{"id":26172,"date":"2016-01-13T12:33:18","date_gmt":"2016-01-13T11:33:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26172"},"modified":"2016-01-13T12:33:18","modified_gmt":"2016-01-13T11:33:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-linganno-delle-formiche-di-angelo-chiafari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26172","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;L&#8217;inganno delle formiche&#8221; di Angelo Chiafari"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><strong><em>O forse sono morto, sicuro sono morto\/<\/em><\/strong><br \/>\n<strong><em>oppure sono nato e non mi sono accorto.<\/em><\/strong><br \/>\nD. SILVESTRI,\u00a0<em>Il dado<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><em>Ero sicuro di averla uccisa. E invece \u00e8 ancora l\u00ec. O qui. O comunque sia esatto dire.<\/em><\/p>\n<p><em> \u00c8 lei, \u00e8 proprio lei. Anche se da qui non la vedo, se ne sente il solito irritabile rumoreggiare tra i tegami. Ne percepisco la presenza, nella luce opaca al di l\u00e0 del confine scuro, oscuro, oltre la soglia che pare una bocca infernale. Dove sia l\u2019inferno, di qua o di l\u00e0 da essa, non \u00e8 affatto facile da appurare.<\/em><br \/>\n<em> Eppure credevo di avercela fatta, l\u2019avevo ammazzata stavolta, ne ero sicuro.<\/em><br \/>\n<em> Credevo di esserne sicuro.E invece anche questa volta \u00e8 ancora l\u00ec. Di nuovo, senza ritegno, lei e la sua mania dell\u2019ordine.<\/em><br \/>\n<em> E quella voce: stridula, sconsiderata, vandalica. Spero che non si metta anche a cantare adesso.<\/em><br \/>\n<em> Sarebbe insopportabile, insostenibile. Impedisce di pensare, imprigiona la mente, inibisce le sinapsi, addormenta, narcotizza&#8230;Ora mi chiama. Non le rispondo. Faccio finta di non aver sentito. Sto dormendo, fingo di non essere cosciente. L\u2019alternativa sarebbe fingere di esserlo.<\/em><br \/>\n<em> Non le rispondo, ma questo non le basta. Continua, non si arrende. Reitera il mio nome come il proclama di una condanna. \u00c8 come un boia, \u00e8 senza piet\u00e0, senza clemenza alcuna. La sua voce \u00e8 una scure, i suoi accenti sono aghi&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Dio santo, smettila&#8230;Smettila!!<\/em><br \/>\n<em> \u201cSono qui!\u201d<\/em><br \/>\n<em> Dannazione. Ho dovuto risponderle, per farla smettere. Santo cielo, detesto quando pronuncia il mio nome, detesto tutto quello che fa; tutto quello che \u00e8. Quando tutto questo \u00e8 cominciato? Quando tutto questo \u00e8 successo? Forse nemmeno sta succedendo, forse nemmeno \u00e8 reale.<\/em><br \/>\n<em> Io l\u2019ho uccisa, lo so. L\u2019ho liquidata, eliminata, lo so. Ho sentito lo sparo questa volta, l\u2019odore della polvere che brucia. Ho visto nella penombra la sua testa esplodere, la sua essenza tenebrosa spruzzarsi sulle pareti.<\/em><br \/>\n<em> Oppure l\u2019ho sognato, ancora.<\/em><br \/>\n<em> Nella mia memoria c\u2019\u00e8 la reminiscenza di tutte le volte che l\u2019ho uccisa, di tutti i modi in cui l\u2019ho fatta fuori. Eppure \u00e8 ancora l\u00ec, oltre il buio, oltre i contorni rettangolari che squarciano regolari questa oscurit\u00e0. Mi arriva la sua tossica presenza, con quella voce invadente, acuta, che sembra squittire e spappolarmi le meningi.<\/em><br \/>\n<em> Eppure ne ero certo; ne ho eco, rievocazione, ne conservo la coscienza, di nuovo.<\/em><br \/>\n<em> L\u2019ho gi\u00e0 uccisa cento, duecento volte. Mille, forse. Innumerevoli. Me lo ricordo&#8230;Oppure l\u2019ho sognato&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Erano sogni, illusioni; io stesso, magari, non sono reale.