{"id":26207,"date":"2016-01-17T18:53:27","date_gmt":"2016-01-17T17:53:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26207"},"modified":"2016-01-17T18:53:27","modified_gmt":"2016-01-17T17:53:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-la-vestizione-di-elena-coppi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26207","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;La vestizione&#8221; di Elena Coppi"},"content":{"rendered":"<p>Elisabeth aveva cercato di offuscare i suoi ricordi di bambina e di adulta. La storia remota della guerra e la fine del suo amore con Sebastian l\u2019avevano segnata nel profondo, dimezzando le sue ispirazioni e colpendo a morte le sue aspirazioni. Le immagini si offrivano ai suoi occhi in bianco e in nero, scolorite dal peso di enormi macigni grigi che rotolavano a tutta velocit\u00e0 verso un baratro che prima o poi sarebbe giunto sul suo cammino. La penombra era calata sul suo iride, annerito dai ricordi impressi nella sua mente. Era stanca. Le palpebre assonnate si adagiarono lentamente sui suoi occhi azzurri, immobili. Il suo corpo si ferm\u00f2. Il respiro si fece profondo. Tutto tacque, la mente cerc\u00f2 il suo silenzio. Prima che gli incubi scomparissero dalla sua mente, lasciando tracce indelebili sulla sua pelle, Elisabeth si svegli\u00f2 di scatto, madida di sudore. Il turbinio degli eventi che avevano invaso la storia negli anni della sua adolescenza unito al sentimento adulto della relazione finita con Sebastian l\u2019avevano annientata. Dopo un primo momento di agitazione e di respiro affannoso, il risveglio divenne cauto, lento e investigativo: le sue mani si adagiarono sul petto alla ricerca del battito regolare di vita, quella vita che fino a poco prima aveva accelerato i ritmi dei suoi pensieri notturni trasformandoli in sensazione di morte senza ritorno. Eppure un ritorno doveva esserci, o comunque un perch\u00e9 a quello che le stava succedendo: non cercava dei \u2018se\u2019 per quello che era stato, era consapevole delle sue azioni passate, nonostante fosse stata criticata per la sua scelta. Era una donna affascinante, sensuale e avvenente, di questo era consapevole. Il suo passato da ballerina aveva testimoniato ogni sera i passi di una danza liberatoria su di un palco, attirando su di s\u00e9 gli occhi e le richieste, da lei non corrisposte, di uomini soli e ricchi. Era una ballerina speciale, non come tante altre, era quel tipo di ballerina, una femmina ancora non maritata le cui rotondit\u00e0 profumavano di emancipazione e di censura. La sua nudit\u00e0 rivelava la ricerca di espressione di un corpo e di un\u2019anima forzati dal nichilismo di un legame che faceva da padrone alle sue intenzioni di vita. Sebastian l\u2019aveva resa schiava, ora lei stava elaborando il suo passato e ne stava traendo forza. Elisabeth si adagi\u00f2 sulla poltrona. La sua vestaglia a fiori era abbandonata al suo corpo, mentre i lembi della cintura si sciolsero dal nodo appena accennato. Si massaggi\u00f2 i capelli, cercando il nastro che li aveva tenuti legati. Li sciolse liberandoli dalla costrizione e facendoli cadere sulla nuca, mentre il profumo della sera prima evapor\u00f2 nel gesto, consapevole e ricercato. Il sonno prese di nuovo il sopravvento, lento e graduale, mentre il corpo si lasci\u00f2 andare nel suo assopimento fisico e mentale. Sperava di potersi ridestare sollevata da piedi determinati e consapevoli della vita stessa. La luce di un unico raggio di sole stava tentando di attirare la sua attenzione sulle sue palpebre in movimento. Elisabeth si era svegliata con un senso nuovo di leggerezza, forse ancora precario, ma diverso dai giorni precedenti. Il pensiero del mattino riand\u00f2 nuovamente al suo passato, quando come ballerina aveva conosciuto un ricco generale giapponese con il quale aveva trascorso serate all\u2019insegna del silenzio e del rispetto, parola che in quegli anni non aveva avuto, purtroppo, un gran significato in quelli che incontrava ogni