{"id":26562,"date":"2016-02-29T18:58:34","date_gmt":"2016-02-29T17:58:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26562"},"modified":"2016-02-29T18:58:34","modified_gmt":"2016-02-29T17:58:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-le-orme-di-teresa-di-claudia-marsulli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26562","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Le orme di Teresa&#8221; di Claudia Marsulli"},"content":{"rendered":"<p>(parabola moderna)<\/p>\n<p>La strada si disegnava da sola quella mattina. Dopo tanto scavare di mani e risalire a palmi vuoti, i passi di Teresa anticipavano i suoi piedi e quelli si muovevano come dotati di vita propria: il sinistro si alzava sul marciapiede davanti al destro, il destro fuggiva ancora il sinistro, entrambi levitavano e ricadevano ammorbidendo l\u2019asfalto. Germogliavano ombre sui metri consumati. Teresa pens\u00f2 che quel loro equilibratissimo lavorio dovesse somigliare a un mettere radici: per un momento si sent\u00ec percorsa di linfa e uguale al cemento che calpestava. Tutti i pini di Viale dell\u2019Incarnazione erano in lei, lei era in ogni legno. Le anatre guadavano il fiume a passi lenti. Affondavano la testa e riemergevano spruzzando smeraldi. Si avvicinarono a guardarla senza interrompere le loro faccende: pensarono che quel suo nuotare sul cemento somigliasse al movimento ondulatorio degli alberi.<\/p>\n<p>Gli occhi chiusi di Giovanni affiorarono dietro a quelli di Teresa come un nodo d\u2019anemoni risale in superficie. Giovanni incosciente, Giovanni bello come un bambino. Giovanni ancora bello e incosciente per altre due ore: poi avrebbe aperto gli occhi e allungato la mano sul cuscino. Un piccolo mulinello incresp\u00f2 la fronte liscia di Teresa. La fila scheletrica dei pini continuava a segnalarle la via.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I. Prudenza<\/p>\n<p>In cui comincia il cammino e i personaggi conoscono la prima reliquia<\/p>\n<p>Teresa sapeva d\u2019essere irreversibilmente cambiata da quel giorno in cui aveva accettato la proposta di Giovanni. Dopo anni di misurati avvicinamenti e i mesi di un cauto tormento, silenzioso e autoinflitto, nella pacatezza di Giovanni si era aperta una breccia.<\/p>\n<p>Era un giorno caldo di sole impietoso. In Via della Croce un\u2019aria pesante inumidiva le lenzuola e inchiodava le ombre al pavimento. Il flebile alito di vento che filtrava dalla tapparella abbassata soppesava la distanza tra Teresa e Giovanni. Il tempo sembrava incollato alle pareti, insieme alle fotografie d\u2019una Toledo ingiallita e traballante. Era come guardare attraverso un cristallo le statue di cenere di Pompei: tutto minacciava di polverizzarsi al primo respiro umano. Giovanni irruppe lanciando una sfilza di parole dritta al petto di Teresa. Lei non alz\u00f2 gli occhi dal punto che fissava sul muro. Avvertiva la voce di Giovanni come se provenisse da un luogo lontanissimo: qualcosa dentro di lei le imponeva di voltarsi e guardarlo, ma non riusciva a muovere un dito. Era come se avesse dimenticato il funzionamento del suo corpo: le sembrava impossibile ricordare in che modo e quali muscoli aveva contratto durante gli anni precedenti. Le era impensabile perfino credere d\u2019aver compiuto quel gesto tanto laborioso. Adesso combatteva; e non sapeva bene se con o contro quella forza che la trascinava fuori di s\u00e9, mentre strisciava dentro s\u00e9 stessa ripiegandosi sulle ossa fino a incontrarsi nel suo baricentro. I muscoli del collo scattarono nella frazione di secondo in cui ne colse l\u2019intimo ordine e contemporaneamente occhi, orecchie, labbra si allungarono verso la voce di Giovanni, adesso violentemente nitida, che le rivolgeva una domanda. Ebbe appena la forza di rispondere con un&#8217;altra domanda: \u00abScusami, che hai detto? Comandare\u2026di me?\u00bb. Giovanni si pent\u00ec della sua frase idiota nel momento stesso in cui vide Teresa voltarsi attonita e allora la percep\u00ec tanto lontana, come se la sua voce provenisse da un pozzo profondissimo. Ripesc\u00f2 un briciolo di quel coraggio (che adesso riqualificava come goffaggine) per ripetere parole tra cui ora frapponeva una lastra di distacco: \u00abDicevo convivere\u2026Se vuoi convivere con me\u00bb. Smentendo i timori di Giovanni, Teresa rest\u00f2 serena come un gesso bianco. Giovanni avvert\u00ec un leggero cambiamento nell\u2019aria, ma non ne fu turbato. Una delle fotografie di Toledo stramazz\u00f2 al suolo.