{"id":2506,"date":"2009-12-30T18:49:15","date_gmt":"2009-12-30T17:49:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2506"},"modified":"2009-12-30T18:49:15","modified_gmt":"2009-12-30T17:49:15","slug":"leaves-oil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=2506","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2010 &#8220;Leaves Oil&#8221; di Marianna Corona"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Fosco ancora una volta era l\u00ec a sussurrare la parola d\u2019ordine al buttafuori. \u00abSame time\u00bb. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">\u00abBuonasera Fosco, tu non ci deludi mai\u00bb. Un sorriso sornione e una pacca sulla spalla lo accompagnarono verso il bancone. Senza nessuna insegna, lo <em>Speakeasy<\/em> non era immediatamente riconoscibile. L\u2019atrio esterno invadeva una cupola sovrastante il seminterrato dove spuntava una pesante e tozza porta in legno scuro. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Solo all\u2019interno si poteva scorgere l\u2019insegna luminosa del locale confusa tra i colori dei superalcolici. Fosco si sistem\u00f2 a stento su quell&#8217;alta sedia senza schienale. Pensava a quei tre scalini scivolosi che quasi non gli lasciavano scampo. Appena in tempo si era appoggiato allo sgabello, dove lo attendevano Nik e il suo savoir faire.<span> <\/span><br \/>\nL\u2019atmosfera del locale voleva ricordare quella degli anni \u201920 ma ci riusciva solamente nell&#8217;arredamento che contrastava con schermi ultrapiatti e impianti HiFi di ultima generazione. L&#8217;utilizzo del legno massiccio l&#8217;aveva reso caldo e accogliente, e uno strano aroma di spezie cercava di coprire l&#8217;odore di fumo che proveniva dalla stanza per fumatori, creando una fragranza pungente e inconfondibile.<span> <\/span><br \/>\n\u00abSerataccia Fosco?\u00bb chiese Nik da dietro il bancone, porgendogli una birra. \u00abNon particolarmente&#8230; Come al solito&#8230; Sono passato a salutarti&#8230; Mi mancavi ..\u00bb ribatt\u00e9 Fosco con fare da sottile presa in giro. \u00abNon ti manco di certo io, l&#8217;unica nostalgia che ti turba \u00e8 quella per l&#8217;alcol\u00bb. \u00abL&#8217;unica cosa di cui sento la mancanza \u00e8 l&#8217;ispirazione&#8230;\u00bb \u00abGi\u00e0 proprio l&#8217;unica cosa che ti manca&#8230;\u00bb ripet\u00e9 Nik, ridendo tra s\u00e9 e s\u00e9, voltandosi di spalle per prendere un bicchiere.<span> <\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Fosco aveva sempre suonato. I suoi genitori lo avevano circondato di melodie e canzoni fin da piccolo. Adolescente, era arrivato a odiare il pianoforte per appassionarsi a sound pi\u00f9 generazionali, sfogandosi con chitarre elettriche e batterie. Ma poi era tornato ai vecchi amori musicali scrivendo canzoni deliziose che lo avevano portano a essere abbastanza conosciuto e apprezzato come musicista.<span> <\/span><br \/>\n\u00abSerata blues Nik!? Che succede i remix non ti soddisfano pi\u00f9?\u00bb Nik lo sent\u00ec appena perch\u00e9 si era allontanato per abbassare il volume dell&#8217;impianto stereo. \u00abNon \u00e8 stata una grande idea mettere a disposizione dei clienti quella specie di jukebox moderno&#8230;\u00bb \u00abBeh magari invece ti fa bene&#8230; Gary Moore pu\u00f2 esserti d&#8217;aiuto\u00bb.<span> <\/span><br \/>\nVicino all&#8217;entrata si notava un mini-pc a uso dei clienti che, inserendo un lettore mp3 o una chiavetta usb, potevano ascoltare il loro brano preferito in diffusione nel locale.<span> <\/span><br \/>\n\u00ab<em>Still got the blues <\/em>\u00e8 un pezzo carico di passione. Inizia con un assolo che ti racconta una passione\u00bb continuava Fosco \u00abnon ti lascia scampo. Anche a un cazzone come te, che non capisce una parola di inglese, solo la melodia dovrebbe suggerire un attorcigliamento di corpi, un&#8230;\u00bb \u00abAh ecco cosa ti manca&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00abCiao Fosco\u00bb lo salut\u00f2 distrattamente Anna prima di appoggiarsi al bancone e allungarsi per dare un bacio a Nik. \u00abSono passata a salutarti \u2026 C&#8217;\u00e8 un acquazzone fuori.. Fammi una birra. Una per me e una per Fosco\u00bb. Fosco sorridendo alz\u00f2 il<span> <\/span>bicchiere vuoto a cenno di saluto: \u00abAllora Anna quando molli Nik?! Ormai mi hai corteggiato abbastanza offrendomi tutte queste birre ogni volta che mi vedi\u00bb. \u00abBeh Fosco hai iniziato tu! Se ci molliamo sarai il primo al quale penser\u00f2. Vado a salutare Jessica e le altre laggi\u00f9\u00bb. Fosco la guard\u00f2 allontanarsi e sedersi a un tavolo in fondo al locale con altre amiche. Anna aveva quasi venticinque anni e stava con Nik da qualche mese.