{"id":2598,"date":"2010-01-14T11:21:37","date_gmt":"2010-01-14T10:21:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2598"},"modified":"2010-01-14T11:21:37","modified_gmt":"2010-01-14T10:21:37","slug":"le-scale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2598","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2010 &#8220;Le scale&#8221; di Tullio Bugari"},"content":{"rendered":"<p>Il bambino teneva la mano di suo padre e saliva la lunga scala che dalla spiaggia lo riportava in alto, dove era parcheggiata la loro auto. E suo padre gli parlava. Si stava bene in quel luogo, quella sera, di fronte a quel mare e a quel sole, in quel tempo di vacanza. Sua madre camminava un poco pi\u00f9 dietro, parlava con il fratello pi\u00f9 piccolo, si udivano sullo sfondo le loro voci. Ascolta, gli disse suo padre, fingiamo che ogni scalino sia un anno di vita, qui nel primo incontriamo tuo fratello, il suo cammino \u00e8 ancora breve. Due, tre, inizi\u00f2 a contare il bambino, quattro, questo \u00e8 lo scalino della cuginetta. Cinque, sei, questo \u00e8 il tuo gli disse il padre. Allora pi\u00f9 si sale e pi\u00f9 si diventa grandi, vero babbo? Certo, guarda, qui al numero otto c&#8217;\u00e8 tuo cugino. E il bambino continu\u00f2 a contare, nove, dieci, ecco ora abbiamo raggiunto l&#8217;altra tua cugina: ma babbo, questa \u00e8 una scala che va sempre in alto, non si pu\u00f2 tornare indietro. No.<\/p>\n<p>Il padre all&#8217;inizio aveva pensato a un gioco per esercitare il figlio a contare i numeri, e magari comprendere il senso del tempo, ma forse\u2026 chiss\u00e0 come si pu\u00f2 comprendere davvero il senso del tempo? Del qui e del passato? Ma l&#8217;aria era dolce e gli odori della vegetazione del mare creavano un contrasto che rendeva pi\u00f9 acuti i sensi e vivi i pensieri. E pi\u00f9 quella scala si alzava dalla spiaggia, pi\u00f9 i rumori delle onde che si infrangevano sulle poche rocce sparse tra la sabbia giungevano lenti. Come ci\u00f2 che si ripete e non si pu\u00f2 fermare o immaginare immobile, \u00e8 il suo stesso movimento che si ripete immobile e sempre uguale, con la stessa cadenza di un sospiro.<\/p>\n<p>Provava una strana malinconia il padre, anche questa lenta e sempre uguale nel suo movimento, a ripetersi avanti e indietro come una risacca nei pensieri, mentre si procede incerti verso un cammino che solo le illusioni ci fanno sembrare gi\u00e0 conosciuto. In realt\u00e0 non possiamo mai sapere dove stiamo andando, dove le nostre illusioni ci conducono davvero.<\/p>\n<p>Quella scala sembrava un cammino certo, fatto di scalini che come metafore degli anni si sommano uno sull\u2019altro e ci fanno crescere, diventare maturi. Ci rende altri. Qual \u00e8 il tuo scalino babbo? Eccolo, ci siamo quasi, trentasei. Ne hai fatta di strada vero? S\u00ec, abbastanza. Ora stanno per arrivare gli scalini degli zii. Eccoli. A questo punto sono rimasti solo gli scalini dei nonni, vero babbo? S\u00ec, ecco, qui c&#8217;\u00e8 la nonna pi\u00f9 giovane e tre scalini pi\u00f9 su il nonno e ora, conta insieme a me, altri sei scalini ed ecco la seconda nonna. Ma babbo, ci saranno scalini sufficienti per tutti? Certo, questa scala \u00e8 molto lunga, guarda, siamo arrivati allo scalino del nonno pi\u00f9 grande. Babbo, sono stanco, tutte queste scale: adesso capisco perch\u00e9 anche nonno \u00e8 sempre stanco, con tutta la fatica che ha fatto. Riposiamoci un po&#8217;, siedi.<\/p>\n<p>E il babbo e il bambino si siedono, osservano la mamma e il fratellino che sotto di loro hanno appena iniziato a salire, ammirano il paesaggio lontano e il sole oramai al tramonto, che da laggi\u00f9 colora di rosso una lunga striscia di mare. Sembra una corda agganciata chiss\u00e0 a che cosa, che tra poco svanir\u00e0 nel buio mentre le onde continueranno immobili il loro moto perpetuo, non ha importanza se nessuno potr\u00e0 guardarle, solo il rumore, come una voce dal profondo di un mondo a cui non possiamo avere accesso, comunque ci parler\u00e0.<\/p>\n<p>Il panorama \u00e8 ampio e vasto. Lass\u00f9 da quello scalino ultimo padre e figlio sono come Dedalo ed Icaro sospesi nel vuoto, distaccati. Il mare oramai \u00e8 solo una visione lontana, una metafora che vive. Possono coglierne tranquilli le suggestioni con un&#8217;emozione pi\u00f9 calma di prima, quando del mare scorgevano solo il profilo e le onde erano solo veloci increspature, spruzzi salmastri che si staccavano verso l&#8217;aria e poi frantumati dal vento ricadevano in basso, effimeri. E oltre al mare ora ammirano la costa adagiata laggi\u00f9 nei pressi dell\u2019orizzonte. La forma arcuata e dolce dell&#8217;insenatura pareva quasi l&#8217;abbraccio al mare di quei monti strani e acerbi, con piccoli arbusti bassi a nascondere rocce e sporgenze. Babbo, il nonno sar\u00e0 sempre stanco ma da quass\u00f9 riesce a vedere pi\u00f9 cose di tutti noi.