{"id":25079,"date":"2015-06-01T11:24:58","date_gmt":"2015-06-01T10:24:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25079"},"modified":"2015-06-01T11:24:58","modified_gmt":"2015-06-01T10:24:58","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-figli-di-un-dio-triste-di-emanuele-ratti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=25079","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Figli di un dio triste&#8221; di Emanuele Ratti"},"content":{"rendered":"<p>Ho conosciuto molte persone dal carattere speciale e tra queste c\u2019\u00e8 I\u00e0io, un uomo che \u00e8 stato chiamato da molti con questo nomignolo per tutta la vita considerando il suo animo gentile. Il nome proprio era Flavio; lui era l\u2019ultimo arrivato in una famiglia numerosa dai nomi tradizionali: Luigi, Roberto, Marco, Emilio, Angela e Maria.<\/p>\n<p>Flavio \u00e8 un nome poco usato in Brianza perch\u00e9 non congruo per una societ\u00e0 chiusa negli impegni quotidiani e con l\u2019obbiettivo \u00a0dichiarato del denaro come era sino agli anni 70. Quella societ\u00e0 era poco dedita a darsi vanto delle cose, neppure di quelle importanti; in quel mondo le persone erano solite preoccuparsi poco dell\u2019apparire.<\/p>\n<p>Il nome di una dinastia romana \u00e8 confacente ai rampolli della nobilt\u00e0, una specie estinta nella zona e sostituita da imprenditori, da industriali e da liberi professionisti. In paese ci sono state altre due persone di nome Flavio; uno, ora sessantacinquenne, \u00e8 nato in una famiglia di persone semplici e risiede dal giorno del matrimonio in una cittadina vicina, l\u2019altro, cinquantacinquenne avvocato e figlio di un avvocato, abita a Como.<\/p>\n<p>Flavio \u00e8 morto nel \u00a02013 a cinquantatre anni e le sue spoglie mortali sono state accompagnate al cimitero da moltissime persone in un pomeriggio d\u2019autunno sotto i raggi di un tiepido sole. Quel giorno, entrato in chiesa per la funzione religiosa, ho raggiunto le sedie disposte davanti all\u2019altare di San Carlo e ho guardato le persone che occupavano le prime panche, quelle riservate ai parenti del defunto. Ho visto i fratelli di Flavio con le loro mogli e figli ma non ho riconosciuto la maggior parte dei parenti e le signore eppure le sorelle erano ragazze avvenenti.<\/p>\n<p>All\u2019omelia il parroco don Carlo ha ricordato il ricovero e la malattia di Flavio e ha avuto parole di conforto soprattutto per la mamma. Don Carlo \u00e8 in paese da cinque anni e conosce solo una parte della storia di Flavio.<\/p>\n<p>Flavio era nato nel 1960, un anno speciale per i nati; i ragazzi di quell\u2019anno frequentarono le lezioni di catechismo e il campetto dell\u2019oratorio e furono coinvolti nelle attivit\u00e0 dal parroco di allora, Don Angelo giunto, quarantenne nel 1967, per il ministero.<\/p>\n<p>Di loro ricordo l\u2019intelligenza, la predisposizione al gioco del calcio e la vivacit\u00e0,<\/p>\n<p>e vedo ora che loro, all\u2019et\u00e0 di cinquantacinque anni, sono liberi professionisti e tecnici<\/p>\n<p>di produzione di tutto rispetto e i loro figli frequentano l\u2019universit\u00e0.<\/p>\n<p>I ragazzi si divertirono con il gioco del calcio sul campo fatto costruire da don Angelo nel giardino della casa parrocchiale; era difficile per loro dribblare il parroco in abito talare che bloccava sempre il pallone. Ebbero la possibilit\u00e0 di andare in campeggio sulla montagna di Orimento di San Fedele Intelvi e di Barni\u00a0 e in Sardegna per ben due volte. Don Angelo dava sicurezza sulle spiagge perch\u00e9 era un provetto nuotatore nella muta composta da pantaloni neri lunghi e da maglia intima bianca a mezze maniche.<\/p>\n<p>Questa generazione ebbe l\u2019occasione di conoscere l\u2019Italia viaggiando sul\u00a0 pulmino Volkswagen o sulla Seicento multipla Fiat. Io fui uno dei collaboratori e l\u2019autista degli automezzi.<\/p>\n<p>Questi ragazzi impararono a rispettare la natura da Don Angelo che da adolescente era stato un boy scout e una staffetta partigiana ed ebbero un loro punto di ritrovo, ricavato nell\u2019ex Asilo parrocchiale e chiamato Bar Acli, gestito dal \u2018Magistri\u2019.