{"id":25272,"date":"2015-05-31T17:45:13","date_gmt":"2015-05-31T16:45:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25272"},"modified":"2015-06-29T17:54:09","modified_gmt":"2015-06-29T16:54:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-il-bivio-di-b-flora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25272","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Il bivio&#8221; di Bruno Del Savio"},"content":{"rendered":"<p>Era bianca, era cos\u00ec bianca! Non so dire cosa questo significasse per me in <em>quel<\/em> momento, ma era cos\u00ec bianca\u2026 La nostra vecchiettina (avrebbe presto compiuto ottantacinque anni) giaceva sdraiata minuscola e serena; ed era cos\u00ec piccola\u2026 Ora era assolutamente tranquilla (non che fosse mai stata veramente agitata).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo decennio da cardiopatica medicalizzata, s\u2019era via via come asciugata, a partire da quel giorno che, per la prima volta, s\u2019\u00e8 trovata davanti al grande bivio e, per un niente, non \u00e8 morta nella macchina che sfidava il traffico con una fretta insieme controllata e disperata.<\/p>\n<p>Ma poi, dopo qualche giorno con flebo in vena e maschera d\u2019ossigeno, \u00e8 come rinata \u2013 ed io (uscito ventenne da un incidente incredibile, sparato fuori da una scatoletta chiamata 500 familiare che sobbalzava lungo una scarpata, infine atterrato di faccia su erba e terra zuppe di pioggia anzich\u00e9 su una dura pietra) so bene il significato sorprendente di rinascere uscendo per caso dalla parte giusta di quel bivio.<\/p>\n<p>Da allora per\u00f2, nonostante le progressive riduzioni delle somministrazioni, s\u2019era smagrita sempre pi\u00f9. Ma intanto si tirava avanti, e lei sembrava ancora reggere le piccole passeggiate domenicali ai laghi. Poi sopravvenne come un\u2019inedia, un calo di energia insostenibile; carezzandole la schiena, sentivo che, tra spina e pelle, poco o niente pi\u00f9 c\u2019era e la sfottevo benevolmente: \u201csei un piccolo dinosauro, il nostro piccolo dinosauro bianco\u201d. Finch\u00e9\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Guardavo mia moglie, ora <em>madre<\/em> e <em>figlia<\/em> insieme, che sfiorava astratta e compulsiva quello stesso biancore che mi straniava: aveva l\u2019espressione assente di chi con la mente \u00e8 altrove, un altrove che non \u00e8 <em>altro<\/em> ma, letteralmente, appena un altro luogo.<\/p>\n<p>Riandava certo a luoghi ben diversi da quello che ora ci ospitava, ma tutti sempre vissuti insieme. Insomma, provavo a credere che pensassimo davvero le stesse cose.<\/p>\n<p>Per esempio, che ricordassimo entrambi di quando la vedevamo alterarsi, nonostante lei amasse le acque del mare e del lago, se noi, scherzando, tentavamo di spingervela un po\u2019 dentro.<\/p>\n<p>S\u00ec, lei ci resisteva: era molto consapevole e indipendente, capace anche di imporsi, la nostra Berta; s\u00ec, un po\u2019 persino ci comandava \u2013 sebbene fosse cos\u00ec piccola: poco pi\u00f9 di quattro chili di cane quand\u2019era in piena forma \u2013 \u00a0e sempre tirava il guinzaglio se (\u2026ogni volta che) passavamo accanto ai nostri <em>posticini<\/em>, quelli in cui eravamo soliti fermarci e sedere per mangiare qualcosa o per un\u00a0 caff\u00e8.<\/p>\n<p>Ma era <em>una di famiglia<\/em>. Come un\u2019altra figlia. Tant\u2019\u00e8 che mangiava anche con noi. Non proprio a tavola (mancava una buona soluzione tecnica!) ma sempre alle stesse ore di pranzo e cena; e anche, nonostante avesse il suo specifico men\u00f9, divorando proprio le stesse nostre cose (o quasi, perch\u00e9 mondate dei condimenti): se avevamo i nodini, il filetto era per lei, e se si cenava col pesce\u2026 allora festa!, nemmeno fosse un\u00a0 gatto.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, uscendo di casa da soli, le parlavamo anche; qualsiasi fosse la nostra meta avevamo sempre la stessa frase rituale, circa \u201cfai la brava eh, che noi andiamo a comprare la pappa\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Per tutto questo, fatalmente, avevamo preso il vezzo di calcolarle gli anni, i mesi e i giorni umani equivalenti; per questo l\u2019abbiamo osservata sorpassarci in et\u00e0, e dunque in esigenza di rispetto.