<\/p>\n<p>Erano trascorsi tanti anni. Ora quel bambino era cresciuto. Anno dopo anno era diventato un altro e la fatica si era accumulata nelle sue gambe. Dapprima, nell&#8217;entusiasmo degli anni giovanili, quell&#8217;allenamento gli aveva procurato un vigore in pi\u00f9 nelle membra, la frenesia di salire senza neanche girarsi all&#8217;indietro perch\u00e9 poche ancora erano le differenze di prospettiva, e troppo debole la sua attenzione al contrasto degli odori. Non percepiva ancora le diverse componenti di quel miscuglio di acerba vegetazione, di sapori umidi e piccanti che l&#8217;aria salmastra del mare stenta sempre di pi\u00f9 a prosciugare. Poi, il vigore acquisito lentamente aveva cercato uno scopo in pi\u00f9 per esprimersi, anche se l&#8217;entusiasmo di tanto in tanto riprendeva il sopravvento e spingeva lo sguardo verso l&#8217;alto, a cercare nel cielo il bagliore delle prime stelle della notte che lentamente avanza. E&#8217; quasi un&#8217;atmosfera sospesa sull&#8217;orizzonte che si abbassa, e ci consente di gettarvi sopra lo sguardo prima che il buio lo inghiotta, quando il cielo fino ad allora troppo intenso e teso per i nostri pensieri finalmente si scioglie, e se ne va.<\/p>\n<p>&#8220;Babbo, il nonno sar\u00e0 sempre stanco ma da quass\u00f9 riesce a vedere pi\u00f9 cose di tutti noi&#8221;, aveva detto tanti anni prima a suo padre e sempre da quel giorno si era sentito un po&#8217; pi\u00f9 saggio. Con quella saggezza aveva affrontato le scale della sua vita e ora era di nuovo l\u00ec, teneva per mano suo figlio e gli parlava degli anni e degli scalini, li contavano assieme, rievocavano tutte le persone che un passo alla volta incontravano. Lo scalino ultimo si avvicinava, era emozionato, cercava di immaginare i pensieri che si agitavano nella testa di suo figlio. Come sempre siamo invasi dall\u2019illusione di sapere gi\u00e0 le cose prima ancora di conoscerle. Le anticipiamo, prevediamo, ci sforziamo di non lasciare nulla al caso perch\u00e9 solo cos\u00ec ci sentiamo sicuri dei messaggi che ci crediamo in diritto di dover comunicare ai nostri posteri. Come se fossimo depositari di una verit\u00e0 rivelata, ci arroghiamo il diritto di essere gli educatori dei nostri simili. Come se i nostri racconti, che sono fatti solo di parole dette, concatenazioni di suoni artificiali emessi dalle corde vocali e propagate nell&#8217;aria da invisibili e inconsistenti onde sonore, potessero sostituire le nostre emozioni, il senso pungente degli aromi che ci riempiono i polmoni quando respiriamo liberi, e senza farci domande contempliamo ci\u00f2 che si offre attorno al nostro cammino.<\/p>\n<p>Era fiero ora di condurre il figlio sullo stesso antico sentiero fatto di scale, riviveva le antiche emozioni, senza rendersi conto che non erano affatto antiche ma nascevano in lui soltanto ora, erano la rielaborazione di ricordi, sensazioni rimestate avanti e indietro come una risacca nei suoi pensieri. Era la densit\u00e0 dell&#8217;attimo presente che insieme padre e figlio stavano vivendo.<\/p>\n<p>Ecco l&#8217;ultimo scalino, fermiamoci a riposare un attimo, sugger\u00ec il padre, in attesa del seguito. Certo, conferm\u00f2 il figlio, sono proprio stanco con tutte queste scale. E in silenzio guardarono la coltre del mare che si stendeva dinanzi a loro, e quel nastro arancione del sole che come la corda di una tenda stava tirando via pian piano la luce del giorno. Aveva un che di profondo il silenzio dei loro sguardi, ammorbidito solo dal ripetersi lontano delle onde che battevano sulle poche rocce sparse qua e l\u00e0 nella sabbia. Odori di lavanda e di rosmarino pizzicavano i loro pensieri.<\/p>\n<p>Silenzio.<\/p>\n<p>Il figlio teneva per s\u00e9 le sue considerazioni&#8230; oppure&#8230; chiss\u00e0?<br \/>\nIl padre attese ancora un po\u2019, poi propose di alzarsi e proseguire il cammino. In cielo brillava gi\u00e0 la prima stella.<\/p>\n<p>Babbo, chiese il figlio, ma se uno riesce a vivere cos\u00ec tanti anni che le scale non gli bastano, dopo che cosa fa, continua a camminare l\u00e0, lungo la strada, senza fermarsi pi\u00f9?<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_2598\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"2598\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bambino teneva la mano di suo padre e saliva la lunga scala che dalla spiaggia lo riportava in alto, dove era parcheggiata la loro auto. 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