{"id":26256,"date":"2016-01-26T18:33:29","date_gmt":"2016-01-26T17:33:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26256"},"modified":"2016-01-26T18:33:29","modified_gmt":"2016-01-26T17:33:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-lunedi-blu-di-elisabetta-neri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26256","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016  &#8220;Luned\u00ec blu&#8221;  di Elisabetta Neri"},"content":{"rendered":"<p>E pensare che lo chiamano \u201cBlue Monday\u201d, il giorno pi\u00f9 malinconico e triste dell\u2019anno\u2026 oggi, 20 gennaio 2031, si festeggia questa \u201cricorrenza\u201d.<\/p>\n<p>Dall\u2019inizio degli anni 2000 pare che l\u2019umanit\u00e0 intera abbia iniziato ad avvertire l\u2019impellente necessit\u00e0 di rendere \u201cspeciale\u201d ogni giorno: non bastavano le feste comandate, pi\u00f9 la festa della mamma, del pap\u00e0\u2026 e se le mamme e i pap\u00e0 avevano un giorno a loro dedicato, perch\u00e9 non i nonni? Perch\u00e9 non i fratelli e le sorelle? E perch\u00e9 non il gatto di casa?<\/p>\n<p>Si \u00e8 via via cercato un buon motivo per\u00a0 rendere \u201cunico\u201d ogni giorno dell\u2019anno, fino ad arrivare a consacrare e a festeggiare le pi\u00f9 insignificanti banalit\u00e0, come questa del luned\u00ec blu, che tra l\u2019altro \u00e8 il mio colore preferito.<\/p>\n<p>Blu come il cielo di montagna puro e terso, che alto e solitario risplende ben al di sopra del grigio smog prodotto da un\u2019umanit\u00e0 vorace e fulminea predatrice\u00a0di ogni attimo della propria vita; un&#8217;umanit\u00e0\u00a0costantemente protesa\u00a0verso\u00a0orizzonti comodi e vicini da raggiungere, indifferente a\u00a0tutto ci\u00f2 che la circonda, incurante\u00a0delle\u00a0tragiche conseguenze alle quali\u00a0questo vivere con i paraocchi pu\u00f2 dare lentamente quanto inesorabilmente forma.<\/p>\n<p>S\u00ec, io ne so qualcosa delle conseguenze di questa mentalit\u00e0 piccola, meschina e crudele, ma del resto la prima a non considerare gli effetti delle proprie azioni sono stata io, tanti anni fa, dunque non mi sento neppure autorizzata a lapidare chi, quando ero appena un\u2019adolescente, mi ha causato una ferita cos\u00ec dolorosa e profonda da imprimere un segno indelebile sulla mia acerba esistenza.<\/p>\n<p>Allora per me il cielo non era blu, e non erano blu n\u00e8 il luned\u00ec, n\u00e9 il sabato e n\u00e9 la domenica.<\/p>\n<p>Tutto cominci\u00f2 alle medie, quando, bella e spavalda, ero convinta di sapere tutto della vita. Io e mamma sembravamo due sorelle; con pap\u00e0 avevo pochi contatti, quanto bastava per ottenere i soldi necessari per esaudire ogni mio \u201cdesiderio\u201d. Mamma si era sempre data da fare per non farmi mancare niente, soprattutto il suo sostegno e il suo affetto in ogni momento difficile. Ma si \u00e8 trovata a dovermi crescere completamente da sola, perci\u00f2 il tempo che trascorrevo con lei ha sempre rappresentato un\u2019esigua parte di ogni mia giornata. Fortunatamente sono nata in un\u2019epoca che mi permette di connettermi immediatamente con voci, frasi e volti dispensatori di affetto.<\/p>\n<p>Ecco, in questo luned\u00ec blu io e Martina siamo qui sedute a goderci serenamente questo insolito tepore invernale, inebriate dal sole che ci accarezza la pelle e dalle risa delle nostre bimbe, cos\u00ec assorte nei loro giochi, beatamente ignare di tempi passati e futuri. In un istante intercetto lo sguardo di mia figlia: occhi scuri e profondi che paiono possedere la forza gravitazionale di un buco nero: carichi di affamata curiosit\u00e0 che tutto ingurgita, attrazione irresistibile per chi li osserva\u2026ma anche cavit\u00e0 cos\u00ec profonde e buie nelle quali si pu\u00f2 precipitare e dalle quali \u00e8 quasi impossibile riemergere.