sera. Quell\u2019incontro era stato particolare: una sera lui entr\u00f2 nel locale, silenzioso, con la sua divisa impeccabile e il suo sguardo oscuro e attraente allo stesso tempo. Mentre Elisabeth ballava il suo assolo e si spogliava dei suoi vestiti di scena, Yoshiiku &#8211; cos\u00ec il suo nome \u2013 non smetteva di fissarla. La fissava con rispetto, questa era la sensazione che \u2013 nonostante il locale e la situazione non facessero pensare cos\u00ec \u2013 lei si sentiva addosso: la sua nudit\u00e0 era rispettata. Mai prima Elisabeth aveva percepito tale benessere: molti uomini l\u2019avevano spesso guardata, ma il loro sguardo non voleva dire nulla se non qualcosa di scontato o di carnale. Da quel momento aveva avvertito quel brivido di libert\u00e0 per davvero. Non lo vedeva come un uomo presente nella sua vita, bens\u00ec come un uomo che l\u2019avrebbe aiutata a fare funzionare la sua vita. Sapeva che un domani avrebbe avuto bisogno di lui. E cos\u00ec fu. Le conversazioni silenziose tra di loro si susseguirono una volta a settimana. La rigidit\u00e0 della divisa di Yoshiiku nascondeva la sensibilit\u00e0 di un uomo devastato da un passato sconvolgente. Ora le sue intenzioni avevano voglia di cambiare, come quelle di Elisabeth. Forse era questo che li accomunava: la meta di entrambi era quella di volere cambiare i loro destini. La strada era buia, ma il semplice stare insieme nella villa sontuosa di Yoshiiku rendeva le loro serate diverse, o semplicemente normali. Fu proprio da questa sensazione di normalit\u00e0 che Elisabeth si ridest\u00f2. Sapeva che in quel momento aveva bisogno di lui, di quell\u2019uomo che l\u2019aveva colpita nel profondo. Si ricord\u00f2 dove poteva trovarlo: l\u2019ultima volta che si erano visti le aveva lasciato un biglietto dove una scritta in giapponese tradotta rivelava l\u2019indirizzo della sua dimora. Si vest\u00ec senza fretta &#8211; lui le ricordava sempre di non averne mai quando si trattava di prendere delle decisioni importanti nella vita &#8211; raccogliendo i capelli come quella volta quando lui le disse che assomigliava a un\u2019attrice famosa. Ripet\u00e9 l\u2019acconciatura, si sentiva bene al pensiero che lui potesse guardarla come aveva fatto in passato, senza la necessit\u00e0 di toccarla e di assaporare la sua pelle. Spruzz\u00f2 un profumo che aveva note di gelsomino indiano su un fondo di ambra, infil\u00f2 un paio di scarpe comode e il suo completo giallo, adornato da un filo di perle che aveva trovato tra le gioie di sua madre. Le perle le davano un senso di onest\u00e0 e trasparenza: voleva apparire tale, anche elegante e preziosa. Usc\u00ec con la sua borsetta di pelle marrone, facendo cenno al taxi di fermarsi. Pronunci\u00f2 l\u2019indirizzo e l\u2019autista, dopo essersi accertato che la passeggera si fosse ben accomodata, acceler\u00f2 in mezzo al traffico. Le auto e le biciclette avevano riempito le strade perch\u00e9 era la domenica della Festa della Vestizione in onore della Vergine Maria. L\u2019auto si ferm\u00f2 davanti al numero civico richiesto e gli occhi di Elisabeth, appoggiati al finestrino, rimasero ammaliati dalla villa che si stagliava sullo fondo del viale alberato. Scese, pagando l\u2019autista e dirigendosi verso l\u2019immenso cancello, ove una guardia dalle sembianze orientali controllava il perimetro. Elisabeth si present\u00f2 col suo nome e la guardia, senza neanche attendere l\u2019ultima lettera, la fece entrare, facendola dirigere verso l\u2019ingresso principale dell\u2019abitazione. Mentre lei si stava avvicinando a piedi, poich\u00e9 la strada di ciottoli color porcellana si stendeva per un centinaio di metri, da lontano vide il portone aprirsi e una sagoma riconoscibile uscire in divisa. Era lui, uguale a quando Elisabeth lo aveva conosciuto: la sua ombra di media altezza ne riproduceva i contorni in controluce, rigidi e virili. Elisabeth si ferm\u00f2 di fronte a lui, si salutarono nella maniera in cui un\u2019amicizia tra uomo e donna poteva esprimersi: stretti in un abbraccio caloroso, seguito da sguardi persi nella profondit\u00e0 dei rispettivi occhi neri e azzurri, per poi terminare in uno scambio breve ma denso di significato per entrambi.