<\/p>\n<p>E pi\u00f9 Berta cedeva con gran dignit\u00e0 ai malanni della vecchiaia, pi\u00f9 noi ripensavamo a tutta la nostra storia con lei, a partire dal bieco ricatto che l\u2019aveva fatta giungere tra noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da molto \u2013 troppo! \u2013 tempo nostra figlia premeva per il motorino. Poi un giorno conobbe la cagnetta di una sua cugina, venuta a trovarci mentre eravamo in ferie in un appartamento nelle valli lecchesi. Alla vista dei suoi numeri circensi, come quello stare ritta sui posteriori per protendersi verso una mano tesa, se ne innamor\u00f2; e quando seppe dell\u2019esistenza di una sua sorellina, non pot\u00e9 che abboccare alla mia trappola; consapevole dei rischi con le due ruote, dissi secco: o lei (\u201cha il pedigree, sai, costa un botto!\u201d) o il motorino.<\/p>\n<p>E dunque andammo a prenderla: un bianco batuffolo morbido nelle mani a coppa di mia figlia; a loro (a <em>lei<\/em>) la mamma lasci\u00f2 subito il posto davanti in macchina; e Berta sopport\u00f2 i circa trecento chilometri di viaggio, in parte anche notturno, senza il minimo problema, anzi, allungando curiosa il musetto verso la mia mano ogni volta che essa manovrava il cambio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec per molti anni non lasciammo pi\u00f9 l\u2019appartamento in valle: avremmo solo potuto cambiarlo con un altro, magari al mare. Ma lei \u2013 nonostante la fola del maltese cane degli egizi e immancabile compagnia di Cleopatra \u2013 sembrava soffrire pi\u00f9 il caldo che non il freddo. Anzi, amava la neve, e quando vi zampettava dentro felice sembrava una citazione di Malevi?: bianco su fondo bianco.<\/p>\n<p>Del resto anche la prova dei bagni riservati si dimostr\u00f2 deleteria: decine di cani in un fazzoletto di sabbia! Troppi tutti insieme perch\u00e9 quelli meno curati non mettessero gli altri a rischio di infezione \u2013 cosa che capit\u00f2 a Berta, e che fu molto difficile da decifrare prima e poi debellare tentativamente.<\/p>\n<p>L\u00e0 per l\u00e0 fu come una tragedia: perdeva il pelo! La nostra Berta \u2013 la pi\u00f9 bella delle maltesine, quella che in molti, famigliari e amici, ci spingevano a portare nei concorsi per far man bassa di premi (e ci sembr\u00f2 una cosa davvero possibile quando andammo a vedere un paio di volte per farci un\u2019idea) \u2013 la nostra Berta perdeva il <em>suo<\/em> pelo, quella vera meraviglia, bianco splendente, folto e morbidamente ondulato, che solo lei aveva. Oggi possiamo anche sentirci ridicoli a quel terrore ma\u2026 Berta era davvero <em>unica<\/em>, almeno per noi.<\/p>\n<p>E non eravamo affatto preoccupati per i concorsi: rifiutammo subito l\u2019idea di farle sopportare i bigodini, il talco e tutte le altre torture preparatorie cui avevamo assistito. Ma eravamo ugualmente disperati, per lei stessa\u2026 come se una Bellucci, improvvisamente, potesse diventare calva!<\/p>\n<p>Certo, la sentivamo bellissima, una vera star\u2026 ma era un fatto intimo, tutto e solo nostro, per niente esibizionista; l\u2019avevamo anche ribattezzata: dalla \u201cMelody del Minuetto\u201d (che avevamo acquisito) alla pi\u00f9 terrestre Berta, appunto.<\/p>\n<p>Del resto, rinunciando un po\u2019 alle meraviglie, quello stesso pelo infine salvato era tenuto, contro caldo e intrusi, molto pi\u00f9 corto dello standard da expo; ma assolutamente candido! Insomma, le abbiamo sempre voluto bene solo volendo il <em>suo<\/em> bene.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E ora eravamo l\u00ec, a guardarla senza pi\u00f9 parole, e avevamo gli stessi pensieri senza un <em>pensiero<\/em>, senza pi\u00f9 argomenti fuori dai ricordi, soli con le nostre emozioni, raffreddate un po\u2019 dall\u2019autocontrollo.<\/p>\n<p>Nell\u2019attesa di veder completare la procedura dopo la prima endovena sedativa, scorrevamo entrambi, ne sono certo, anzi ci scorreva davanti automaticamente, tutta la photo-gallery della nostra vecchia bimba.