<\/em><br \/>\n<em> Oppure il sogno \u00e8 questo. Forse sto gi\u00e0 dormendo e l\u2019incubo continua a persistere nella mia coscienza.<\/em><br \/>\n<em> Oppure \u00e8 la mia coscienza la vera illusione.<\/em><br \/>\n<em> Io sono reale, lo so. Non sono matto. No, non sono matto. Lo so.<\/em><br \/>\n<em> Il problema \u00e8 che sono sano. Un sano che sa di non essere pazzo, consapevole che tutti i pazzi credono di essere sani.<\/em><br \/>\n<em> Sto delirando. Si, sto farneticando, sono in pieno delirio.<\/em><br \/>\n<em> Oppure semplicemente esisto&#8230;<\/em><\/p>\n<p>\u00abTesoro?! Ma che fai, dormi?\u00bb. L\u2019ombra di Samantha comparve sull\u2019uscio del soggiorno buio e vi sconfin\u00f2. La sagoma invadente del suo corpo si disegn\u00f2 nera dentro la luce alle sue spalle, che abbagliava gli stipiti immoti.<br \/>\n\u00abAmore?!\u00bb, gracid\u00f2 e strepit\u00f2 di nuovo, avanzando repentina di qualche passo.<br \/>\nLa mano scosse le membra composte, affondate nel conforto della morbida poltrona color carbone. \u00abDai, apri gli occhi!\u00bb, ordin\u00f2 poi, implorando.<br \/>\nGabriele sollev\u00f2 stancamente le palpebre, rianimato da quella voce, intemperante e stucchevole al pari del patinato profumo dolciastro di zenzero e vaniglia che la precedeva. Gli occhi gli si socchiusero pigri, reclin\u00f2 vagamente la testa. Sembrava un gioco, un\u2019amorevole canzonatura.<br \/>\nCon un balzo lezioso e irriverente Samantha sollev\u00f2 le tibie depilate e lucide per lievitare nel buio. Con planare di piuma, atterr\u00f2 grave nel tonfo soffice che fece la poltrona di pelle scura sotto il corpo impreparato di Gabriele.<br \/>\n\u00abUhmf..\u00bb emise lui, espirando nell\u2019ammortizzare il cadere di lei pesante e dolce sul bacino.<br \/>\n\u00abAllora? Sei sveglio?\u00bb, indag\u00f2 la donna, teneramente molesta. E lo abbracci\u00f2, avvolgendolo al collo virile prima di accostare le labbra verniciate al viso glabro e conforme. Il rosso vermiglio glitter\u00f2 nella densa penombra schioccando un caldo bacio, sonoro come un premuroso e appassionato colpo di frusta. Quindi, la testa di lei si adagi\u00f2, sognante, sulla spalla solida.<br \/>\nSi godevano il matrimonio da sette anni. Una coppia regolare, perfetta, senza sbavature. Tutto era sempre stato per loro, ed era, come doveva essere, come il buon senso comune si aspettava che fosse: dorato, invidiabile, secondo le regole. Ne andavano fieri. Anche se a tanta perfezione, come da precetto, mancava il coronamento, la sintesi che avrebbe reso intoccabile ogni tassello di quel meraviglioso e predefinito mosaico che erano le loro vite. Nessun problema, comunque; presto si sarebbe rimediato, era sicuro. Ci si stava rimediando.<br \/>\nIn effetti, la voglia di postare le foto su facebook c\u2019era gi\u00e0. Mancava solo il figlio.<br \/>\n\u00abNon vedo l\u2019ora che sia domani\u00bb, riprese poi Samantha, quasi sussurrando. Alz\u00f2 la testa e lo guard\u00f2, mentre i muscoli facciali dell\u2019uomo tracciavano un viso animato nel mantenere un riservato silenzio.<br \/>\n\u00abE dai! Un po&#8217; di entusiasmo! -continu\u00f2 lei- Vedrai, faremo una marea di cose divertenti. Il centro commerciale \u00e8 cos\u00ec grande!\u00bb<br \/>\n\u00abE se invece ti portassi al mare?\u00bb, propose incerto Gabriele, premurandosi di mascherare la smorfia e il conato che la prospettiva del giorno seguente gli provocavano.