{"id":25370,"date":"2015-06-02T00:05:34","date_gmt":"2015-06-01T23:05:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25370"},"modified":"2015-06-02T00:05:34","modified_gmt":"2015-06-01T23:05:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-punteggiatura-di-una-frittata-saporita-di-carla-ogrizek","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25370","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Punteggiatura di una frittata saporita&#8221; di Carla Ogrizek"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Tutto \u00e8 cominciato con una lavagnetta di ardesia, ben riposta in una custodia pluriball all\u2019interno di un mobile per preservarla da polvere traumi ricordi. Una lavagnetta usata in cucina per appuntare con un gesso le cose, commestibili e non, che mancano in casa: farina latte lampadina a goccia limoni sedano carote concime.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Ogni volta l\u2019elenco veniva cancellato con una spugnetta umida per lasciare il posto a un nuovo elenco e cos\u00ec di seguito. Sul retro si poteva leggere una serie di parole in caratteri cirillici, i giorni della settimana riportati in successione con una grafia attenta e tondeggiante, non a caso un po\u2019 infantile. Ma s\u00ec, nonostante allora avessi pi\u00f9 di vent\u2019anni, era il mio goffo tentativo per attrarre l\u2019attenzione di un padre a dir poco assente, una presenza (tra)vestita da uomo che frequentava poco assiduamente la nostra casa. Un ospite distante ed egoista, altro che incapace di comunicare, come spesso avevo sentivo dire. Ma era comunque mio padre, di cui adesso ricordavo un solo gesto d\u2019affetto, lo scostare i miei capelli dalla fronte quando mia madre dimenticava di fermarli con una di quelle buffe e antiestetiche mollette che si usavano anni fa. L\u2019ultima volta era successo <\/em><em>durante una delle solite silenziose gite domenicali alle quali la mia famiglia si sottoponeva per recitare senza successo una commedia replicata settimanalmente. Eravamo tutti sdraiati su un prato, in un\u2019atmosfera apparentemente serena e rilassata. Mio padre, un bell\u2019uomo alto e robusto, mi teneva tra le braccia e io me ne stavo abbandonata in quello spazio rassicurante e pieno di promesse.<\/em> <em>Promesse? Quante delusioni, quante sofferenze, ma soprattutto quanto silenzio. Se ne sarebbe andato piano piano, senza una parola, una spiegazione, un saluto. E non l\u2019avrei pi\u00f9 visto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Quel gesto lontano \u00e8 l\u2019unica fonte di attenzione e di calore paterno che mi sono portata dietro negli anni. Una riserva cos\u00ec piccola che, abbandonato in fretta il luogo dove abitano le emozioni, \u00e8 sopravvissuta solo come ricordo muto.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Dubbio &#8211; Punto interrogativo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Era stato quel punto interrogativo a farmi rimettere in discussione il nostro rapporto mai iniziato, pi\u00f9 corretto chiamarlo approccio. \u201cMa che faccio mollo tutto?\u201d mi aveva scritto nel suo sms la sera di Capodanno. Aspettava solo che fossi io a chiedergli di mollare tutto, costringendomi a venire allo scoperto e a decidere anche per lui, o aveva semplicemente sbagliato a non usare un punto esclamativo? Perch\u00e9 in quel caso la frase avrebbe assunto un significato meno ambiguo, anzi decisamente inequivocabile. \u201cMa che faccio mollo tutto!\u201d avrebbe infatti voluto dire che non poteva continuare a rispondere mentre sedeva a tavola con i suoi amici. E questa in effetti, a dispetto di quel punto interrogativo, era stata la sua spiegazione! L\u2019ultimo messaggio ricevuto, nonostante fosse rimasta in sospeso una mia domanda. Comunque l\u2019idea che aspettasse da me un invito e che il gioco fosse nelle mie mani mi coglieva di sorpresa. Per un attimo si erano ribaltati i ruoli e mi ero sentita scoperta e impreparata.<\/p>\n<p><strong><em>Esitazione &#8211; Puntini di sospensione<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Un rapporto sbilanciato il nostro, all\u2019inizio molto spontaneo da parte mia e pieno di freni e chiusure da parte sua. Ero precipitata in un coinvolgimento profondo, un\u2019energia che aveva fatto diventare quella persona, fino a pochi giorni prima inesistente e insignificante, il centro delle mie emozioni. Per paura e per assuefazione alla solitudine avevo ormai rinunciato da tempo all\u2019idea di una relazione affettiva, rassegnandomi a vivere in una sorta di stato anestetico, un torpore deludente ma rassicurante. Ora, all\u2019improvviso, ritrovavo la forza dei miei sentimenti, arricchiti da una maturit\u00e0 e una consapevolezza che li buttavano fuori in modo spontaneo. Una riscoperta inattesa, che mi faceva sentire leggera e felice. Ma&#8230;<\/p>\n<p><strong><em>Ritualit\u00e0 &#8211; Virgola<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ci eravamo conosciuti tramite una comune amica, che andavamo a trovare ogni domenica per tenerle compagnia. Convalescente da diversi mesi a causa di una grave malattia che non le consentiva ancora una mobilit\u00e0 piena, la sua casa era una specie di approdo per naufraghi, dove ognuno cercava un po\u2019 di sollievo alla propria condizione di solitudine. Chiunque poteva aggrapparsi a quella boa, c\u2019era uno zoccolo duro di fedelissimi e alcuni ospiti saltuari. Ognuno di noi preparava qualcosa da mangiare e si ricreava quel clima festoso e conviviale di una volta, da pranzo della domenica in famiglia. Una riserva per tirare avanti fino alla settimana successiva. A distanza di molti anni da quella gita campestre un altro rituale nella mia vita si replicava settimanalmente.