{"id":26518,"date":"2016-02-26T19:20:28","date_gmt":"2016-02-26T18:20:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26518"},"modified":"2016-02-26T19:20:28","modified_gmt":"2016-02-26T18:20:28","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-un-mondo-che-fra-poco-esplode-di-tonia-curcio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26518","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Un mondo che fra poco esplode&#8221; di Tonia Curcio"},"content":{"rendered":"<p>Lo stormo di storni che la sovrastava nel cielo continuava a terrorizzarla con le sue evoluzioni prive di coerenza e logica. Quell\u2019essere fatto di micro particelle animate fluttuava nell\u2019aria assumendo di volta in volta forme che recavano un senso di minaccia. La stavano cercando, lei lo avvertiva nello stomaco, e nel tentativo di stanarla spiegavano tutte le forze e un numero infinito di piume. Quando una virata improvvisa sembr\u00f2 puntare in direzione della panchina su cui era accovacciata, Mina lanci\u00f2 un urlo strozzato e si copr\u00ec la testa arruffata con gli avambracci. \u00a0Maledisse l\u2019agente di polizia ferroviaria che l\u2019aveva cacciata dalla sala d\u2019attesa. L\u00ec si sentiva al sicuro, e poi c\u2019era la musica d\u2019orchestra che usciva sibilando da un punto indeterminato del soffitto.<\/p>\n<p>Si sforzava di modulare la quarta sinfonia di Mahler trasmessa dall\u2019altoparlante, poco importava se gli altri percepissero solo il fastidioso mugolio di una vecchia.<\/p>\n<p>Le veniva facile, ora, sostenere lo sguardo degli altri. L\u2019incoscienza l\u2019aveva resa come un animale addomesticato dagli occhi vacui, nei quali riconosci un guizzo di curiosit\u00e0 solo se fiuta il cibo che hai sul palmo della mano. Gli sguardi altrui e il carico di pena che contenevano non la mettevano a disagio, ma solo perch\u00e9 negli anni aveva perso i normali parametri della percezione umorale. Non sentiva pi\u00f9 imbarazzo, odio, empatia. Aveva disimparato l\u2019amore.<\/p>\n<p>Solo un senso di persecuzione profondo e incomprensibile le ricordava cosa significasse avere paura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0\u2026pfsssz\u2026voi, fanciulli d\u2019Italia sentirete la soddisfazione di servire questa terra fulgida, di obbedire all\u2019alto e sublime comando del Re e del Duce\u2026pfsssz\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0<\/em>\u201cForza ragazzi, alzate tutti il braccio destro come impone la nostra tradizione. Su, metteteci vigore, la mollezza non \u00e8 ammessa, specie nell\u2019istante in cui salutiamo e onoriamo il nostro amato Duce, perch\u00e9 lui rappresenta\u2026Marozzi?\u201d<\/p>\n<p>\u201cLustro e speranza del popolo italiano, signora maestra!\u201d<\/p>\n<p>\u201cBene, Marozzi, e sai dirmi per quale motivo dobbiamo andare cos\u00ec fieri del nostro retaggio culturale?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 in noi rivive la grandezza dell\u2019Impero Romano e dei suoi condottieri, uomini che si sono distinti per la forza fisica e il valore morale.\u201d Disse impettito Marozzi, sentendosi, un istante dopo, collo e guancia sinistra sferzate da una moltitudine di palline inzuppate di saliva.<\/p>\n<p>\u201cHai detto bene, Marozzi, ognuno di voi, cari ragazzi, \u00e8 legittimo erede della nobilt\u00e0 di questi uomini che hanno cambiato il corso della storia. In te, Marozzi, scorre il sangue di Lucio Artorio Casto, in te, Guglielmi, batte il cuore di Tito Quinzio Flaminino, i tratti somatici di Publio Cornelio Scipione sono ravvisabili nella sporgenza dei tuoi zigomi, Garrulo.<\/p>\n<p>\u201cNon dimenticatelo mai, voi siete l\u2019eredit\u00e0 della gloria di Roma. Voi, che avete sane radici italiche.\u201d Il rumore dei tacchi della maestra che avanzava lungo le corsie tra i banchi pareva cadenzare un discorso letto, ripetuto tante volte e imparato a memoria.