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Qualcuno nel locale aveva caricato l&#8217;atmosfera, lanciando dal jukebox un evergreen che mise a disagio Fosco, facendolo sentire ancora una volta sulla via del tramonto. A dire il vero si era spesso sentito cos\u00ec, anche quando era un giovane ossuto e scontroso. <em>Final Countdown<\/em> amplificava questa sensazione suscitando in lui un&#8217;avversione particolare per quella canzone. Degli Europe preferiva di gran lunga <em>Rock the night<\/em> o la dolcissima <em>Carrie<\/em>. Divagando nella sua mente approd\u00f2 tra le note di un altro pezzo storico di un&#8217;altrettanta storica band: i Kiss con la loro <em><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">I Wanna Rock<\/span><\/em> N <em><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Roll All Night.<\/span><\/em> L&#8217;aveva scoperta presto e, a suo tempo, ne aveva seguito i consigli alla lettera. D&#8217;un tratto un bisogno impellente lo distolse dai quei pensieri e l&#8217;unica via che voleva prendere era quella del bagno. Poi si sarebbe diretto a casa, che si trovava in fondo al viale, sull&#8217;angolo. Uscendo dal bagno si guard\u00f2 allo specchio sopra il lavandino. Si accarezz\u00f2 il mento e la barba incolta commentando quell&#8217;immagine a voce alta: \u00abSei un po&#8217; triste Fosco&#8230; Un vecchio rocker cazzo&#8230; Un vecchio triste&#8230;\u00bb Voltandosi urt\u00f2 qualcosa per terra. Guard\u00f2 in basso e vicino ai suoi piedi, confuso nel tappeto di moquette nera, c&#8217;era un oggetto che sembrava una pila, di quelle rettangolari. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Si accorse che era un lettore mp3 dalle cuffie che si allungavano sul pavimento. \u00abAvr\u00e0 anche lui i suoi anni\u00bb pens\u00f2 Fosco, raccogliendolo e notando che la marca era diventata illeggibile e che il colore assomigliava a un nero sgualcito. Lo mise in tasca, usc\u00ec dal bagno e salut\u00f2 gli amici dello <em>Speakeasy<\/em>. La pioggia era cessata, lasciando spazio a una leggera brezza fresca. Fosco respir\u00f2 quel vento, poi si copr\u00ec la bocca con la giacca prima di avviarsi verso casa.<br \/>\nIl monolocale affittato era accogliente, non ci volle molto perch\u00e9 si addormentasse sul divano. Non accese lo stereo al minimo, come faceva spesso, per tenere a bada gli incubi notturni. Indoss\u00f2 le cuffie e schiacci\u00f2 play. Era curioso di ascoltare le canzoni di quel lettore mp3 che aveva messo in tasca di nascosto, senza dire niente a nessuno. Amava conservare dei segreti tutti suoi, come quando scopriva una canzone di una band sconosciuta. Se la teneva tutta per s\u00e9, diventandone gelosissimo, credendo che parlarne ne sminuisse il valore che percepiva. Schiacci\u00f2 play, appoggi\u00f2 la testa sistemando il cuscino e allung\u00f2 le gambe. Cullato dalle note, raccolse il sonno distinguendo appena appena, nel dormiveglia,<em> Born to run<\/em>. Sogn\u00f2. Sogn\u00f2 Gabri, Stith, Andrea e Francesco. La location era un fumoso street bar con arredamento essenziale e ampio palco per le band. Il concerto era in pieno clou. Andrea era alla batteria in preda a un&#8217;estasi sudata e fervida. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Le due chitarre ballavano insieme e rispondevano a un&#8217;alchimia perfetta nel delirio di assoli e distorsioni. Se li ricordava bene Fosco i duetti con Gabri. Le buone idee per le canzoni spesso erano il risultato di intere serate passate insieme in bal\u00eca dei loro strumenti. Francesco non era un animale da palco ma riusciva con straordinaria facilit\u00e0 a estrapolare da qualsiasi brano lo spartito per il suo basso elettrico, imparandoselo a memoria in tempo record. Era da molto che non venivano a trovarlo in sogno. Almeno non tutti assieme. Soprattutto Stith era un sacco che non lo vedeva nel suo emisfero inconscio. L&#8217;ultimo arrivato nel gruppo che gli aveva tolto un peso non indifferente. Fosco adorava la sua chitarra, suonare e concedere l&#8217;anima a quello strumento, ma accompagnare con la voce, fare, allo stesso tempo, il cantante del gruppo gli richiedeva uno sforzo notevole, anche se cominciava a prenderci gusto. Stith entr\u00f2 nella band come voce solista. Lo scompiglio iniziale si trasform\u00f2, con il tempo, in nuova energia. La sua personalit\u00e0 dirompente e senza controllo scombin\u00f2 quelli che erano stati i <em>CartoonDay<\/em> fino a quel momento. Era un personaggio