{"id":25979,"date":"2015-12-09T19:26:19","date_gmt":"2015-12-09T18:26:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25979"},"modified":"2015-12-09T19:26:19","modified_gmt":"2015-12-09T18:26:19","slug":"premio-racconti-nella-rete-2016-colpo-di-coda-di-alessandro-ebuli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25979","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2016 &#8220;Colpo di coda&#8221; di Alessandro Ebuli"},"content":{"rendered":"<p>Un\u2019altra giornata di lavoro \u00e8 terminata. Giulio indossa il cappotto e si avvia verso casa, se ancora quel letamaio pu\u00f2 definirsi una casa.<\/p>\n<p>Sembra uno zombie quando si appresta ad uscire dalla banca centrale e tira dritto per il viale alberato, fino al lungo Tevere. Come altre sere tutte uguali l\u2019uomo vaga per la citt\u00e0, silenzioso, sigaretta in bocca, invisibile alla vita circostante al ritmo del suo passo incerto.<\/p>\n<p>La sua attenzione \u00e8 catturata da rumori distanti, provenienti dal lurido locale sottostrada. Il lurido bar che frequenta subito dopo il lavoro. E\u2019 cos\u00ec assorto nei suoi pensieri che non si accorge di essere davanti all\u2019ingresso. Una piccola insegna al neon mal funzionante lo segnala a malapena.<\/p>\n<p>Che schifo, pensa, guardando l\u2019insegna. Non parla del bar.<\/p>\n<p>Scende le scale, apre la porta e si trova nella sala principale. Si guarda intorno. Tutto sempre uguale, costantemente, tristemente uguale.<\/p>\n<p>Che schifo, pensa ancora.<\/p>\n<p>Individuato il tavolo, il solito all\u2019angolo, si siede. Sguardo fisso davanti a s\u00e9, non una parola, n\u00e9 un gesto verso nessuno.<\/p>\n<p>\u201cIl solito?\u201d chiede il cameriere spezzando il silenzio con voce anonima.<\/p>\n<p>Con un cenno del capo l\u2019uomo dice di s\u00ec.<\/p>\n<p>Che vita infame, si ripete Giulio, mentre ripensa al tragitto dalla banca al bar. Un giorno o l\u2019altro trover\u00f2 il coraggio, continua a ripetersi mentalmente, oramai da quel lontano giorno di cinque anni prima. Non ha coraggio di farlo. Non ha mai avuto il coraggio di fare nulla, lui. Cinquant\u2019anni, divorziato da una moglie attenta unicamente al lusso che lui le prometteva, ma non poteva permettersi, un figlio ventenne impegnato anima e corpo in quelle cazzo di missioni umanitarie in Kenya, Giulio \u00e8 un impiegato di banca sciatto ed arrogante, stanco di se stesso e della vita. Un figlio di puttana con uno stipendio da fame che maneggia migliaia di euro ogni giorno e ride istericamente di una vita completamente differente da come l\u2019immaginava in giovent\u00f9. Un figlio di puttana vigliacco ed alcolizzato con un unico pensiero in testa, il suo totale fallimento. Ora sorseggia il suo scotch, forte come un pugno nello stomaco, che gli ricorda la sua vigliaccheria. Cinque anni senza tentare di ricucire il rapporto con suo figlio Davide.<\/p>\n<p>Beve ancora, poi tossisce dopo l\u2019ultimo tiro di sigaretta.<\/p>\n<p>Dall\u2019altro lato della sala due uomini giocano a biliardo. E\u2019 il turno del primo, concentrato a tirare la palla 6 in buca all\u2019angolo, l\u2019altro seduto a guardare, sigaro in bocca e stecca nella mano sinistra. Inganna l\u2019attesa toccando il culo con l\u2019altra mano alla puttana del momento. Non di professione, ben inteso.<\/p>\n<p>Non trova conforto quella stupida, pensa Giulio.