<\/p>\n<p>\u201cQuesto mi aiuta a spiegarvi, ma soprattutto aiuta voi a capire perch\u00e9 qualche settimana fa avete dovuto salutare alcuni dei vostri compagni, giustamente espulsi da questo istituto per essere una \u00a0minaccia alla purezza e alla conservazione della razza. Lo studio, purtroppo, non serve a colmare lacune che hanno a che fare col DNA. Lo studio deve essere un privilegio solo vostro perch\u00e9 solo a voi appartiene il futuro.<\/p>\n<p>E ora ascoltiamo la radio, siate partecipi del messaggio che il Duce vorr\u00e0 comunicare ai futuri servitori della patria.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Migliaia di laringi trillavano l\u2019esasperazione che si cela dietro ogni migrazione. Le geometrie fluide che quell\u2019incessante sbattere d\u2019ali provocava in cielo parevano prendersi gioco di lei, ora minacciando di colarle addosso, ora piegando di colpo nella direzione opposta.<\/p>\n<p>Doveva andare via da l\u00ec, ma senza allontanarsi troppo dalla stazione. In fondo quello era il posto in cui si sentiva pi\u00f9 al sicuro, soprattutto se c\u2019era qualcuno nelle immediate vicinanze in attesa del suo treno, che seppure le rivolgeva uno sguardo di affettata commiserazione, non era certo l\u00ec per tutelarla. Torn\u00f2 di soppiatto nella sala d\u2019attesa, dopo aver visto allontanarsi il tizio che l\u2019aveva cacciata mentre riceveva altre segnalazioni da una ricetrasmittente. Dentro, il termostato registrava almeno dieci gradi in pi\u00f9 rispetto alla reale temperatura che all\u2019esterno l\u2019aveva pi\u00f9 volte costretta a frizionarsi le braccia mettendolo ancora pi\u00f9 in evidenza: il brutto segno che aveva sull\u2019avambraccio, quello che sua madre, una volta, si ostinava a giustificare come un marchio avuto dalla nascita per volere del Signore. Uno stigma a forma di croce, perch\u00e9 gli altri vedessero in lei un miracolo.<\/p>\n<p>Dalla sacca di nylon tir\u00f2 fuori l\u2019ultimo pezzo di focaccia che aveva recuperato dal cassonetto, ormai ridotta a un foglio di cartone nella consistenza e nel sapore. Prima di addentarlo, lo aveva girato e rigirato davanti agli occhi come a fotografarne una fragranza che percepiva solo lei, con la stessa felicit\u00e0 che mostrerebbe un bambino di fronte a una colata di cioccolato fuso.<\/p>\n<p>Prese posto accanto a un omino in giacca e gilet, che Mina ignorava essere di originale harris tweed. Divor\u00f2 il pasto di una giornata in tre bocconi pieni di muta soddisfazione, senza essere distratta dall\u2019uomo piccolo alla sua destra, che nel gesto istintivo di cambiare sedia, mostrava senza troppa sottigliezza il desiderio comune di aggirare la realt\u00e0, specie quando \u00e8 troppo sporca, maleodorante e rischia di macchiare il gilet.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u2026pfsssz\u2026<\/em><em>coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito ad imitazioni, o peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra piet\u00e0\u2026pfsssz\u2026\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non poteva pi\u00f9 cambiare strada ora che era\u00a0 entrata nel loro campo visivo. Non pot\u00e9 fare a meno di rimproverarsi per questa distrazione, perch\u00e9 ne valeva della sua dignit\u00e0 se le andava bene, della sua vita se le andava male. Prov\u00f2 a fare finta di niente, stando attentissima a non incrociare i loro occhi e aumentando il passo oltre al battito cardiaco.<\/p>\n<p>\u201cHullall\u00e0, guarda chi si vede! Te ne vai indisturbata per i nostri quartieri come se niente fosse. Tanto lo sappiamo chi sei. \u00c8 inutile che cerchi di nasconderti in mezzo a noi, si sente dalla puzza che sei un\u2019immigrata ebrea del cazzo,\u201d ringhi\u00f2 Saverio che, per quanto si sforzasse di apparire cattivo, aveva tutte quelle graziose lentiggini coese a ingentilirgli i lineamenti e a vanificare ogni sforzo.