<\/p>\n<p>\u00abYoshiiku, il grande uomo\u00bb lo salut\u00f2 Elisabeth in ricordo dell\u2019appellativo con cui lei usava omaggiarlo.<\/p>\n<p>\u00abElisabeth, la donna, la grande madre di noi uomini &#8211; rispose Yoshiiku, ricordandole quello che lei rappresentava ai suoi occhi \u2013 Ti prego, entra, tu sei sempre la benvenuta\u00bb<\/p>\n<p>Elisabeth lo fiss\u00f2 nuovamente negli occhi, liberandosi dall\u2019abbraccio del Generale, lasciando lentamente scivolare la mano in quella di lui, per poi spostarsi dalla soglia all\u2019ingresso della villa imponente. Essere accolta con naturalezza e senza che lui facesse ulteriori domande la fece sentire speciale come ai vecchi tempi. Quando erano insieme, cio\u00e8 nello stesso spazio, i loro ruoli \u2013 laddove dovessero essere tali \u2013 erano liberamente invertiti rispetto alle costrizioni della loro societ\u00e0 e della divisa, vissuti senza distinzione di genere e di pelle. Quello che accadeva tra loro era guidato da un motore unico, l\u2019amore e il rispetto senza etichette di ogni sorta. I due si riavvicinarono, poi improvvisamente lui si volt\u00f2 di schiena facendole cenno di seguirlo nella sua stanza. Elisabeth sal\u00ec le scale ed entr\u00f2 in quella stanza. La porta si chiuse alle loro spalle, leggera. Gli sguardi incrociarono nuovamente i loro destini. Il silenzio riemp\u00ec le parole assenti. Era il momento. Lui allung\u00f2 le mani sulla sua cintura, la spogli\u00f2 lentamente dagli abiti pesanti della giornata, quelli che avevano riempito l\u2019armadio dei suoi ricordi. La fece girare di spalle, lei non ebbe alcun timore: era libera dal suo sesso, con lui era una persona, degna di essere tale. Sapeva che non sarebbe accaduto nulla se non il sentirsi finalmente rispettata. Yoshiiku la avvolse in tessuti profumati e nuovi, avendola prima immersa in una vasca piena di schiuma bianca e densa. Il bagno era un rituale della terra di origine di Yoshiiku, ma con un elemento distintivo di una modernit\u00e0 assoluta: le mani di un uomo protagoniste nella purificazione di una donna attraverso il bagno dei sensi. Nella storia tutto ci\u00f2 non era mai successo, mentre nella storia di Elisabeth tutto ci\u00f2 stava per accadere. La purificazione lenta accompagnata da gesti delicati l\u2019aveva resa inerme, ma presente nella sua nudit\u00e0 pura. Le mani di lui raccolsero la corposit\u00e0 della schiuma per coprirle il seno proporzionato da un velo delicato. Ora il corpo era avvolto dalla leggerezza dell\u2019acqua. Lui si chin\u00f2, la guard\u00f2 negli occhi, l\u2019anima di Elisabeth stava riaffiorando dalla profondit\u00e0 trasparente dell\u2019acqua. Yoshiiku si alz\u00f2, le sfior\u00f2 le labbra con i polpastrelli delle dita. Con un gesto gentile le fece cenno di alzarsi, senza preoccuparsi se alcune gocce avrebbero bagnato la superficie chiara del pavimento, ove era stata stesa una pedana su cui erano sparsi petali di rosa e gelsomino. Le gir\u00f2 intorno, mentre la schiuma continuava ad avvolgerla come una coperta di lana soffice, scivolando verso il basso. Le prese dolcemente le sue mani affinch\u00e9 potessero accogliere un asciugamano caldo: lui non la sfior\u00f2 minimamente, mentre la aiutava a indossare la vestaglia nuova. Le sue nudit\u00e0 si erano nuovamente impossessate delle loro origini. Un uomo aveva desiderato svestirla per poi rivestirla con amabile cura. Elisabeth non aveva dovuto chiederlo o subirlo, erano stati entrambi a desiderarlo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26207\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26207\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elisabeth aveva cercato di offuscare i suoi ricordi di bambina e di adulta. 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