{"id":26164,"date":"2016-01-12T19:56:54","date_gmt":"2016-01-12T18:56:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26164"},"modified":"2016-01-12T19:56:54","modified_gmt":"2016-01-12T18:56:54","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-tango-di-un-uomo-inutile-di-angelo-chiafari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26164","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Tango di un uomo inutile&#8221; di Angelo Chiafari"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><em><strong>&#8220;&#8230;l&#8217;alba dentro l&#8217;imbrunire.&#8221;<\/strong><\/em><br \/>\n<em>F.Battiato<\/em>, Prospettiva Nevsky<\/p><\/blockquote>\n<p>Non pensava di essere tagliato per la felicit\u00e0, qualunque cosa fosse.<br \/>\nL&#8217;opaco giorno morente scantonava su auto e occhiali da sole, schermi superflui di una calca irregolare.<br \/>\nL&#8217;aria ferma trafugava colori senza restituirli e lasciava invece odori penetranti e gravi, densi, che esalavano dai bar e dalle tavole calde.<br \/>\nLui non era bello, non era neanche ricco, la casa gli puzzava di muffa al pari della vita e, sinceramente, si sentiva leggermente anche un p\u00f2 incazzato.<br \/>\nColpa della crisi o di un perduto senso di rivoluzione. In realt\u00e0, ognuno seguiva la corrente.<br \/>\nIl mucchio teneva caldi ed egli ci scompariva alla grande, come un istinto, senza troppa lucidit\u00e0 o costernazione. Camminava nella giacca di pelle consumata su gomiti e bordi, unico elemento a ostentare al mondo il significato della dignit\u00e0 umana.<br \/>\nDi tanto in tanto lanciava sguardi sopra i palazzi, lungo i freddi contorni di cemento che sezionavano il cielo e s&#8217;incastonavano nell&#8217;infinito.<br \/>\nAvrebbe voluto essere un supereroe. Starsene l\u00e0, su quei tetti, svettare mascherato sopra i confini labili tra il bene e il male. O almeno sopra la banalit\u00e0, che gi\u00e0 sarebbe stato qualcosa.<br \/>\nD&#8217;un tratto avvert\u00ec le Converse pigiare su una materia flaccida e vagamente cremosa. Intu\u00ec, non senza un che di ineluttabile. Solo dopo, con certa impotenza, quasi con rassegnazione, si analizz\u00f2 le suole.<br \/>\n\u201cSi, proprio un supereroe\u201d, consider\u00f2 nel tip-tap sul bordo ruvido del marciapiede, scrollandosi dall&#8217;aspetto meno elegante di una digestione.<br \/>\nUn supereroe non pesta le merde. Casomai le combatte.<br \/>\nPassava il giorno bighellonando per le strade a caccia di lavoro. Gli sarebbe andato bene qualsiasi cosa, anche il classico e ascetico lustrare i cessi, pur di rimpolpare gli sgoccioli di un portafogli deserto. Anzi arido, per mancanza di liquidi.<br \/>\nInvidiando la paga di un operaio cinese, pranzava a cappuccino e brioches, neanche fosse un turista tedesco.<br \/>\n\u201cUn&#8217;altra giornata sprecata\u201d, pens\u00f2, mentre il sole soffocava tra ciuffi di nuvole sparse come batuffoli intrisi di luce amaranto. Le campane avevano suoni grevi, i passi attutivano svogliati sui marciapiedi dei vicoli del centro.<br \/>\nLo sguardo gli si sollev\u00f2 al comparire del proprio spettro nelle vetrine lucide di una libreria. Si ferm\u00f2, lasciando transitare il mondo indifferente.<br \/>\nLa camicia bianca dissonava con la ruvidezza della barba non curata. Quando si guard\u00f2 negli occhi, ci vide l&#8217;assenza, ci vide il disincanto masticato dalla vita.<br \/>\nCampeggiava dietro al suo riflesso una faccia entusiasta tra manicaretti e zucchero filato.<br \/>\nSorrise con una certa amarezza, ciondolando leggermente la testa al pensiero di avere sbagliato tutto. Avrebbe dovuto scrivere libri di cucina invece di studiare musica.<br \/>\nIl fatto era che Lui s&#8217;era votato all&#8217;inutile. Non faceva che riempirsi le sinapsi di poetiche ed armonie. Tra spartiti mai venduti disordinava decine di libri.<br \/>\nSvan\u00ec la propria immagine incolore dribblando signore vestite in rosa pesca, scart\u00f2 quarantenni acconciate alla mohicana e si lasci\u00f2 fagocitare nuovamente dalla folla multianonima.