fuori dal comune e spesso marcava volutamente questa sua particolarit\u00e0. Sul palco il suo fare affabile, poetico, fragile e naif scompariva ed emergeva invece la sua parte pi\u00f9 nervosa e ritmica. \u00abStith si accende con l&#8217;aiuto delle note amplificate dalla sua voce\u00bb osava ripetere a ogni apertura di concerto per poi sorridere al pensiero di rievocare il significato del suo soprannome che, nel dialetto d&#8217;origine, era appunto \u201cbrace\u201d. Insomma sul palco si trasformava o meglio, esaltava una parte di s\u00e9 che normalmente non mostrava: era molto teatrale e ammaliante, spesso irriverente, sfrontato ed egocentrico. E soprattutto ancora tutti ignoravano che sarebbe diventato l&#8217;artefice della gloria e della distruzione dei <em>CartoonDay<\/em>. Nel sogno di Fosco la sua band era all&#8217;apice del successo, con un sacco di fan al seguito. Stith si muoveva sinuoso aiutato dal suo corpo longilineo e dai capelli arruffati. Cantava una canzone che era nata dopo il suo arrivo, <em>Leaves Oil, <\/em>Olio di foglie. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Una ballata distorta e malinconica che Stith, suo malgrado, aveva suggerito a Gabri e Fosco quando lo avevano per caso beccato a raccogliere e contare foglie secche sotto la pioggia. Le foglie bagnate gli avevano impiastricciato tutte le mani. Contare era una sua mania: quando lo vedevano particolarmente assente e gli chiedevano \u00abChe hai Stith?\u00bb Spesso si sentivano rispondere: \u00abSto contando\u00bb.<span> <\/span><br \/>\nNella serata del sogno Stith indossava i nuovi pantajazz pitonati color verde ramarro. E Fosco se la ricordava bene, quella serata, perch\u00e9 sarebbe stata l&#8217;ultima dei <em>CartoonDay<\/em>. Si svegli\u00f2 d&#8217;improvviso durante l&#8217;assolo di chitarra, mentre Stith si era allontanato dal palco per preparare il suo consueto \u201ceffetto sorpresa\u201d.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Era inquieto e sudato. L&#8217;orologio segnava le 4:25. Si pass\u00f2 la mano sulla fronte. Fu allora che cominci\u00f2 a distinguere in sottofondo le note di <em>Leaves Oil<\/em>, un po&#8217; attenuate perch\u00e9 un auricolare era scivolato fuori dall&#8217;orecchio. Se lo rimise a posto e ascolt\u00f2 fino in fondo la canzone. Stent\u00f2 a riprendere sonno. Era strano che in quella citt\u00e0 qualcuno conoscesse le canzoni della sua band, dove non si erano mai esibiti e dove lui voleva passare inosservato, tentando di allontanare quel passato che aggrovigliava il suo cuore, come una pianta vincolata delle sue stesse radici, per quanto lontane comunque indispensabili.<span> <\/span><br \/>\nPass\u00f2 del tempo a riascoltare le canzoni dell&#8217;mp3 e a immaginare faccia, look e vita del creatore di quella playlist. Si svegli\u00f2 in tarda mattinata, non lo faceva spesso anche se il suo lavoro di insegnante alla scuola di musica glielo avrebbe permesso perch\u00e9 lo impegnava a partire dal pomeriggio fino a sera. Si alz\u00f2 ancora un po&#8217; frastornato, apr\u00ec il frigo, prese una birra e si sedette sul tavolo in cucina. Fuori splendeva il sole. In altre condizioni sarebbe stata una giornata ideale per mettersi a scrivere melodie. Ma da qualche anno, alle soglie dei quaranta, si era adeguato a una vita sedentaria, abitudinaria, che aveva attenuato la sua voglia di sperimentazione in quel campo. Sgranocchi\u00f2 un biscotto, un pezzo gli scivol\u00f2 per terra, lo raccolse, soffi\u00f2 e se lo ficc\u00f2 in bocca. Ripens\u00f2 al sogno. Non riusciva a spiegarsi come, e sopratutto chi avesse riesumato i <em>CartoonDay<\/em>. Dopo l&#8217;incidente si erano sciolti, ognuno aveva preso strade diverse. Fosco aveva cambiato anche citt\u00e0. E ora l\u00ec, dopo anni, ritornava ad aleggiare l&#8217;incubo <em>CartoonDay<\/em>, capitolo che lui aveva voluto chiudere e lasciarsi alle spalle. Usc\u00ec di casa pensieroso.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">La sera si replicava allo <em>Speakeasy<\/em>. Fosco voleva trasgredire alle sue regole e parlare del lettore mp3 a Nik, sfogarsi e raccontare tutto. Ma Nik non era di buon umore. La sera prima Anna era stata intrattabile e cos\u00ec avevano litigato. Dopo la chiusura, si erano fatti un giro in macchina per appartarsi e stare assieme. Lei l&#8217;aveva tartassato con i suoi problemi da studentessa. Gli esami, il periodo di studio. \u00abSono un po&#8217; nevrotica ultimamente\u00bb aveva ammesso abbracciandolo. Le effusioni si erano fatte pi\u00f9 intense e piacevoli. Ma a un certo punto si era rabbuiata e aveva cominciato a cercare qualcosa in borsa. \u00abChe c&#8217;\u00e8!?