{"id":25172,"date":"2015-06-01T18:13:58","date_gmt":"2015-06-01T17:13:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25172"},"modified":"2015-06-01T18:13:58","modified_gmt":"2015-06-01T17:13:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-nella-mia-citta-di-ermanno-lombardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25172","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Nella mia citt\u00e0&#8221; di Ermanno Lombardo"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCome si chiama non lo so. Tutti la chiamano signora Pina. Dicono che dorma proprio qui davanti. Di certo anche se arrivi prestissimo la trovi gi\u00e0 al suo posto, sulla sua sedia pieghevole. E non fa sconti a nessuno: pare che una volta abbia persino minacciato e picchiato un ragazzo che non voleva pagare\u201d. A\u00a0 parlare cos\u00ec, guardandomi rassegnato attraverso lenti grandi e spesse \u00e8 un piccolo signore con baffi grigi, come i miei. \u00c8 l\u2019ultimo della fila, cui mi sono rivolto per capire perch\u00e9 tanta gente si affanni di fronte alla vecchia seduta accanto all\u2019ingresso dell\u2019ufficio postale.<\/p>\n<p>La signora Pina ha occhi piccoli e vivaci, circondati da rughe profonde. I capelli sono nascosti da un pesante berretto di lana, verde come il cappotto che indossa. Dimostra almeno settant\u2019anni, ma potrebbe averne meno. \u201cDue euro per i bollettini e 5 per le pensioni\u201d, dice a chi chiede. Ma i pi\u00f9 lo sanno gi\u00e0. Lei tende avidamente la mano destra per prendere i soldi e consegna lentamente il bigliettino numerato con la mano sinistra.<\/p>\n<p>\u00c8 una mattina di inizio dicembre, di quelle fredde che anticipano l\u2019inverno pi\u00f9 ostinato. Poche nuvole macchiano un cielo indeciso. Io mi stringo nel mio giubbotto.<\/p>\n<p>Un altro signore si avvicina e con fare cameratesco mi dice: &#8220;chi non compra i suoi biglietti non arriver\u00e0 mai allo sportello prima della chiusura&#8221;. Cerco cinque euro nella mia tasca ma poi rivolgo uno sguardo di sufficienza alla folla e mi dirigo verso l&#8217;ufficio. Qui dentro\u00a0 l\u2019aria\u00a0 \u00e8 quasi irrespirabile. Mi aspetta un biglietto con il numero 191, lo prendo, poi alzo gli occhi verso il tabellone luminoso sul quale lampeggia il numero 25. Decido di uscire fuori in cerca di aria migliore.<\/p>\n<p>L\u2019ufficio postale si affaccia su una piazza grande e sbilenca che segna un confine tra la zona residenziale e i pi\u00f9 antichi quartieri popolari. Palazzoni ipertrofici e scoloriti nascondono alla vista il resto della citt\u00e0.<\/p>\n<p>La signora Pina sta ancora l\u00ec, ad amministrare i suoi affari di fronte alla folla in processione. Nonostante sembri molto indaffarata, mi lancia un&#8217;occhiata affilata, come di sfida.<\/p>\n<p>Decido di allontanarmi infastidito. Bastano pochi metri per lasciarmi alle spalle quel mormorio confuso. Sulla mia sinistra scorre il teatro Politeama Garibaldi. Non ho una meta precisa e ho certamente del tempo prima che arrivi il mio turno alla posta, cos\u00ec imbocco la via Libert\u00e0, attratto dalle prime decorazioni natalizie.<\/p>\n<p>Lungo la strada alberata, ormai quasi interamente presidiata da multinazionali del lusso e della moda, resistono poche palazzine Liberty. Il resto degli edifici \u00e8 il frutto pietrificato degli anni cinquanta e sessanta, gli anni oscuri del cemento che si moltiplicava in sfregio alla bellezza diffondendosi come per contagio.<\/p>\n<p>Io ero molto giovane, allora. Nella mia memoria sono rimaste soltanto immagini pallide e una diffusa sensazione di cupezza. Inseguendo un ricordo lontano, proseguo ancora sulla via Libert\u00e0. Poco pi\u00f9 avanti, sulla piazza dove la statua di Francesco Crispi guarda con severit\u00e0 alla citt\u00e0 sottostante, c\u2019era una villa Liberty, demolita proprio in quel periodo. Era una delle pi\u00f9 belle. Sorrido con amarezza vedendo che oggi al suo posto c\u2019\u00e8 un autolavaggio. Anonimo e inamovibile sta l\u00ec, come una cicatrice sbiadita e dimenticata.<\/p>\n<p>Non vorrei allontanarmi troppo, cos\u00ec risalgo verso una strada parallela, che percorro in senso contrario. I muri imbrattati riportano scritte indecifrabili e dichiarazioni d&#8217;amore.<\/p>\n<p>Ci sono molte vetrine chiuse. Alcune sono in evidente stato di abbandono, qualcun&#8217;altra, sospesa tra speranza e pudore, espone il cartello &#8220;Chiuso per rinnovo locali&#8221;. Un negozio di abbigliamento promette sconti del 50%. Comprer\u00f2 qualcosa per mio figlio, che certamente torner\u00e0 per Natale.<\/p>\n<p>Quando entro mi viene incontro il proprietario che mi saluta con un largo sorriso. Ha i capelli bianchi e folti, pettinati all&#8217;indietro.<\/p>\n<p>&#8220;Buongiorno&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Buongiorno&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Posso aiutarla?&#8221;.