<\/p>\n<p>\u201cE dai, lasciala stare, non vedi che tiene gli occhi bassi? Sa bene che non li deve alzare in nostra presenza,\u201d gli aveva bofonchiato nelle orecchie Nunzio, il suo migliore amico, quello che ora indugiava un po\u2019 troppo sull\u2019orlo della gonna che cadeva appena sotto il ginocchio di Mina, quello che in fondo la difendeva sempre, che una volta si era preso uno sputo in pieno volto per essersi inserito in mezzo alla traiettoria di lancio, che riusciva a scongiurare possibili atti di violenza scivolando egregiamente nell\u2019oltraggio verbale ma fisicamente innocuo, insomma quello di cui Mina era un po\u2019 innamorata. Il suo primo <em>Amore<\/em>, malgrado tutto.<\/p>\n<p>Non osava guardarli in faccia, ma si sentiva trafiggere ugualmente dall\u2019odio dell\u2019uno e dalla piet\u00e0 dell\u2019altro.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 succedeva? Non smetteva mai di chiederselo. Prima, non aveva mai dubitato della sua bellezza, quando sapeva come sfruttarla per avere intorno a s\u00e9 tutti gli amici che desiderava.<\/p>\n<p>\u201cEhi, occhietti blu, non fai la smorfiosetta ora? Mi ricordo bene di quando ridevi di me con le tue amiche. Dove sono le tue amichette ora? Non \u00e8 che ti hanno voltato le spalle perch\u00e9 sei una lurida puttana ebrea? Ha riso di me!\u201d continu\u00f2 Saverio, dando di gomito a Nunzio dal quale di aspettava uno sguardo sardonico che non arriv\u00f2.<\/p>\n<p>\u201cTe la faccio pagare una volta per tutte,\u201dfin\u00ec per dire, poi le era piombato addosso, afferrato un braccio nell\u2019intenzione di torcerlo, cos\u00ec, tanto per sentirla urlare. Smettendo per un istante di fissarle le gambe, Nunzio afferr\u00f2 l\u2019amico per la nuca e lo stratton\u00f2 indietro, \u201cche cazzo fai? Proprio qua in piazza, coglione? Andiamocene, hai gi\u00e0 attirato troppa attenzione.\u201d Riluttante, l\u2019amico si era aggiustato il collo della camicia, aveva sputato ai piedi di Mina, \u201cguardati le spalle, troia.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nunzio.<\/p>\n<p>Ricordava e custodiva quel nome ancora adesso, anche se non sapeva pi\u00f9 cosa rappresentasse. Quando fuori si moriva di freddo e lei trovava riparo dentro ai vagoni di un treno fintanto che la cacciassero, spesso si sorprendeva a scrivere quel nome sui finestrini appannati dal vapore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Frequentava soprattutto due amici con i quali si allenava a giorni alterni nelle nove ore extrascolastiche che gli toccavano: Saverio e Miro. Dal modo in cui si mettevano all\u2019attenti ogni volta che Nunzio proponeva qualcosa, dall\u2019impegno che profondevano anche solo per farlo ridere, si capiva benissimo che fosse il capo, ma la cosa non gli dava poi tanta soddisfazione. A lui interessava solo una ragazza, una ragazza con gli occhi blu che si chiamava Mina. Per lei trascorreva volentieri le ore a pompare i muscoli nell\u2019attesa di sentire un giorno le sue piccole mani scorrergli addosso e fremere a ogni curva. Nel frattempo, per\u00f2, doveva tenere a bada quelli che l\u2019avevano presa di mira. Era gi\u00e0 fin troppo doloroso non incrociarla pi\u00f9 nei corridoi della scuola.<\/p>\n<p>Anche in seguito alla sconvolgente scoperta, lui continuava a desiderarla nello stesso identico modo, soprattutto di notte, al caldo, sotto le coperte. Pensava ai suoi occhi, alle labbra gonfie, al seno che l\u2019uniforme scolastica costringeva a discapito di un minuscolo bottone che lui solo aveva notato mancare all\u2019appello. Sognava di aprire lentamente quell\u2019uniforme, scoprendo lembi di pelle nuda man mano che sfilava dalla rispettiva asola un bottone dopo l\u2019altro.<\/p>\n<p>Non provava affatto senso di colpa nel desiderare l\u2019amore di un\u2019ebrea. Sbagliava, forse, a non provare repulsione di fronte alla prospettiva di incollare il suo corpo possente, lasciatogli in eredit\u00e0 da Ottaviano Augusto, a quello bellissimo, caldo e palpitante di una razza inferiore riconosciuta e accertata? Una catastrofe genetica aveva prodotto per sbaglio il risultato divino che era Mina.<\/p>\n<p>Non pensava ad altro che a essere inondato dall\u2019inchiostro dei suoi riccioli in cos\u00ec aperto contrasto con il colore nordico delle iridi, di rischiare l\u2019annegamento per effetto di quella cascata fluente, mentre sotto di lei avrebbe arpionato le natiche a piene mani, come un naufrago prima di abbandonare ogni speranza.