\u00bb aveva chiesto Nik, facendo finta di nulla. \u00abNon lo trovo\u00bb \u00abNon ti preoccupare, l\u00ec ho qui io nel cruscotto\u00bb \u00abVaffanculo! Non capisci niente, sei una testa di cazzo! Portami a casa\u00bb. Se c&#8217;era qualcosa che Nik odiava di lei era proprio questo suo fare da ragazzina viziata. \u00abAh, ci sono&#8230; Beh ma non \u00e8 uguale se accendo l&#8217;autoradio?! Ho una sfilza di cd. Guarda, addirittura questo: un&#8217;intera compilation anni &#8217;80\u00bb. \u00abNon \u00e8 la stessa cosa\u00bb. \u00abMa che differenza fa!? Eddai&#8230; Quando ti ci metti sei veramente insopportabile\u00bb. \u00abDevo trovarlo. Dai aiutami a cercarlo. Magari l&#8217;ho perso nel prato qui fuori l&#8217;ultima volta&#8230;\u00bb. Apr\u00ec la portiera dell&#8217;auto accendendo la luce del suo telefonino e si mise a cercare qualcosa nell&#8217;erba. Nik scosse la testa, prese una torcia dall&#8217;auto e pens\u00f2 che non era la cosa pi\u00f9 giusta assecondare quella follia. All&#8217;inizio non ci faceva caso, ma adesso era diventata un&#8217;ossessione. Anna faceva sempre sesso con il lettore mp3 acceso e le cuffie alle orecchie. E non c&#8217;era verso di farle cambiare quella stravagante abitudine. \u00abNon c&#8217;\u00e8! Non c&#8217;\u00e8, Nik. Chiss\u00e0 dov&#8217;\u00e8 finito&#8230;\u00bb Mentre stava urlando queste parole, Anna aveva la testa infilata tra i sedili e ispezionava in modo certosino l&#8217;auto.<br \/>\n\u00abSerataccia Nik!?\u00bb aveva chiesto Fosco dalla sua solita postazione al banco. \u00abGi\u00e0&#8230;\u00bb \u00abOh siamo di poche parole.. Decisamente serataccia&#8230;\u00bb, sorseggi\u00f2 un altro po&#8217; di birra e continu\u00f2 \u00abAnche stasera Anna \u00e8 qui che ti aspetta per la chiusura. Dove la trovi un&#8217;altra cos\u00ec? Solo contento dovresti essere\u00bb.<span> <\/span>Sapeva di aver toccato un tasto dolente perch\u00e9 per tutta la sera Anna non aveva degnato Nik di uno sguardo e non aveva salutato nemmeno Fosco. Gir\u00f2 le spalle al bancone. Il locale era abbastanza pieno, gente di tutti i tipi. Guardandoli si mise a pensare se tra quelli ci fosse stato anche la persona dell&#8217;mp3. Pens\u00f2 di nuovo che la cosa pi\u00f9 semplice da fare sarebbe stata consegnare a Nik quel lettore digitale, appendere un annuncio del ritrovamento e aspettare che qualcuno si facesse avanti. Ma c&#8217;era <em>Leaves Oil<\/em>. Quella canzone l&#8217;aveva cercato. Non poteva tradirla cos\u00ec, trattarla da oggetto smarrito. Fu allora che gli venne un&#8217;idea. Si avvicin\u00f2 al jukebox, infil\u00f2 il lettore nella presa usb. Copi\u00f2 la canzone e la incoll\u00f2 sul desktop del computer. Stacc\u00f2 l&#8217;mp3 e se lo rimise in tasca. Clicc\u00f2 due volte sul file e, mentre la canzone iniziava, torn\u00f2 al suo posto.<span> <\/span><br \/>\n\u00abChe hai messo su?\u00bb chiese Nik curioso, avendolo visto trafficare al jukebox. \u00abRoba vecchia, sai che sono nostalgico\u00bb lo liquid\u00f2 in fretta Fosco. <em>Stay alone in the green planet with your soul and your shadow, <\/em>stai da solo sul pianeta verde con la tua anima e la tua ombra. Cos\u00ec iniziava la canzone dei <em>CartoonDay<\/em>. Nik non sapeva tutti i retroscena della vita di Fosco. Sapeva che aveva fatto il musicista ma non conosceva i dettagli, n\u00e9 la storia del suo gruppo. Quella canzone non gli giungeva nuova, l&#8217;aveva gi\u00e0 sentita e pens\u00f2 ad Anna. Si arrabbi\u00f2 con se stesso perch\u00e9 ancora una volta riaffiorava quel fastidio per l&#8217;amicizia che si era creata tra lei e Fosco. Non fece pi\u00f9 di tanto caso alla canzone, spesso i due avevano gli stessi gusti musicali, per cui si limit\u00f2 ad arrovellarsi sulla loro complicit\u00e0, su come spesso ridevano, scherzavano, parlavano di musica e si rallegr\u00f2 al pensiero che Anna non avesse salutato neanche lui. Invece lei non pot\u00e9 fare a meno di ascoltare, irrigidendosi sulla sedia. Con la coda dell&#8217;occhio aveva visto Fosco avvicinarsi al jukebox, curiosa di sapere che canzone avesse intenzione di mettere. Ma non si aspettava di sentire <em>Leaves Oil<\/em>. Fosco non aveva chiuso con quel passato? Non parlava mai dei <em>CartoonDay<\/em>. Quella canzone riapriva ferite lontane. Che Fosco fosse pronto a riaprirle? A parlarne? Anna aspettava da tanto questo momento, ma ora non sapeva se lei era pronta, ad ascoltare e a rispondere.