{"id":26542,"date":"2016-02-26T19:47:06","date_gmt":"2016-02-26T18:47:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26542"},"modified":"2016-02-26T19:47:06","modified_gmt":"2016-02-26T18:47:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-risveglio-di-adriano-isernia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26542","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Risveglio&#8221; di Adriano Isernia"},"content":{"rendered":"<p>Apr\u00ec gli occhi ed avvert\u00ec subito il disagio, era sudato; ma non era questo che gli dava fastidio, piuttosto la sua testa. Era turbato da quello che aveva sognato. Non il solito concatenarsi, pi\u00f9 o meno illogico, di immagini e sensazioni, ma tutta la sua vita istante per istante, come se l\u2019avesse rivissuta in una notte. La luce del mattino filtrava inequivocabile attraverso le persiane, tuttavia non riusciva ad attribuirle un\u2019ora precisa\u2026era veramente mattina? Confuso e intorpidito, come se il sonno non lo volesse lasciare, gir\u00f2 lentamente la testa verso il comodino, istintivamente cercando qualcosa che lo rassicurasse. Ritrov\u00f2 le foto, alcune piccole, altre pi\u00f9 grandi, per lo pi\u00f9 in bianco e nero, qualcuna gi\u00e0 a colori: le poche immagini della sua vita sembravano ancora l\u00ec dove le aveva lasciate la sera prima , quando aveva spento la luce e si era addormentato. Si rigir\u00f2 e mentre fissava il soffitto si rese conto di non sentire alcun rumore, alcuna voce provenire da fuori, eppure la finestra era socchiusa. Fu allora che gli venne in mente che quella mattina (se era veramente mattina) sarebbe dovuta venire la signora delle pulizie; era sicuro fosse marted\u00ec e da anni ormai i giorni fissi delle pulizie erano marted\u00ec e venerd\u00ec, appunto. E allora, di l\u00ec a poco, sarebbe arrivata.<\/p>\n<p>Ritorn\u00f2 con un filo di angoscia al sogno della notte precedente: perch\u00e9 tutto cos\u00ec nitido e chiaro?<\/p>\n<p>Pens\u00f2 che fosse il caso di alzarsi ed allontanare cos\u00ec quelle inquietanti sensazioni. Si ritrov\u00f2 seduto sul letto senza ricordarsi di aver fatto n\u00e9 movimenti, tanto meno sforzi, per mettersi in quella posizione. Avrebbe dovuto fare colazione ma non aveva alcun stimolo di fame e l\u2019idea di dover mangiare si dissolse come il ricordo di un\u2019esperienza lontana nel tempo, che non gli apparteneva pi\u00f9. Si guard\u00f2 le mani poggiate sulle gambe, sui dorsi le vene scure affioravano dalla pelle slavata, quasi grigia, lucida e tirata che sembrava stesse per lacerarsi, come un foglio consunto dal tempo. Un diafano involucro che lasciava ormai intravedere la miseria del corpo; le ossa delle mani, delle dita, che un tempo, qualche volta, si era trovato ad immaginare, ora erano l\u00ec sotto i suoi occhi, le poteva toccare, un concreto e tangibile indizio di ci\u00f2 che sapeva essere il suo destino ma la cui idea, fino ad allora, aveva sempre scacciato lontano. D\u2019altro canto, dopo tutto, gli sembravano le sue mani di sempre, quelle di tanti anni prima, di quando ancora ragazzino si soffermava a guardarle e le trovava giuste, adeguate, eterne. Nell\u2019insieme non gli apparivano cambiate, anche adesso vi ritrovava le forme, i segni, i profili di un tempo, le sue mani avevano ancora la stessa faccia e le riconosceva benissimo nonostante il loro degrado fisico. Mentre continuava ad osservarle trasal\u00ec, dal suo passato era scivolato nuovamente nel sogno della notte trascorsa, dove erano finiti tutti i suoi ricordi. Aveva l\u2019impressione che la sua memoria non facesse pi\u00f9 parte di lui, della sua intimit\u00e0, la poteva s\u00ec vedere, ne riconosceva ogni istante ma non apparteneva pi\u00f9 a lui, era stata archiviata insieme a tutto ci\u00f2 che era stata la sua vita, poteva ancora accedervi, ma da estraneo. Era in piedi. A dispetto della decisa posizione di veglia, la sua mente continuava ad indugiare nelle foschie del primo risveglio. Da quel punto di vista pi\u00f9 elevato la stanza, nella luce di quel probabile mattino, appariva la stessa di sempre. I dettagli gli erano familiari: le venature del legno della testata del letto; la tenda sganciata che pendeva da cos\u00ec tanto tempo che ormai pareva non potesse starsene altrimenti; la ragnatela fra il lampadario ed il soffitto sempre l\u00ec, in alto, al riparo dalle stanche attenzioni della signora che ormai da anni periodicamente dava una sistemata alla stanza. Di nuovo gli sovvenne che quella mattina sarebbe dovuta venire, ma di nuovo quel pensiero dur\u00f2 un istante e come arriv\u00f2 cos\u00ec scomparve come si trattasse di un\u2019eventualit\u00e0 molto improbabile. Nel silenzio pi\u00f9 totale fece alcuni passi verso il piccolo tavolino appoggiato alla parete sul quale stava un grande specchio. La sua immagine riflessa fu come una sentenza. L\u2019inquietudine del risveglio divenne paura e, trepidante, avvicin\u00f2 il viso come per scrutarsi meglio e cercare di trovare una spiegazione a quanto gli stava accadendo. Arriv\u00f2 quasi a toccare lo specchio con il naso fissandosi le orbite buie; not\u00f2 impressionato che le sue narici non lasciavano aloni sul vetro; sgomento, non riusciva ad allontanarsi dalla tetra oscurit\u00e0 del suo volto, quando gli parve di sentire chiaramente sbattere il portone in fondo alle scale. Pens\u00f2 subito alla domestica che difatti aveva da sempre una copia delle chiavi. Si distolse dall\u2019immagine del suo viso riflesso e guard\u00f2 verso la porta della stanza in attesa che si aprisse da un momento all\u2019altro. Sperava che ci\u00f2 avvenisse il prima possibile, cos\u00ec da rompere l\u2019angosciante incantesimo che aveva avvolto il suo risveglio ma allo stesso tempo nutriva un forte dubbio, anzi, era pi\u00f9 che convinto dell\u2019impossibilit\u00e0 di ritrovare la quotidiana normalit\u00e0. Gli istanti passavano senza che nulla accadesse ed in poco tempo si arrese all\u2019evidenza che nulla sarebbe successo. Alla rassegnazione segu\u00ec un istante di assoluto terrore in cui fu quasi sopraffatto dal panico. Il peggior sospetto si impadron\u00ec della sua mente, era chiaro, addirittura banale e prov\u00f2 quasi imbarazzo per non essersene accorto subito. Nella sua lunga esistenza aveva pensato a quel momento infinite volte, si era immaginato l\u2019insieme di sensazioni e pensieri che avrebbe avuto; ma era un gioco di breve durata, subito rinviato, scacciato dai mille impulsi della vita che ininterrottamente travolgevano il suo corpo e la sua mente. Ora quegli stimoli si erano dissolti, non c\u2019era nulla che riuscisse a prenderne il posto, ad allontanare, mettere in fuga gli incubi del passato che, come d&#8217;altronde aveva sempre saputo, prima o poi sarebbero divenuti realt\u00e0, proprio come quella mattina.<\/p>\n<p>Si sedette e cerc\u00f2 di capire quale fosse il suo stato d\u2019animo. Era convinto che avrebbe dovuto sentirsi smarrito, impaurito, terrorizzato, insomma provare sensazioni orribili e con cautela, timoroso di quanto lo attendeva, tuttavia senza esitazioni, aveva deciso di abbandonarsi all\u2019abisso di quella condizione. Ma si rese conto che era ancora in grado di riflettere, pensare; queste funzioni non gli pareva potessero essere compatibili con la fine di tutto: di che cosa si trattava, allora? Incominci\u00f2 a cercare freneticamente nei cassetti un foglio, un pezzo di carta, anche usato, voleva scrivere, comunicare, lasciare una traccia. Trasmettere le impressioni, i sentimenti, i pensieri. Ma a chi, poi? Non se lo chiese neppure, che importava; chiunque fosse mai entrato in quella stanza andava bene. Non prese neanche in considerazione la possibilit\u00e0 che egli stesso fosse potuto uscire da l\u00ec e del fatto che avesse escluso a priori, come se fosse del tutto naturale, questa ipotesi se ne accorse mentre continuava a frugare tra le sue carte. Quando si rese conto di ci\u00f2 gli si spense ogni fremito, fu mortificato ogni desiderio, speranza, di poter ancora avere un rapporto con qualcuno e si abbandon\u00f2 sulla sedia svilito ed esausto. Il silenzio era totale, anche il suo respiro sembrava inghiottito nel vuoto della camera e tutto il suo corpo era muto. Chiss\u00e0 che ore