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u2026pfsssz\u2026la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorit\u00e0 nettissime\u2026pfsssz\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Un attimo prima guardava sua madre tutta tesa all\u2019ascolto e intenta a martoriarsi le unghie con i denti, un attimo dopo vedeva suo padre sradicare e scaraventare quella radio quasi nuova che avevano a lungo desiderato regalarsi.<\/p>\n<p>Sua madre si era alzata dalla sedia producendo quel tipico schiocco che proviene dai legamenti quando sono al massimo della tensione. Quante volte l\u2019aveva sentita lamentarsi dei reumatismi al ginocchio e subito dopo aggiungere \u201cmille piccoli dolori sono sempre meglio di un grande dolore.\u201d<\/p>\n<p>Si era precipitata a prendere tra le mani il viso stravolto del marito per strappargli dagli occhi la crudele rassegnazione che vi leggeva. \u201cSono solo parole, Aldo, solo parole.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPap\u00e0?\u201d sussurr\u00f2 Mina, mentre si sforzava di trovare una spiegazione a quel gesto. Non poteva pi\u00f9 ascoltare le canzoni d\u2019amore n\u00e9 quei jingle pubblicitari cos\u00ec divertenti. Guardava le spalle ricurve di suo padre accasciato sullo sgabello e pensava a quanto fosse dimagrito nelle ultime due settimane, da quando aveva perso il lavoro. Quasi non lo riconosceva. Uno scricciolo d\u2019uomo.<\/p>\n<p>\u201cPap\u00e0?\u201d azzard\u00f2 l\u2019alzata di un tono.<\/p>\n<p>\u201cTi prego, Mina, torna nella tua stanza,\u201d biascic\u00f2 sua madre, frizionandosi nervosamente le tempie.<\/p>\n<p>Il tappeto attut\u00ec il rumore dei passi rapidi lungo il corridoio che portava in camera. Si chiuse all\u2019interno senza produrre il minimo rumore. Il letto era ancora sfatto. Ci croll\u00f2 sopra spingendo con i piedi le lenzuola fino a lasciarle cadere sul pavimento in un fruscio vaporoso. Come far\u00f2 a sentire la musica, continuava a chiedersi, provando allo stesso tempo vergogna per la sfacciataggine con cui metteva in primo piano sempre e solo le sue esigenze.<\/p>\n<p>Sul soffitto, le stelle che suo padre aveva disegnato per lei con una vernice color oro mostravano dei rigonfiamenti d\u2019aria e alcune crepe lungo i contorni. Le si sgretolavano addosso giorno dopo giorno, ma non se ne curava, perch\u00e9 anche cos\u00ec malridotte le ispiravano la fantasia pi\u00f9 bella: lei in compagnia del suo <em>Amore<\/em> sotto un cielo di stelle, quello vero. Le venne subito in mente la canzone della Natali che ultimamente passavano per radio. Prov\u00f2 a intonare: \u201cPiccole stelle che brillate a sera, parlate voi d\u2019amor a chi m\u2019ha preso il cuor. Ditegli che il mio cuore aspetta e spera che io l\u2019amo ancor, piccole stelle d\u2019or,\u201d le venne spontaneo portarsi la mano all\u2019inguine per accarezzarsi proprio come immaginava dovesse essere il tocco dell\u2019<em>Amore<\/em>.<\/p>\n<p>Il suo cielo le frantumava addosso, squame ramate, come di serpente, le piovevano sulle palpebre socchiuse, sulle labbra umide fino a concentrarsi l\u00ec, in quel punto preciso. Ancora un istante\u2026 ancora uno, prima che l\u2019oro fuso delle stelle bagni le lenzuola.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Il fiore di plastica rosa. Lo aveva strappato dalla ghirlanda commemorativa poggiata ai piedi della statua equestre sul marciapiedi opposto all\u2019ingresso in stazione. Era scappata con la refurtiva nei bagni pubblici, e ora si specchiava tutta soddisfatta mentre infilava il fiore tra i capelli radi. Quando lo specchio ancora le restituiva la sua chiostra di denti neri, una pressione allo stomaco la pieg\u00f2 in due. Il contenuto del suo stomaco non fece in tempo a centrare il water e stamp\u00f2 sul pavimento la versione organica della ghirlanda che da mesi, ormai, rubava la sua attenzione.