{"id":26050,"date":"2015-12-21T19:27:04","date_gmt":"2015-12-21T18:27:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26050"},"modified":"2015-12-21T19:27:04","modified_gmt":"2015-12-21T18:27:04","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-la-scelta-di-silvano-spaziani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=26050","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;La scelta&#8221; di Silvano Spaziani"},"content":{"rendered":"<p>Silenzio assoluto. Non il gracchiare di un uccello, un rumore lontano, un filo di vento. Nulla. Proseguo, stravolto. Una nube di polvere segue fedele i miei passi, mentre il sole &#8211; fisso e perpendicolare sulla testa &#8211; non accenna a calare. Da quanto mi trascino sotto questo sole impietoso? E perch\u00e9 lei mi ha spinto in un posto\u2026 dimenticato dal mondo?<\/p>\n<p>Scorgo la sagoma d\u2019una costruzione \u2013<em> tremolante<\/em> \u2013 e un\u2019insegna illeggibile. Mi coglie il sensato dubbio che sia un\u2019allucinazione. Allungo le mani in avanti e mi affretto verso la visione. Sono sotto l\u2019insegna:\u00a0<em>Caf\u00e8, <\/em>recita. L\u2019ho trovato. Tiro fuori il fazzoletto ormai lercio e asciugo il sudore \u2013 abilmente impastato con la polvere \u2013 che ricopre il mio volto. Emetto un sospiro e varco la soglia del <em>Caf\u00e8<\/em> che, grazie a Dio, sembra reale. Dentro \u00e8 deserto. Avanzo barcollando, quasi a tentoni, investito dalla forte penombra. Poi gli occhi si abituano: distinguo il bancone, vecchio e malridotto, e pochi tavoli con le sedie intorno. Mi lascio cadere su una di esse. Stagna su tutto un\u2019aria greve, malsana. Mi chiedo se il luogo non sia completamente abbandonato, quando appare da una porta laterale una figura dimessa e vagamente lugubre.<\/p>\n<p>\u201cBuongiorno!\u201d esclamo sollevato. Non risponde. Si avvicina senza fretta e si blocca a un passo da me. La sua pelle ha un colore indefinibile, come cuoio logoro e crepato. L\u2019espressione \u00e8 neutra, da sonnambulo.<\/p>\n<p>\u201cBuongiorno\u201d ripeto.<\/p>\n<p>\u201cA lei\u201d mormora.<\/p>\n<p>\u201cSarebbe cos\u00ec gentile da portarmi dell\u2019acqua? E un caff\u00e8, grazie.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon serviamo caff\u00e8.\u201d<\/p>\n<p>\u201cEh?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon serviamo caff\u00e8.\u201d<\/p>\n<p>\u201cE perch\u00e9?\u201d<\/p>\n<p>Alza le spalle: \u201cSe vuole preparo un t\u00e8 alla menta. Ma ci vorr\u00e0 del tempo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cOdio il t\u00e8.\u201d<\/p>\n<p>\u201cO forse una minestra, non ne sono sicuro.\u201d La sua voce esce flebile e armoniosa. Come un arpeggio distante. Una sciatta tunica \u2013 giallastra e costellata di macchie \u2013 lo copre fino alle ginocchia.<\/p>\n<p>\u201cMa che minestra\u201d sbuffo. \u201cMi porti almeno dell\u2019acqua, se non le \u00e8 di troppo disturbo. Fresca, magari.