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>II. Temperanza<\/p>\n<p>In cui i personaggi conoscono la seconda reliquia e reagiscono diversamente<\/p>\n<p>L\u2019andamento adagiato dei residenti di Via della Croce fu scosso dalle vibrazioni di un nuovo scricchiolio di scale, che suonavano in modo diverso, e poi dai gong periodici di uno schiudersi e sigillarsi della vecchia serratura del portone. Giovanni viveva quella nuova sinfonia con animo ventoso, ma docile. Riorganizzava le proprie architetture colmandole di spazi vuoti e terreni dissodati, pronti ad essere ceduti. Bonific\u00f2 le zone paludose, dispieg\u00f2 un filo di recinti attorno ai precipizi: solchi d\u2019aratro leggero percorsero tutti i tappeti e lasci\u00f2 a maggese il copriletto. Ansioso, aspettava che un nuovo plenilunio seminasse Teresa.<\/p>\n<p>Intanto la guardava muoversi con infinito incanto; sembrava che i suoi piedi di ballerina non toccassero mai terraferma, ma piuttosto che nuotasse sulla superficie azzurrina delle maioliche. E i soprammobili si spostavano come attratti dalla gravit\u00e0 del suo passaggio. Giovanni non osava interferire con quel cosmo segretamente ordinato. Poggiava lo sguardo sui rettangoli incolti che adesso cominciavano a venarsi di rigagnoli autunnali.<\/p>\n<p>Ma con il tempo sul viso di Teresa fioriva un prato di sonno leggero, mentre collane di licheni le ornavano i seni. Era come se l\u2019appartamento si fosse scoperchiato e un cielo di nuvole basse entrasse a invaderlo; il tempo rallentato delle muffe scandiva la vita di oggetti e inquilini.<\/p>\n<p>Il letto a maggese sospirava, preda delle erbe infestanti che punzecchiavano Giovanni impedendogli di dormire. La culla verde dei suoi sogni somigliava pi\u00f9 una trappola di spilli: piante affilate minacciavano di chiudersi in morse attorno ai loro corpi, arbusti irsuti intricavano la trama delle coperte e incrociavano fitte reti di rovi. Cosa ancora peggiore, qualsiasi tentativo di intimit\u00e0 appariva ora a Giovanni come una lotta contro gli elementi. Ma Teresa non ne sembrava molestata. Al contrario, si distendeva imperturbabile e riaffiorava dal suo letargo solo affondando le carni negli aghi. Avvolta nel suo strato di nebbia si muoveva come una sonnambula in cerca di nuove asprezze: un tronco tagliato sostituiva il cuscino di piume d\u2019oca. Affilava con gli stenti ogni morbidezza.<\/p>\n<p>Le cose futili la travolgevano e l\u2019avvicendamento dei giorni la affondava nel disgusto di qualsiasi vanit\u00e0; da quando il suo cuore aveva cominciato, pochi giorni prima, a ribellarlesi in petto. Si era fatto grande e palpitante: Teresa lo sentiva espandersi, contrarsi su s\u00e9 stesso fino a diventare un punto per poi dilatarsi ancora. Temeva che le sarebbe esploso, le dava il capogiro. Quel cuore rosso e luminoso soffriva e chiedeva insistentemente ferro, acciaio: chiedeva solo povert\u00e0. Mentre districava il gomitolo dei rovi un buio vaporoso discese sui suoi occhi, le tempie presero a martellare con suono di campana. Si sent\u00ec sprofondare mentre soppesava la vertigine tra lei e il cielo, e da l\u00ec un brillio fugace apr\u00ec un flebile squarcio nell\u2019oscurit\u00e0: vide da lontanissimo qualcosa di simile a un ferro da lana con la punta fiammeggiante, che emanava barlumi dorati. Non poteva toccarlo che con gli occhi, ma avvert\u00ec che ribolliva. Lo vide vibrare come un diapason nella sua direzione, inclinarsi sull\u2019asse d\u2019una corda, esplodere e poi vaporizzarsi. Quando le forme intorno a lei ricominciarono ad organizzarsi in geometrie di mobili e quel fumo plumbeo evapor\u00f2 in colori sent\u00ec un gemito nel petto. Si apr\u00ec la camicia in cerca del suo cuore. Un grumo di sangue rappreso copriva un piccolo segno dalla forma romboidale, che avrebbe potuto ricordare vagamente l\u2019incisione di una freccia.