<\/p>\n<p>Sono quegli occhi che mi hanno tradita, sguardo di donna (bambina) che scrutava il mondo dal profilo di un social network, occhieggiante tra le onde impetuose ed indomabili dell\u2019azzurro mare di internet; un mare dall\u2019irresistibile sapore di infinito e di inesplorato, maestosa ed affascinante attrazione che in un istante pu\u00f2 trasformarsi in una minacciosa quanto incontrollabile tempesta. Un immenso blu che si \u00e8 convinti di poter affrontare e dominare grazie alle proprie capacit\u00e0, ma che in un battibaleno pu\u00f2 rivelarsi in tutta la sua sublime potenza, ricordandoci che ogni battaglia tra noi e lui sarebbe persa in partenza. Sballottati e storditi dalle onde della gigantesca massa d\u2019acqua, corriamo costantemente il rischio di incappare in una rete, rimanendo intrappolati tra le sue maglie.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio l\u00ec che la mia adolescenza ha subito una brusca battuta d\u2019arresto: tra quelle insidiose maglie.<\/p>\n<p>Chi ha teso la trappola \u00e8 stato un bel pescatore dall\u2019aria vissuta, un marinaio esperto e senza scrupoli che conosceva tutti i segreti del mare, anche quelli di cui ignoravo completamente l\u2019esistenza. Tra le sue amicizie figuravano parecchi volti famosi, eppure aveva scelto proprio me, una ragazza bella ma normale. S\u00ec, perch\u00e9 ero davvero bella, anche se non l\u2019ho mai ostentato: mai una scollatura che lasciasse immaginare il turgore di una rosa che sta per sbocciare, elegante, misurata e perfetta. Ma anche la rosa pi\u00f9 forte, compatta e profumata, in poco tempo pu\u00f2 divenire cos\u00ec fragile da perdere tutti i suoi petali quando la si sfiora, o anche soltanto soffiandoci su.<\/p>\n<p>Ci siamo incontrati nel buio spazio senza dimensione e senza tempo di una chat, territorio nel quale si pu\u00f2 intraprendere qualsiasi tipo di cammino e provare ogni genere di esperienza, chiusi nella propria stanza al riparo da occhi indiscreti e giudicanti; al riparo persino dallo sguardo della mamma, considerata troppo lontana da questo mondo virtuale monopolio esclusivo degli adolescenti.<\/p>\n<p>Lui pareva comprendere a fondo qualsiasi mio disagio ed ogni mia emozione, talvolta sapeva in anticipo cosa mi frullasse nella testa prima ancora che mi esprimessi, e ci\u00f2 mi appariva come una sorta di magia, un incantesimo che univa noi e solo noi. Un feeling cos\u00ec forte non pu\u00f2 che condurre dritto verso un coinvolgimento emotivo totalizzante, che tutto esclude e tutto giustifica, verso un\u2019eccitazione che rapisce i sensi costringendoli a sottostare alle perverse regole del suo gioco.<\/p>\n<p>Rovisto nella mia borsa e tiro fuori il libro che io e Martina, anime accomunate da due storie diversissime eppure cos\u00ec simili, abbiamo scritto a quattro mani. Sfoglio le prime pagine e mi distraggo per un attimo: il mio sguardo sembra perso nel vuoto, ma in realt\u00e0 osservo la mia bambina e temo che anche lei, un giorno, possa scivolare nella voragine profonda che un tempo m\u2019inghiott\u00ec.<\/p>\n<p>Era trascorso ormai un mese da quando avevo digitato le prime parole rivolte al misterioso \u201cuomo di mare\u201d; esitai un istante prima di chiamarlo con il mio cellulare, temevo che la sua voce mi avrebbe deluso, che mi avrebbe rivelato qualcosa di lui che potesse improvvisamente liquefare quella montagna di panna montata cos\u00ec soda ed invitante nella quale non vedevo l\u2019ora di tuffarmi, e della quale pregustavo consistenza soffice e dolcezza. Ma l\u2019esitazione dur\u00f2 un attimo, poi composi il numero, convinta che niente e nessuno avrebbe potuto fermarmi. La sua voce era calda e profonda, rassicurante come l\u2019abbraccio di un padre, quel padre che non avevo mai avuto.<\/p>\n<p>Una settimana pi\u00f9 tardi, piccoli frammenti di me incorniciati dal pizzo della biancheria che indossavo, parzialmente celati dalla penombra, avevano iniziato a viaggiare nell\u2019etere: minuscole tessere di un puzzle che raffigurava un corpo immaginato, fantasticato; un corpo che poteva appartenere a chiunque, perci\u00f2 mai riconducibile a me.