erano, pens\u00f2. Si tast\u00f2 il polso, magro e nodoso, ma il suo orologio non c\u2019era; lentamente guard\u00f2 nella stanza, ci doveva pur essere una sveglia su un mobile o un orologio appeso da qualche parte. Ma fra quelle quattro mura non c\u2019era pi\u00f9 niente di attuale, niente che potesse rimandare ad un presente circostanziato ed accidentale, niente che facesse pensare al vitale divenire; sembrava tutto archiviato, tutto stabilito al di l\u00e0 di ogni incertezza, immune da ogni possibile cambiamento, insensibile ad ogni disturbo. Una bolla intorno alla quale il tempo continuava a fluire senza poterla attraversare, impenetrabile, come un piccolo scoglio di roccia nel mezzo di un fiume. Anche la luce che entrava dalla finestra era bella, calda, faceva intuire un cielo azzurro senza nuvole, ma era fissa, immobile, quasi monotona, come un istante reiterato all\u2019infinito. Quel luogo era un\u2019istantanea dei suoi ricordi e lui ne faceva ormai parte. Fuori, nel corridoio, sent\u00ec chiaramente delle voci, si alz\u00f2 di scatto e corse alla porta spinto pi\u00f9 dalla necessit\u00e0 di sapere qualcosa che dalla speranza di farsi sentire; accost\u00f2 l\u2019orecchio alla porta come per origliare, e rimase immobile nell\u2019avida attesa di cogliere una qualche parola che desse un minimo di senso a tutto ci\u00f2. Erano due donne, parlavano animatamente ma inizialmente non riusciva a capire di cosa discutessero, nel loro tono di voce, nella parlata, per\u00f2 c\u2019era un che di familiare. Mentre sentiva che si stavano avvicinando fu preso dall\u2019euforia, forse qualcosa stava finalmente accadendo. Erano sempre pi\u00f9 vicine e lui si fece ancora pi\u00f9 addosso alla porta per non perdere il minimo suono, il minimo rumore. Erano orami arrivate davanti alla stanza, pochi centimetri di muro li separavano, gli pareva di poterle quasi toccare ed era talmente eccitato che non prestava nemmeno attenzione a quello che stavano dicendo; poi, fra gli echi di quel dialogo indefinito, come un intuizione rivelatrice, colse il proprio nome. Allora- pens\u00f2 agitato- erano l\u00ec per lui! qualcuno era davvero venuto a cercarlo! Era sicuro che avrebbero alla fine aperto quella porta. Quella sua certezza fu invece travolta dal pi\u00f9 totale silenzio, non pi\u00f9 una voce, non pi\u00f9 un suono. Rimase un istante incredulo poi incominci\u00f2 convulsamente a spostarsi con l\u2019orecchio da un punto all\u2019altro cercando disperatamente di riprendere il filo che si era cos\u00ec improvvisamente, assurdamente interrotto. Ma nulla, niente, tutto finito. Quella porta era come una sottile diaframma lungo il quale due mondi si sfioravano, totalmente, irrimediabilmente incompatibili. Si sent\u00ec mancare il respiro, come se l\u2019avessero rinchiuso in una scatola senz\u2019aria. Incominci\u00f2 a tremare preso dal panico, ansimante prese a vagare per la stanza, avrebbe voluto correre ma era debole, muoveva le gambe estremamente magre con fatica e passo incerto. Lentamente arriv\u00f2 al letto e si sedette, stremato. Gli parve di riuscire a calmarsi. Si coric\u00f2, il tempo che aveva trascorso in quella stanza gli sembr\u00f2 infinito, un presente diventato sempre, immutabile; un luogo e un momento condanna per l\u2019eternit\u00e0. Rimase a guardare il soffitto della sua camera, era debole, non riusciva a pensare pi\u00f9 a nulla e si lasci\u00f2 dolcemente sopraffare dal sonno. Nel limbo tra veglia e oblio prima di addormentarsi, ebbe un fremito, la speranza che al suo risveglio tutto sarebbe tornato come prima.<\/p>\n<p>Apr\u00ec gli occhi ed avvert\u00ec subito il disagio, era sudato; ma non era questo che gli dava fastidio, piuttosto la sua testa. Era turbato da quello che aveva sognato\u2026<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26542\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26542\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Apr\u00ec gli occhi ed avvert\u00ec subito il disagio, era sudato; ma non era questo che gli dava fastidio, piuttosto la sua testa. 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