<span> <\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Fosco intanto si era girato di nuovo verso il bancone, la canzone stava per finire e nessuno si era fatto avanti. Pens\u00f2 che avrebbe dovuto rimetterla anche il giorno dopo, e quello dopo ancora finch\u00e9 qualcuno non si fosse avvicinato a chiedere indietro il lettore digitale. Improvvisamente Anna si alz\u00f2. Attravers\u00f2 tutto il locale, dirigendosi verso l&#8217;uscita. Nik e Fosco la guardarono convinti che si sarebbe girata per fare almeno un cenno. Ma non fu cos\u00ec, la videro scomparire dietro l&#8217;uscio.<span> <\/span><br \/>\n\u00abRagazzo mio, qui ci vuole qualcosa di forte\u00bb sentenzi\u00f2 Fosco \u00abVersami pure un Jack Daniel&#8217;s\u00bb. Nik ne prepar\u00f2 due. Pens\u00f2 che questa volta avesse ragione Fosco e brindarono battendo poi il bicchiere sul tavolo in onore degli amici scomparsi. Lo mandarono gi\u00f9 tutto d&#8217;un fiato.<span> <\/span><br \/>\nAnna arriv\u00f2 a casa. Appoggi\u00f2 le chiavi sul tavolo e tolse le scarpe. Apr\u00ec il pc portatile e lo accese. Nel frattempo mise l&#8217;acqua sul gas. Sprofond\u00f2 in poltrona, il desktop la mostrava sorridente e bruciacchiata al mare, abbracciata a suo fratello davanti all&#8217;obiettivo. Erano passati dieci anni e lei allora era poco pi\u00f9 di una bambina.<span> <\/span><br \/>\nRicord\u00f2 con nostalgia un concerto del <em>CartoonDay<\/em> che era bastato per farla sognare, come si pu\u00f2 sognare a quattordici anni tra musica e inquietudine, sostenendo il fascino di stravaganti musicisti. La sua cover preferita allora era <em>Don&#8217;t Cry <\/em>dei Guns n&#8217; Roses, testo e accordi si plasmavano dentro di lei, lasciandole la malinconia di uno straccio, ma in fondo quella sensazione le piaceva e si sentiva capita da quella canzone. Si distrasse quando l&#8217;acqua boll\u00ec e si sent\u00ec il rumore tremolante del pentolino. Con la tisana calda tra le mani si affacci\u00f2 alla finestra. Tra la luce dei lampioni si scorgevano delle pallide stelle. Un colpo di vento port\u00f2 via il fumo dalla tazza. Sorseggi\u00f2 restando a fissare le ombre ferme e nascoste per strada.<span> <\/span><br \/>\nLa sera seguente allo <em>Speakeasy<\/em> Fosco stava di nuovo trafficando con il jukebox quando si accorse della cartella sul desktop. Sul momento rimase un po&#8217; spiazzato e si guard\u00f2 attorno. Aveva fatto pi\u00f9 tardi del solito e non aveva potuto controllare i movimenti intorno al pc. Sbirci\u00f2 di nuovo quella cartella con fare indifferente. S\u00ec, aveva letto bene, c&#8217;era proprio scritto \u201cper Fosco\u201d. L&#8217;apr\u00ec, un po&#8217; titubante. Conteneva il file di una canzone. Il titolo era stato cambiato e al suo posto era ripetuto di nuovo, per la seconda volta, il suo nome.<span> <\/span><br \/>\nFosco maled\u00ec la sua curiosit\u00e0. Non era molto contento di lanciare una canzone in diffusione a scatola chiusa senza sapere di cosa si trattasse. Non poteva di certo passare per un fan di Gigi D&#8217;Alessio, Masini o Baglioni. Un&#8217;espressione buffa si disegn\u00f2 sul suo volto a quel pensiero. Clicc\u00f2 due volte sul file e scapp\u00f2 al banco. Non si era ancora seduto al suo posto che riconobbe John Denver e la sua inconfondibile <em>Country Roads<\/em>. Sollevato dal fatto che non fosse una di quelle canzoni imbarazzanti che temeva, colse comunque il messaggio nascosto tra le righe in sottofondo. Il <em>Country Roads<\/em> era il locale dove i <em>CartoonDay<\/em> avevano suonato quella fatidica sera, anni prima. Era una data fuori dal loro solito giro, nel quale erano conosciuti e seguiti. Arrivarono nel tardo pomeriggio per montare tutto. Andrea si era dimenticato le sue bacchette per le grandi occasioni e si doveva accontentare di quelle di routine. Si ritrovava spesso con la testa per aria. Fosco e Gabri avevano litigato perch\u00e9 la data era stata decisa da Gabri su due piedi senza interpellare l&#8217;altro. Fosco non aveva atri impegni ma si era inventato che aveva dovuto rinunciare a un incontro importante: era il principio che contava e non era stato rispettato. Atmosfera tesa dunque, tanto pi\u00f9 che il gestore del locale continuava a fare pressione e a puntualizzare che se non avessero portato gente non li avrebbe pagati. \u00abSpero che stavolta arrivi in tempo e non si faccia attendere troppo\u00bb disse Gabri mentre sistemava il mixer. \u00abTe l&#8217;avevo detto di aspettarlo e di passarlo a prendere\u00bb. \u00abParlavo con Fra e non con te, Fosco. Potevi fermarti tu a prenderlo\u00bb. \u00abQuello precisino sei tu, l&#8217;organizzatore impeccabile\u00bb. Ma Stith