{"id":25232,"date":"2015-06-01T18:34:10","date_gmt":"2015-06-01T17:34:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25232"},"modified":"2015-07-01T17:30:39","modified_gmt":"2015-07-01T16:30:39","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-entlagment-di-marco-montanari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25232","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Entanglement&#8221; di Marco Montanari"},"content":{"rendered":"<p>Al telefono cap\u00ec che non si sarebbero rivisti. Fu un momento di stupore assoluto, come quando si accetta per la prima volta un fatto ovvio e oltre ad un sospiro o a poche parole, misteriosamente esatte, non si sa pi\u00f9 che cosa dire.<\/p>\n<p>\u201cAllora non ci vedremo pi\u00f9\u201d.<\/p>\n<p>Nella stanza vibrava il ronzio da insetto dell\u2019ossigeno. Dalla finestra il pomeriggio filtrava sotto forma di luce verdognola, impastata del legno della serranda; il grande mobile era sempre al suo posto, carico di vestiti\u00a0 diventati inutili, i cassetti contrassegnati da etichette: biancheria, pigiami, canottiere. Molti quadri avevano visto passare gli ultimi quarant\u2019anni ed erano ancora l\u00ec, a suggerire un paesaggio, a perseverare nella memoria di un volto.<\/p>\n<p>\u201cAllora non ci vedremo pi\u00f9\u201d.<\/p>\n<p>Lorenzo, il fratello, era ancora al telefono. Da quando l\u2019immobilit\u00e0 dei loro novant\u2019anni aveva trasformato la vita in percorsi dentro casa, e questi percorsi in costellazioni precise, cos\u00ec costanti da contarne i passi a memoria, la distanza tra i quartieri di Milano dove abitavano si era dilatata fino a diventare incolmabile. Nessuno dei due poteva spostarsi: era chiaro che non si sarebbero pi\u00f9 incontrati di persona.<\/p>\n<p>Era chiaro, ma nessuno dei due inform\u00f2 il cuore di questo fatto.<\/p>\n<p>Per\u00f2 iniziarono a telefonarsi ogni giorno, alle sei in punto.<\/p>\n<p>Senza mai dirselo, fissarono un decalogo implicito che comprendeva: puntualit\u00e0; obbligo di farsi sentire sempre, anche in caso di febbre o altri malanni; alternanza magistrale di lamentele e notizie poco rassicuranti; buone notizie su figli e nipoti; sopra ogni altra cosa, l\u2019impegno a non interrompere mai il filo della conversazione. Erano costretti alle parole perch\u00e9 al telefono, quando si \u00e8 vecchi, lo spazio vuoto fa paura e temevano di smarrirsi l\u2019un l\u2019altro in quel deserto,\u00a0 pi\u00f9 che nella morte.<\/p>\n<p>Quando si rese veramente conto che non avrebbe pi\u00f9 visto il fratello, Ottavio si arrese al silenzio.<\/p>\n<p>Poi si riprese. Scroll\u00f2 la tristezza di dosso e and\u00f2 avanti, come si fa dopo le guerre. Parl\u00f2 dei capelli troppo lunghi, della barba di due giorni che grattava contro il cucino. Parl\u00f2 di cose lontane: ramment\u00f2 persone mai viste, altre sfumate in mitologia, come il barbiere del paese o Armida la bottegaia; l\u2019uomo che passava con il carretto del ghiaccio ogni mercoled\u00ec, di cui non aveva mai saputo il nome; lei, che li aveva resi tutti adulti, il cui vero nome si custodiva come la formula di un incantesimo.<\/p>\n<p>Quando si salutarono dandosi appuntamento al giorno dopo, si chiese se Lorenzo avesse capito la portata di quel silenzio. Ormai era tardi per pensarci.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Qualcuno apr\u00ec la porta della cucina. Due correnti d\u2019aria si incontrarono a met\u00e0 strada: una sapeva di calore e di minestra in brodo; l\u2019altra portava con s\u00e9 l\u2019odore inconfondibile della camera dei malati. Dalla porta usc\u00ec una ragazza alta, con capelli nerissimi raccolti in una coda approssimativa; il vestito di cotone copriva gambe forti, attente a muoversi con circospezione per non far cadere un vassoio in precario equilibrio<\/p>\n<p>Entr\u00f2 gettando uno sguardo contrariato alla penombra e and\u00f2 con decisione ad aprire la finestra.<\/p>\n<p>&#8211; No, si sta bene cos\u00ec! Perch\u00e9 apri?<\/p>\n<p>Ottavio sembr\u00f2 svegliarsi da un lungo letargo.<\/p>\n<p>&#8211; Forse perch\u00e9 siamo in piena estate, e qui si muore di caldo?