{"id":25382,"date":"2015-06-01T18:27:14","date_gmt":"2015-06-01T17:27:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25382"},"modified":"2015-06-01T18:27:14","modified_gmt":"2015-06-01T17:27:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-orata-al-forno-di-antonella-zanca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25382","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Orata al forno&#8221; di Antonella Zanca"},"content":{"rendered":"<p>Lo guardavo dal lungomare appoggiata a quella ringhiera, brutta, ma non abbastanza da distrarmi.<br \/>\nTutte le mie emozioni, tutto il mio sentimento, tutta la mia gioia di vivere si concentrava su di lui.<br \/>\nEra uno di quei momenti perfetti in cui il calore del sole era sufficiente a darti energia ma non ad essere importuno. La brezza risvegliava la mia voglia di vivere.<br \/>\nPotevo dedicarmi a guardare. Guardare quel piccolo uomo che cercava in ogni modo di emulare un padre che non c\u2019era pi\u00f9. O forse solo a ricordarlo e salutarlo a modo suo.<br \/>\nFulvio se n\u2019era andato un anno fa. Con la velocit\u00e0 che si ha solo a quarant\u2019anni, nel fare le cose. Anche le pi\u00f9 brutte.<br \/>\nScoperta la malattia, \u00e8 stato un attimo ritrovarsi fuori dalla chiesa ad occhi sbarrati a salutare tutta quella gente. E a stringere forte la mano di Federico, proprio nel giorno del suo ottavo compleanno. Perch\u00e9 ci sono cose che succedono, anche quando non vorremmo che fosse cos\u00ec. Ricordo un pensiero improvviso, quasi una promessa silenziosa: \u201cNo, Federico, i prossimi compleanni non li passeremo piangendo\u201d.<br \/>\nMentre lo guardavo dall\u2019alto, pensavo a quella promessa, e al fatto di essere l\u00ec, al mare, nel giorno del suo compleanno, un anno dopo. La gita al mare era un regalo, richiesto e programmato:<br \/>\n\u201cMamma, per il mio compleanno voglio andare a Deiva, sugli scogli, a pescare tutto il giorno. E se riuscir\u00f2 a prendere un\u2019orata, come quella volta con pap\u00e0, poi tu la cucinerai al forno con le patate, vero?\u201d<br \/>\nPianificammo tutto, tranne la caduta dalla bicicletta (maledetto tombino) ed il mio gesso al braccio. Destro, naturalmente.<br \/>\nCos\u00ec reclutammo al volo mio fratello, quello che dalla nascita di Federico \u00e8 diventato per tutti lo zio Francesco, votato anima e corpo a far felice, sempre, il suo unico nipote.<br \/>\nLi guardavo, laggi\u00f9, vicini ma non troppo, con la loro canna da pesca, lo zio Francesco improbabile surrogato di padre, ma non importava: con la sua presenza, con il suo affetto, era la spalla ideale alle emozioni di Federico, quel figlio che odiavo veder soffrire e che si sforzava in tutti i modi di non far soffrire me.<br \/>\nPer questo quel giorno non avevamo ancora nominato Fulvio, bench\u00e8 fosse talmente presente da farmi quasi stare bene, e farmi comprere un panino in pi\u00f9, al momento del ristoro. Avevo contato anche lui.<br \/>\nFulvio amava pescare. All\u2019inizio la pesca era la mia rivale. Ma anch\u2019io avevo passioni che lui non condivideva. Mentre noi riuscivamo a convivere con un buon equilibrio, tra passione, affetto, sogni, sentimenti.<br \/>\nE intanto Federico provava, concentratissimo, a pescare quell\u2019orata, la sua orata. Lo zio Francesco non gli era molto d\u2019aiuto, forse si schifava anche un po\u2019 per l\u2019odore di mare cos\u00ec intenso. Forse non sapeva nemmeno lui cosa fosse l\u00ec a fare. Dall\u2019alto, vidi avvicinarsi un bel ragazzone con una muta nera, una piccola tavola e un palloncino rosso. Pescatore anche lui, ma subacqueo. Subito sembr\u00f2 entrare in sintonia con Federico. Non sentivo le loro chiacchiere ma li vedevo agitarsi e percepivo tutta la voglia del mio bambino di spiegare, di far capire che il suo non era un gioco qualsiasi per passare qualche ora, ma il suo regalo, per un\u2019occasione speciale. Il ragazzo ascolatava serio, poi ribatteva, infine si avvicin\u00f2 alla canna e osserv\u00f2 l\u2019amo. Li vidi fare qualche gesto, vidi lo zio Francesco annuire, poi tutti e tre immobili si rimisero di spalle, ad osservare il mare.