quel giorno arriv\u00f2 stranamente in anticipo. \u00abRagazzi, questa sera fuochi d&#8217;artificio\u00bb esord\u00ec arruffando i capelli a Fosco e saltando sul palco. \u00abNon \u00e8 serata Stith, cerchiamo di fare le cose per bene, lineari e speriamo che ci rimborsino almeno le spese\u00bb. \u00abQuesto \u00e8 il Fosco che conosco. Guidato da suoi princ\u00ecpi ispiratori: pessimismo e fastidio! Ogni concerto ha bisogno di essere ricordato, come un&#8217;opera d&#8217;arte. La monotonia non porta nuovi sostenitori. Lasciate fare a me\u00bb. \u00abStith&#8230;\u00bb aggiunse Gabri \u00abstavolta niente gavettoni sul pubblico&#8230; Quelli sono tutti sostenitori persi&#8230; \u00bb \u00abMa va, con il caldo che faceva si sono solo rinfrescati!\u00bb aggiunse ghignando.<span> <\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Quando iniziarono a suonare si erano tutti rilassati vedendo che il <em>Country Roads<\/em> si riempiva di gente. A met\u00e0 di ogni show, Stith aveva preso l&#8217;abitudine di inventarsi qualche trovata per impressionare il pubblico e per non annoiarsi troppo durante gli intermezzi strumentali. All&#8217;inizio erano pensate semplici e innocue: il cambio d&#8217;abito, l&#8217;apertura di una bottiglia di vino con annessa bevuta, lo striptease improvvisato. L&#8217;ultima volta per\u00f2 il lancio dei gavettoni era stato esagerato. L&#8217;avevano rimproverato e pensavano che fosse finita l\u00ec. Nessuno immaginava che sarebbe andato tanto oltre. Quella sera Stith ricomparve sul palco completamente fradicio. L&#8217;assolo di <em>Leaves Oil<\/em> scorreva sulle corde della chitarra di Fosco che lo ud\u00ec pronunciare il suo slogan leggermente modificato: \u00abStith stasera si accende non solo con le note amplificate dalla sua voce \u2026 Ma anche con l&#8217;aiuto di un fiammifero\u00bb. Fu un attimo, e una torcia umana si dimenava sul palco. Gabri, che era quello pi\u00f9 vicino, gli salt\u00f2 addosso nell&#8217;estremo tentativo di spegnerlo. Al <em>Country Roads <\/em>fu il caos. Gente che urlava e che correva da tutte le parti. Fosco tent\u00f2 di strappare il telo con inciso il nome del gruppo appeso alla parete dietro al palco per avvolgere Stith, ma cap\u00ec che non sarebbe riuscito a staccarlo in fretta cos\u00ec lasci\u00f2 perdere. Intanto era gi\u00e0 stato coperto con alcune giacche che avevano spento le fiamme. Arrivarono i soccorsi. In fretta e furia Stith fu portato via. Fosco si ritrov\u00f2 seduto per terra, a guardare il nulla, impietrito mentre ascoltava l&#8217;urlo dell&#8217;ambulanza che si allontanava di corsa. Quel suono si incise come un solco nella sua mente e avrebbe continuato a sentirlo, insistente, per lungo tempo.<span> <\/span><br \/>\nStith mor\u00ec cos\u00ec, a ventisette anni. Alcuni dissero che si era suicidato. Era ossessionato dai grandi artisti rock del passato e voleva fare parte della maledizione dei ventisette che aveva portato via Jim Morrison, Jimi Hendrix e Janis Joplin. Per altri era impossibile che avesse voluto ammazzarsi. Era esagerato in tutto, forse quest&#8217;ennesima bravata gli era sfuggita di mano e costata cara. La tragedia non consolid\u00f2 i legami. Fosco, Gabri, Andrea e Francesco con il passare del tempo si allontanarono e cos\u00ec svan\u00ec un sogno intitolato <em>CartoonDay<\/em>. Qualche anno dopo Fosco si era trasferito, aveva cambiato lavoro, cercando un po&#8217; di quiete altrove.<span> <\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">Tutti questi ricordi si accartocciavano l&#8217;uno dietro l&#8217;altro mentre ascoltava <em>Country Roads<\/em>. Erano nitidi e chiari come la sua malinconia, sostenuta da quella circostanza inconsueta. Questo percorso terapeutico attraverso le canzoni cominciava a prendere una piega amara, disturbante ma eccitante allo stesso tempo. Chi aveva lasciato quella canzone per lui conosceva la sua storia, conosceva il suo gruppo e tutto quello che era successo. Pens\u00f2 che si trattasse della stessa persona che aveva perso l&#8217;mp3, spiegando cos\u00ec la presenza di <em>Leaves Oil<\/em> su quel lettore. A quel punto Fosco sapeva di dover replicare e rispondere con un nuovo messaggio racchiuso in un&#8217;altra canzone. Non ci pens\u00f2 subito. Anna intanto lo guardava di nascosto. Sapeva che Fosco avrebbe intuito il significato di <em>Country Roads<\/em> e voleva leggere lo stato d&#8217;animo che sarebbe trapelato dalle espressioni del viso. Sembrava assorto, pi\u00f9 che pensieroso, e lei lo interpret\u00f2 come un buon segno. Fosco fin\u00ec la sua birra e poi si avvi\u00f2 verso casa. Quella sera, dopo tanto, si mise a comporre. Strimpell\u00f2 melodie per ore, agganciando<span> <\/span>versi poetici ed essenziali uno dietro l&#8217;altro. Finch\u00e9 non fu esausto e soddisfatto non alz\u00f2 la testa dalla sua Ibanez elettroacustica. Albeggiava quando un sonno pesante lo attir\u00f2 sul divano. Chiuse gli occhi senza pensare.