{"id":24916,"date":"2015-05-31T17:52:14","date_gmt":"2015-05-31T16:52:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24916"},"modified":"2015-05-31T17:52:14","modified_gmt":"2015-05-31T16:52:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-tre-chili-e-mezzo-di-francesco-zamboni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24916","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Tre chili e mezzo&#8221; di Francesco Zamboni"},"content":{"rendered":"<p>Quando cal\u00f2 la mannaia, una goccia di sangue gli schizz\u00f2 appena sopra il mento. Fece sgusciare la lingua fuori dalle labbra, e cattur\u00f2 il liquido vermiglio in un risucchio sibilante. Il sapore del ferro gli solletic\u00f2 il palato.<br \/>\nRimosse le ultime ossa e gett\u00f2 il resto nel tritacarne, quindi pass\u00f2 al successivo quarto di manzo.<br \/>\nRaccolse il fenditoio, e lanci\u00f2 un\u2019occhiata allo schermo dell\u2019enorme bilancia. Duecento chilogrammi. Era in linea con il ritmo che si era imposto, ma non era il caso di rilassarsi. Avrebbe sbattuto in faccia al Topo la sua tonnellata di carne e si sarebbe preso l\u2019assegno e la promozione. Gi\u00e0, il Topo. Quel minuscolo ometto con una spalla pi\u00f9 alta dell\u2019altra e gli occhi infossati nel cranio troppo piccolo. L\u2019uomo che per anni li aveva scrutati dalla sua stanza al primo piano. L\u2019uomo per il quale loro non erano altro che una macchia grigia su un monitor in bianco e nero.<br \/>\nIl giorno precedente ci era perfino entrato, nella tana del Topo: un locale grande, ma l\u2019odore di chiuso e l\u2019assenza di finestre gli conferivano la parvenza di un anfratto. Il ronzio continuo dei terminali rimbalzava da una parete all\u2019altra, e si mescolava a quello delle luci al neon. Del pavimento, poi, non vi era quasi traccia: i tavoli e gli scaffali mobili si alternavano alle pile di scartoffie, generando un labirinto che mutava aspetto di minuto in minuto.<br \/>\n\u00abVenga, entri pure!\u00bb aveva gracchiato il Topo, gli occhi minuscoli che brillavano del riflesso della luce bianca. \u00abIl suo nome \u00e8\u2026? Oh, non importa, lei \u00e8 il duecentosedici. Senta, Duecentosedici, lei ha a cuore la nostra azienda, giusto? Allora ascolti quello che ho da proporle.\u00bb<br \/>\nSpalancata la bocca, il Topo vi aveva introdotto l\u2019ultima manciata di spaghetti precotti.<br \/>\n\u00abNoi dirigenti sappiamo quali sono i nostri impiegati pi\u00f9 produttivi\u00bb aveva poi detto rigirandosi le bacchette nella mano e gettando il cartone alle sue spalle. \u00abAbbiamo deciso che a un grande sforzo deve corrispondere una grande ricompensa. Domani lei, insieme ad altri quattro candidati di cui non le far\u00f2 i nomi, verrete valutati in base a quanto macinato sarete in grado di produrre. Il tempo della prova sar\u00e0 di sei ore, per un quantitativo massimo di una tonnellata di carne. Inutile che le dica che al pi\u00f9 meritevole di voi spetter\u00e0 un generoso premio, oltre alla certezza di un brillante futuro all\u2019interno della nostra azienda.\u00bb<br \/>\nDopo un sorriso obliquo, il Topo aveva fatto scorrere la lingua sui denti storti, catturando l\u2019ultimo pezzo di cibo con un risucchio simile a uno squittio. \u00abMi auguro che lei prenda questa prova sul serio, Duecentosedici, perch\u00e9 io lo far\u00f2.