<\/p>\n<p>Non mangiava da giorni e quando si ricordava di farlo era sempre questo il risultato. L\u2019uomo che era entrato nel bagno e l\u2019aveva trovata intenta a pescare qualcosa dal vomito \u2013 un fiore? \u2013 sacrament\u00f2 e richiuse la porta, lasciando Mina a sistemarsi la rosa nei capelli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0\u2026pfsssz\u2026il treno del Fuhrer \u00e8 entrato in Italia\u2026 dal Brennero a Roma l\u2019Italia ha salutato il Fuhrer con la sua schietta anima popolare\u2026pfsssz\u2026il fascio littorio si unisce alla croce uncinata e intrecciano nel vento i colori delle due nazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>L\u2019avevano costretta a seguirli fino al boschetto di giunchi adiacente al lungofiume. Appena uscita dal fornaio, si era sentita la punta acuminata di quello che doveva essere un coltellino a serramanico in un punto imprecisato della spina dorsale, \u201cvedi di non fare la stronza e non ti succede niente, ma guai a strillare.\u201d Erano loro, Saverio e Miro, gli amici di Nunzio, ancora loro, ma senza di lui, stavolta. La punta del coltello le aveva forato la camicetta, e se non smetteva di tremare tutta, la sua pressione le avrebbe presto aperto un taglio. Le si erano posti accanto come due pilastri, ognuno di loro con un braccio intorno alle sue spalle e s\u2019incamminavano come fossero amici, salutando con cenni gentili tutti quelli che indugiavano troppo sul volto pallido della ragazza. Bastava una pacca sulle spalle, un inchino, una strizzata d\u2019occhi per rafforzare l\u2019idea condivisa che \u00e8 sempre meglio farsi i fatti propri. Solo Nunzio poteva salvarla e lui non c\u2019era.<\/p>\n<p>Durante il cammino Saverio le accarezzava il collo, facendo scivolare le dita nell\u2019incavo che separa le scapole. Attraversarono un ponticello d\u2019assi per raggiungere il greto sul lato opposto all\u2019area abitata. Tra i giunchi alti quasi due metri uscirono fuori due tizi dai capelli cortissimi che Mina non ricordava di aver mai incontrato.<\/p>\n<p>Il braccio di Saverio, che fino ad allora non aveva mai schiodato dalle spalle di Mina, fendette l\u2019aria come uno staffile per riprodurre la rigida fierezza del saluto romano. Gli altri due risposero al gesto quasi nello stesso istante. Fu uno dei due sconosciuti a rompere un silenzio inusuale per cinque adolescenti nello stesso posto, \u201cstiamo per farti un regalo, bambina, un regalo che potrai esibire per tutta la vita.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSarai il manifesto su cui gli altri leggeranno l\u2019unione, l\u2019alleanza,\u201d aggiunse Saverio, mettendosi una mano sul cuore.<\/p>\n<p>Mina era troppo terrorizzata per notare subito il piccolo fal\u00f2 acceso a qualche metro da loro. Le arrivava solo un sentore di legna fresca bruciata. Quando si gir\u00f2, vide quello che aveva parlato per primo armeggiare accanto al fuoco. Schioccando la lingua contro il palato, le mostr\u00f2 quello che aveva in mano, del fil di ferro piegato a formare una sorta di zeta. Saverio si era avvicinato al fuoco, aveva estratto un ramoscello incandescente e ora dava fuoco a una pagliuzza per fumarsela. \u201c\u00c8\u00a0 con questo, sai, che ti marchiamo! No, tranquilla, non con questo volgare pezzo di legno, lo faremo con il ferro, perch\u00e9 noi non vogliamo sfregiarti, no, noi vogliamo fare un lavoro pulito, senza sbavature.<\/p>\n<p>\u201cGuarda, l\u2019esperto l\u00ec si chiama Donato. \u00c8 un fabbro da generazioni, cio\u00e8 suo padre \u00e8 fabbro da generazioni e lui sta imparando il mestiere. Ha realizzato per te qualcosa di speciale, qualcosa che ti render\u00e0 speciale e non dovrai pi\u00f9 vergognarti di essere quella che sei, non tanto, perch\u00e9 tu avrai un segno che ti nobiliter\u00e0. \u2018Nobilitare\u2019 \u00e8 una bella parola, no? Oggi a scuola l\u2019hanno usata tante volte. Ma tu non puoi capirla, tu che ne sai di nobilt\u00e0, ma noi ti vogliamo fare un regalo, ti vogliamo regalare un po\u2019 di questa nobilt\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 pronto!