<span> <\/span><br \/>\n<em>Riders on the storm, into this house were born, into this world were thrown, like a dog without a bone, <\/em>cavalieri nella tempesta, siamo nati in questa casa, precipitati nel mondo, come un cane senza un osso. Una volta mentre andava con Stith in un negozio di musica, dovette sorbirsi questa canzone durante tutto il tragitto, sia all&#8217;andata che al ritorno. Se avesse avuto il dono della parola, perfino l&#8217;autoradio si sarebbe lamentata. Stith continuava a ripetere che esistevano poche canzoni cos\u00ec belle e concrete e che non poteva fare a meno dei Doors. Fosco per un po&#8217; gli aveva dato corda, ma all&#8217;ennesimo ascolto pens\u00f2 che stesse dicendo un mucchio di cazzate, ormai irritato e infastidito dal ritornello pressante.<br \/>\nCos\u00ec per un momento gli venne in mente che fosse una bella idea controbattere con <em>Riders on the storm<\/em>: voleva scegliere un brano che ricordasse in qualche modo Stith, pensando, a ragione, che fosse lui il filo conduttore di quel match musicale.<span> <\/span><br \/>\nCon uno dei suoi allievi stava studiando per\u00f2 un brano che gli port\u00f2 alla mente un altro aneddoto. Fosco e Stith adoravano Jeff Buckley. A Stith piaceva non solo per le canzoni ma anche perch\u00e9 aveva finito la sua vita avvolto in uno dei quattro elementi naturali, annegando in un fiume. \u00abLa natura ci porta in vita, pensa che soddisfazione morire tra le sue braccia\u00bb aveva detto un giorno a Fosco. \u00abS\u00ec beh, con acqua e fuoco \u00e8 facile Stith&#8230; ma come la mettiamo con terra e aria?!?\u00bb \u00abAh Fosco devo insegnarti tutto? Per l&#8217;aria ti lanci con il paracadute e non lo apri oppure puoi farti seppellire vivo. Cosa scegli!?\u00bb Fosco non rispose, ma pens\u00f2 che sicuramente avrebbe preferito il paracadute.<span> <\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">E la scelta fu una canzone di Buckley che piaceva molto a entrambi: <em>Last Goodbye<\/em>. Era un antidoto contro le delusioni d&#8217;amore. Un ascolto, qualche lacrima e passava tutto. Lo chiamavano il miracolo di Jeff. <em>This is our last goodbye, i hate to feel the love between us die, but it&#8217;s over, just hear this and then i&#8217;ll go, you gave me more to live for, more than you&#8217;ll ever know, <\/em>questo \u00e8 il nostro ultimo addio, odio sentire che l&#8217;amore tra noi due muoia, ma \u00e8 finito, ascolta solo queste parole e poi me ne andr\u00f2, mi hai dato qualcosa in pi\u00f9 per cui vivere, molto pi\u00f9 di quanto tu possa immaginare. E Stith un giorno aveva confessato a Fosco: \u00abSai, il miracolo di Jeff funziona anche con mia sorella\u00bb. Non sapeva, Fosco, che scegliendo quel pezzo per lo <em>Speakeasy,<\/em> avrebbe camminato tra uno dei ricordi<span> <\/span>pi\u00f9 preziosi di Anna.<br \/>\nLe note soffici e penetranti di Buckley inondarono il locale. Anna era arrivata quasi assieme a Fosco. Aveva pregato Nik di avvisarla appena lui fosse entrato allo <em>Speakeasy<\/em>. Non voleva perdersi la canzone. Aveva anche intuito che Fosco aveva il suo lettore mp3, ma di certo non poteva semplicemente andare da lui per farselo ridare. Non sapeva cosa dirgli e le riusciva meglio quella comunicazione attraverso le canzoni. <em>Last Goodbye<\/em> le arriv\u00f2 come un pugno allo stomaco. Quella stessa canzone che l&#8217;aveva consolata dalle ferite amorose, si trasformava adesso in un veicolo di tristezza. L&#8217;aveva scoperta parecchi anni prima, grazie a suo fratello che, vedendola particolarmente gi\u00f9 di morale una sera le aveva presentato Jeff e il suo miracolo, facendosi promettere che se un ragazzo l&#8217;avesse fatta soffrire l&#8217;avrebbe ascoltata.<br \/>\nVoleva correre. Correre fuori oppure correre per abbracciare Fosco, raccontargli tutto e restare per ore a parlare di Stith. Non le riusc\u00ec nulla di tutto questo. Il suo carattere trattenuto la lasci\u00f2 l\u00ec seduta, senza far trapelare nulla, con lo sgomento che scuoteva il suo animo avvilito.