{"id":26107,"date":"2016-01-05T12:29:11","date_gmt":"2016-01-05T11:29:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26107"},"modified":"2016-01-05T12:29:11","modified_gmt":"2016-01-05T11:29:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-stelle-dellisola-di-ottavio-mirra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26107","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Stelle dell&#8217;isola&#8221; di Ottavio Mirra"},"content":{"rendered":"<p>Quell\u2019estate avevo preso in affitto un piccolo appartamento a Procida. Due stanze e un bagno a piano terra che affacciavano in un vicolo in fondo al quale si intravedeva il mare. Non avevo trovato di meglio, ma mi andava bene lo stesso. Mi trasferii nell\u2019isola per l\u2019intera stagione, con l\u2019intenzione di trovare per\u00f2 una sistemazione migliore. Era questo il patto con il proprietario dell\u2019appartamentino. Non avevo a quel tempo problemi lavorativi, nel senso che non lavoravo affatto, ma potevo contare su solide basi economiche. Insomma la grana non mi mancava. Tutto questo mi procurava una formidabile eccitazione, perch\u00e9 combaciava magnificamente con il mio carattere indolente e ozioso. Ero libero rispetto a tutti quelli che mi stavano intorno. Libero rispetto all\u2019edicolante, che pur vivendo in un posto turistico era costretto a stare tutto il giorno in quella specie di grotta che gli dava da vivere. Con i quotidiani ammonticchiati in due angoli, suddivisi in pile, i giocattoli da mare, salvagente gonfi di tutte le forme, pinne e maschere scadenti. Libero rispetto al salumiere, che apriva quasi all\u2019alba e chiudeva a notte fonda, con una carnagione cos\u00ec pallida che credo non abbia mai visto il sole. Libero rispetto al proprietario dell\u2019appartamentino che occupavo, che pur di non perdere l\u2019affare, aveva accettato la condizione che gli avevo imposto. L\u2019elenco sarebbe lungo, quanto tutti gli abitanti dell\u2019isola. Solo io in quei giorni potevo fare esclusivamente ci\u00f2 che avevo voglia di fare e non altro. Nessun obbligo, nessun dovere, nessuna cortesia. Nessun bisogno di stringere rapporti umani. Avevo la grana e questo sarebbe bastato a risolvere qualunque problema fosse intervenuto. Non dovevo preoccuparmi di nulla, neppure della spesa quotidiana. C\u2019erano persone, in numero imprecisato, che andavano e venivano da casa e provvedevano a tutto. Erano loro che cucinavano, mi rifacevano il letto e le stanze, provvedevano a lavare e stirare biancheria e vestiti. Chi fossero non l\u2019ho mai capito, n\u00e9 ho mai saputo chi li pagasse. A dire il vero non avevo alcuna curiosit\u00e0 in proposito. Per me rappresentavano solo una sorta di optional in regalo, del quale approfittavo senza chiedere spiegazioni.<\/p>\n<p>L\u2019unico dovere cui sentivo in qualche modo di sottostare, era ricevere un tipo strano che quasi tutti i giorni veniva a trovarmi. Sia chiaro, obblighi non ne avevo, avrei potuto, volendo, metterlo alla porta in qualunque momento, ma provavo nei suoi confronti una sorta di umana piet\u00e0. Un tipo dall\u2019et\u00e0 indefinibile, con gli occhiali e i capelli arruffati, dall\u2019abbigliamento quanto meno inconsueto per un luogo di vacanza. Camice bianco sempre aperto, pantaloni azzurrini e t-shirt bianca, zoccoli chiusi alla punta anch\u2019essi bianchi. Un macellaio, pensai sulle prime, ma non notai mai tracce di sangue sugli abiti che potessero darmi conferma di questa ipotesi. Allora cos\u2019era, un medico? Se pure fosse, considerato che stavo benissimo, non capivo la ragione delle sue visite quotidiane. E poi parlava, parlava, parlava. Naturalmente non ascoltavo neppure una parola, non avevo tempo da perdere io, mi limitavo ad annuire di tanto in tanto, sempre in virt\u00f9 dell\u2019umana piet\u00e0 di cui ho gi\u00e0 detto. Ad un certo punto cominciai a prendere in seria