<br \/>\n\u00abOh, uffa \u2013si accigli\u00f2 subito lei\u2013 Che noia! Il mare. Ecco che ricominci&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abMa no, non ricomincio \u2013Gabriele mostr\u00f2 senza indugio la bandiera bianca\u2013 Magari poteva essere piacevole starsene un po&#8217; all\u2019aperto, invece che tutto il giorno tra le pareti dei negozi affollati. Non so, magari una passeggiata&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abEh, no! -si irrigid\u00ec la donna, puntandogli l\u2019indice minaccioso dritto sotto il naso\u2013 Eravamo d\u2019accordo che domani avremmo passato tutta la domenica al centro commerciale!\u00bb.<br \/>\n\u00abAppunto, non sarebbe meglio se&#8230;\u00bb<br \/>\nSamantha non lo ascolt\u00f2 neppure, stroncando con decisa indifferenza quel vano tentativo di una flebile arringa. \u00abAllora, voglio comprare un po&#8217; di cose per il salotto, l\u00ec in quel negozio carino che, aspetta, come si chiama?&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abNon lo so, non ne ho idea. Ma&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abE poi ci servono delle tendine carine per la cucina, queste che abbiamo sono cos\u00ec, come dire, tristi&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abTristi?\u00bb<br \/>\n\u00abS\u00ec, tristi. Ne voglio prendere di pi\u00f9 colorate!\u00bb<br \/>\n\u00abPi\u00f9 colorate&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abEsatto!&#8230;Uh, tesoro, sapessi! Ne ho viste un paio! Carinissime, tutte a fiorellini!\u00bb<br \/>\n\u00abSsi&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abPoi voglio entrare da, come \u00e8 che si chiama? L\u2019outlet che ha quei bei vestiti, quello enorme. Ne ha di stupendi. Voglio sceglerli con cura, con tutta la calma. E anche per te, guardo io un paio di camicie per te. Vuoi che ti compri anche qualche maglioncino? Fra non molto arriver\u00e0 il freddo. Vediamo, stavolta voglio provare come ti sta il rosa&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abRosa&#8230;\u00bb, deglut\u00ec Gabriele, senza avere altra forma di dissenso per controbbattere.<br \/>\n\u00abAh! E un profumo! Sai quella bella profumeria, quella grande? Ne hanno di buonissimi!\u00bb<br \/>\n\u00abSsi&#8230;ottimi..\u00bb<br \/>\n\u00abE c\u2019\u00e8 bisogno di riempire un pochino la dispensa, sai tesoro? Voglio girare tutti gli scaffali del supermercato, ci sono delle offerte, ho letto, favolose!..Ouch!!&#8230;\u00bb, s\u2019interruppe di colpo Samantha. Come in un dolore improvviso, sfil\u00f2 da sotto la schiena qualcosa di spigoloso, un oggetto davvero scomodo su cui le si erano appollaiate le natiche tese.<br \/>\nRigir\u00f2 il parallelepipedo con aria palesemente seccata sotto il naso allarmato di Gabriele.<br \/>\n\u00abE questo?\u00bb, intim\u00f2 quindi.<br \/>\n\u00abCosa?\u00bb, si difese flebilmente lui.<br \/>\n\u00abCosa \u00e8?\u00bb, iter\u00f2 la donna, con una cera di sconforto e delusione.<br \/>\nGabriele la guard\u00f2, conoscendone i pensieri. Infine, quello che emise parve quasi il tono di una giustifica: \u00abSono i Nove Racconti di Salinger\u00bb, balbett\u00f2.<br \/>\n\u00abDi chi?\u00bb, disse lei soppesando incerta il volume, che appariva come un mattone scuro tra i giochi della penombra ferita dalle lampadine accese nel tinello.<br \/>\n\u00abNiente&#8230; -si arrese lui\u2013 \u00c8 solo un libro&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abUff, ma non ti stanchi mai? Sei sempre con questi cosi tra le mani&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abLibri&#8230;\u00bb, puntualizz\u00f2 egli.<br \/>\n\u00abLibri! &#8211; fece treno lei-. Leggi sempre! Continuamente a leggere! Che noia&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abIn realt\u00e0, -tent\u00f2 l\u2019uomo- saresti tu che non leggi mai&#8230;\u00bb.