{"id":26606,"date":"2016-03-08T12:51:15","date_gmt":"2016-03-08T11:51:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26606"},"modified":"2016-03-08T12:51:15","modified_gmt":"2016-03-08T11:51:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-il-soffiatore-nel-fischietto-di-giovanni-bruno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26606","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Il soffiatore nel fischietto&#8221; di Giovanni Bruno"},"content":{"rendered":"<p>Se \u00e8 atroce, si sa, fa male ed \u00e8 urgente. Se \u00e8 leggero, anche questo si sa, non preoccupa pi\u00f9 di quel tanto e pu\u00f2 essere risolto in un secondo momento. Il problema \u00e8 se non sai se il dubbio \u00e8 atroce o leggero. Che poi, a ben vedere, un dubbio atroce fa male non perch\u00e9 \u00e8 doloroso in s\u00e9 ma perch\u00e9 pensi alle possibili conseguenze di ciascuna ipotesi che entra in linea di conto. Il dubbio ne implica almeno due, una con esito positivo e una risultante in un disastro. Il dubbio consiste proprio in questo: il mio destino \u00e8 segnato dalla prima o dalla seconda ipotesi? Tra le due ipotesi estreme se ne situano altre, di numero variabile, lungo la scala della gravit\u00e0 delle ripercussioni immaginabili. Ma queste non mi interessano. Sono fissato sulle ipotesi estreme, la prima anelata e la seconda temuta.<\/p>\n<p>Questi pensieri mi ronzavano per la testa mentre ero seduto in macchina per andare in ufficio. N\u00e9 ci sarebbe stato posto per altro, nella mia testa. Il mio dubbio era chiaramente atroce. Me lo diceva e ribadiva, se ce ne fosse stato ancora bisogno, anche il mio stomaco. Pi\u00f9 che lievi farfalle, al suo interno sembrava che svolazzassero sciami di calabroni muniti di acuti pungiglioni che infierivano a casaccio. Le mie budella, a quest\u2019ora, dovevano assomigliare a un colabrodo. Ero riuscito a cacciare gi\u00f9 appena un po\u2019 di caff\u00e8. D\u2019altro, neanche parlarne. Niente di solido sarebbe potuto transitare nelle mie povere viscere irritate. Ma come pu\u00f2 un pensiero, entit\u00e0 incorporea che nasce, vive e muore nel meandrico spazio del cervello, agire in modo cos\u00ec concreto e sensibile su una parte del corpo? Lo stomaco mi faceva male davvero. Il dubbio era proprio atroce, altroch\u00e9.<\/p>\n<p>Ricapitolai, per l\u2019ennesima volta. Prima di andare a casa, la sera prima, avevo scritto al direttore la mail in cui denunciavo l\u2019illecito finanziario in azienda. Non avevo fatto nomi, non li sapevo. Revisionando la contabilit\u00e0 di fine esercizio mi ero imbattuto in una irregolarit\u00e0 grande come una casa. E avevo deciso di segnalarla. Nell\u2019attimo stesso in cui premevo il tasto d\u2019invio c\u2019era stata una breve interruzione di corrente. La luce si era spenta e riaccesa e lo schermo si era oscurato per un attimo. I programmi si erano chiusi, compreso quello della posta elettronica. L\u2019avevo riavviato e il messaggio, con mio sommo stupore, non si trovava fra le mail in uscita. N\u00e9 fra quelle in attesa di essere spedite. N\u00e9 fra quelle del cestino. Non era da nessuna parte. Ma questo cosa significava? Era partito? E se non era partito, che fine aveva fatto? Il problema era che cercando quella mail nelle diverse cartelle mi ero imbattuto in un messaggio ricevuto il pomeriggio ma finito nella posta indesiderata (mi fa specie sapere che a decidere dei miei desideri sia il computer). Quel messaggio mi aveva fatto capire l\u2019identit\u00e0 dell\u2019autore dell\u2019illecito. Riportandomi alla mente alcuni eventi occorsi nelle ultime settimane, non dovetti fare grandi sforzi per capire, bastava fare due pi\u00f9 due. Quattro dita alzate per dare un volto al colpevole. E ora era anche chiaro, anzi chiarissimo, che se quella mail era partita, e se aveva raggiunto il suo destinatario, quel destinatario, il mio destino era segnato dalla seconda ipotesi, quella nefasta.