\u00bb<br \/>\nLa mannaia torn\u00f2 ad affondare nella carne. Era a buon punto. Ancora trecento chilogrammi e avrebbe raggiunto l\u2019obiettivo. Avrebbe vinto lui quella prova, non perch\u00e9 voleva a tutti i costi il denaro, ma perch\u00e9 lui era il migliore nel suo lavoro. In sedici anni, pi\u00f9 di met\u00e0 del prodotto finito dell\u2019azienda era passato per le sue mani. Era merito suo se la lavorazione procedeva spedita. Certo, il volume d\u2019affari si era contratto, ma la responsabilit\u00e0 di questo era del Topo, che non era in grado di vendere bene la sua merce. In ogni caso, un giorno le cose sarebbero cambiate. Un giorno, ci sarebbe stato lui nella stanza con il monitor.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una tonnellata di carne in sei ore. Di certo, il Topo era convinto di aver dato loro un traguardo impossibile da raggiungere. E cos\u00ec era, per certi versi, ma non per lui.<br \/>\nDeposit\u00f2 il segaossa e impugn\u00f2 il coltello da colpo. La spalla iniziava a fargli male, ma non era un problema: si destreggiava bene anche con la sinistra. Terminata la pulizia, gett\u00f2 l\u2019ennesimo carico nel tritacarne. Produrre, produrre, produrre. Sempre di pi\u00f9. Che cosa? Non aveva importanza.<br \/>\nRaggiunti gli ottocento chilogrammi, fece una pausa. L\u2019acido lattico gli tirava i muscoli. Si deterse la fronte con il grembiule insanguinato.<br \/>\n\u201cRaggiungere gli obiettivi. \u00c8 questa la nostra priorit\u00e0.\u201d La voce gracchiante del Topo gli risuon\u00f2 nella testa. Riprese a lavorare.<br \/>\nDopo un\u2019altra mezz\u2019ora di sudore e crampi, un rantolo metallico attir\u00f2 la sua attenzione. Il tritacarne si era spento. And\u00f2 a controllare. Spinse pi\u00f9 volte il tasto di accensione, ma la macchina non riprese pi\u00f9 a funzionare.<br \/>\nColto da un sudore freddo, gett\u00f2 un\u2019occhiata allo schermo della bilancia: novecentodue. Senza dubbio, era una quantit\u00e0 sufficiente per risultare il pi\u00f9 produttivo tra i candidati, ma lui voleva spingersi ben oltre: voleva superare la tonnellata di macinato, e lasciare il Topo a bocca aperta. Dopotutto, quell\u2019occasione era la sua scala mobile per i piani alti.<br \/>\nTir\u00f2 un calcio alla base del tritacarne, e premette di nuovo l\u2019interruttore.<br \/>\nNiente.<br \/>\nNon gli restava molto tempo. Si precipit\u00f2 verso il quadro elettrico nell\u2019angolo della sala. Aperto lo sportello, i suoi occhi ricaddero subito sul fusibile bruciato. Avvolse la mano nel grembiule ed estrasse il pezzo danneggiato. Se lo rigir\u00f2 sul palmo: la cartuccia pareva deformata. Che qualcuno l\u2019avesse manomessa di proposito?<br \/>\nSerr\u00f2 la mascella e si diresse verso le scale. Sal\u00ec i gradini a due a due, fino alla tana del Topo. Guard\u00f2 attraverso il vetro smerigliato, e intravide lo scorrere di uno scaffale mobile. La stanza stava mutando, plasmata dalla folle mente del suo padrone.<br \/>\nAllung\u00f2 una mano e buss\u00f2. Tutto ci\u00f2 che ottenne fu lo squittio isterico del piccolo individuo.<br \/>\n\u00abLasciatemi in pace! Via, via!\u00bb<br \/>\nDunque, stavano cos\u00ec le cose. Ormai non aveva pi\u00f9 dubbi: era stato quell\u2019essere insignificante a manomettere il circuito elettrico. Non voleva che lui raggiungesse l\u2019obiettivo. Non voleva che lui prendesse il suo posto.<br \/>\nSi volt\u00f2 e raggiunse di nuovo il quadro al piano di sotto. Avrebbe vinto quella guerra, a ogni costo. Estrasse il fusibile dall\u2019interruttore termico che faceva capo alla tana del Topo, e lo inser\u00ec in quello del suo settore. La creatura ripugnante se ne sarebbe stata al buio per un po\u2019, finch\u00e9 qualcuno non sarebbe arrivato con un nuovo fusibile. Forse se lo era solo immaginato, ma gli parve di udire il gracchiare di un\u2019imprecazione provenire dall\u2019alto.