<\/p>\n<p>Mi tolgo il cappello e mi passo una mano sulla testa glabra. &#8220;Vorrei vedere qualche cravatta&#8221;.<\/p>\n<p>\u201cCerto. Ne abbiano di lana, di seta\u2026\u201d<\/p>\n<p>Non me ne piace nessuna, e mi sembrano comunque troppo costose, cos\u00ec cerco di liberarmi: &#8220;non vorrei farle perdere troppo tempo&#8230;&#8221;. Non faccio in tempo a finire.<\/p>\n<p>&#8220;Tempo? Quello davvero non mi manca. Passo ore e a volte intere giornate senza che entri nessuno. Sistemo le vetrine, attivo promozioni, mando e-mail, ma niente.\u00a0 Qualche volta entra qualcuno ma poi si guarda un po&#8217; intorno e alla fine esce senza comprare. Ci devo pensare, dicono sempre cos\u00ec. \u00c8 una citt\u00e0 molto riflessiva!&#8221; Ride della sua battuta, ma poi torna a farsi serio: &#8220;Noi siamo ancora qui ma tutto intorno a noi scompare ogni giorno almeno un negozio. Anche di quelli storici. Se la ricorda Flaccovio, la libreria? E la cartoleria De Magistris? Hugony? E adesso anche l&#8217;Hotel delle Palme!&#8221;. Lo sa lei che l\u00ec cenava Vittorio Emanuele Orlando? E Guttuso? Pure Guttuso ci ha dormito!&#8221;.<\/p>\n<p>No, non lo so. Vorrei dire qualcosa ma non mi viene in mente niente. Annuisco un po&#8217; stordito. Decido di comprare una cravatta. Pago, saluto e vado via.<\/p>\n<p>Riprendo a camminare e sto quasi per pestare una cacca di cane che giace informe sul mio percorso. Non \u00e8 la sola, in questa strada che sembra un campo minato. Penso a questa mia citt\u00e0 a questo tempo, che \u00e8 anche mio, e mi lascio prendere dallo sconforto. Come \u00e8 potuto accadere? Siamo stati giovani e rivoluzionari e siamo gi\u00e0 vecchi e impotenti.<\/p>\n<p>Un colpo di clacson mi distoglie da questi pensieri. Due auto si contendono un parcheggio. Sul marciapiede c&#8217;\u00e8 un ragazzo di colore che si improvvisa parcheggiatore. Lo guardo e vedo i barconi strapieni di gente che spera e si dispera. Penso al sole, al sale, alla sete, al mare che geme di notte. Tutto questo per cosa? Per questo rettangolo d&#8217;asfalto strisciato di blu dove chiedere un&#8217;elemosina sottointesa? Ogni dieci metri c\u2019\u00e8 uno di questi ragazzi. Alcuni sorridono sempre, comunque. Lui no. Ora tiene gli occhi bassi come se aspettasse qualcosa: un colpo di fortuna, una via d\u2019uscita. Decido di dargli i cinque euro che mi sono rimasti nella tasca. \u00c8 troppo sorpreso per ringraziarmi. Io abbasso gli occhi imbarazzato e lo saluto con la mano.<\/p>\n<p>Davanti a me, Sulla facciata di un palazzo storico c&#8217;\u00e8 una freccia blu con su scritto \u201cRicovero\u201d. Seguo l&#8217;indicazione ma non trovo il rifugio promesso. Girando l\u2019angolo vengo investito dal profumo di cibo che annuncia la presenza di un bar. \u00c8 quasi ora di pranzo, devo tornare verso l&#8217;ufficio postale.<\/p>\n<p>Affretto il passo cercando il percorso pi\u00f9 breve. Sulla strada, affissioni stratificate promuovono spettacoli\u00a0 delle settimane passate. Le locandine sono sovrapposte, una sull&#8217;altra. Dietro a tutte le altre, in parte strappate, compare un faccione sorridente che accompagna una promessa coniugata al futuro. \u00c8 il ricordo delle ultime elezioni locali.<\/p>\n<p>Raggiungo finalmente\u00a0 l\u2019ufficio postale. \u00c8 chiuso. Attraverso i vetri vedo sul tabellone il numero 190.<\/p>\n<p>Mentre impreco avverto la presenza della signora Pina. \u00c8 ancora dove l&#8217;ho lasciata. Mi lancia un&#8217;occhiata, questa volta compiaciuta. Sembra dire: ci vediamo domani. Io abbasso gli occhi, e penso: s\u00ec, ci vediamo domani.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_25172\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"25172\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCome si chiama non lo so. Tutti la chiamano signora Pina. Dicono che dorma proprio qui davanti. Di certo anche se arrivi prestissimo la trovi gi\u00e0 al suo posto, sulla sua sedia pieghevole. E non fa sconti a nessuno: pare che una volta abbia persino minacciato e picchiato un ragazzo che non voleva pagare\u201d. A\u00a0 [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_25172\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"25172\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":7046,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[217],"tags":[],"class_list":["post-25172","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25172"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7046"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25172"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25172\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25473,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25172\/revisions\/25473"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25172"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25172"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}