<\/p>\n<p>Non sembrava badare molto alle sue proteste.<\/p>\n<p>&#8211; Ma sono sudato, cos\u00ec ci si ammala..<\/p>\n<p>&#8211; Infatti vengo a cambiarti. Sei sporco? Hai bisogno di andare in bagno?<\/p>\n<p>&#8211; No!<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 l\u2019ora della frutta.<\/p>\n<p>&#8211; Non la voglio.<\/p>\n<p>&#8211; Va mangiata, lo sai. Vieni, un cucchiaio per volta.<\/p>\n<p>Dopo il primo boccone ne segu\u00ec un altro, e un altro ancora, alternato ogni volta ad un \u201cbasta cos\u00ec\u201d, fino a quando il piatto fu vuoto e soddisfatta lei gli fece notare che non era stato poi cos\u00ec terribile.<\/p>\n<p>Nella stanza qualcosa ricordava il vento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ottavio era rimasto vedovo presto, e non aveva voluto risposarsi. Il fratello, al contrario, aveva interpretato l\u2019amore come una partita a carte: due vittorie per il banco e la terza, iniziata per gioco, l\u2019aveva vinta lui. Comunque, nel tempo Ottavio impar\u00f2 a cavarsela da solo e a sopportare la compagnia difficile della solitudine, fino a quando la vista cattiva, la debolezza del passo e tutto quanto iniziava a cedere nel corpo, convinsero suo figlio a suggerirgli una presenza fissa accanto. La parola badante non usc\u00ec mai dalla loro bocca. Ci pens\u00f2 un po\u2019, protest\u00f2 pi\u00f9 per forma che per convinzione, poi accett\u00f2. Era stufo di parlare da solo fino alle sei del pomeriggio.<\/p>\n<p>Per oltre sei anni furono quasi nonno e nipote: lei lo accompagn\u00f2 con ferma dolcezza nelle progressive riduzioni di autonomia, fino al carcere del letto. Lui a volte si mostrava burbero, incontentabile, e Sole lo addolciva con una sorridente grazia sudamericana. Lei soffriva spesso di male d\u2019amore; in quei giorni dimenticava orari e medicine e Ottavio le ricordava al posto suo. In un certo senso, si erano trovati.<\/p>\n<p>E poi c\u2019era quel nome: Soledad, per tutti Sole. Come il monte dietro al paese natale di Ottavio, il monte dove lui e suo fratello nacquero per la seconda volta.<\/p>\n<p>Sole sent\u00ec raccontare quella storia infinite volte. Cominciava invariabilmente ad ottobre, nel 1944: erano saliti in montagna per unirsi alla Resistenza. Un pomeriggio si trovavano disarmati nel bosco vicino alla chiesa di Santa Maria Assunta; scorsero i nazisti e fecero appena in tempo a nascondersi nell\u2019avvallamento sotto un grande castagno. Sentirono spari, urla, qualche altro sparo isolato. Poi silenzio. Non ebbero la forza di muoversi: passarono l\u00ec la notte, stringendosi come animali feriti, battendo i denti per il freddo. Non furono mai cos\u00ec vicini ad un altro essere umano: neanche nell\u2019amore, neanche quando tennero per la prima volta i figli in braccio.<\/p>\n<p>Quando fin\u00ec la guerra, decisero di andarsene. Scelsero Milano perch\u00e9 un cugino del padre poteva dar loro una stanza. In quegli anni di ricostruzione, chiunque sapesse fare qualcosa trovava facilmente un impiego. Iniziarono a lavorare ad ore per un falegname amico del cugino; tre anni dopo aprirono una loro attivit\u00e0 e presero una casa in affitto esattamente sopra la bottega.<\/p>\n<p>La stanza dove adesso consumava le sue giornate era la stessa che dividevano molto tempo prima.<\/p>\n<p>Ad Ottavio dispiaceva non poter guardare pi\u00f9 dalla finestra, seguire il viavai, immaginare le vite di chi aspetta il tram. Appena arrivato a Milano, lo avevano colpito quei fili tesi da un capo all\u2019altro della citt\u00e0; Lorenzo trovava che avessero qualcosa della ragnatela, e questo lo disturbava: il ragno che spezza il volo della mosca gli era sempre sembrato un farabutto, bravo solo a nutrirsi dell\u2019ingenuit\u00e0 di chi vola. A lui, invece, sembravano corde in attesa del funambolo, occasioni di leggerezza. Forse per questo era rimasto l\u00ec, mentre il fratello, dopo qualche esitazione, continu\u00f2 il viaggio verso Le Havre: citt\u00e0 di porto, di nafta e partenze. Segretamente sperava di arrivare in America, ma non fece mai l\u2019ultimo passo. Trov\u00f2 lavoro in una ditta di spedizioni postali che inviava la corrispondenza dall\u2019altra parte