<\/p>\n<p>Flavio era uno di loro, pronto a correre verso la sala TV e il salone del cinema per assistere alla proiezione del film, lento invece nel raggiungere la chiesa per la preghiera e il catechismo. Flavo era un tantino intemperante, abituato in casa a resistere per non restare sopraffatto dai fratelli, e non aveva frequentato a lungo la scuola.<\/p>\n<p>Per quei ragazzi, diventati adolescenti, giunse il momento delle sigarette e degli sguardi alle ragazze che, rimaste senza oratorio femminile, si impegnavano con il Gruppo del Mato Grosso per la raccolta della carta e degli stracci. Qualcuno ebbe gli incontri e i baci furtivi nell\u2019edicola dei morti della peste o presso la sala cinematografica parrocchiale.<\/p>\n<p>Un giorno, l\u2019accesso all\u2019edicola dei morti fu sbarrato da una grata, il Bar Acli chiuse e don Angelo, deluso dalle critiche becere dei fedeli, lasci\u00f2 il paese scegliendo di diventare il cappellano di un ospedale. I giovani iniziarono a frequentare i bar \u00a0preferendo il \u2018Corona\u2019 e il \u2018Bar Stazione\u2019 meglio noto come \u2018Bar Bambina\u2019 e Flavio inizi\u00f2 a coltivare l\u2019amicizia con tante persone.<\/p>\n<p>Io, in quel tempo, lavoravo alla Snam di San Donato Milanese e vivevo il paese come dormitorio, nel poco tempo libero o ero in casa o svolgevo attivit\u00e0 di supporto alla politica locale. E\u2019 di questo periodo un incontro con Flavio che avvenne in casa mia un sabato mattina.<\/p>\n<p>\u201cSono I\u00e0io. Ho bisogno di parlarti\u201d sentii dire nel citofono.<\/p>\n<p>\u201cCos\u2019avr\u00e0 bisogno?\u201d, stupito, mi chiesi dopo aver riattaccato e fatto scattare la serratura del portoncino.<\/p>\n<p>Davanti alla porta aperta dell\u2019appartamento aspettai Flavio che, giunto sul piano con l\u2019ascensore, mi disse:\u201cCiao, Lele, devo parlarti\u201d.<\/p>\n<p>\u201cVieni dentro, I\u00e0io.\u201d<\/p>\n<p>Davanti a me c\u2019era un giovanotto, poco pi\u00f9 che ventenne, alto come me, con i capelli a spazzola di colore tendente al grigio e dall\u2019aspetto di \u2018marine\u2019, aveva il gonfiore del pacchetto di \u00a0Marlboro sulla spalla destra, sotto la maglietta mezze maniche.<\/p>\n<p>L\u2019incontro dur\u00f2 mezz\u2019ora; fu una chiacchierata tra amici. Flavio parl\u00f2 di diverse cose e, vale a dire, di niente in particolare e fece riferimento varie volte al \u2018Ventura\u2019, Fortunato all\u2019anagrafe comunale, come il migliore amico.<\/p>\n<p>Fortunato era figlio di Emilio, conosciuto in paese come \u2018il Ventura\u2019, e lui stesso era chiamato \u2018il Ventura\u2019.<\/p>\n<p>Da secoli era consuetudine per la comunit\u00e0 dare un soprannome in dialetto alle famiglie e ai singoli, legandolo al lavoro svolto,\u00a0 alla localit\u00e0 di provenienza, al colore dominante dei capelli e al nome del capostipite; nessuno dei sopranomi aveva un significato dispregiativo. A partire dagli anni 80, all\u2019epoca delle ultime ondate di migrazione dal Sud, le persone iniziarono a ignorare i sopranomi soprattutto perch\u00e9 la nuova generazione rifiut\u00f2 il dialetto.<\/p>\n<p>Fortunato, il Ventura, fu un agricoltore di buona cultura avendo studiato in collegio ed era in possesso di una buona parlantina; giunto a quarant\u2019anni, dovette affrontare problemi con l\u2019Amministrazione Comunale perch\u00e9 in una parte degli edifici agricoli aveva impiantato un\u2019attivit\u00e0 di trattamento galvanico e di zincatura di manufatti metallici. Gli edifici agricoli sono in \u2018Corte Grande\u2019, un ampio cortile delimitato da edifici residenziali, fronteggianti la strada principale del centro storico, sul lato di levante e da edifici rustici a ponente.<\/p>\n<p>Fortunato godette di buoni appoggi ma ebbe contrasti con diverse persone, a lui ostili a vario titolo, e pot\u00e9 contare sulla consulenza di molti professionisti. Fece viaggi in Brasile per conto di amici e conoscenti e aveva un\u2019ottima capacit\u00e0 imprenditoriale.<\/p>\n<p>Da ragazzo aveva aiutato il padre nella stalla e nella lavorazione dei campi, conduceva con sicurezza il trattore e andava a cavallo per le strade e per i prati. Le sue sorelle gestivano una latteria in \u201cpiazza\u201d, in centro al paese; la piazza \u00e8 una stretta via, spazio residuo dopo l\u2019edificazione di due fabbricati davanti al monastero che la repubblica Cisalpina chiuse espropriandone le propriet\u00e0.