<br \/>\nAllo sbocco del vicolo poco oltre vide gente accumularsi in un irregolare semicerchio. Quando svolt\u00f2 nella piazza ampia e iridescente si accorse di un andirivieni insolito, un brulicare sommesso ma evidente.<br \/>\nIl crepuscolo divenne un invasore silente, rallentava le palpebre, calmava le cose ma le caricava nel medesimo tempo, sfumando di netto i contorni e il confine. Quel fremere sospeso gli entr\u00f2 dalle narici e lo incurios\u00ec. C&#8217;era nell&#8217;aria qualcosa. Qualcosa che doveva accadere ed egli era l&#8217;unico, forse, ad ignorarlo.<br \/>\nS&#8217;addentr\u00f2 nella folla stanziale, infilandosi nelle intercapedini sottili che allontanavano vite sconosciute. Si sporse, indag\u00f2 lo spazio semicircolare lasciato incompiuto. Ma non vide che altra gente, tutto l\u00ec. Uomini e donne tirati a lucido civettavano con aperitivi colore dell&#8217;ambra. E s\u00e9, giusto in mezzo. Nient&#8217;altro.<br \/>\nE tuttavia s&#8217;avvertiva un silenzio frizzante, vivido ma assopito che parve dolcemente cosmico. Tanto che la solitudine dello sguardo lasci\u00f2 con disperazione le linee orizzontali, si ritrov\u00f2 nel cielo sconfitto pacatamente da fiochi lampioni di aloni pastello.<br \/>\nLe stelle gli sembrarono miriadi, morbide spirali addormentate, ci si perse: cos\u00ec fondamentali e vere. E inutilizzate.<br \/>\nNon desider\u00f2 altro, nient&#8217;altro che un p\u00f2 di bellezza.<br \/>\nSarebbe rimasta la resa, forse, di fronte a quel nulla che divorava, se non fosse nata la musica giusto in tempo, se non avesse avuto l&#8217;universo un&#8217;anima, tra i fotoni e le onde, nascosta, celata, invisibile.<br \/>\nLa sera palpit\u00f2 all&#8217;improvviso, si marc\u00f2 in quattro quarti, sgran\u00f2 come tra corde e gemiti.<br \/>\nOra gli occhi spalancati tracimavano su gravitazioni di corpi, di accordi e melodie: attrazioni, meccaniche immateriali, virtuali reiterati amplessi.<br \/>\nDovunque voltasse lo sguardo, spirali danzanti a decine vibravano, sostavano, viravano, slegavano le forme, ricomponevano gli abbracci, le pieghe, le strette, riafferrandosi sfuggivano, vorticavano confusi a sfiorarsi l&#8217;ardore dei visi, compassati d&#8217;impassibile passione.<br \/>\nDanzavano come stelle, tutto intorno, ballavano il tango. Uomini e donne, silenzi eleganti danzavano in ellissi.<br \/>\nLo stupore divenne meraviglia quando ripunt\u00f2 lo sguardo di fronte a s\u00e9, verso la figura che gli si appressava. Occhi grandi e neri luccicavano sulla pelle bruna di miele, tra capelli corvini raccolti e sensualmente disciolti sulla nuca, lungo il collo sinuoso lasciato scoperto, come fosse un avamposto sguarnito sul confine del petto ansimante. Una dea primordiale, un&#8217;ancestrale pulsazione, un demone dal candido sorriso d&#8217;angelo gli si faceva incontro o forse gli precipitava addosso e lo veniva a rapire.<br \/>\nSolo che un altro le giunse a pochi passi e la danza stessa la port\u00f2 con s\u00e9.<br \/>\nLui rimase fermo a guardarla volteggiare via.<br \/>\nLei era bellissima, semplicemente, sconcertante e sensuale nelle sue movenze di femmina.<br \/>\nLa contempl\u00f2, con la vertigine e l&#8217;incanto a scuotergli ogni fibra, finch\u00e9 una voce vivace lo richiam\u00f2 in una dimensione rude.<br \/>\n\u00abEhi tu, scusa -diceva un tipo dall&#8217;ostentata gaiezza- Se non balli togliti di mezzo\u00bb.<br \/>\n\u00abSi, -annu\u00ec timido\u2013 ma che succede?\u00bb.<br \/>\n\u00abSi chiama flash-mob, carino. La gente si da&#8217; appuntamento su un social e balla. Sveglia tesoro!\u00bb.<br \/>\nAccidenti. Sottratto nel breve dialogo, aveva perso di vista lei.<br \/>\n\u00abVieni \u2013lo abbracciava ora quella sorta di fata turchina sottintesa in un grillo parlante\u2013 ti offro qualcosa da bere\u00bb.<br \/>\nMa egli rifiut\u00f2 con sincera cortesia e si allontan\u00f2, fermandosi al di fuori dei perimetri disegnati dall&#8217;erotismo della danza.<br \/>\nQuando tutto ebbe compimento, l&#8217;aveva cercata invano, rubata dal manto opaco della sera e dal tramestio della folla.<br \/>\nSi incammin\u00f2, tornandosene da dove era venuto, ma con il cuore sfavillante in subbuglio.