<\/p>\n<p>Insomma, il mio dubbio era se il direttore avesse ricevuto o no il mio messaggio. Se l\u2019aveva ricevuto, sicuramente avrebbe messo in atto qualsiasi cosa per evitare che il contenuto della mail si diffondesse. Se non l\u2019aveva ricevuto, invece, avrei dovuto riflettere bene su cosa fare. Denunciare il colpevole, facendone nome e cognome? Rivolgermi a qualcuno di fiducia? Ma a chi? In azienda erano tutti succubi del direttore. Nessuno si sarebbe messo contro di lui. Allora, cosa fare? E questo era gi\u00e0 il secondo dubbio, direttamente subordinato al primo. Due dubbi per una sola persona, in un solo giorno. E quella persona ero io.<\/p>\n<p>Parcheggiai nel garage interno e con passo spedito, facendo gli scalini a due a due, raggiunsi il mio ufficio. Accesi il computer, digitai la password e aspettai. E aspettai. E aspettai. Quel dannato di un sistema operativo sembrava farlo apposta. Non ci aveva mai messo cos\u00ec tanto ad aprirsi. Apparve una finestra che mi chiedeva di attendere che il sistema installasse degli aggiornamenti. Mancavano sette minuti alla fine dell\u2019operazione. Sette minuti! Fissavo come ipnotizzato quella specie di rosario rotante in senso orario, che nel semicerchio in discesa sulla destra accelerava e in quello in salita sulla sinistra rallentava. Un rosario snocciolato in modo molto elegante, in fondo. Non so quanti santi invocai durante quei sette minuti. Quando finalmente gli aggiornamenti erano installati e potei prendere possesso del computer, lanciai il programma di posta elettronica. Solito rosario, altri santi interpellati. Aspettai un minuto buono. Anche i singoli programmi erano stati aggiornati e dovevano essere installati. Nel momento in cui il programma si avvi\u00f2, si apr\u00ec la porta dell\u2019ufficio ed entr\u00f2 lui. Il direttore. Mi salut\u00f2 con un ampio sorriso stampato sul volto e mi disse di raggiungerlo nel suo ufficio mezz\u2019ora dopo; aveva una sorpresa per me. Mai visto cos\u00ec solare. Il dubbio, il terzo, mi assal\u00ec come un felino selvaggio che da dietro ti pianta gli artigli nelle spalle e non ti molla pi\u00f9. Se aveva ricevuto il messaggio, la sorpresa non poteva che essere un eufemismo. Se non l\u2019aveva ricevuto, la sorpresa poteva essere reale. Erano tre, ora, i dubbi che mi attanagliavano.<\/p>\n<p>Passai la mezz\u2019ora pi\u00f9 lunga della mia vita. E la pi\u00f9 movimentata. Suon\u00f2 il telefono. Era Rossetti, del servizio informatico. Voleva sapere se avevo perso dei dati per l\u2019interruzione di corrente della sera prima. Mi bloccai. Che cosa dovevo rispondergli? Di s\u00ec, che non trovavo un messaggio di posta elettronica? Di no, che non mi mancava niente? Gli risposi che non avevo notato perdite ma che gli avrei fatto sapere, se del caso. Strano, per\u00f2, che Rossetti mi telefonasse per chiedermi una cosa del genere. Normalmente mandavano una mail a tutti chiedendo di farsi vivi in caso di bisogno. Mi venne un dubbio: Rossetti aveva contattato anche gli altri colleghi? Mi informai dai miei vicini di ufficio, Pancaldi, Grossi e Mazzoni. Il mio dubbio era giustificato: Rossetti non li aveva interpellati. Guardai l\u2019orologio. Mancavano dieci minuti all\u2019appuntamento. Era possibile che il direttore avesse incaricato Rossetti di mettermi alla prova? Ci\u00f2 avrebbe significato che il direttore aveva ricevuto il messaggio. Ma forse Rossetti aveva fatto una telefonata a caso, scegliendo me. Ma perch\u00e9 proprio me? Magari perch\u00e9 ero il primo sull\u2019elenco alfabetico dei collaboratori. Ma certo, doveva essere cos\u00ec. Quante volte il mio cognome mi era stato fatale a scuola, nelle interrogazioni. Toccava sempre a me. Mai una volta che cominciassero dal basso. Da Zamboni, alle elementari. O da Valsangiacomo, alle medie. O dalla Zanini, al liceo. No, sempre da Alberti. Eppure al liceo sembrava che il mio destino dovesse cambiare, ma Accardi fu bocciato subito. Insomma, Rossetti si era rivolto a me per caso. Almeno questo dubbio l\u2019avevo fugato. Alzai il polsino per vedere l\u2019orologio. Mancavano tre minuti.