considerazione l\u2019ipotesi che potesse essere un pazzo. Non pericoloso, per carit\u00e0, ma pur sempre un pazzo. Non sai mai cosa aspettarti da chi non gli funziona la testa. Me lo ritrovavo all\u2019improvviso seduto alla sedia nel salottino d\u2019ingresso senza che io ricordassi di avergli aperto la porta. Come riuscisse a penetrare in casa \u00e8 rimasto un mistero. Probabilmente ne aveva le chiavi. Pensai potesse trattarsi di un parente svitato del proprietario, che so un fratello, un cugino, cui piaceva trattenersi in quella casa. Non ebbi occasione di parlarne con il locatore perch\u00e9, nel corso di quell\u2019estate, non lo incontrai mai pi\u00f9. Ad ogni modo non mi dava fastidio, perch\u00e9 non mi facevo di certo condizionare dalla sua presenza. Continuavo a fare quel che dovevo lanciandogli di tanto in tanto un\u2019occhiata distratta. Neppure si pu\u00f2 dire che la sua presenza mi impedisse di uscire, perch\u00e9 io non uscivo praticamente mai. Ero sempre in casa, sdraiato, seduto, a leggere un libro o ad ascoltare musica, spesso a pensare, ancora pi\u00f9 spesso a dormire. Si, quell\u2019estate ho dormito come non mai. Evidentemente avevo sonno arretrato, dovevo essermi molto stancato nel corso di quell\u2019anno anche se, in fede mia, devo dire di non ricordarmene proprio. Nel senso che non ricordo cosa avessi fatto di cos\u00ec faticoso. Strano, non sono il tipo. Cio\u00e8 non sono il tipo da fare cose faticose, o da dimenticare le cose faticose che ho fatto. Di quell\u2019anno, per\u00f2, non ricordo proprio nulla.<br \/>\nQuello che invece non dimentico, \u00e8 quella vacanza con i miei zii e cugini in un\u2019estate di molti anni prima a Procida. E\u2019 per questo che ho voluto tornarci.<br \/>\nI miei zii avevano cinque figli, tre femmine e due maschi. Due erano gemelli, e gli altri erano nati un anno dopo l\u2019altro. Io mi collocavo con l\u2019et\u00e0 giusto in mezzo a due di loro. Eravamo tutti pi\u00f9 o meno coetanei, cosicch\u00e9 in sei di noi si faceva una bella squadra. Quando si usciva ci mettevamo uno a fianco all\u2019altro e, passando nei vicoli stretti, spostavamo l\u2019aria. Gli altri figli di turisti ci venivano dietro perch\u00e9 noi, da soli, eravamo gi\u00e0 tanti. Si sentivano protetti. I ragazzi dell\u2019isola non sopportavano i figli dei turisti. C\u2019era tra di loro chi ci guardava bieco, invidioso della nostra vita in citt\u00e0, chi con aria di sufficienza, perch\u00e9 al contrario dei primi si riteneva superiore, e chi ci derideva apertamente perch\u00e9 \u201ci cittadini \u2013 dicevano &#8211; sono dei poveri coglioni\u201d. Sta di fatto che pur avendo ognuno la propria originale motivazione, tutti erano uniti da quel sentimento collettivo di antipatia nei nostri confronti. Per evitare che qualcuno potesse farci del male, noi cittadini ricorrevamo alla tecnica usata da certi pesci o certi uccelli, che si raggruppano a migliaia per confondere e spaventare, con la massa, l\u2019aggressore che li minaccia. Quando ci muovevamo, avanzavamo tutti insieme. Ecco perch\u00e9 quando passavamo noi sei si aggregavano anche altri, cosicch\u00e9 quell\u2019estate conoscemmo tutti senza il minimo sforzo. Quando dico tutti mi riferisco anche a quelli dell\u2019isola che, dopo un po\u2019, caddero nella trappola della massa o, forse pi\u00f9 semplicemente, erano ragazzi che avevano voglia e curiosit\u00e0 di conoscerne altri. Sta di fatto che io mi sentivo un dio. Eravamo stelle, le stelle dell\u2019isola. Per la fine dell\u2019estate ero diventato cos\u00ec nero che mi si poteva scambiare tranquillamente per uno di colore, i piedi mi si erano induriti perch\u00e9, a imitazione degli isolani, camminavo sempre scalzo, e a nuoto riuscivo a farmi dal porto traghetti fino a quello della Corricella e ritorno. Non male per un cittadino, e neanche per un isolano. Quella forza benefica