dell\u2019Atlantico, prima chi iniziassero a far viaggiare le lettere con gli aerei. Torn\u00f2 a Milano gi\u00e0 vecchio e vedovo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Erano le sette, ormai. Sole, seduta accanto, lo aggiornava su notizie di cronaca a cui fingeva di essere interessato. Sapeva che a breve si sarebbe alzata per scaldargli una minestra che non voleva, e subito dopo avrebbe misurato la pressione, lavato la dentiera, sciacquato il viso con acqua tiepida; lo avrebbe cambiato e sarebbe andata a dormire, salutandolo come sempre con una bacio sulla fronte. Restavano l\u2019armadio, i quadri, le foto, e dopo una notte quasi insonne sarebbe arrivato domani.<\/p>\n<p>Ancora non poteva rinunciare a dire \u201cdomani\u201d, ma quella notte, cambiando spesso fianco nel letto per non sentire il dolore della pelle piagata, pensava al giorno dell\u2019addio: anche quello verr\u00e0 domani, pensava, tra stagioni misurate in rughe, come l\u2019ultimo anello di un albero. \u00a0Sar\u00e0 con il respiro che si arresta. Sar\u00e0 la fine che \u00e8 dentro la vita come un nocciolo nel frutto, il momento in cui non sar\u00e0 che un ricordo quello che abbiamo amato, e mai abbastanza.<\/p>\n<p>Domani, sempre domani.<\/p>\n<p>Domani sarebbe stato marted\u00ec, o mercoled\u00ec: un altro giorno di letto e medicine, di \u201ccome state oggi\u201d e \u201cnon c\u2019\u00e8 male\u201d. Quel domani che un tempo era il paese, fiori strappati per sbaglio insieme ai rami secchi, il fucile di legno, la scuola; poi il lavoro, una casa, mamma e pap\u00e0 che non ci sono pi\u00f9, i figli cresciuti e andati via, gli amici trovati e gli amici perduti, Lorenzo, Sole, e poi ancora la noia o la bellezza che spacca il cuore.<\/p>\n<p>Quell\u2019indefinito domani che coincide con il nostro essere qui.<\/p>\n<p>Domani avrebbe chiamato Lorenzo alle sei, e sarebbe stato mercoled\u00ec.<\/p>\n<p>Ora lo ricordava con certezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo trov\u00f2 nel letto la mattina dopo, nella stessa posizione in cui l\u2019aveva lasciato: la testa sollevata, i piedi pi\u00f9 alti del cuore, le braccia distese lungo il corpo. Solo gli occhi erano aperti, troppo aperti per guardare qualcosa, e il naso sembrava affilato come mai in precedenza. In salotto, la televisione era gi\u00e0 accesa. Sole si svegliava alle sette: aveva scaldato l\u2019acqua, riempito il catino, messo i guanti.<\/p>\n<p>Appena entrata in camera, il catino le cadde a terra.<\/p>\n<p>Chiam\u00f2 il figlio di Ottavio singhiozzando. Lui e la moglie arrivarono in mezz\u2019ora, nel frattempo lo aveva coperto con un telo bianco: \u201cper far andare via del tutto la sua anima\u201d, disse. Vennero i professionisti del lutto, vestiti di condoglianze, fintamente eleganti, con la valigia piena di oggetti da medico e da sarto. Il vestito era pronto nell\u2019armadio: fu Sole ad aiutarli, voleva congedarsi da lui preparandolo per l\u2019ultima volta.<\/p>\n<p>Mentre la porta della camera restava chiusa, il figlio percorreva il salotto a grandi passi. Si chiamava Folco, come il bisnonno; la moglie, Sofia,con gli occhi lucidi, lo lasciava vagare. A vederlo da fuori chiunque lo avrebbe detto preso pi\u00f9 dall\u2019ansia che dal dolore. Ad un certo punto si sorprese a terra, vicino alla finestra; ricord\u00f2 che da bambino sedeva l\u00ec a leggere fumetti nelle giornate peggiori, soprattutto d\u2019inverno, quando tubature invisibili lo scaldavano da sotto il pavimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La porta si apr\u00ec e furono invitati ad entrare. Ottavio era sdraiato sul letto, con gli occhi finalmente chiusi, i lineamenti distesi; sembrava avesse vent\u2019anni di meno; indossava il vestito blu comprato per un battesimo. Sole aveva voluto stirare la camicia bianca e ora aggiustava i capelli con un paio di forbici sottili.<\/p>\n<p>Non potevano portarlo subito via, per ragioni di precedenza che non risparmiano neanche la morte. Sarebbero venuti alle sette; nel frattempo Folco e Sofia li seguirono per sbrigare l\u2019ordinaria burocrazia. Ci vollero due ore. Tornati a casa, iniziarono a chiamare amici e parenti, un telefono a testa, ripetendo quasi le stesse parole.