\u201d lo interruppe uno di loro. Avrebbe parlato volentieri per un altro quarto d\u2019ora perch\u00e9 amava da matti il terrore che colava gi\u00f9 dagli occhi di Mina e le bagnava zigomi, mento, collo. Si consol\u00f2 afferrandole i polsi e sdraiandola sul terreno limaccioso. L\u2019attorniavano tutti, chi per tenerla ferma, chi per strapparle la camicia, chi per ficcarle in gola un frammento della stessa camicia perch\u00e9 le urla non arrivassero troppo lontano.<\/p>\n<p>Lei aveva perso ogni speranza di essere salvata e ora pregava solo di morire presto; Saverio e Miro mettevano pi\u00f9 forza del dovuto, non si erano nemmeno resi conto che ormai non opponeva la minima resistenza. Quando arriv\u00f2 il dolore la prima volta, lei era gi\u00e0 rarefatta, quando arriv\u00f2 la seconda volta, i suoi occhi sgranati ingannarono tutti i presenti che fosse ancora cosciente.<\/p>\n<p>Si era svegliata dopo molte ore, buio tutt\u2019intorno. Il bruciore sembrava coinvolgere ogni fibra del suo corpo, quando invece dipanava da un unico punto. L\u2019odore di carne bruciata si mescolava a quello umido della notte. Si meravigli\u00f2 nello scoprire quanta paura avesse a stare l\u00ec da sola, anche ora che non c\u2019erano pi\u00f9 quei mostri che l\u2019avevano sequestrata. \u201cPap\u00e0&#8230;\u201d grid\u00f2 issandosi sui gomiti. Poi grid\u00f2, ancora e ancora fino a disfarsi in un pianto disperato di fronte alla consapevolezza che, no, le sue preghiere non erano state accolte: era viva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I ricordi. I ricordi di una vita, andati chiss\u00e0 dove. Un involucro secco pronto a disfarsi a ogni vibrazione, questo era diventata. Dal buco nero che era la sua memoria, ogni tanto stillava un nome, un volto, un luogo, ma nulla capace di diradare la nebbia: il nome restava un nome, il volto un volto, il luogo un luogo. Mina nasceva e moriva ogni giorno. Ogni giorno nasceva alla stessa ora, quella in cui il sottopassaggio dove soggiornava echeggiava voci e passi in una misura impossibile da ignorare. Ogni notte moriva quando la luce artificiale dei neon le suggeriva che era ora di dormire dalle ombre che proiettava sui muri.<\/p>\n<p>Nasceva aprendo gli occhi, moriva chiudendoli, in mezzo niente.<\/p>\n<p>A che serve ricordare?<\/p>\n<p>Pu\u00f2 servire ricordare le urla isteriche di una madre quando finalmente vede tornare, barcollando sulla ghiaia del viale di casa, la figlia in evidente stato di shock? Pu\u00f2 servire ricordare lo sguardo pazzo di un padre, mentre esce in strada brandendo una mazza e si mette a rincorrere un fantasma? Serve ricordare il bruciore di una ferita fresca ravvivato dal sale delle lacrime che ci stai versando sopra?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u2026pfsssz\u2026e ora per la gioia delle nostre amate mogli, madri e sorelle a casa, una canzone d\u2019amore \u2026pfsssz\u2026piccole stelle\u2026parlate\u2026ditegli\u2026triste\u2026spera\u2026 mai pi\u00f9\u2026pfsssz\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>\u201cCosa avete fatto?\u201d Nunzio non voleva crederci. Individu\u00f2, dal gelo che propagavano, le gocce di sudore che non avevano nulla a che fare con l\u2019allenamento delle ultime due ore.<\/p>\n<p>\u201cNon ci senti, N\u00f9? Sturati le orecchie allora perch\u00e9 non lo voglio pi\u00f9 ripetere,\u201d disse Saverio tirando fuori una sigaretta dall\u2019astuccio di metallo che aveva rubato al padre, \u201cuna svastica, fatta ad arte, sul suo braccio. Peccato per te che non c\u2019eri, ti saresti divertito, a un certo punto gli \u00e8 pure saltata fuori una tetta. E c\u2019avevi visto giusto, c\u2019avevi, a dire che \u00e8 una gran fica, dopo tut..\u201d Nunzio gli si era gettato addosso e lo teneva per il collo, \u201cti ammazzo, figlio di puttana, giuro che lo faccio se scopro che questa storia \u00e8 vera.