<\/p>\n<p>**<\/p>\n<p>III. Fortezza<\/p>\n<p>In cui arrivano prove di dolore e d\u2019infelicit\u00e0: terza reliquia<\/p>\n<p>Da qualche mese ormai nell\u2019appartamento in Via della Croce aveva preso a entrare uno spiffero di vento freddo. Allora Giovanni, prontamente, sigillava le finestre e barricava l\u2019uscio. Ma di fronte alla persistenza di quella lama che tagliava sempre in due emisferi separati lo spazio d\u2019aria tra i giovani inquilini, Giovanni si vide costretto ad anticipare di poche settimane l\u2019accensione del riscaldamento elettrico. Finalmente poterono sfilarsi i cappotti e ricominciare a muoversi agevolmente per casa come due persone qualsiasi in un qualsiasi vecchio appartamento.<\/p>\n<p>A Giovanni piaceva cucinare: da qualche parte, non ricordava bene dove, aveva imparato a preparare <em>empanadillas, <\/em>orecchie di maiale e saporiti filetti di lonza. Approfittava del freddo per accompagnare quelle cene fatte con meccanico amore con un vino rosso che sembrava fermentato da uve lontane. Teresa gli faceva compagnia: provava qualcosa, ma non soddisfaceva l\u2019insistenza di Giovanni, che le offriva generose porzioni. In effetti non ne mangiava che qualche boccone, e pareva saziarsi con una rapidezza che Giovanni giudicava impossibile.<\/p>\n<p>Intanto il problema degli spifferi tornava a corrucciare i due giovani inquilini; un nuova ondata di freddo, questa volta pi\u00f9 diffuso, si propagava da un punto incerto e di volta in volta differente: ora da una finestra che sembrava chiusa (ed effettivamente lo era), poi da un interstizio tra il portone e i cardini oppure da un vetro incrinato al di l\u00e0 delle tende. Fatto sta che da dove entrasse il freddo era e restava un mistero difficile da sbrogliare; Giovanni e Teresa dovettero abbandonare le armi.<\/p>\n<p>Giovanni digrignava i denti e si fregava le mani, guardava il corpo della compagna scuotersi di periodici tremolii e ripiegarsi su s\u00e9 stesso in cerca di pelle calda. Una fuliggine lanosa aveva cominciato a ricoprire i mobili, sul pavimento si addensava una condensa della consistenza del vetro e di tanto in tanto cadevano dal soffitto minuscoli cristalli d\u2019intonaco che si annidavano tra i capelli come fiocchi di neve. Il vortice d\u2019aria che presidiava il corridoio spargeva foglie secche per tutta la casa. Una bora tempestosa tagliava l\u2019aria fra gli inquilini in due emisferi separati.<\/p>\n<p>Dal suo emisfero mite Giovanni cominci\u00f2 a mettere in tavola zuppe ancora ribollenti, ma Teresa, come prima, non sembrava trovare alimento nel cibo: nemmeno se trafitta dal gelo interiore. Col tempo l\u2019inappetenza aveva lasciato il posto alla fame: una fame persistente che si concentrava non proprio all\u2019altezza dello stomaco, ma un poco pi\u00f9 sopra. Come un buco nero, Teresa sentiva che la presa di una mano la strappava dentro, la rimescolava e la vuotava. Crescevano tra le sue costole fiori di neve e stalattiti. Ma ogni volta che Giovanni cucinava un odore di fame e di disperazione la spingeva a un nuovo tentativo.<\/p>\n<p>Seduta di fronte a Giovanni fissava la superficie frastagliata di un <em>cocido <\/em>col suo brodo. Guardava l\u2019orlo argenteo del cucchiaio, la ceramica intarsiata d\u2019arabeschi e poi di nuovo l\u2019ocra dei legumi interrotto solo dallo spuntare, qua e l\u00e0, di patatine gialle e cespuglietti di carne. Emanava l\u2019odore caldo di un fuoco acceso. Teresa prese il cucchiaio, che mand\u00f2 un brillio istantaneo sulla ceramica, lo immerse e lo port\u00f2 alle labbra come carico d\u2019oro. Una stretta spinosa le attanagli\u00f2 lo stomaco e serr\u00f2 i denti. Qualcosa di tiepido le inumid\u00ec il viso. \u00abTeresa, piangi?\u00bb Poco sopra la carrucola del gomito immobile stretto intorno al cucchiaio, gli occhi di Giovanni di schiudevano in uno sguardo attonito che pareva elemosinare spiegazioni razionali. \u00abAnni d\u2019abbondanza, o di fame e carestia\u00bb fu tutto quello che la voce di Teresa (ma non proprio la sua) riusc\u00ec ad articolare ingoiando neve e singhiozzi.