<br \/>\nGuardai anch\u2019io e venni presa di nuovo da un attacco di nostalgia, misto alla malinconia buona, quella che ti fa s\u00ec salire le lacrime agli occhi, ma che ti lascia lucido abbastanza per capire di essere ricco, ricco di ricordi, di bei momenti trascorsi, lontani ma certo vissuti. Mi risvegliai da tutto questo sentendo le urla eccitate di Federico:<br \/>\n\u201cMamma mamma mamma! Guarda guarda guarda!\u201d<br \/>\nArriv\u00f2 correndo e saltellando tra uno scoglio e l\u2019altro, riempiendo di gioia la mia vita, ma anche di un sottofondo d\u2019ansia. Dio ti prego non farlo cadere, Ges\u00f9 per favore lascialo libero di essere felice.<br \/>\n\u201cMamma guarda, un\u2019orata, proprio come quella volta con pap\u00e0.\u201d<br \/>\nOrgoglioso, felice, emozionato, mi indic\u00f2 il ragazzo al suo fianco: \u201cE\u2019 stato lui, a dirmi come fare, sai?\u201d<br \/>\nLo sconosciuto fece un cenno col capo, riuscivo a veder poco dei suoi lineamenti, era controsole, poi scompigli\u00f2 i capelli di Federico, salut\u00f2 con la mano e se ne and\u00f2, lungo la spiaggia.<br \/>\nIntanto era arrivato anche lo zio Francesco e ci avviammo verso casa, verso l\u2019interno del paese.<br \/>\nCon l\u2019orata che dondolava al fianco di Federico. Lucente. Simbolo di una vittoria.<br \/>\nA casa, Federico non la finiva pi\u00f9 di raccontare.<br \/>\n\u201cSai, avevo messo sull\u2019amo un verme vivo, quelli cicciosi e un po\u2019 piccoli, si muoveva, non era facile infilarlo, ma non abboccava niente. Poi \u00e8 arrivato quel ragazzo, mi ha detto che ci volevano i vermi di mare, quelli lunghi lunghi. Sai, pap\u00e0 una volta me li aveva fatti infilare, non devi pensare che basti bucarlo, un verme, e poi lasciarlo l\u00ec, penzoloni. No, no, devi infilarlo per la lunga, praticamente in tutto il corpo. Ma s\u00ec, non fa mica schifo.<br \/>\nE ora, per pulire la mia orata, ce la fai o ti devo aiutare? Ti ricordi pap\u00e0 com\u2019era bravo? Lui la puliva sempre l\u00e0, vicino al mare. Lo sai vero che le devi tagliare la pancia dal buchino in fondo, quello dove esce la cacca? E come fai col gesso? Meno male che hai le dita libere.<br \/>\nMamma, non ridere, \u00e8 una cosa seria!<br \/>\nE poi ci metti dentro tutte le erbe, vero? Anche quelle per il pesce che abbiamo comprato in Corsica, quelle col mirto, che ha un profumo che mi piace tanto.<br \/>\nMamma? Poi come si fa? Sai, in cucina non sono tanto bravo. Dai, io ti ho portato il pesce, ora tocca a te.\u201d<br \/>\n\u201cVa bene, va bene, se vuoi guardare, magari la prossima volta ti ricordi. Erbe, olio, un pizzico di sale, tutto dentro la pancia. Poi prendo una patate bella grossa, e la sbuccio.\u201d<br \/>\n\u201cMamma, quel coltellino mi fa impressione, sembra pericolosissimo.\u201d<br \/>\n\u201cNon so, so solo che uso sempre questo per le patate, vola via leggero, non toglie tanta pelle, non faccio fatica. Anzi, mi sa che potresti aiutarmi tu, visto che con queste dita che spuntano fuori dal gesso, non \u00e8 cos\u00ec facile. Dai, prova, \u00e8 come quando sbucci la mela.\u201d<br \/>\n\u201cMamma, \u00e8 bellissimo, hai ragione, va velocissimo. Ma sono bravo, eh?\u201d<br \/>\n\u201cBravissimo, grazie, ora se vuoi vai pure a giocare, lo zio Francesco ha finito la doccia, poi dovresti farla anche tu.