccione con le proprie mani.<br \/>\nSi prepar\u00f2.<br \/>\nDoveva fare un paio di passi e poi tuffarsi contro il muro, come se dovesse tuffarsi in mare, per poi saltarlo aiutandosi con la spinta delle braccia. Era quasi sicuro che quell\u2019uccello avrebbe aspettato l\u2019ultimo secondo per fuggire, ma lui lo avrebbe seguito in volo e preso.<\/p>\n<p>Marco part\u00ec, senza pensare pi\u00f9 a nulla.<br \/>\nSi sforz\u00f2 solo di essere il pi\u00f9 rapido ed esplosivo possibile.<br \/>\nSi tuff\u00f2.<br \/>\nMentre era in volo verso il muro, non stacc\u00f2 gli occhi un secondo dal piccione, il quale si accorse del suo arrivo e mise in movimento le ali per allontanarsi. Questa volta non ci riusc\u00ec, per\u00f2, perch\u00e9 ricevette una manata che lo scaravent\u00f2 sulla superficie metallica delle tegole. Rotolarono insieme per qualche metro, verso il basso, prima di fermarsi sul bordo del tetto, a un passo dal precipizio.<br \/>\nCi fu qualche secondo di silenzio. Poi, Marco si sollev\u00f2.<br \/>\nAlla luce della luna, alz\u00f2 lentamente un braccio in alto, tenendo il piccione nella mano in modo talmente stretto da impedirgli qualsiasi suono o movimento.<br \/>\nAvrebbe voluto stritolarlo, ma cambi\u00f2 idea.<br \/>\nMuovendosi in un equilibrio precario tra le tegole, cerc\u00f2 il punto in cui era caduta la sua spranga di ferro. La trov\u00f2, la raccolse e torn\u00f2 su, al muretto di cemento.<br \/>\nSorrideva.<br \/>\nPrese l\u2019uccello con la sinistra e lo tenne fermo sulla superficie di cemento. Perfino nella penombra, riusciva a vederne bene gli occhi rossi, ed ebbe la netta percezione che lo stesse guardando.<br \/>\nMarco sussurr\u00f2 una sola parola \u201cVaffanculo\u201d e abbatt\u00e9 la sbarra sulla testa dell\u2019uccello, una sola volta.<br \/>\nDopodich\u00e9, si accucci\u00f2 e rimase in quella posizione, con una strana espressione del volto.<\/p>\n<p>\u201cLunedi\u201d pens\u00f2 \u201cdovr\u00f2 proprio andare a fare una visitina al Consiglio direttivo\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26688\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26688\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marco avrebbe anche potuto pensare di essere l\u2019unico sopravvissuto di una guerra atomica: non si sentiva alcun rumore, infatti, o voce, in quel soffocante sabato di met\u00e0 agosto. Attravers\u00f2 la terrazza, and\u00f2 al rubinetto, lo apr\u00ec e ci ficc\u00f2 la testa sotto. Dopodich\u00e9, coi capelli bianchi sgocciolanti, in costume da bagno, si appoggi\u00f2 alla ringhiera [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26688\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26688\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":5937,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[359],"tags":[],"class_list":["post-26688","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2016"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26688"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/5937"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26688"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26688\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26730,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26688\/revisions\/26730"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26688"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26688"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26688"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}