<br \/>\n\u00abUffa, che noioso. Ho altro da fare che perdere tempo io, sai? E poi leggere non mi piace&#8230;Preferisco il centro commerciale\u00bb, concluse, appoggiando nuovamente la testa sul corpo del marito. Ovviamente, nel contempo, con fare incurante si liberava del fastidioso insieme di pagine, gettandoselo alle spalle come un nero frusciante pipistrello.<br \/>\nGabriele deglut\u00ec. Il buio custod\u00ec ci\u00f2 che gli occhi sgranati nascosero. Contrasse le dita sui braccioli morbidi della poltrona. Si irrigid\u00ec, in silenzio.<br \/>\nSamantha lo avvolse dolcemente, sdraiata su di lui con la testa sul torace levigato. \u00abNoi non litigheremo mai, tesoro mio, vero?\u00bb, civett\u00f2.<br \/>\nEgli si fece forza. \u00abCerto che no\u00bb, volle rassicurarla.<br \/>\nSamantha lo abbracci\u00f2 pi\u00f9 forte. \u00abTi amo\u00bb, gli sussurr\u00f2 leggera, sfregando la punta del naso sul suo collo pulsante e inerte.<br \/>\nEra calda Samantha, adesso quasi invitante. Chiss\u00e0 quali pensieri lascivi prometteva sotto la pelle mentre gli mordicchiava voluttuosa l\u2019orecchio.<br \/>\nGabriele si lasci\u00f2 masticare, senza opporsi ma senza trasporto.<br \/>\nIl fastidioso piacere si accompagnava alle mani di lei lungo i pettorali distesi sotto la camicia. Avvertiva la vibrazione, il tatto di velluto che le dita aperte producevano sugli addominali contratti dalla pulsione irruenta e selvaggia, animale.<br \/>\nLa cascata di carezze terminava sull\u2019inguine irrorato dall\u2019intensa eccitazione fluida che il sangue modellava sodo e consistente sotto i pantaloni di cotone levigato grigio cenere.<br \/>\nSorridendo soffusamente, Samantha emise compiaciuti versi di soddisfazione felina nell\u2019orecchio del marito. Lo baci\u00f2, sensuale, sulla guancia rasata e odorosa. La vernice rossa delle labbra lucide lampeggi\u00f2 nel buio del salotto assopito, lasciando una ovale traccia glamour. Lentamente lasciava la presa per ritrarsi, come l\u2019onda placida si ritira sul bagnasciuga e, riverberando una scia di carezze, si alzava davanti alla statua eccitata ed inquieta di Gabriele. Infine, gli si pieg\u00f2 ancora una volta sul viso, protendendogli il collo sinuoso, irresistibile, invitante, oltre gli zigomi, nel rosso di un sussurrare suadente.<br \/>\n\u00abIo vado a prepararmi per la notte. Ti aspetto sotto le lenzuola -disse. E chios\u00f2 ammiccante- Non fare tardi&#8230;\u00bb<br \/>\nGabriele ne avvert\u00ec il sorriso dimesso, l&#8217;affascinante distendersi delle labbra carnose e vivaci e il trasparire di perle perfette. Ne percep\u00ec lo sguardo allettante nell&#8217;allontanarsi verso le scale. Attese la musica dei passi ascendenti e cadenzati, l&#8217;armonia dei movimenti di braccia nude, flessuose nell&#8217;evanescenza della penombra come ali di falena.<br \/>\nLa luce del tinello emanava adesso un alone freddo, neutro, pallido, quasi ospedaliero. Adesso le pareti si spegnevano nella mancanza del fastidioso piacere di ospitare la bellezza di Samantha; un&#8217;assenza che feriva, la carne e l&#8217;anima.<br \/>\nIl ticchettio regolare della goccia che precipitava nel lavandino, oltre il confine tra la luce e il buio, il battito del cuore di Gabriele che aveva preso a solfeggiare in sincope, i passi inudibili e leggeri, ovattati dal piano superiore, tutto sembrava modellarsi nei meandri auricolari con una cadenza crescente e inesorabile, come il paralizzante parossismo del Bolero di Ravel.<br \/>\nAnsia, rancore, frustrazione, desiderio, pulsione, tranquillit\u00e0, ipocrisia, finzione, senso, verit\u00e0: Gabriele strinse le dita rigide sui braccioli soffici della poltrona liscia, accogliente come un utero nero.