<\/p>\n<p>Per esempio, il bianco e nero con occhiali scuri e bibita; e poi, a colori: la famiglia <em>completa<\/em> con lo stesso cappuccio rosso di capodanno, i diversi abbigliamenti pi\u00f9 o meno astrusi che le imponevamo magari solo per immortalarli (\u2026lei si lasciava fare di tutto), gli incontri con i conigli che oggi nostra figlia tiene in casa.<\/p>\n<p>E poi i vari week-end nei borghi, castelli, piazze, sagre, fiere e feste, natalizie o pasquali, estive o invernali, tutte \u2013 a posteriori \u2013 incredibilmente monotone nonostante la variet\u00e0: sempre noi, vecchia coppia, con la nostra immancabile Berta.<\/p>\n<p>E infine, di sicuro, tutte le altre immagini pi\u00f9 serene, mentre lei dorme ed \u00e8 come un flash bianco nelle cucce o sui letti.<\/p>\n<p>Lo stesso flash che ci sequestra lo sguardo ora, al centro di questa stanza spoglia, dove forse \u00e8 anche il niente circostante ad esaltare il momento, nella foto che non ci sar\u00e0 ma che ci rester\u00e0 dentro. Come siamo giunti a questo?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per un percorso progressivo e intrecciato \u2013 credo \u2013 a quello declinante della cagnetta; dimagrisce velocemente, e noi riduciamo il numero di pillole, sciroppi e aerosol; \u00e8 sempre pi\u00f9 inappetente, e mia moglie scatena la sua fantasia da chef per combinarle delle pappe sperate pi\u00f9 gradevoli; nel peregrinare da una cuccia all\u2019altra della casa, Berta ondeggia, struscia contro gli spigoli, \u00e8 sempre pi\u00f9 incerta, e i nostri occhi lasciano sempre pi\u00f9 spesso la tavola o la tv per controllarla, afflitti da sordi presentimenti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec cominciamo pian piano, non proprio a parlarne, ma solo enigmaticamente ad alluderne, come per una scaramanzia (in realt\u00e0 per non voler accettare n\u00e9 il fatto n\u00e9 il fato): poverina, \u00e8 ancora cos\u00ec buona \u2013 come dimenticare che alcuni condomini la sospettavano muta! \u2013 non si lamenta mai e cerca di proseguire come sempre \u2013 s\u00ec, per\u00f2, lo vedi no?\u2026<\/p>\n<p>In seguito Berta assume una posizione pi\u00f9 drastica: il rifiuto del cibo. Cos\u00ec, mentre si arriva ad imboccarle persino gli omogeneizzati, si passa anche ad interrogarci sempre di pi\u00f9: dove ci conduce tutto questo?<\/p>\n<p>Da allora, tra noi, e in ciascuno di noi, cuore e cervello si sono alternati confusamente nella valutazione onesta delle pene del corpo, senza fughe metafisiche, e nella compassione per la realt\u00e0 di quelle pene e di chi le soffre \u2013 io pi\u00f9 agnostico ma pi\u00f9 astrattamente filosofeggiante (quali diritti abbiamo\u2026 anche quello di sbagliare? in fondo davvero molto pericoloso \u00e8 il non bere, ma\u2026 non mangiare\u2026), mentre mia moglie, pur incline a un qualche credo, ha dalla sua la praticit\u00e0 della donne che si sono sempre preso il mondo sulle spalle (ma non la vedi? e gi\u00f9 le lacrime).<\/p>\n<p>Infine, abbastanza in fretta il tracollo: quel non bere da me appena evocato come funesto, rifiutando persino la pompetta con cui le si spingeva l\u2019acqua in bocca, fino all\u2019immagine pi\u00f9 devastante,\u00a0 quella che ha deciso per noi, quella che, dolorosa come una stilettata, mi ricordava la mucca pazza, quel divaricare i posteriori, allargando tremula la base d\u2019appoggio per restare in piedi, per non rovinare a terra.<\/p>\n<p>Allora ho capito, allora abbiamo concordato: il bivio che ci impegna non \u00e8 quasi mai (salvo che per pochi eroi) quello tra vivere e morire; vivere e morire ci tocca e basta, sono progetti di natura; ad ogni <em>persona<\/em> il bivio pi\u00f9 arduo e decisivo lo pone sempre il <em>come<\/em> e la nostra libera scelta a riguardo \u2013 come vivere e come morire.