\u201d<\/p>\n<p>Fa dietrofront e sparisce oltre la porta da dove \u00e8 sbucato. Di nuovo solo, lascio scivolare gli occhi sulle pareti scrostate, alla pigra ricerca di qualche indizio che aiuti a svelare il mistero del locale. C\u2019\u00e8 poco, sui muri. Un panno \u2013 chiamarlo arazzo \u00e8 eccessivo \u2013 di discrete dimensioni, raffigurante un paesaggio montano. Una chitarrina con due corde penzolanti. Un cappello da donna, con delle grandi piume colorate. Null\u2019altro. Ah, l\u00e0 sulla mensola, una rivoltella d\u2019altri tempi con la canna irrispettosamente puntata sul mio cranio. Distolgo lo sguardo dalla blanda minaccia e vedo con sollievo riemergere il personaggio che mi ha accolto. Regge una brocca d\u2019acqua che non sembra limpida e tantomeno fresca. E un boccale di terracotta, sbeccato in pi\u00f9 punti. Posa tutto sul tavolo. Mi verso l\u2019acqua e bevo avidamente, interrogandomi appena sull\u2019avventatezza del gesto. Il sapore \u00e8 pesante, volgare. Ma ho troppo bisogno di quest\u2019acqua. Riempio ancora il boccale e lo vuoto fino all\u2019ultima goccia. Mi sfugge un rutto. L\u2019uomo con la tunica \u00e8 in piedi davanti a me.<\/p>\n<p>\u201cSi sieda, la prego.\u201d<\/p>\n<p>Non si muove, come se non mi avesse udito.<\/p>\n<p>\u201cPu\u00f2 dirmi il suo nome?\u201d insisto.<\/p>\n<p>\u201cAmok\u201d sussurra.<\/p>\n<p>\u201cAmok?\u201d<\/p>\n<p>Abbassa il capo, in segno d\u2019assenso.<\/p>\n<p>\u201cSenta, Amok, la scongiuro: mi faccia un caff\u00e8. Aspetto una persona e ho bisogno di un caff\u00e8, senn\u00f2 mi addormento sul tavolo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon posso.\u201d<\/p>\n<p>\u201cChe significa\u2026 c\u2019\u00e8 la macchina l\u00ec, la vedo. Me lo preparo da solo, se \u00e8 questo il problema.\u201d Butta un occhio alla macchina del caff\u00e8, \u00e8 come se la vedesse per la prima volta. Fa un gesto col braccio, svolazzante: \u201cAh, quella\u2026 non \u00e8 mai stata usata. E qui non abbiamo caff\u00e8, in ogni caso.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa perch\u00e9?\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 una storia lunga.\u201d<\/p>\n<p>\u201cProvi a semplificare.\u201d<\/p>\n<p>Alza le spalle, scuote la testa.<\/p>\n<p>\u201cMa questo posto si chiama <em>Caf\u00e8<\/em>!\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 una lunga storia.\u201d<\/p>\n<p>\u201cAncora!\u201d sbotto indispettito. \u201cSpero solo che la persona che aspetto non tardi, sto esaurendo la pazienza.\u201d<\/p>\n<p>Amok mi fissa, gli occhi scuri gonfi di compassione.<\/p>\n<p>\u201cLei non verr\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCosa\u2026 mi ha dato appuntamento lei, qui! Ma poi come sa che \u00e8 una donna?\u201d<\/p>\n<p>Sospira e finalmente si siede: \u201cLei non <em>pu\u00f2 <\/em>venire.\u201d<\/p>\n<p>Le sue pupille lucide sembrano volermi ipnotizzare. Ho un moto di stizza: \u201cCerto che \u00e8 proprio un bel tipo, \u00e8 sicuro di avere tutte le rotelle al posto giusto?\u201d<\/p>\n<p>Sospira ancora, si guarda intorno.<\/p>\n<p>\u201cPrima di venire qua, cos\u2019ha fatto?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPrego?\u201d<\/p>\n<p>\u201cPrima di intraprendere la strada deserta e polverosa che l\u2019ha condotta in questo locale, cosa stava facendo?\u201d<\/p>\n<p>La domanda mi sorprende. Decido che non sono tenuto a rispondere. Ma mi accorgo che \u2013 per quanto mi sforzi \u2013 non ho la pi\u00f9 pallida idea di cosa stessi facendo, prima.<\/p>\n<p>\u201cNon credo debba interessarle\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon se lo ricorda.\u201d<\/p>\n<p>\u201cInsomma!