<br \/>\nTrascorsero altri sette giorni e la sua richiesta divenne terribilmente esplicita: dovevo dimostrargli che mi fidavo di lui, mostrando il mio volto e il mio busto senza veli.<\/p>\n<p>Ricordo ancora nitidamente quella sera: ero chiusa in bagno, e mamma continuava a chiamarmi perch\u00e8 la cena era pronta. Non sapevo decidermi. Poi, nell\u2019assurdo tentativo di estraniarmi il pi\u00f9 possibile da un gesto che non mi apparteneva, chiusi gli occhi pi\u00f9 forte che potevo e scattai quel selfie.<\/p>\n<p>In fondo si trattava di un attimo.<\/p>\n<p>Di un click.<\/p>\n<p>Aveva detto: \u201c\u00e8 come quando ti fai un piercing: hai paura di sentire dolore ma dopo aver sopportato un leggero bruciore \u00e8 tutto fatto, e non ci pensi pi\u00f9\u201d.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, ma il giorno dopo quel piercing si infett\u00f2 per trasformarsi in una ferita purulenta che mise in serio pericolo la mia vita.<\/p>\n<p>Pretese altri scatti, piercing progressivamente sempre pi\u00f9 dolorosi e pericolosi, ma una voce dal profondo del cuore mi gridava di smettere. Ascoltai quella voce e non andai oltre, incurante delle sue minacce.<\/p>\n<p>Non dimenticher\u00f2 mai lo sguardo delle mie amiche, espressione dell\u2019imbarazzo e della disapprovazione che certe foto, comparse sul loro cellulare, avevano provocato. Seguirono altri ricatti, ed altrettanti rifiuti: e il selfie pareva assomigliare sempre pi\u00f9 al virus di un\u2019epidemia letale, inafferrabile ed impossibile da arginare.<\/p>\n<p>Seguirono anni bui: ero convinta che la mia anima butterata si sarebbe portata addosso a vita i segni di quella malefica epidemia.<\/p>\n<p>Cambiai taglio e colore di capelli, cambiai il modo di vestirmi\u2026 ed agli antipodi di quella fanciulla acqua e sapone prese forma una figura ribelle ed aggressiva, gli occhi perennemente nascosti da un ciuffo di capelli di colori improbabili. S\u00ec, quegli occhi, cos\u00ec profondi, cos\u00ec riconoscibili da desiderare intensamente di cancellarli\u2026 occhi neri e veri, nei quali fortunatamente qualcuno ha scorto la semplicit\u00e0 e la gioia di vivere che vi erano rimaste incastrate sul fondo.<\/p>\n<p>Anni bui, nei quali gli innumerevoli piercing mi hanno permesso di infliggermi una sofferenza, una punizione volta a placare almeno per un po\u2019 quel senso di colpa che mi perseguitava, trasformando e deturpando quel corpo per il quale provavo ormai soltanto odio.<\/p>\n<p>Io e Martina ci eravamo sedute vicine in quel primo giorno di scuola al Liceo Artistico, segretamente accomunate dal desiderio di mimetizzarci con l\u2019aria che riempiva l\u2019aula: cos\u00ec trasformate avremmo voluto fluttuare fino alla vicina finestra aperta per poterci dileguare nell\u2019aria tiepida di Settembre. Avevamo un che di anacronistico: io con il mio ciuffo fuxia, apparentemente aggressiva e sicura di me, lei timida e sbiadita come un dipinto a monocromo.\u00a0 Sembravamo atterrate l\u00ec da due diversi pianeti appartenenti a galassie lontanissime. Ma tutte e due avevamo una storia da raccontare, una storia che solo due donne possono aver vissuto, una storia di dolore e di senso di colpa, una storia che ci ha rese forti nostro malgrado.<\/p>\n<p>Una storia che non avremmo avuto il coraggio di ripercorrere se non ci fossimo mai incontrate e poi prese per mano, una storia che ora, in questo scintillante luned\u00ec blu, \u00e8 solo una sequenza di parole stampate sulla carta che giacciono ormai inerti tra le pagine di un libro.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26256\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26256\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E pensare che lo chiamano \u201cBlue Monday\u201d, il giorno pi\u00f9 malinconico e triste dell\u2019anno\u2026 oggi, 20 gennaio 2031, si festeggia questa \u201cricorrenza\u201d. 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