<br \/>\nLa notte pass\u00f2; gli si specchi\u00f2 negli occhi, ospite silenziosa tra i sentori di muffa della casa e della vita. Ma fu una notte nuova. Erano, forse, occhi nuovi.<br \/>\nI giorni che seguirono somigliarono alla follia. Risparmi\u00f2 sui cappuccini il necessario a una necessaria spesa. L&#8217;inutile stavolta ebbe le dita di Astor Piazzolla.<br \/>\nSi trafisse mille volte il sole e mille volte s&#8217;acquiet\u00f2 la luna, prima che le note gli diventassero cellule.<br \/>\nSporadiche occupazioni e qualche euro da sprecare in internet videro le giunture di legno articolarsi in ali ad ogni passo.<br \/>\nTrascorsero le settimane, che si abbracciarono e divennero mesi.<br \/>\nE aveva sognato, sperato per tutto quel tempo.<br \/>\nQuando finalmente si ripresent\u00f2 l&#8217;occasione, la piazza si gremiva ancora di esistenze e di lucciole. L&#8217;armonia gravitazionale dei corpi rese densa la notte e scintillante. Questa volta fu Lui a cercare gli occhi di lei tra la gente.<br \/>\nLe si avvicin\u00f2 senza essere scorto, le prese la mano lasciata da un cavaliere qualunque e nella danza si ritrovarono di fronte, viso nel viso. Le ciglia nere di lei si mossero come l&#8217;erba nel sospiro della sera, sbigottite e permissive. Le sorrise lieve, lei ricambi\u00f2. Un cenno breve d&#8217;intesa, poi fu la danza.<br \/>\nBallarono un tango carnale, mescolando le pupille gravide alle scie cremisi dei pizzi aderenti sui fianchi, ballarono nell&#8217;ombra tremula del tatto, nell&#8217;ansimare di ignoti respiri.<br \/>\nE quando la musica si comp\u00ec, le loro dita svanirono. Si persero, come fanno gli sconosciuti.<br \/>\nBen presto la folla dirad\u00f2 vistosamente, la piazza fu sgombra in poco tempo e le pietre bianche restarono a farsi arrossire dalla sfumata lotta dei lampioni nel buio incostante.<br \/>\nLa strada era ormai vuota, di riflessi umidi.<br \/>\nI passi di lei sostarono d&#8217;improvviso quando una figura snella venne fuori dalla penombra di un portone.<br \/>\n\u00abScusami \u2013le disse- ti ho spaventata\u00bb.<br \/>\nLo guard\u00f2, risalendogli fino agli occhi, proteggendosi d&#8217;istinto con la mano sul petto. Ma gli sorrise, salutandolo dolcemente.<br \/>\n\u00abNon ci siamo nemmeno presentati -egli continu\u00f2, tendendole la mano- Mi chiamo Gianluigi. Ma poi chiamarmi Lui\u00bb.<br \/>\nElla sguarn\u00ec le difese: \u00abIo sono Leila -rispose-, ma gli amici mi chiamano Lei\u00bb.<br \/>\n\u00abLui e Lei -fu ironico-. Sembriamo fatti l&#8217;uno per l&#8217;altra\u00bb.<br \/>\nGli occhi profondi le brillarono. Era bellissima, semplicemente. Sconcertante e sensuale in ogni tacito gesto.<br \/>\n\u00abPosso accompagnarti?\u00bb, chiese Lui piegando il braccio proteso.<br \/>\nGli annu\u00ec. E gli si strinse al fianco.<br \/>\nLei, era un incanto, aveva il nome della notte.<br \/>\nSi incamminarono, insieme, solitari, nei chiaroscuri slavati della strada ormai dormiente.<br \/>\nSe percorsero il desiderio o la voglia di non lasciarsi. Se si persero ancora. Se si ritrovarono sempre. Dove quella strada li conduceva non \u00e8 dato sapere.<br \/>\n\u00abPerch\u00e9 mi hai cercata?\u00bb, gli chiese, dopo che parlando avevano taciuto.<br \/>\nLui non rispose, non subito.<br \/>\nSi volt\u00f2, adagiando lo sguardo sul mistero vellutato di quella pelle bruna.<br \/>\nPasseggiando nella notte, ne respir\u00f2 l&#8217;odore di scirocco, naufrago negli occhi di Lei. E due pupille nere, liquide, si specchiarono nel palpito nuovo di un uomo inutile.<br \/>\nSi prese ancora un istante, a labbra aperte prima di proferire.<br \/>\nOra si sentiva pronto per la felicit\u00e0. Qualunque cosa fosse.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26164\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26164\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;&#8230;l&#8217;alba dentro l&#8217;imbrunire.&#8221; F.Battiato, Prospettiva Nevsky Non pensava di essere tagliato per la felicit\u00e0, qualunque cosa fosse. 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