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>IV. Giustizia<\/p>\n<p>In cui Teresa deve decidere: conosce l\u2019ultima reliquia<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo periodo lo stato di Giovanni preoccupava Teresa. Sembrava immensamente triste. Le sue sopracciglia si erano ricoperte di ragnatele e un vello di muffa gli inazzurrava il mento. Non scacciava pi\u00f9 i ragni che lo percorrevano in larghe autostrade, anzi sembrava non accorgersene nemmeno. Non mangiava, non usciva e non parlava. Sembrava un bambino vecchissimo: era diventato piccolo come il levriero dei vicini, da cui scappava in preda al terrore. Aveva terrore di tutto. Teresa lo prendeva in braccio e impilava due o tre cuscini sotto di lui, perch\u00e9 non si rompesse. Gli tagliava i capelli quando, nel giro di un mese, diventavano talmente lunghi da superarlo in altezza: aveva paura che potesse calpestarli e cadere e, di conseguenza, rompersi. Lo lavava ogni notte, poi lo prendeva per mano per portarlo a dormire. Lui la baciava sulla guancia e scompariva nel mare delle coperte. Teresa ormai non dormiva che seduta in salotto, per paura che nel sonno il suo peso lo schiacciasse (e rompesse): appoggiava il gomito alla parete e lasciava andare la testa sul gomito, finch\u00e9 un\u2019ovatta scura non avvolgeva i suoni. Sprofondava come sottoterra.<\/p>\n<p>In quelle ore di dormiveglia era solita sognare una scala bianca, larga e luminosa, in cima alla quale brillava una luce diffusa che irraggiava in tutte le direzioni. Strizzava gli occhi perch\u00e9 le sembrava sempre d\u2019indovinare qualcosa dietro i piccoli pulviscoli luminosi: allora cercava di scavarsi un sentiero con le mani, ma tra i palmi stringeva solo aria. Poi piano piano emergeva una geometria umana, stranamente familiare: un bambino, di cui poteva vedere solo le labbra, le narici o le ciglia. Era come se non potesse guardarlo direttamente, e mai nell\u2019insieme, ma sempre e solo per parti come un cubista che interpreti ritagli per arrivare a totalit\u00e0. Al tempo stesso aveva timore di guardarlo perch\u00e9 sentiva che afferrarlo nella sua interezza avrebbe significato appropriarsene: qualcosa che odorava d\u2019istinto le imponeva remissione. Allora cercava conforto in un\u2019ombra, per poter immaginare un\u2019armonia di braccia e clavicole, ma non vedeva che la sua, moltiplicata come in un caleidoscopio. Poi il silenzio sfumava improvvisamente. Una voce che aveva la consistenza di una lancia, o forse d\u2019una freccia, domandava: \u00abCome ti chiami?\u00bb. \u00abTeresa\u00bb rispondeva la sua voce da lontano. In quello stesso luogo imprecisato da dove affioravano le sue parole ascoltava germinare semi che, ne era sicura, qualcuno aveva piantato per lei. A questo punto l\u2019aria bianca si appesantiva di buio e le dita, appendici che aveva dimenticato di avere, le ricordavano con un formicolio d\u2019essere in gabbia dentro un corpo; riemergevano dal grigiore della veglia, secondo l\u2019ordine consueto, il gomito, la parete, il tavolo del salotto, la sedia sotto di lei. Un vago schiamazzare d\u2019anatre annunciava il termine della notte.<\/p>\n<p>Una volta il sogno fu interrotto da una violenta sensazione fisica che la ritrascinava di colpo tra i vivi: Teresa si sent\u00ec le guance infervorate, mentre il vestito le si incollava ai seni come impastato di mille piccolissime gocce. Una cascata le percosse il basso ventre. Corse in bagno decisa a fermare un\u2019emorragia, ma una volta l\u00ec la preoccupazione lasci\u00f2 il posto alla sorpresa: i suoi occhi si aprirono a indagare il vestito pulito, le mutande immacolate. Non c\u2019era alcuna traccia visibile di quella lotta sanguinosa. Ancora rantolava dall\u2019affanno. I suoi polmoni cercarono ossigeno nel moto delle mani che scorrevano sul meccanismo della finestra chiusa. Respirarono, e respir\u00f2 tutta la sua pelle, stagliata contro il rettangolo della finestra. Un brezza fresca accompagnava il suo sguardo mentre si posava sui muri degli edifici, i viali gi\u00f9 in basso, i pini in fila indiana. Un quadrato di luce accesa ancor\u00f2 i suoi occhi alla parete del palazzo di fronte. Si sofferm\u00f2 su quella forma. Pens\u00f2 di cambiarla a suo piacimento perch\u00e9 le sembr\u00f2 malleabile come un vaso d\u2019argilla al tornio. Le sembr\u00f2, ne era quasi sicura, che qualcuno avesse