mi dur\u00f2 tutto l\u2019inverno, nel corso del quale potetti vantarmi delle mie prodezze marinaresche. Questo mi confer\u00ec un\u2019aura eroica che mi permise di vincere le elezioni da capoclasse solo che, quando con il gesso dividevo la lavagna nelle due odiate sezioni di buoni e cattivi, mi pareva che mi avessero affidato un compito particolarmente gravoso. Non mi andava di segnalare i cattivi, e neppure i buoni, sicch\u00e9 quando rientrava la maestra trovava la lavagna pulita. Nessun elenco a riempire le liste. In definitiva, non mi andava di fare la spia. Non ci volle molto perch\u00e9 d\u2019autorit\u00e0 perdessi quella funzione assegnatami democraticamente dal popolo scolastico. Fu una specie di liberazione.<br \/>\nA ben ricordare, i miei zii abitavano in una casa piccola a piano terra, forse due stanze e cucina. Noi ragazzi dormivamo per terra, a coppie su un solo materasso. Chi a testa e chi a piedi, dicevamo, e si faceva la conta per la scelta del posto. Al mattino la zia appoggiava i materassi al muro in posizione verticale per fare spazio nelle stanze, ma tanto noi non ci stavamo mai. Mi ricordo che la casa si affacciava su un vicolo stretto in fondo al quale si intravedeva il mare, e c\u2019era pure il giornalaio con le pile dei quotidiani e il salumiere con la pelle candida. Era proprio come quella che avrei poi affittato nell\u2019estate in cui non lavoravo e avevo la grana. E\u2019 strano, anche il proprietario era lo stesso. Sar\u00e0 per questo che non mi cercai un\u2019altra sistemazione. In fondo era comoda per me che gi\u00e0 non ero pi\u00f9 tanto giovane.<br \/>\nOra che quell\u2019estate \u00e8 finita e non so quante altre ne siano passate, ora che \u00e8 inverno, io sono ancora qui, e mi piacerebbe che ci fosse lo zio perch\u00e9 mi \u00e8 venuta voglia di dirgli quanto \u00e8 bella la sua casa di Procida. Come ci sia arrivato, per\u00f2, non lo ricordo. Non mi ricordo del viaggio in traghetto n\u00e9 del mare, e neppure da quanto tempo io occupi queste stanze. Qualche volta viene un signore a farmi visita, non quello strano con il camice bianco, ma un altro che pure ha gli occhiali e i capelli brizzolati. Mi chiede come sto, mi porta i saluti di persone a me sconosciute. Mi dice i bambini, ti ricordi i bambini? Una volta mi ha fatto vedere delle fotografie. Io gli ho detto che quelli erano i miei figli, ma lui mi ha detto di no, che erano i suoi. Un\u2019altra volta mi ha chiesto come mi trovassi in quel posto e io gli ho risposto che Procida mi \u00e8 sempre piaciuta, per\u00f2 non ricordavo come ci fossi arrivato. Lui si \u00e8 messo a ridere. A me \u00e8 sembrato che mi stesse prendendo in giro, cos\u00ec ho deciso di non parlargli pi\u00f9. Non ho nessun obbligo, io. Ho la grana e faccio quello che voglio. Poi quel signore si apparta con quello che ha il camice bianco. Parlano tra loro e mi guardano. A me non importa, saranno fatti loro, basta che a me non danno fastidio.<br \/>\nSai zio, ho deciso di parlare con te perch\u00e9 sei l\u2019unico di cui mi possa fidare. Mi ricordo che sentivo lontano le sirene dei traghetti, due, massimo tre al giorno. Poi il silenzio. Ora sento solo rumori, le sirene sembrano clacson di automobili e ho perso il conto, non sono pi\u00f9 tre. Ti ricordi le sere d\u2019estate quante stelle c\u2019erano a Procida? Non le vedo da allora, ma stasera ho deciso, stasera salir\u00f2 lungo le scale e mi arrampicher\u00f2 sui tetti come facevo quando stavo da te. Stasera \u00e8 cos\u00ec che far\u00f2. Mi sento da dio. Andr\u00f2 a godermi le stelle dell\u2019isola<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26107\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26107\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quell\u2019estate avevo preso in affitto un piccolo appartamento a Procida. 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