<br \/>\nRespir\u00f2, cerc\u00f2 di riannodare la respirazione, inspir\u00f2 lento ed espir\u00f2 piano. Respir\u00f2 nuovamente, calmandosi, rallentando il gonfiarsi e l&#8217;affievolirsi del torace. Espir\u00f2 ancora, cercando un appiglio che lo preservasse ancora una volta dal gorgo, dall&#8217;abisso latente sotto la superficie delle cose.<br \/>\nAllung\u00f2 il braccio sul mobiletto traslucido di fianco al suo trono gelatinoso e scricchiolante, prese il telecomando, esamin\u00f2 i tasti con le dita cieche. Punt\u00f2 verso l&#8217;occhio rosso, mefistofelico, dell&#8217;apparecchio a riposo. Lo schermo si illumin\u00f2, mentre distendeva la schiena.<br \/>\nRest\u00f2 cos\u00ec, invaso da silenziose immagini catodiche, con l&#8217;anima spezzettata in pixel che evaporavano adagio come uno sciame di lucciole nella notte, abbandonandosi al franare deframmentato della coscienza.<\/p>\n<p><em>Dio Santo, pensavo se ne fosse accorta. Quando \u00e8 trasalita, ho creduto che avesse fatto caso alla pistola nascosta sotto il cuscino sul fondo della poltrona. E invece la letteratura mi ha salvato.<\/em><br \/>\n<em> Ce li ho sotto le dita tutti i miei libri, disposti tra le mensole del mobile qui a fianco. Forse potrei ucciderla usando uno di questi volumi. S\u00ec, sarebbe una soluzione brillante. Magari con i racconti di Poe; magari con Proust. No, cara, no, ho deciso: forse stasera ti uccider\u00f2 con Dostoevskij&#8230;<\/em><br \/>\n<em> Smettila&#8230;falla finita&#8230;\u00c8 tutto inutile&#8230;<\/em><br \/>\n<em> La goccia nel lavandino continua a cadere. L&#8217;acqua continua a rivolare dalla lavastoviglie. Questa casa mi inquieta. \u00c8 la mia mente che la produce? O \u00e8 una reale prigione? Forse, cara, ti ho gi\u00e0 ucciso, in una realt\u00e0 che non \u00e8 questa, in una realt\u00e0 che \u00e8 davvero reale, mentre questa \u00e8 solo la proiezione della mia mente malsana. Forse mi hanno internato, mi hanno punito per il mio delitto, che la mia coscienza continua a rivivere.<\/em><br \/>\n<em> Eppure la voglia di possederti era reale. Le tue dita sul mio corpo erano vere.<\/em><br \/>\n<em> Quando, quando ho cominciato ad odiarti cos\u00ec, amore mio?<\/em><br \/>\n<em> Eccole di nuovo, non me ne liberer\u00f2 mai. Sono dappertutto, invadono questo pavimento bianco come la tua pelle profumata di fiori d&#8217;arancio. Sono milioni, miliardi di formiche. Sono dappertutto, vengono fuori dai mobili, dalle porte dalle pareti. Si affollano sotto i miei piedi come un&#8217;informe massa brulicante. Un&#8217;infinit\u00e0 di insignificanti microscopiche vite che ora si assimilano l&#8217;una all&#8217;altra. Oh, mio Dio, ancora. Ora diventano una sola, una sola piccola formica, che viaggia incurante accanto ai miei piedi.<\/em><br \/>\n<em> La calpesto, ci provo. L&#8217;ho calpestata milioni di volte, ma non funziona. Fa finta di morire.<\/em><br \/>\n<em> Hai mai provato a calpestare una formica, tesoro? Ah, gi\u00e0. Dimenticavo che non hai tempo per queste sciocchezze. Ti odio quando pensi di essere viva. Se tu provassi a calpestare una formica mi capiresti, forse. Sembra inerte. E invece si muove ancora. Si muove di nuovo.<\/em><br \/>\n<em> Le formiche ingannano, amore mio. Ne uccidi una, ne vivono diecimila.<\/em><br \/>\n<em> Non sono matto, devi credermi. Tutte queste formiche, non sono che un inganno&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Non sapeva quando si fosse addormentato. Non credeva nemmeno di stare dormendo, ma si dest\u00f2. Apr\u00ec gli occhi, prima come sfocate fessure liquide, poi sgranandoli. Riemerse; ma di quando fosse sprofondato non si ricordava.<br \/>\nIl televisore muto crepitava di luce grigia e silente senza immagini, una bianca statica dimensione invasa da milioni di minuscole formiche nere.