<\/p>\n<p><strong><em>Dettaglio &#8211; Doppi apici<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u201cIn realt\u00e0 la casa della nostra amica era la casa, fatiscente e trascurata, dei genitori e lei, dopo aver perso il compagno, vi si era trasferita poco prima che la madre morisse. La sensazione era quella di un ventre materno dove, in un liquido amniotico ormai torbido e stagnante, lei si era rifugiata in cerca di protezione. E noi con lei, ciascuno per combattere il proprio disagio esistenziale. Poi avrebbe comunque vinto la vita con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti e ognuno di noi avrebbe scoperto l\u2019inadeguatezza di quella melma nostalgica, da cui presto ci saremmo staccati in modo definitivo per fare i conti con la vita reale. Una seconda nascita. Traumatica come ogni nascita ma questa volta consapevole del fuori cinico e indifferente che ci aspettava. Solo la nostra amica era costretta dal suo stato di salute a prolungare la permanenza in quella pancia domestica, in attesa di riprendersi rinnovati spazi di vita\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>Dialogo (virtuale) &#8211; Caporali<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00abIl nostro rapporto, ma forse sarebbe pi\u00f9 corretto dire il \u201cmio\u201d, era nato per caso, inaspettatamente, quasi a sua insaputa, perch\u00e9 quella persona che mi era stata presentata non aveva sicuramente attirato da subito la mia attenzione. Poi c\u2019erano state delle piccole coincidenze che ci avevano avvicinato: stesso veterinario, stesso negozio di animali, letture comuni, i violini di Cohen, scelte politiche condivise e, soprattutto, trovarci spesso sulla stessa lunghezza d\u2019onda nelle discussioni con il resto del gruppo. In sintonia. Ma la persona che avevo davanti era cos\u00ec piena di difese che, ancora oggi, non so se il suo essere sfuggente fosse dovuto alla paura di un coinvolgimento o semplicemente al fatto di non provare nei miei confronti particolare interesse. Ed era stato proprio lui ad alimentare quel dubbio spostando il nostro rapporto domenicale sul piano virtuale degli sms e io, pur di mantenere l\u2019unico scambio che potevo avere con lui, lo avevo assecondato in una <em>gymkhana<\/em> di messaggi snervanti che si ripetevano giorno dopo giorno fino alla domenica successiva. Era l\u2019unico tipo di comunicazione che mi veniva concesso, perch\u00e9 lui detesta il telefono e non ha mai voluto creare un rapporto reale al di fuori dei nostri incontri domenicali. Per me erano previsti due \u201crecinti\u201d, la casa della nostra amica e lo schermo del cellulare\u00bb.<\/p>\n<p><strong><em>Chiusura &#8211; Punto<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il mio entusiasmo si era cos\u00ec via via smorzato perch\u00e9 certamente quel tipo di contatto non consentiva una comunicazione vera, piena. Mancavano le interazioni, le pause, le modulazioni della voce, per non parlare degli sguardi e dei movimenti del corpo. Era impossibile interagire, difficile articolare i discorsi e cos\u00ec gli equivoci non venivano chiariti e molte domande rimanevano inevase. Io annaspavo sempre pi\u00f9 mentre dall\u2019altra parte la chiusura era quasi totale, tanto che ho cominciato ad incalzarlo per provocare una qualsiasi reazione che mi desse elementi per conoscerlo e capire le sue reali intenzioni. A quel punto il rapporto si \u00e8 logorato, \u00e8 diventato faticoso e cerebrale, alcuni miei sms hanno assunto un tono accusatorio, quasi inquisitorio, i suoi quello di chi sente che la propria libert\u00e0 \u00e8 minacciata. Poi la fuga da parte sua e i miei ultimi messaggi senza risposta.<\/p>\n<p><strong><em>Meraviglia &#8211; Punto esclamativo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Unica certezza di un suo qualche interesse nei miei confronti era stata una frittata saporita, preparata esclusivamente per me in quella domenica in cui per la prima volta mi ero sentita oggetto non solo virtuale delle sue attenzioni. Arrivata tardi per impegni di lavoro mi ero seduta a tavola da sola ed ero stata servita con molta premura da quella persona. Non avrei mai immaginato che una frittata potesse assumere un ruolo decisivo in quella storia mai nata, che uova e cipolle potessero marcare il confine tra l\u2019indifferenza virtuale e la speranza di un rapporto vero!<\/p>\n<p><strong><em>Precisazione &#8211; Due punti<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Quella che nelle mie intenzioni poteva essere una storia importante \u00e8 diventata un peso doloroso che mi porto dentro, soprattutto perch\u00e9 ancora oggi quella persona con cui credevo di essere entrata in contatto mi \u00e8 totalmente sconosciuta; anche se, per un\u2019inspiegabile strana alchimia, ho comunque la sensazione di conoscerla profondamente da sempre. Ora trascino la mia vita come un cane al guinzaglio: nutrito, accudito ma totalmente privo di libert\u00e0 e di gioia, l\u2019unica condizione che ci rende capaci di amare veramente. Al mio \u201canimale\u201d posso garantire solo una confortevole sopravvivenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Sintesi finale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Penso di continuo a quella vecchia lavagnetta. Ma dove sar\u00e0 finita?<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_25370\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"25370\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa Tutto \u00e8 cominciato con una lavagnetta di ardesia, ben riposta in una custodia pluriball all\u2019interno di un mobile per preservarla da polvere traumi ricordi. 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