<br \/>\nQuando torn\u00f2 al tritacarne e spinse l\u2019interruttore, il ruggito del motore lo avvolse di nuovo. Sorrise a quella melodia. Produrre, produrre, produrre.<br \/>\nL\u2019andamento ritmato dei suoi gesti lo cull\u00f2. La stanchezza scomparve. C\u2019erano solo lui, gli strumenti e la materia prima.<br \/>\nIl tritacarne gorgogliava a ogni nuovo pezzo ingurgitato. Gli parve quasi di sentirlo sussurrare: \u00abNutrimi\u2026\u00bb<br \/>\nL\u2019ultima carcassa impatt\u00f2 sul bancone, annunciata dal tintinnio del gancio scorrevole. Quel suono metallico fu per lui come il rintocco della campana che segnala l\u2019ultimo giro alle corse dei cavalli.<br \/>\nFenditoio, mannaia e coltello, e il tritacarne espulse gli ultimi filamenti di macinato.<br \/>\nSoddisfatto, si rimosse il sudore dal volto con la manica del grembiule. L\u2019odore del sangue gli intacc\u00f2 le narici, ma era quasi un profumo per lui. Il profumo del suo trionfo sul Topo.<br \/>\nLentamente, alz\u00f2 lo sguardo trionfale verso la bilancia. Di colpo, i suoi occhi si sgranarono, e deglut\u00ec a vuoto.<br \/>\nNovecentonovantasei chilogrammi e mezzo.<br \/>\nScosse il capo, e sbatt\u00e9 pi\u00f9 volte le palpebre. Fiss\u00f2 di nuovo i ganci vuoti. Com\u2019era possibile? Aveva macinato tutti i quarti di manzo a sua disposizione. Non avrebbe potuto ottenere un singolo etto di carne in pi\u00f9 dalla sua materia prima. Il lavoro era stato impeccabile, eppure non aveva raggiunto la tonnellata. Perch\u00e9?<br \/>\nSi afferr\u00f2 i capelli con le mani insanguinate ed emise un gemito appena accennato. Non aveva mai mancato un obiettivo. Quella sarebbe stata la prima volta.<br \/>\nSospir\u00f2 a fondo, e si strapp\u00f2 il grembiule di dosso. Sapeva di chi era la colpa. Quello era l\u2019ennesimo affronto del becero individuo che al piano di sopra se la stava ridendo davanti al monitor.<br \/>\n\u00abDue minuti.\u00bb La voce stridente del Topo risuon\u00f2 nell\u2019altoparlante. Gli parve quasi di vedere il suo sorriso sbilenco.<br \/>\nAvrebbe vinto di nuovo lui, quella creatura insulsa. Come due mesi prima, quando lo aveva rimproverato per essersi accollato il lavoro di altre persone. Quei due colleghi erano troppo lenti, aveva cercato di spiegare al Topo. Non facevano il bene dell\u2019azienda. Rallentavano la produzione, e dovevano capirlo, con le buone o con le cattive. Ma il Topo lo aveva punito lo stesso.<br \/>\nSi guard\u00f2 intorno. Apr\u00ec la cella frigorifera. Vuota.<br \/>\n\u00abUn minuto.\u00bb<br \/>\nIl cuore acceler\u00f2 e inizi\u00f2 a martellargli nelle tempie. Il respiro si fece affannoso. Non avrebbe perso di nuovo. Non per tre chili e mezzo.<br \/>\nSi gratt\u00f2 la fronte con la mano, e tir\u00f2 un pugno al bancone metallico. Un formicolio gli attravers\u00f2 il braccio. I suoi occhi s\u2019illuminarono. Forse, poteva ancora farcela. Poteva ancora battere il Topo.<br \/>\nRaggiunse gli strumenti e afferr\u00f2 la mannaia. Torn\u00f2 al bancone e vi appoggi\u00f2 l\u2019avambraccio sinistro. Guard\u00f2 il tritacarne, che ancora una volta lo chiam\u00f2. \u00abNutrimi\u2026\u00bb<br \/>\nSorrise, mentre pregustava la vittoria sul Topo.<br \/>\nProdurre, produrre, produrre.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24916\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24916\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando cal\u00f2 la mannaia, una goccia di sangue gli schizz\u00f2 appena sopra il mento. 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