<br \/>\nLa goccia impietosa precipitava incurante e ritmica dal rubinetto difettoso, squillante nel morire insieme alle compagne gi\u00e0 morte nella bacinella ripiena sul fondo del lavandino.<br \/>\nUn rivolo impercettibile dal portello della lavastoviglie manifestava la sua umida presenza fino al pavimento bianco floreale, inzuppando il tappetino folto accuratamente scelto in rosa pesca.<br \/>\nErano giorni che gli si rimproverava di risolvere il problema.<br \/>\n\u201cSar\u00e0 la guarnizione, bisogner\u00e0 cambiarla\u201d.<br \/>\n\u201cE allora perch\u00e9 non lo fai?\u201d.<br \/>\n\u201cIo? Ci vuole un tecnico, cara\u201d.<br \/>\n\u201cE allora chiama il tecnico, caro\u201d.<br \/>\n\u201cVa bene, lo far\u00f2\u201d, si chiudeva ogni volta la conversazione. Ma poi non lo faceva.<br \/>\nConsciamente o inconsciamente, non aveva intenzione di aggiustare quella imperfezione. A volte, quell&#8217;incrinatura nel mondo definito e incorruttibile sembrava rappresentare l&#8217;unico spiraglio nel meccanismo inaccessibile dell&#8217;esistenza. Una sbavatura necessitante, la falla su cui crollava il sistema, la patina scrostata che suggerisse un senso alla realt\u00e0.<br \/>\nSi sentiva indeciso, inerte, improvvisamente stanco di lottare, di duellare con ogni cosa, con s\u00e9 stesso, con il mondo, con l&#8217;illusione della vita. Con l&#8217;amore. Con l&#8217;odio.<br \/>\nNon ce l&#8217;avrebbe fatta nemmeno questa volta, non l&#8217;avrebbe spuntata. La sua intima folle rivoluzione era inutile, destinata forse a fallire, continuamente.<br \/>\nEppure nient&#8217;altro valeva che tentare. Nient&#8217;altro sembr\u00f2 avere senso, ancora una volta.<br \/>\nInfil\u00f2 la mano tremante lungo il lato del cuscino spesso sotto di s\u00e9. Estrasse l&#8217;arma fredda, luccicante nel chiarore algido emanato dallo schermo. La rigir\u00f2 davanti agli occhi, poi se la depose in grembo, tenendola in pugno.<br \/>\nPochi infiniti istanti dopo si decise. Si sollev\u00f2 nel buio, come un&#8217;ombra infernale, sbiadito e ansimante come uno spettro disumano. I suoi passi furono lenti, fluttuanti senza rumore. La goccia dal rubinetto cadde ancora indifferente e precisa nel tacere dell&#8217;oscurit\u00e0. Il rivolo della lavastoviglie riverberava fatale sul candore del pavimento.<br \/>\nMentre saliva le scale, Gabriele si ferm\u00f2, fu solo un istante, una breve indecisione, un increscioso punto interrogativo su ci\u00f2 che ancora stava per fare. Osserv\u00f2 nevrotico l&#8217;arma nella sua mano. Poi successe qualcosa. Qualcosa che mancava, un segno, una spinta.<br \/>\nUn piccolo e sonoro schiocco, remoto nello spazio, e lo schermo al piano di sotto si era spento all&#8217;improvviso. La luce nel tinello non invadeva pi\u00f9 i confini della sala sotto di lui.<br \/>\nEra saltata la corrente. Gabriele comprese, con la sua folle insana lucidit\u00e0: il rivolo della lavastoviglie aveva raggiunto il suo scopo, aveva toccato qualche cavo ed era saltato il salvavita (salvavita, pens\u00f2, che ironia&#8230;)<br \/>\nErano le acque del caos che invadevano l&#8217;ordine delle cose, che stavano forse per vincere l&#8217;ennesima eterna battaglia.<br \/>\nIl cuore, da impazzito, si fece tenue. Una sicurezza nuova, un brivido, una scarica di vita gli riscald\u00f2 il cervello. E fu l&#8217;unica cosa che gli sembr\u00f2 davvero reale.<br \/>\nDistolse quindi gli occhi dalla pistola e riprese a salire, fino a raggiungere il pianerottolo di fronte alla porta socchiusa della camera da letto.<br \/>\nOra sapeva cosa fare, l&#8217;aveva gi\u00e0 recitato cento, mille, innumerevoli volte quel copione irrisolto.