\u201d<\/p>\n<p>Saverio non aveva neppure fatto in tempo a sputare la sigaretta, e ora attraverso di essa aspirava quel poco d\u2019aria che poteva utilizzandola come una cannuccia sott\u2019acqua. Quando finalmente sent\u00ec allentare la presa, la trachea gli bruciava pi\u00f9 per effetto delle aspirazioni involontarie che per la stretta. Toss\u00ec per qualche secondo, intercalando, tra un singulto rauco e l\u2019altro, \u201callora uccidimi ora perch\u00e9 \u00e8 proprio cos\u00ec che \u00e8 andata.\u201d<\/p>\n<p>Ma Nunzio gi\u00e0 lo sapeva che era andata cos\u00ec. Era successo e lui non aveva potuto impedirlo. Mentre ancora meditava incredulo sugli effetti orribili che il marchio doveva aver impresso sulla pelle candida e perfetta di Mina, qualcuno lo inchiod\u00f2 con le spalle al muro di mattoni che circondava il campo sportivo, dove fino a pochi istanti correva con i suoi pi\u00f9 cari amici. In quattro lo tenevano fermo a stento. Saverio si massaggiava ancora il collo, ma dalla sua faccia era scomparso ogni segno di timore, \u201cche fine di merda hai fatto N\u00f9, non pensare che non ce ne siamo accorti, qui tutti sanno, ma nessuno ha parlato, nessuno ti ha mai rotto i coglioni, fino a ora. Di tante fiche, dico, ma di tante fiche che circolano, guarda di chi si va a innamorare \u2018sto gonzo. Altrimenti perch\u00e9 cazzo non ti avremmo parlato della nostra spedizione. Pensi che mi sono divertito a tenerti la cosa nascosta, come uno sporco traditore? Che avremo fatto poi di male? Pensi che mi fa piacere quando ti vedo sbavare per quella? Quando fai il duro con lei, ma poi subito te la svigni sul pi\u00f9 bello? Cacasotto, sei un povero cacasotto e non meriti la nostra amicizia. Non ti conviene, fidati, rimani solo come il cane che sei. A proposito, lo sai che la tua ebrea se ne va? Ho sentito dire che si trasferisce, esce di scena e tanti saluti al tuo cazzo che non avr\u00e0 un\u2019altra occasione cos\u00ec facile.<\/p>\n<p>\u201cDai, Nun\u00f9, non fare quella faccia.\u201d<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 robusto tra i ragazzi che immobilizzavano Nunzio si era messo alle sue spalle per serrargli il collo nell\u2019avambraccio e costringerlo, con il ginocchio dietro la schiena, a una posizione eretta che gli consentisse di guardare Saverio dritto negli occhi, \u201cnon perdere la speranza, che l\u2019amico tuo ha gi\u00e0 pensato a tutto.\u201d<\/p>\n<p>Gli altri si davano un gran da fare per bloccargli gli arti finch\u00e9 Saverio non fece loro un cenno con la mano, come a dire \u2018atterratelo\u2019. Prese posto accanto a Nunzio che aveva il petto schiacciato contro il suolo, incapace di fare qualsiasi movimento. Si sfil\u00f2 dalla tasca la sigaretta che finalmente si augurava di godersi. Appoggi\u00f2 un piede sull\u2019altro sopra la schiena di Nunzio: \u201cora te lo dico io che facciamo\u201d aveva sbuffato insieme al fumo, \u201ce vedi che pure tu ci guadagni, anche se sei un ingrato, anche se dici che mi vuoi ammazzare. Eh s\u00ec, voglio offrirti l\u2019occasione che cerchi, te la metto proprio sotto il naso, che non puoi dire di no. Perch\u00e9 sono il tuo migliore amico.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u2026 pfsssz\u2026<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em>Te lo ricordi Mina? Ti ricordi quando a sedici anni hai perso tutto? Ti hanno messo in quarantena perch\u00e9 il tuo sangue ebreo rischiava di inquinare il mondo. Come puoi non ricordare, non capita mica a tutte di <em>subire<\/em> tanta attenzione.<\/p>\n<p>E il tuo <em>Amore<\/em>, quello almeno te lo ricordi? Ti ricordi quando te lo ritrovasti dentro casa, assieme a quegli altri, e ti sentisti come un ratto stanato nella fogna. Eri sola perch\u00e9 tuo padre era stato convocato per l\u2019ennesima volta a fare inutile mostra dei suoi documenti, fogli firmati da persone importanti, persone che gli avevano assicurato la protezione, mentre tua madre si stava guadagnando le ultime due lire in sartoria, prima di partire. Avevate programmato di partire, di lasciarvi tutto alle spalle per ricominciare una nuova vita, lontano.