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in l\u00e0 siede una coppia di fidanzati. Avranno non pi\u00f9 di diciotto o diciannove anni, lei un viso bianchissimo, il piercing sul naso, i fili delle cuffie che fuoriescono dal cappuccio della felpa sempre indossato sulla testa. Lui capelli corti tagliati a spazzola, tatuaggio tribale sul collo e cellulare in mano. Comunicazione inesistente. \u201cNon finite come me ragazzi\u201d bisbiglia Giulio nella loro direzione.<\/p>\n<p>Vicino ai ragazzi due macchinette mangiasoldi, e l\u00ec accanto, solitario, siede un vecchio. Cliente fisso del bar. Nessuno sa molto di lui, a parte che ingurgita whiskey come una spugna, raccontando storie di vita, di morte, di guerra a chi ha abbastanza fegato per ascoltarlo.<\/p>\n<p>Sull\u2019onda emotiva della gradazione alcolica Giulio si alza, prende due bicchieri ed una bottiglia e si dirige al tavolo del vecchio. La sua vigliaccheria si fa da parte, contro la sua volont\u00e0.<\/p>\n<p>Per un momento la scena sembra scorrere al rallentatore, una lenta avanzata nell\u2019opaca fumosit\u00e0 del locale. I giocatori di biliardo si fermano, uno fa un tiro dal sigaro a met\u00e0, e mentre la puttanella per passione smette di ridere, le soffia una nuvola di fumo in faccia. Tossisce. Altri clienti si voltano seguendo distrattamente la figura di Giulio, passo dopo passo. Altri bevono incuranti della situazione alle loro spalle.<\/p>\n<p>E\u2019 quando Giulio posa la bottiglia sul tavolo del vecchio, con un rumore sordo, ed il vecchio alza lo sguardo e poi sorride beffardo, solo allora il bar riprende a vivere la propria ubriaca normalit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cPosso?\u201d dice Giulio.<\/p>\n<p>\u201cDipende da cosa stai cercando\u201d risponde il vecchio.<\/p>\n<p>\u201cCerco \u2026 A dire il vero non so cosa sto cercando. N\u00e9 perch\u00e9 sono qui\u201d ribatte Giulio.<\/p>\n<p>\u201cDivertente\u201d bofonchia il vecchio con un ghigno indecifrabile. \u201cSiediti allora, e chiedimi ci\u00f2 che vuoi. Se sarai fortunato troverai ci\u00f2 che cerchi\u201d.<\/p>\n<p>Per un istante Giulio si sente pietrificato. Fissa il vecchio nella comunicativa profondit\u00e0 dei suoi occhi. Curiosamente la sfida aveva avuto inizio senza che i due ne fossero consapevoli, ma il vecchio sapeva il fatto suo, lo si capiva dal sorriso tagliente.<\/p>\n<p>Giulio \u00e8 l\u2019imbarazzo fatta persona, si chiede cosa cazzo sia andato a fare da quell\u2019uomo sconosciuto.<\/p>\n<p>E\u2019 il vecchio a versare da bere, e con un lento e significativo movimento della mano dall\u2019alto del viso di Giulio fino ad indicare la sedia, lo invita al tavolo. Si siede. I bicchieri dei due tintinnano ad ogni brindisi; ne sono necessari molti ed il tasso alcolico sale rapidamente. Giulio apre bocca, ma non riesce a parlare a causa dell\u2019imbarazzo che prova nei confronti del vecchio, per l\u2019 intenso magnetismo che costui sprigiona.<\/p>\n<p>Giulio accetta una Galoise senza filtro, le accendono entrambi e dopo un paio di tiri profondi il vecchio soffia il fumo sopra le loro teste. Dice poi, con tono distaccato: \u201cSto aspettando\u201d.<\/p>\n<p>Giulio lo fissa immobile, in silenzio. Ripensa a quel giorno schifoso di cinque anni prima, quando la sua ex moglie stava per lasciarlo per sempre.