\u201d Faccio per alzarmi e protestare con maggior vigore, ma il suo sguardo mansueto e pietoso mi paralizza.<\/p>\n<p>\u201cLei\u2026 si pu\u00f2 sapere chi \u00e8?\u201d chiedo spaventato.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 importante. \u00c8 molto importante invece che lei ricordi esattamente cosa stava facendo. Le do un aiuto, se vuole.\u201d<\/p>\n<p>Sono sbigottito, ho la gola secca. Bevo un altro po\u2019 di quell\u2019acqua schifosa, per guadagnare tempo e ragionare. Alla fine capitolo: \u201cVa bene. Mi dia questo aiuto.\u201d<\/p>\n<p>Lascia scorrere diversi secondi, interminabili.<\/p>\n<p>\u201cStava guidando.\u201d<\/p>\n<p>Rimango a bocca aperta. Il ricordo mi colpisce come uno schiaffo: stavo guidando, \u00e8 vero, lontano da qui. Le strade bagnate, il freddo intenso. Il cielo scuro. Stavo guidando ed \u00e8 accaduto qualcosa&#8230; una fitta di dolore mi infiamma il torace e si propaga fino al ventre, alle gambe. Mi piego in avanti con un gemito.<\/p>\n<p>\u201cCos\u2019\u00e8 successo?\u201d domando a fatica.<\/p>\n<p>\u201cNon posso dirle altro, mi dispiace.\u201d<\/p>\n<p>Tento di mettere a fuoco la scena. <em>Guidavo<\/em>. La mia auto. Ero infreddolito e stanco, desideravo ardentemente un caff\u00e8. Proprio come ora. <em>Guardo a destra e a sinistra, in cerca di un bar\u2026<\/em> non c\u2019\u00e8 niente, dannazione\u2026 voglio un CAFFE\u2019!<\/p>\n<p>Un sibilo mi buca le orecchie. Me le copro con le mani, non serve a nulla. Uno schianto improvviso nella mente mi fa sussultare, quasi cado dalla sedia.<\/p>\n<p>Tremando mi rivolgo ad Amok: \u201cHo avuto un incidente, vero?\u201d<\/p>\n<p>Socchiude gli occhi.<\/p>\n<p>\u201cE che ci faccio qui?\u201d<\/p>\n<p>Ci pensa, mi fissa. Con <em>quello <\/em>sguardo.<\/p>\n<p>\u201cProvi a formulare un\u2019ipotesi.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon mi dica che\u2026 sono morto!\u201d<\/p>\n<p>Mi guardo attorno stupefatto. Non pu\u00f2 essere vero. Quest\u2019ambiente non somiglia neanche lontanamente al paradiso. E \u2013 per quanto sporco e fatiscente \u2013 nemmeno a un girone dell\u2019inferno. Tutt\u2019al pi\u00f9, a un\u2019anticamera. Un lampo mi folgora la coscienza:\u00a0\u201cIl purgatorio\u2026 sono in una specie di purgatorio!\u201d<\/p>\n<p>I suoi occhi si accendono. Accenna un sorriso.<\/p>\n<p>\u201cDiciamo. O meglio, un\u2019anticamera. Ma si spieghi: cosa intende per purgatorio?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSenta, forse lei si diverte ma per me non \u00e8 un gioco!\u201d<\/p>\n<p>Il mio scatto aggressivo non lo turba affatto. Capisce, probabilmente, che la mia \u00e8 solo paura. Mi sgonfio come un sacco e chino la testa.<\/p>\n<p>\u201cNon faccia cos\u00ec. Non ha molto tempo, purtroppo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon ho\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cAscolti\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cMi faccia un caff\u00e8, la prego, ho bisogno di un caff\u00e8!\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 proprio questo il punto. Finch\u00e9 continua a chiedere il caff\u00e8 non andiamo avanti. Se vuole saperlo, \u00e8 l\u2019unica cosa che <em>assolutamente<\/em> non posso darle.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMa perch\u00e9, mi dica il perch\u00e9\u2026\u201d<\/p>\n<p>Riflette alcuni secondi, pare preoccupato.