<\/p>\n<p>Come fai a non ricordare il frastuono dei vetri infranti, sulle prime ti era sembrato un colpo di pistola, poi avevi visto la pietra ai piedi della credenza dove tua madre teneva le statuine di porcellana. Te le ricordi, le statuine? La ballerina era la tua preferita, o no? Forse i fidanzatini sotto il lampione.<\/p>\n<p>Insomma, vuoi farmi credere che non ti ricordi della volta in cui quei ragazzi furono cos\u00ec gentili da venire fino a casa tua, per salutarti e augurarti buon viaggio. C\u2019era il tuo <em>Amore<\/em> tra di loro, non puoi non rammentare, Nunzio, Nun\u00f9 per gli amici.<\/p>\n<p>La pietra l\u2019aveva scagliata Saverio, mentre Nunzio con il pugno fasciato si era aperto un varco nel vetro quel tanto che bastava a infilarci un braccio per aprirla dall\u2019interno.<\/p>\n<p>Erano entrati.<\/p>\n<p>Due di loro, che chiaramente non ricorderai, avevano perlustrato la casa in fretta, poi, in camera dei tuoi, si erano calati i pantaloni e avevano imbrattato lenzuola e cuscini del loro nobile e incorruttibile piscio patriottico. Tornando indietro, erano stati bravi a sfasciare qualsiasi cosa gli capitasse a tiro prima di uscire a piantonare la casa, appoggiati al muretto di cinta che confinava con la strada.<\/p>\n<p>Ricordi? Siete rimasti in tre: tu, impalata nel soggiorno con le ginocchia che minacciavano di cedere da un momento all\u2019altro, Saverio, con il suo sorriso obliquo e tutte quelle lentiggini sul naso, sulla fronte, sulle palpebre, Nunzio, occhi fermi, definitivi, come quelli di chi ha appena letto una verit\u00e0 assoluta negata al resto dell\u2019umanit\u00e0. In un attimo avevi capito che il primo <em>Amore<\/em> della tua vita se ne stava andando assieme all\u2019ultimo.<\/p>\n<p>Come al solito, l\u2019iniziativa l\u2019aveva presa Saverio torcendoti un braccio dietro la schiena e spingendoti lungo il corridoio fino in camera tua. Nunzio vi stava alle spalle e tu, se ben ricordi, avevi notato con quanta fame spostasse quegli occhi dalla carta da parati alle lenzuola, dalla camicia da notte adagiata sulla poltrona alle stelle d\u2019oro che aveva sopra la testa. Intanto, Saverio ti aveva gettato sul letto e ti spogliava senza guardare nient\u2019altro che non fossero le tue cosce, i tuoi seni, i tuoi fianchi. Poi all\u2019improvviso gli occhi gli erano caduti sul marchio: quella pelle sottile e raggrinzita doveva avergli suscitato un senso di repulsione per nasconderti il braccio sotto il cuscino! Tu facevi fatica a respirare, figuriamoci a ribellarti o gridare.<\/p>\n<p>Quando Nunzio aveva finito di esaminare ogni dettaglio che si trovava nella stanza, si era avvicinato al letto dal quale tu provavi a rivolgergli sguardi di supplica.<\/p>\n<p>Di\u2019 la verit\u00e0, per un momento hai creduto che ti salvasse, come aveva sempre fatto, che afferrasse Saverio per i capelli e lo trascinasse fuori dalla tua stanza, che rientrasse in ginocchio solo per chiederti \u201cperdonami\u201d, e invece si era messo alle spalle di Saverio che si affaccendava a slacciarsi la cintura dei pantaloni solo per dirgli \u201cprima io.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u2026pfsssz\u2026piccole stelle\u2026parlate\u2026ditegli\u2026triste\u2026spera\u2026 mai pi\u00f9\u2026pfsssz\u2026<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La luce del mattino riflessa dalla pensilina le inond\u00f2 le palpebre di caldo stupore.<\/p>\n<p>L\u2019odore del tabacco e dei giornali appena stampati, il fruscio dei passi, le vibrazioni causate dal treno in arrivo, il cicaleccio delle signore che attendevano di salire, un cielo terso come non capitava da settimane, erano tutti l\u00ec a vederla nascere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>( Liberamente ispirato al testo di una canzone dei Tre Allegri Ragazzi Morti, <em>Mina <\/em>)<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26518\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26518\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo stormo di storni che la sovrastava nel cielo continuava a terrorizzarla con le sue evoluzioni prive di coerenza e logica. 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