<\/p>\n<p>Era appena rientrato a casa dopo una giornata di lavoro, dopo qualche bicchiere di troppo al bar e dopo una schifosa scopata con Laura, l\u2019unica a filarselo ancora; sua moglie isterica era intenta a svuotare l\u2019armadio e buttare le proprie cose in valigia. L\u2019aveva presa per un braccio tentando di farla ragionare, ma lei si era divincolata e sull\u2019onda emotiva del momento lo aveva insultato. Ricordava ancora le sue parole come fossero scolpite nella pietra: \u201cQuando ti ho sposato sognavo una vita felice avvolta dal lusso, un marito direttore della banca pi\u00f9 importante di Roma e invece mi ritrovo un impiegatuccio sovrappeso da quattro soldi con uno stipendio da fame e il pisello moscio\u201d.<\/p>\n<p>Stronza, pens\u00f2 per la milionesima volta Giulio.<\/p>\n<p>Neppure suo figlio Davide si era risparmiato. Dopo la fuga della madre anche lui se ne era andato. \u201cMi hai sempre evitato, cosa resto a fare ancora qui con te? Parto per il Kenya, non cercarmi\u201d, aveva detto al padre.<\/p>\n<p>Dopo tutto quel tempo l\u2019evidente fallimento di Giulio era divenuto reale, come un fedele compagno di bevute. \u201cDove ho sbagliato?\u201d chiede d\u2019impulso al vecchio. Quel momento sembra durare un\u2019eternit\u00e0. Il vecchio posa il bicchiere, guarda Giulio con l\u2019aria amichevole di chi conosce tutto di te, dal primo all\u2019ultimo segreto. Spegne l\u2019ennesima Galoise, poi prende a parlare: \u201cNon so dove tu abbia sbagliato amico, ma posso raccontarti di me, potresti convincerti che in fondo siamo tutti uguali. Tutti sbagliamo, tutti siamo colpevoli, anche se non sappiamo ammetterlo\u201d.<\/p>\n<p>Intanto alle loro spalle il cameriere fatica a buttare un tizio ubriaco fuori dal locale. I giocatori di biliardo sorseggiano birra al tavolo ridendo della puttanella addormentata sul divanetto.<\/p>\n<p>\u201cMolti anni fa sono stato giovane anch\u2019io\u201d lo riporta alla realt\u00e0 il vecchio. \u201cEro giovane e spavaldo, temerario, coraggioso, o credevo d\u2019esserlo. Hai presente quelle scene da film americano, dove i soldati urlano perch\u00e9 presi d\u2019assalto dai nemici, quando nel campo di battaglia le bombe esplodono e le pallottole fischiano e il tuo compagno viene colpito e non sai che fare perch\u00e9 il delirio della follia ha preso il sopravvento sulla realt\u00e0 e le grida, gli scoppi, il dolore ti schiacciano dentro vestiti che neppure hai scelto di indossare? Puoi solo lontanamente immaginare il dolore che si prova? No che non puoi ragazzo, per tua fortuna. Non puoi comprendere cosa significhi abbandonare un amico morente sul campo per salvare la tua vita. Puoi solo scappare\u201d.<\/p>\n<p>La porta alle loro spalle sbatte violentemente. Il cameriere rientra.<\/p>\n<p>\u201cSe sono qui seduto ogni giorno a bere e fumare in silenzio\u201d continua, \u201c\u00e8 solo perch\u00e9 non riesco a capacitarmi della mia vigliaccheria, mi sto autodistruggendo perch\u00e9 non ho il coraggio di farlo con una corda o con una pistola. Sono qui ad autocommiserarmi cercando di convincermi di avere fatto la cosa giusta, e dopo anni il ricordo del mio compagno mi sta logorando, lentamente, inesorabilmente, ma non \u00e8 questo il punto\u201d.<\/p>\n<p>Fa una pausa, sospira, poi riprende: \u201cIl punto \u00e8 che anche tu stai facendo le stesse cose, amico. Ma data la tua et\u00e0 la guerra non c\u2019entra, quindi di qualunque natura siano i demoni che ti inquietano, liberati di loro\u201d.<\/p>\n<p>Giulio sta per intervenire, ma il vecchio lo zittisce con un gesto della mano.<\/p>\n<p>\u201cNon fiatare, non ho finito! Sei venuto tu a cercarmi, ora stammi ad ascoltare. Tu sei come me e come altre migliaia di persone, anche tu hai l\u2019aria di chi ha distrutto la sua vita con le proprie mani. Ti sei lasciato andare\u201d.