<span> <\/span>\u00abBah, Fosco sei fissato con Buckley&#8230;\u00bb comment\u00f2 distrattamente Nik mentre preparava un drink. \u00abAscolta attentamente, ti far\u00e0 stare meglio\u00bb. \u00abLe tue allusioni mi hanno stufato Fosco. Anna sta passando un periodaccio, ma questo non ti autorizza a continuare a prendermi per il culo\u00bb. \u00abHey Nik, come sei diventato permaloso. Tu non ci sai fare con le ragazze\u00bb. \u00abTu invece s\u00ec, vero!? Sar\u00e0 per quello che continua a chiedermi di te. Hai visto Fosco? E&#8217; passato Fosco? Avvisami quando arriva Fosco\u00bb. \u00abChe vorresti insinuare? Io non c&#8217;entro con i vostri problemi. Non cercare di passare le colpe a me!\u00bb \u00abAl diavolo tu e le tue canzoni!\u00bb Fosco ci rimase male, con Nik aveva sempre scherzato, ma il tono alterato di quest&#8217;ultima frase sembrava fatto apposta per ferire. Riusc\u00ec solo ad aggiungere: \u00abBrutta aria qua, tolgo il disturbo\u00bb. Nik si rese conto di aver esagerato e si pent\u00ec subito, ma se ne rest\u00f2 zitto continuando a lavorare. Fosco<span> <\/span>scese dal suo sgabello un po&#8217; pi\u00f9 brillo del solito e se ne and\u00f2. Anna non lo vide allontanarsi e la morsa strinse ancora pi\u00f9 forte quando, alzando la testa, scorse il posto vuoto.<span> <\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"&quot;Calibri&quot;,&quot;sans-serif&quot;;\">A casa arriv\u00f2 un Fosco tormentato. Accese il portatile, attacc\u00f2 la chitarra e registr\u00f2 la nuova canzone cui stava lavorando. Ascolt\u00f2 l&#8217;inizio, poco convinto di quella prima bozza.<em> Nel quartiere tornerai, cercando la tua identit\u00e0, il viaggio torner\u00e0 sereno. Apro la mia mente al bambino che ero, ricordi ricostruiscono il mosaico dell&#8217;esistenza. Sorrido e mi vedo giocare, le bolle di sapone mi circondano, hey tu, farfalla raggiungimi, colora i miei sogni<\/em>. \u00abMmm, strano che mi sia uscita in italiano\u00bb farfugliava mentre copiava e incollava la canzone in quel lettore mp3 smarrito. Nomin\u00f2 il file <em>\u201cCornice Vitale\u201d<\/em> e aggiunse: \u201cper la persona che mi ha suggerito questa ispirazione \u2013 Fosco\u201d. Aveva deciso di portare il lettore allo <em>Speakeasy<\/em>, lasciarlo a Nik,<span> <\/span>dirgli che l&#8217;aveva trovato in bagno e che era giusto lasciarlo a lui al locale, semmai qualcuno l&#8217;avesse reclamato. Con queste convinzioni in testa, lo stereo al minimo e l&#8217;aria che filtrava dalla finestra sprofond\u00f2 sul divano chiudendo gli occhi.<span> <\/span><br \/>\nLa sera successiva, ancora una volta si ritrov\u00f2 davanti al bancone dello <em>Speakeasy<\/em>, ascoltando passare i pezzi del jukebox e aspettando indizi. Nik era molto indaffarato a causa della confusione e del via vai di gente. Nessuno fece caso ad Anna quando si avvicin\u00f2 al jukebox e inser\u00ec la sua canzone. La notte l&#8217;aveva torturata non lasciandola dormire. In qualche modo doveva svelarsi. La scelta del brano, nel quale si riconosceva parecchio, era inequivocabile, Fosco avrebbe sicuramente capito. La voce inconfondibile di Enrico Ruggeri solletic\u00f2 Fosco che riconobbe quella canzone all&#8217;istante. <em>Anna e il freddo che ha<\/em>. Ricordava con chiarezza anche il video con Andrea Mir\u00f2, che gli era piaciuto particolarmente. Un pezzo che gli rest\u00f2 in mente a suo tempo perch\u00e9 conteneva la parola \u201cferro da stiro\u201d. Solo uno che ci sapeva fare poteva inserire \u201cferro da stiro\u201d in un testo senza banalizzarlo. <em>Se c&#8217;e&#8217; molto rumore di sera, non si sente il respiro, come un ferro da stiro nasconde le pieghe che il vento ti fa, a guardare la stessa frontiera, mentre cambiano luci, sovrapponi le voci di chi vuole troppo ma niente ti da&#8217;, Anna e il freddo che ha<\/em>. I due si guardarono. Fosco scosse la testa sorridendo imbarazzato, mentre Anna si defil\u00f2 tra i tavoli. Una cartolina gli si apr\u00ec nella mente: ricord\u00f2 una ragazzina bionda tra il pubblico di un concerto dei <em>CartoonDay<\/em>. Non aveva potuto riconoscerla prima, erano passati troppi anni, lei era cresciuta e cambiata. Estrasse dalla tasca l&#8217;mp3, lo porse a Nik sul tavolo. \u00abPuoi darlo a Anna? Penso l&#8217;abbia perso in bagno\u00bb. Nik sbianc\u00f2. Fosco invece continu\u00f2 ignaro a sorseggiare la birra tra i suoi pensieri. <\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_2506\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"2506\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fosco ancora una volta era l\u00ec a sussurrare la parola d\u2019ordine al buttafuori. \u00abSame time\u00bb. \u00abBuonasera Fosco, tu non ci deludi mai\u00bb. 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