<\/p>\n<p>\u201cVede, dopo un incidente &#8211; un evento che ci allontana di colpo dal nostro corpo \u2013 ecco, non si \u00e8 pronti a un tale brusco cambiamento e si fatica ad accettare i nuovi riferimenti, totalmente diversi da quelli precedenti.\u201d<\/p>\n<p>Fa una pausa, mi scruta fin dentro l\u2019anima.<\/p>\n<p>\u201cLei in realt\u00e0 \u00e8 a un bivio. Pu\u00f2 accogliere con tutto se stesso la nuova condizione oppure tornare alla vita di prima. Ma nel secondo caso, mi creda, si tratta di un percorso lungo e doloroso.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9 mai?\u201d<\/p>\n<p>\u201cL\u2019incidente le ha procurato danni di una certa entit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>Ho un capogiro, mi aggrappo ai braccioli della sedia. La mia anima \u2013 quel che ne rimane &#8211; \u00e8 un lento vortice che ruota sinuoso al centro di una palude. Sto per affondare. I pensieri germogliano privi di volont\u00e0, s\u2019intrecciano come volute di fumo, evaporano.<\/p>\n<p>\u201cE nel primo caso?\u201d sento la mia voce uscire come un soffio.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019attende l\u2019altro mondo, a braccia aperte. Luminoso e sereno. Pieno d\u2019armonia. Ma deve staccarsi dai desideri terreni, dalle brame, dalle futilit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>Il sorriso di Amok mi rasserena e seguo pi\u00f9 leggero il ballo dei miei pensieri che si rivolgono a quella visione armoniosa, profumata, eterea.<\/p>\n<p>\u201cQuanto tempo ho per scegliere?\u201d<\/p>\n<p>\u201cDeve farlo ora.\u201d<\/p>\n<p>Ho di nuovo la palude intorno, pronta a risucchiarmi. Penso alla mia vita sulla terra. Ero felice? Non saprei dirlo. C\u2019\u00e8 lei che mi aspetta, se ritorno. Ma mi ama davvero? Sono anni che me lo chiedo, mai ne sono stato certo. E il resto? Una corsa affannosa, continua, con pochi squarci di serenit\u00e0. La tentazione di lasciarlo andare, quel mondo, \u00e8 forte. Di l\u00e0 troverei la pace. Finalmente. Il giusto premio, il ritorno alla vera casa. Devo decidere. <em>Ora<\/em>. Mi stacco da tutto, dalle cose superflue che mi hanno riempito la vita, dalle inutili brame, dalle complicazioni emotive. <em>Ci riesco<\/em>. Sono lieve e docile. Mi sollevo, mi espando nell\u2019aria. \u00c8 meraviglioso, inebriante. C\u2019\u00e8 qualcosa per\u00f2 che mi disturba, un sapore irrisolto, un conto in sospeso. D\u2019un tratto comprendo. La voglia di una tazzina di caff\u00e8 mi invade il palato, il suo aroma s\u2019insinua nelle orecchie, nel collo, gi\u00f9 per l\u2019esofago. Vacillo. Le mie membra tornano, ondeggiando, verso la sedia.\u00a0Sono sottosopra, conteso, lacerato.<\/p>\n<p>Possibile che debba rinunciare a un sogno dorato e celestiale \u2013 ed eterno \u2013 per una tazzina di caff\u00e8?<\/p>\n<p>Possibile che non mi sia pi\u00f9 concesso di assaggiare e gustare un caff\u00e8, mai pi\u00f9?<\/p>\n<p><em>\u00a0 \u00a0 Ahhh\u2026 <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0 \u00a0\u00a0<\/em>Devo decidere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_26050\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"26050\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Silenzio assoluto. 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