<\/p>\n<p>Andai in bagno e mi piazzai davanti al lavandino. Alzai la levetta, la girai tutta a sinistra e tenni le mani sotto l\u2019acqua corrente. Mentre aspettavo che arrivasse l\u2019acqua calda, mi guardai allo specchio, dritto negli occhi. Stavo per affrontare un momento cruciale della mia vita professionale. E forse anche della mia vita in generale. E stavo per farlo con una faccia da cadavere. Non proprio la premessa ideale.<\/p>\n<p>Accidenti! Prima non arriva mai, poi ti ustiona in un attimo. Girai la leva a destra e aggiunsi un po\u2019 d\u2019acqua fredda. Piano. Piano. No, ora \u00e8 ghiacciata! Insomma, \u00e8 cos\u00ec tutte le volte. Ma chi diavolo ha inventato questi miscelatori? Che non funzionano mai. Come rimpiangevo quelle due belle manopole. Una rossa e una blu. Le giravi contemporaneamente e appena sentivi che l\u2019acqua calda o quella fredda diventava troppo forte chiudevi o aprivi un po\u2019 una delle due. E cos\u00ec trovavi subito l\u2019equilibrio. Senza aspettare. E senza scottarti ogni volta. Con questi dannati miscelatori si sono proprio inventati l\u2019acqua calda.<\/p>\n<p>Mi resi conto che stavo divagando. Non era il caso. Ora mancava un minuto all\u2019appuntamento. M\u2019incamminai lungo il corridoio. L\u2019ufficio del direttore era in fondo. La segretaria, dal suo ufficio accanto a quello del direttore, mi fece segno di entrare. Mi guardava in modo strano. Sapeva qualcosa? Sapeva del messaggio? Allora il direttore l\u2019aveva ricevuto. O conosceva la sorpresa? Ma perch\u00e9 quello sguardo strano? Magari aveva gi\u00e0 battuto la lettera di licenziamento. O la lettera di congratulazioni. Ma congratulazioni per cosa? No, la prima ipotesi era pi\u00f9 plausibile. Sentii la camicia appiccicarsi alla schiena bagnata dal sudore freddo. Bussai.<\/p>\n<p>Il direttore, sempre con il suo sorriso, mi fece accomodare sulla sedia di fronte a lui.<\/p>\n<p>\u2013 Allora, Alberti. Mi tolga subito un dubbio. Lei \u00e8 un acchiappatore nella segale o un soffiatore nel fischietto?<\/p>\n<p>Rimasi interdetto.<\/p>\n<p>\u2013 Scusi, ma credo di non aver capito la domanda.<\/p>\n<p>\u2013 Vediamo. Lei farebbe una cosa assurda come correre per un campo di segale per acchiappare una pallina da baseball?<\/p>\n<p>\u2013 No, non credo.<\/p>\n<p>\u2013 Bene. E quindi non farebbe nemmeno una cosa altrettanto assurda come esaminare conti aziendali e soffiare in un fischietto.<\/p>\n<p>Capii tutto.<\/p>\n<p>\u2013 No, direttore, non lo farei.<\/p>\n<p>\u2013 Bene, Alberti. E ora la sorpresa di cui le parlavo. Lei \u00e8 appena stato promosso a capocontabile. Congratulazioni.<\/p>\n<p>Mentre ritornavo nel mio ufficio incrociai Rossetti, che mi fece l\u2019occhiolino. Il quarto dubbio, affiorato con prepotenza, lo liquidai subito. Era chiaro che se non avessi capito la domanda del direttore, ora mi sarei trovato sulla strada. Magari con un fischietto in bocca a dirigere il traffico. O a far rispettare le regole di una partita di baseball.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26606\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26606\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se \u00e8 atroce, si sa, fa male ed \u00e8 urgente. 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