<\/p>\n<p>Insomma: \u201cche la morte mi colga vivo\u201d (per dirla con Marcello Marchesi) o, capovolto, che la vita non mi veda morto, che la vita non sia una lunga morte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dunque, non pi\u00f9 Berta era sfidata, ma noi; a noi, per noi, era la scelta, di fatto ancora reversibile: noi eravamo al bivio. E quel voler star l\u00ec accanto a lei \u2013 aspettando, un po\u2019 determinati e un po\u2019 contriti, gli ulteriori step della procedura, senza un pensiero vero in testa, o forse schivandolo \u2013 era per l\u2019intimo sospetto di poter avere ecceduto nel volerle bene per il suo bene.<\/p>\n<p>Per\u00f2 lei stava l\u00ec serena, abbandonata sul fianco come se dormisse; e magari davvero dormiva, come ormai faceva quasi tutto il giorno negli ultimi tempi, per non consumare le poche e\u00a0 declinanti forze residue.<\/p>\n<p>Tutto poi \u00e8 andato come non avremmo mai sperato; e ringraziamo di essere stati invitati ad assistere, e complimentiamo noi stessi per aver trovato la forza di essere presenti, di restarle vicini e \u2013 ricacciando in gola lacrime e singhiozzi \u2013 darle fiducia fino all\u2019ultimo. Perch\u00e9 cos\u00ec\u2026 <em>abbiamo visto<\/em>.<\/p>\n<p>Completatosi l\u2019effetto sedativo, ancora un ago in vena e, in successione abbastanza stretta, una inoculazione di anestetico ed una \u2013 quella finale, quella temuta, quella indicibile se non in linguaggio tecnico \u2013 di composto letale.<\/p>\n<p>Tutto qui: una decisione definitiva, <em>eterna<\/em>, realizzata in un lasso di tempo misurabile in secondi. Un <em>niente<\/em> e tutto era finito, Berta era finita (\u2026salvo nei nostri e altrui immortali ricordi). Pentiti?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>No, il pensiero nemmeno ci ha sfiorato, non poteva. Perch\u00e9 eravamo pervasi da una magari inqualificabile (vigliacca, egoista?) serenit\u00e0: avevamo visto, sofferenza zero!<\/p>\n<p>Il passaggio per le tre fasi non ha prodotto nella nostra amata cagnetta il bench\u00e9 minimo segno di percezione-reazione: con la stessa immota serenit\u00e0 con cui giaceva sedata, senza che nemmeno le vibrasse un solo pelo, ha attraversato tutta la procedura fino alla fase estrema; era come se non ci fosse gi\u00e0 pi\u00f9 quando all\u2019inizio la accarezzavamo ancora un po\u2019 incerti e incoraggianti.<\/p>\n<p>Questo, questa sua assoluta serenit\u00e0, ci autorizza a pensare che Berta abbia davvero capito che, fino all\u2019ultimo, anche in questa estrema crisi, le abbiamo voluto bene volendo <em>davvero<\/em> il suo bene.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ho anche capito, infine, cos\u2019era la suggestione di quel bianco, la sua mal\u00eca sottile: era il segno (la comunicazione) di una dolce resa \u2013 una resa, non una sconfitta.<\/p>\n<p>Una resa che ci perdonava, che ci diceva: sono d\u2019accordo. Perch\u00e9 anche l\u2019amore \u00e8 una resa: s\u2019era arresa ancora a noi, s\u2019era fidata ancora un\u2019ultima volta, messa nelle nostre sicure mani; perch\u00e9 sapeva che avevamo intravisto, nel rifiutare il cibo e l\u2019acqua, il suo voler arrendersi alla malattia come unico modo per vincerla.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u2013 Cristo! \u2013 infine non era nemmeno troppo chiaro, nell\u2019immutata, magica e stordente fan\u00eca di quell\u2019innocenza bianca, chi aveva convinto chi, e come e perch\u00e9, dell\u2019umana irragionevolezza d\u2019una incombente sofferenza senza vie d\u2019uscita.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 <em>deve<\/em> pur aver contato qualcosa tutto il nostro <em>amore<\/em> per lei. Perch\u00e9 l\u2019amore, quando \u00e8 gratuito, non pu\u00f2 sbagliare; perch\u00e9 un tale amore ha sempre ragione, persino quando potrebbe sbagliare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>(finito di scrivere il due luglio duemiladieci, giorno del quindicesimo compleanno mancato di Berta)<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_25272\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"25272\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era bianca, era cos\u00ec bianca! 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