<br \/>\nIl corpo di Samantha riposava nudo nella seta cremisi delle lenzuola, rivolto di spalle, disegnato dal chiarore della notte che filtrava dalle tende ferme. La stanza arricchita di mobili raffinati e fiori sembr\u00f2 ricolma di mostri neri, frementi nelle tenebre.<br \/>\nGabriele oltrepass\u00f2 l&#8217;uscio in silenzio, impassibile come un automa privo del sentire umano. Oramai non aveva pi\u00f9 sudore, n\u00e9 altra emozione. Aveva solo sete, sete di verit\u00e0.<br \/>\nIl braccio gli si tese, conosceva la direzione.<br \/>\nPunt\u00f2 l&#8217;arma.<br \/>\nLo sparo dur\u00f2 per milioni di istanti, improvviso e rallentato, rimbombando di una cosmica eco. Sulla parete ampia al di sopra del letto, la materia grigia di Samantha, spruzzata insieme alla vita estinta, produceva l&#8217;estetica di un quadro astratto.<br \/>\nGabriele abbass\u00f2 il braccio, rest\u00f2 a contemplare la sua opera senza calore nelle vene. Cosa sarebbe stato adesso? Cosa sarebbe avvenuto? L&#8217;aveva davvero uccisa questa volta? O era l&#8217;ennesimo ripetersi di un incubo imparziale?<br \/>\nAllung\u00f2 le dita sull&#8217;interruttore, forse avrebbe potuto guardare meglio con la stanza illuminata, convincersi di cosa fosse realt\u00e0, di cosa fosse illusione. Spinse la chiavetta con i polpastrelli decisi. Ma nulla avvenne, nulla cambi\u00f2. L&#8217;alcova di morte rimase buia.<br \/>\nLa corrente, pens\u00f2. Il salvavita&#8230;<br \/>\nMa non fu quel concetto sardonico che lo fece finalmente sorridere. Fu invece l&#8217;idea che lo aveva pervaso subito dopo, l&#8217;apparenza forse della soluzione a tutta quel folle flusso di inconsistenze.<br \/>\nEra l\u00ec, forse, la risposta. Ce l&#8217;aveva sempre avuta tra le mani senza mai accorgersi.<br \/>\n&#8220;Che stupido -si disse sogghignando di sarcasmo-, sei davvero uno stupido&#8230;&#8221; ; finch\u00e9 l&#8217;accenno divenne un consapevole sorriso.<br \/>\nAnalizz\u00f2 con ossequio la pistola che ora si era portato davanti al viso. Era nera, lucida, bellissima, rassicurante. Meccanica e fredda nella sua realt\u00e0.<br \/>\nLa rigir\u00f2 verso di s\u00e9. La canna sembr\u00f2 un lungo tunnel, una via di fuga oltre il quale non si intravedeva luce, ma solo la possibilit\u00e0 di essa. Eppure, era quanto gli bastava.<br \/>\nAlz\u00f2 il braccio al lato di s\u00e9, puntandosi la pistola alla tempia. Guard\u00f2 il corpo inerte di Samantha, la sua amata, odiata, bellissima Samantha che inzuppava le calde lenzuola del suo denso sangue nero.<br \/>\nSorrise, non di gioia, ma di attesa, mentre tastava con cura e trepidazione il grilletto con l&#8217;indice fremente, ancora indeciso ma pronto.<br \/>\nAvrebbe avuto finalmente la sua risposta. S\u00ec, era quella, forse, la soluzione. Era un pensiero assurdo la morte, cos\u00ec assurdo da non avere nulla di insensato. Avvert\u00ec la metallica bocca dell&#8217;arma accarezzargli la tempia. Ora la sua sete sarebbe stata estinta. O estinto sarebbe stato egli stesso, insieme alla sua sete.<br \/>\nOra avrebbe avuto finalmente la sua risposta. Era quella la vita? O solo la sua follia? Era la realt\u00e0 quella in cui, fingendo, si crogiolava in una simmetrica beatitudine? O era solo illusione, l&#8217;illusione di esistere?<br \/>\nE ora? Doveva essere felice? Non lo sapeva. Ma si sentiva finalmente vivo.<br \/>\nPose gli occhi sul cadavere inerte della moglie, respir\u00f2 deciso, accarezz\u00f2 il grilletto. Sorrise.<br \/>\nE spar\u00f2.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26172\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26172\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>O forse sono morto, sicuro sono morto\/ oppure sono nato e non mi sono accorto. 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