<\/p>\n<p>Chiamarono tutti, ma non Lorenzo. Non sapevano come avrebbe reagito. Ma se gli avessero mentito? Se avessero raccontato, per esempio, che si trovava all\u2019ospedale, vivo ma incapace di parlare? E se invece avesse preferito saperlo?<\/p>\n<p>Alle sei, il telefono squill\u00f2 cogliendoli di sorpresa. Nessuno rispose. Dopo pochi minuti, lo stesso suono li chiam\u00f2 ad una scelta.<\/p>\n<p>Sofia decise per tutti: si alz\u00f2 e and\u00f2 a rispondere.<\/p>\n<p>&#8211; Pronto. Alberto, ma sei tu?\u201d<\/p>\n<p>Il figlio di Lorenzo.<\/p>\n<p>&#8211; Meno male che hai chiamato, lo avrei fatto io. Qui \u00e8 successa una cosa..s\u00ec.. come? Non \u00e8 possibile. Alberto, non \u00e8 possibile..quand\u2019\u00e8 successo? Anche lui stanotte..s\u00ec, per questo ti avrei chiamato, non sapevamo cosa fare. Folco \u00e8 qui. Oddio, non ci credo&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il salotto era immerso nel torpore del pomeriggio. Sole entrava e usciva dalla camera di Ottavio, metteva in squadra le sedie, toglieva la polvere da un soprammobile, ma quando sent\u00ec la voce di Sofia si ferm\u00f2 al centro della stanza, immobile, e sussurr\u00f2 qualcosa in spagnolo. Folco era seduto sul divano, con le mani sul viso. Non pensava ad Ottavio come padre, in quel momento. Immaginava un paese, Milano, le Havre; tutti gli oggetti che erano stati un mondo a cui nessuno dar\u00e0 pi\u00f9 valore: gli occhiali, una penna, un paio di ciabatte. Immaginava chi veramente \u00e8 stato in contatto con qualcuno, anche una sola volta. Immaginava una montagna, due fratelli sotto un castagno per sopravvivere alla notte; i sentieri inesplicabili che conducono alla stessa conclusione.<\/p>\n<p>Quando Sofia pos\u00f2 il telefono non ebbe il coraggio di girarsi subito. Prese un respiro, trattenne le lacrime. La stanza alle sue spalle restituiva una pace surreale. Vide Sole, vicina alla finestra, che continuava il suo dialogo solitario. Guard\u00f2 Folco, cos\u00ec simile al padre nei lineamenti eppure in quel momento cos\u00ec profondamente diverso. La mano destra\u00a0 copriva appena met\u00e0 del viso.<\/p>\n<p>L\u2019altra met\u00e0, nascondeva un sorriso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[<em>Entlanglement<\/em> \u00e8\u00a0 un termine usato in fisica quantistica: tradotto in italiano significa letteralmente \u201cintreccio\u201d. Denota un fenomeno verificato pi\u00f9 volte e molto misterioso: il legame indissolubile tra due particelle elementari (ad esempio due elettroni o due fotoni) tale che, se sono state in contatto almeno una volta, al variare dello stato fisico di una varier\u00e0 <em>istantaneamente<\/em> lo stato dell\u2019altra, anche se venissero trasportate agli estremi opposti dell\u2019universo.]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_25232\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"25232\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al telefono cap\u00ec che non si sarebbero rivisti. Fu un momento di stupore assoluto, come quando si accetta per la prima volta un fatto ovvio e oltre ad un sospiro o a poche parole, misteriosamente esatte, non si sa pi\u00f9 che cosa dire. \u201cAllora non ci vedremo pi\u00f9\u201d. Nella stanza vibrava il ronzio da insetto [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_25232\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"25232\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":7101,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[217],"tags":[],"class_list":["post-25232","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25232"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25232"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25232\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25646,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25232\/revisions\/25646"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25232"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25232"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25232"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}