<\/p>\n<p>In effetti, pensava Giulio, aveva iniziato a distaccarsi dalla sua ex moglie quando aveva deciso che una brillante carriera dirigenziale gli stava stretta. Lei aveva compreso che non avrebbe trovato tra le mura domestiche il tanto agognato lusso ed aveva iniziato ad odiarlo. Ma quello che pi\u00f9 di tutto Giulio non aveva mai mandato gi\u00f9 era stata la partenza del figlio. Non aveva mai ingoiato quel boccone amaro e la sua vigliaccheria gli aveva impedito di cercarlo, anche solo per una parola al telefono.<\/p>\n<p>E\u2019 ancora il vecchio a parlare: \u201cOra stai pensando ai tuoi errori, vero? Stai pensando che vorresti tornare indietro e fare la cosa giusta per non trovarti qui ogni sera a bere. Sei un codardo, questo lo sai anche tu. Ecco perch\u00e9 noi due siamo uguali. Ti nascondi dietro ad un bicchiere\u201d.<\/p>\n<p>Nel bar le voci si accavallano, il crescente brusio degli avventori si mescola al tintinnio delle bottiglie ed al frusc\u00eco della musica in sottofondo. Solo un attento ascoltatore avrebbe riconosciuto \u201cLife in the fast lane\u201d degli Eagles.<\/p>\n<p>Il fumo denso si muove sinuoso tra la gente, come un\u2019entit\u00e0 soprannaturale che voglia assumere una forma definita. Forse sono i demoni di Giulio che vanno a farsi un goccetto.<\/p>\n<p>Il vecchio riprende a parlare: \u201cIn conclusione, ragazzo mio, pensa a ci\u00f2 che stai facendo, persa una battaglia puoi ancora vincere la guerra. Io le ho perse entrambe, la vigliaccheria mi ha sopraffatto\u201d.<\/p>\n<p>Giulio rimane immobile a fissare il vecchio, non ha mai analizzato la sua vita da quel punto di vista e gi\u00e0 sembra riprendersi dalle sofferenze di quel limbo. \u201cBattaglie, guerre, cazzo\u201d, pensa, \u201cla mia vita \u00e8 un gran casino, ma forse se do ascolto a questo vecchio pazzo \u2026\u201d<\/p>\n<p>Il vecchio sorride. Sa a cosa Giulio sta pensando. Fa un gesto esplicito con la mano, invitandolo ad alzarsi dalla sedia ed a dirigersi verso l\u2019uscita. Non ha altro da dire.<\/p>\n<p>Giulio si alza, quindi fa per uscire, non intende opporsi al volere di un uomo gi\u00e0 evidentemente provato dal proprio racconto.<\/p>\n<p>\u201cFuori di qui ragazzo, questo posto \u00e8 per i falliti, esci e vinci la tua guerra. E non farti mai pi\u00f9 rivedere\u201d; queste le ultime parole del vecchio, appena Giulio gli volta le spalle.<\/p>\n<p>Giulio accenna un lieve sorriso sarcastico e rispettoso che il vecchio non pu\u00f2 vedere, e con una mano fa un gesto insieme di saluto e ringraziamento.<\/p>\n<p>Dice poi, a voce alta senza neppure rendersene conto: \u201cGrazie vecchio ubriacone, stai certo che non mi vedrai mai pi\u00f9\u201d e varca per l\u2019ultima volta la soglia del locale.<\/p>\n<p>Fuori dal locale c\u2019\u00e8 un nugolo di ragazzi. Si girano meravigliati a guardare Giulio che esce dal bar borbottando sorridente; pensano si tratti di un pazzo ubriaco.<\/p>\n<p>Si sbagliano.<\/p>\n<p>Giulio si incammina sul lungo Tevere. Dalla tasca destra dei pantaloni estrae il cellulare. Apre la rubrica contatti alla lettera \u201cD\u201d. Cerca Davide, quindi fa partire la chiamata.<\/p>\n<p>Si chiede che ore possano essere in quel momento in Kenya.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_25979\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"25979\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019altra giornata di lavoro \u00e8 terminata. 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