<\/p>\n<p>Maggiore di me di cinque anni, Fortunato era un buon cavallerizzo \u00a0e aveva tanta voglia di riuscire nella vita e la sua cultura era notevole per una persona senza diploma di abilitazione tecnica.<\/p>\n<p>Un giorno Fortunato mi port\u00f2 in macchina alla fontana di Sirtori, un paese vicino, io guardai la vasca in cui cadeva il getto dell\u2019acqua e notai che era un masso monolitico di serizzo.<\/p>\n<p>\u201cLa vasca \u00e8 un pezzo unico\u201d dissi io.<\/p>\n<p>\u201cE\u2019 un sarcofago\u201d mi rispose Fortunato.<\/p>\n<p>Di l\u00ec a pochi giorni, la vasca della fontana fu fatta in muratura e il sarcofago fu rimosso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In Brianza solo da pochi anni la cultura \u00e8 apprezzata; Fortunato sarebbe stato un bravo professore di agraria e di economia. Fortunato \u00e8 morto a cinquant\u2019anni nel 1994 per malattia, quando io abitavo ad Abbadia Lariana, lontano dal paese, sposato da un paio di anni.<\/p>\n<p>Tra gli amici di I\u00e0io e del Ventura c\u2019era Attilio Mambretti, un ultraventenne dallo spirito libero, spericolato alla guida della macchina e della moto, un lavoratore autonomo e un appassionato di cavalli.<\/p>\n<p>\u201cHo dovuto colpire sul muso un cavallo per liberarmi dal suo morso al braccio\u201d mi raccont\u00f2 una volta al bar Corona, immerso nelle volute della Marlboro in fumo; lui preferiva frequentare il Bar Moderno del paese vicino perch\u00e9 era l\u2019uomo della padrona, una signora vedova pi\u00f9 grande di lui di diversi anni.<\/p>\n<p>Le malelingue dicevano che il loro rapporto fosse turbolento ma, conoscendo Attilio, ero convinto che loro fossero amanti assidui. Il Mambretti non era uno sbruffone e aveva la pazienza di ascoltare; le sue parole erano connesse al senso di profondo rispetto per tutti.<\/p>\n<p>Un mattino del 1983, a ventotto anni, il Mambretti si schiant\u00f2 con la macchina su un rettilineo a pochi chilometri dal paese.<\/p>\n<p>Questi \u201cragazzi\u201d si trovavano spesso al bar Corona o nel negozio accanto, quello di Luigi, il parrucchiere per uomo, che era loro grande amico e che li viveva come fratelli.<\/p>\n<p>Il gruppo aveva un quarto \u2018ragazzo\u2019, Maurizio detto \u2018Mito\u2019, bravo operaio e persona onesta, portiere goffo ma efficace nel tornei serali estivi sul campetto dell\u2019oratorio; spesso quei tornei venivano sospesi da don Angelo per gli insulti osceni e le bestemmie degli adulti intemperanti.<\/p>\n<p>\u2018Mito\u2019 torn\u00f2 dal servizio militare cupo nell\u2019umore e pensieroso, forse per gli scherzi pesanti di bullismo subiti o per qualche esperienza negativa. Non ho voluto approfondire. Maurizio mor\u00ec di malattia a quarant\u2019un anni nel 1993; mi pare che negli ultimi anni di vita frequentasse il centro diurno del\u00a0 Beldosso per svolgere l\u2019attivit\u00e0 di giardiniere, dove vanno tuttora altri quarantenni del paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono morti giovani, questi quattro \u2018ragazzi\u2019 che hanno vissuto drammi \u00a0interiori e sofferenze non avendo potuto esprimere le loro capacit\u00e0 e non avendo ottenuto comprensione e solidariet\u00e0, fatta salva la stima degli amici.<\/p>\n<p>A queste morti quanto avr\u00e0 influito la voglia di combattere\u00a0 il male profondo e oscuro?<\/p>\n<p>I lutti di Fortunato e di Attilio, la loro mamma \u00e8 morta quando erano piccoli, furono una fatica aggiuntiva e un motivo di infelicit\u00e0 per loro e per i loro padri, rimasti con i figli e senza la compagna della vita. Come pure per i padri di Flavio e di Maurizio, irreprensibili sotto l\u2019aspetto umano, la famiglia numerosa e il lavoro furono motivo di sacrifici e di sofferenza.<\/p>\n<p>I padri di questi ragazzi furono infelici? Forse, e punto di riferimento dei figli, si mostrarono loro come un dio triste.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_25079\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"25079\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho conosciuto molte persone dal carattere speciale e tra queste c\u2019\u00e8 I\u00e0io, un uomo che \u00e8 stato chiamato da molti con questo nomignolo per tutta la vita considerando il suo animo gentile. 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