acceso quella luce l\u00ec per lei. Il quadrato divent\u00f2 un rombo, poi un cerchio, poi il cerchio si mise a vorticare in una spirale cremisi e prese ad ingoiare parole. \u00abcome ti chiami\u00bb dicevano le parole, e Teresa sempre rispondeva \u00abTeresa\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>****<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Epilogo<\/p>\n<p>Inizio<\/p>\n<p>Quella mattina Teresa si svegli\u00f2 prima del solito. Giovanni, piccolissimo, ancora dormiva. Avrebbe dormito per almeno altre due ore. Il giorno cominciava a seminare ombre dietro gli oggetti e il cielo faceva capolino tra gli squarci del soffitto. Una nebbiolina leggera avvolgeva la vita, fuori e dentro l\u2019appartamento in Via della Croce. Teresa si ferm\u00f2 a guardare i cespugli lungo il viale. Adesso, tra le gerbere, fioriva il suo nome. Non ne fu spaventata. Lasci\u00f2 le chiavi sul tavolo, che le assorb\u00ec nel sottobosco, e si chiuse la porta alle spalle. Mentre ascoltava la serratura scattare, un\u2019aria calda e confortevole che improvvisamente veniva da dentro le conferm\u00f2 d\u2019aver preso la decisione giusta.<\/p>\n<p>Teresa percorreva il Viale dell\u2019Incarnazione e contava i suoi passi dritti davanti ai piedi. Non avrebbe saputo spiegare a Giovanni, n\u00e9 a nessun altro, come fosse cambiata e perch\u00e9. Sapeva solo che non l\u2019aveva voluto: che, anzi, in principio l\u2019aveva combattuto, ma era stato completamente inutile. La verit\u00e0 era scandalosa: era venuto da s\u00e9 e lei non aveva potuto farci niente.<\/p>\n<p>Si sentiva schiacciata da un amore immenso e improvviso, che non riusciva a contenere. Era un vivere senza vivere, un morire ogni giorno di non essere morta. Privarsi dei propri contorni per abbracciare tutto, dimenticarsi della propria gabbia fino a levitare, leggerissima, incorporea come un granello di polvere: questo era il suo pi\u00f9 grande desiderio. Amore purissimo il suo nutrimento. Arresa, caduta tra le braccia d\u2019un amore troppo eterno per trascinarsi addosso il peso d\u2019una carne, Teresa riposava finalmente trafitta. Sentiva d\u2019essere solo all\u2019inizio di un sentiero aspro. Pensava a s\u00e9 stessa e si pensava in cima a un albero, sorretta d\u2019aghi come una foglia smarrita e poi raccolta. Fra rami di spine l\u2019aveva condotta la sua anima, bella come un quadro medievale, e tra parole di roccia, custodita da serpi e rovi, Teresa l\u2019aveva trovata nelle sue viscere ardenti. Mai pi\u00f9 l\u2019avrebbe persa: la sua anima era casa e dimora. La sua anima l\u2019aspettava alla fine del cammino. Adesso niente pi\u00f9 la turbava. Niente la spaventava.<\/p>\n<p>Passavano le anatre e i pini, flettendo le chiome gemmate. Tutto, intorno a lei, passava.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26562\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26562\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(parabola moderna) La strada si disegnava da sola quella mattina. Dopo tanto scavare di mani e risalire a palmi vuoti, i passi di Teresa anticipavano i suoi piedi e quelli si muovevano come dotati di vita propria: il sinistro si alzava sul marciapiede davanti al destro, il destro fuggiva ancora il sinistro, entrambi levitavano e [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26562\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26562\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":8232,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[359],"tags":[],"class_list":["post-26562","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2016"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26562"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/8232"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26562"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26562\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26577,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26562\/revisions\/26577"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26562"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26562"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26562"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}