\u201d<br \/>\n\u201cDopo, mamma, quando l\u2019orata sar\u00e0 nel forno. Cos\u00ec potr\u00f2 pensare a pap\u00e0. E magari, se piango un po\u2019, si confonde tutto, no?\u201d<br \/>\nNon so come, ma riuscii a non piangere io, in quel momento. A volte i figli sono fantastici, sono vicini a te, al tuo mondo, senza che tu abbia fatto niente per farti capire.<br \/>\nPer fortuna la spiegazione della ricetta mi distoglieva da pensieri e affanni.<br \/>\n\u201cVedi, ora taglio le patate a fette, poi i pomodorini a met\u00e0, questi a grappolino, dolci dolci e maturi, tutto a coprire il fondo della teglia.\u201d<br \/>\n\u201cMamma, ti sei dimenticata la carta da forno!!!\u201d<br \/>\n\u201cHai ragione, ecco, tolgo tutto, poi metto la carta da forno cos\u00ec non si attacca niente, un filo d\u2019olio, quello del nonno, poi le patate, i pomodorini, sale, pepe e un pizzico di timo, appoggiamo l\u2019orata proprio in mezzo e ancora un po\u2019 d\u2019olio.\u201d<br \/>\n\u201cMamma, non \u00e8 mica difficile, per\u00f2.\u201d<br \/>\n\u201cIl difficile \u00e8 pescarlo, un pesce cos\u00ec, ma tu ci sei riuscito!\u201d<br \/>\n\u201cSai, credo mi abbia aiutato pap\u00e0\u201d<br \/>\n\u201cSai, credo che pap\u00e0 ti aiuter\u00e0 sempre.\u201d<br \/>\n\u201cMamma, non piangiamo, vero?\u201d<br \/>\n\u201cBeh, se vuoi, mentre io copro la teglia con l\u2019alluminio e metto tutto in forno, puoi anche piangere un po\u2019 \u201c.<br \/>\n\u201cDai, mamma, se me lo dici cos\u00ec, non piango pi\u00f9. Vado a fare la doccia. Quanto tempo ho? \u201c<br \/>\n\u201cAlmeno 20 minuti, ma non passarli tutti sotto l\u2019acqua, dobbiamo preparare la tavola e far trovare tutto pronto a zio Francesco, che finalmente si pu\u00f2 riposare un po\u2019 e leggere il giornale.\u201d<\/p>\n<p>Passammo una serata bellissima, forse con qualche brivido quando lo zio Francesco rischi\u00f2 di sputare un boccone, tanto fu il suo digusto per il racconto del verme sull\u2019amo. Federico raccontava e raccontava, a ripetizione, e continuava a parlare del suo nuovo amico subacqueo.<br \/>\n\u201cMamma, non gli ho neppure detto il mio nome, e nemmeno lui il suo.\u201d<br \/>\n\u201cVedrai, lo rivedremo, torner\u00e0 a pescare.\u201d<br \/>\nFu difficile farlo dormire.<br \/>\nFu difficile anche per me, addormentarmi. Fulvio era davvero l\u00ec con me, ma purtroppo solo nel pensiero.<\/p>\n<p>Ed ora rivivo la serata, mentre me ne sto con gli occhi chiusi, n\u00e9 seduta n\u00e9 sdraiaita, sulla panchina di legno sul lungomare. Il sole \u00e8 l\u00ec, tutto mio, a ricaricarmi. E i pensieri non mi fanno sentire sola. Un\u2019ombra improvvisa mi toglie la luce. Apro gli occhi e vedo la sagoma di un uomo che non conosco.<br \/>\n\u201cCiao, sono Paolo. Ieri ero con tuo figlio, mentre pescava la sua orata. Non mi sono fermato per le presentazioni, ero bagnato e dovevo cambiarmi. Posso sedermi?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, direi di s\u00ec. Almeno, vicino, riuscir\u00f2 a vederti in faccia.\u201d<br \/>\n\u201cSai, hai un figlio fantastico. E poi, volevo dirti, conoscevo anche Fulvio, tuo marito. Era un portento con la canna, dagli scogli.\u201d<br \/>\nLe informazioni volano veloci, nei piccoli paesi. Parla, e lo guardo intensamente. Sembrava pi\u00f9 giovane, e invece potrebbe avere la mia et\u00e0.<br \/>\nHa una voce dolcissima. E racconta cose che mi piacciono.<br \/>\nLo invito a pranzo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_25382\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"25382\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo guardavo dal lungomare appoggiata a quella ringhiera, brutta, ma non abbastanza da distrarmi. 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