{"id":24895,"date":"2015-05-31T17:46:57","date_gmt":"2015-05-31T16:46:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24895"},"modified":"2015-05-31T17:46:57","modified_gmt":"2015-05-31T16:46:57","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-la-casa-e-nel-cuore-di-marta-borroni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24895","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;La casa \u00e8 nel cuore&#8221; di Marta Borroni"},"content":{"rendered":"<p>La giacca di lino beige che aveva indosso era ormai inumidita dalla pioggia che ci stava cadendo sulle spalle e dal cinema dietro di noi la gente usciva di corsa per raggiungere la propria macchina il pi\u00f9 velocemente possibile.<br \/>\nLe luci di lampioni e fari si mischiavano con i bagliori delle locandine dei film, l\u2019odore dei croissant caldi della panetteria vicino a noi ci avvolgeva in quella notte umida, mi avvicinai ancora\u00a0 pi\u00f9 stretta a lui, istintiva, e la gonna a ruota and\u00f2 ad urtare contro i suoi jeans.<br \/>\nIntorno a noi radio accese di auto all\u2019uscita suonavano canzoni differenti e adolescenti giocavano tra di loro con le pozze d\u2019acqua appena formatesi e l\u2019aria umida di quella notte sapeva di pane e muschio e mi faceva venire un\u2019irrefrenabile fame in pancia e in gola.<\/p>\n<p>\u201cHo fame.\u201d<\/p>\n<p>Lui mi guard\u00f2 divertito e mi strinse ancora pi\u00f9 a s\u00e9.<\/p>\n<p>\u201cAnche io, vieni che ci prendiamo una brioche prima che diventiamo zuppi per davvero.\u201d<\/p>\n<p>Vicina al suo collo l\u2019odore di muschio si accentuava e si mischiava ancora con l\u2019odore del pane e finiva tra le note del suo profumo, secco, legnoso ed esotico e a me sembrava che sapesse di buono e solo allora, in quel pensiero, mi resi conto che ormai avevo la testa completamente bagnata. Quanto eravamo rimasti fermi sotto la pioggia, 5 minuti? E nessuno dei due si era minimamente mosso, nessuno dei due aveva cercato di evitare la pioggia, si era semplicemente accettata in noi e ci eravamo rivestiti di essa.<\/p>\n<p>Entrati nella panetteria, le 4 del mattino ero certa si facessero sentire intorno ai miei occhi e nonostante questo, nonostante i vestiti fradici e quindi pesanti, mi sentivo cos\u00ec leggera tra quelle forme di pane, un tripudio di salato e dolce ovunque, il profumo della farina nell\u2019aria e l\u2019odore di forno cos\u00ec persistente di prima mattina.<\/p>\n<p>\u201cPer me un croissant vuoto, grazie. E per te?\u201d<\/p>\n<p>Mi guard\u00f2 cos\u00ec naturale, come se con l\u2019arrivo dell\u2019alba non avessimo nulla da perdere.<\/p>\n<p>\u201cPer me alla crema, lo sai.\u201d<\/p>\n<p>Ci sedemmo a un tavolino di legno chiaro che aveva lo stesso identico colore del pane e mi resi conto che tutto dentro quel negozio era tremendamente monocromatico, davvero troppo uniforme.<br \/>\nIl tavolo che ci ospitava poggiava sulla vetrina di vetro freddo del negozio e sembrava piangesse da quanto ancora ci pioveva addosso.<\/p>\n<p>\u201cAllora, cosa ne pensi del film?\u201d<\/p>\n<p>Avrei voluto fargli un\u2019altra domanda ma dalla bocca ne usc\u00ec la frase pi\u00f9 classica da dire dopo che si \u00e8 appena visto un film.<\/p>\n<p>\u201cInteressante, alla fine mischia insieme tradizione e innovazione, culture e buon cibo, il riuscire a sentirsi a casa, e ovviamente l\u2019amore.\u201d<\/p>\n<p>Ebbi l\u2019impressione che su quelle ultime parole la sua voce si fece pi\u00f9 cupa, come se qualcuno gli avesse improvvisamente abbassato il tasto del volume della sua voce.<\/p>\n<p>\u201cDomani parto, la casa \u00e8 tutta imballata, perch\u00e9 non vieni con me?\u201d<\/p>\n<p>E senza accorgermene cambiare discorso mi fu incredibilmente facile, quanto doloroso, come se in quel momento qualcuno avesse rialzato il volume e il cervello ne fosse rimasto stordito.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cIo non posso lo sai, non\u2026\u201d<\/p>\n<p>Lo interruppi violentemente.<\/p>\n<p>\u201cTu puoi! Solo che non vuoi\u2026 tu non vuoi.\u201d<\/p>\n<p>Mi resi conto che la mia voce doveva essere apparsa davvero patetica.<\/p>\n<p>\u201cTu sai bene cosa provo per te e non sono bravo con le parole, ma davvero io non posso. Non ce la faccio ad abbonda bare tutto, non sono abbastanza forte. Non posso andarmene via di qui, per quanto ci tenga te\u2026 non riesco.\u201d<\/p>\n<p>Non riuscivo a capirne il perch\u00e9, ma all\u2019improvviso mi sembrava che tutti ci stessero guardando, compatendo, osservando, come se la nostra tristezza fosse pi\u00f9 lampante della pioggia di fuori da noi.<br \/>\nLa pioggia non aveva pi\u00f9 lo stesso peso, il pane non aveva pi\u00f9 lo stesso sapore, noi , io e lui non avevamo pi\u00f9 alcun senso.<\/p>\n<p>\u201cSai \u00e8 buffo parlare di sentirsi a casa, dopo queste tue parole.\u201d<\/p>\n<p>Lui mi guard\u00f2 dritto negli occhi e non capii mai se in essi ci si riflesse un fulmine o ci\u00f2 che vidi fu solo rammarico.<\/p>\n<p>\u201cE tu, tu sai dirmi dov\u2019\u00e8 casa?\u201d<\/p>\n<p>Ricambiai il suo lungo sguardo.<\/p>\n<p>\u201cSinceramente speravo di trovare la risposta in te.\u201d<\/p>\n<p>Non seppi cosa altro rispondere, infondo una risposta alla sua domanda non ce l\u2019avevo, mi sentivo pi\u00f9 vagabonda di quel che volessi, pi\u00f9 di quel che sapessi di me.<br \/>\nLo guardai finire di mangiare, sapendo che non era l\u2019ultima cosa a finire, sapendo che era l\u2019ultima volta che l\u2019avrei visto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il letto di legno scuro accoglieva me e la mia febbre in modo ormai disfatto e disordinato e i fazzoletti sporchi erano diventati nella notte appena trascorsa ornamenti della stanza stessa.<br \/>\nSpostai il grande cuscino avorio e provai a tirarmi su ma la testa mi girava incredibilmente veloce, ricaddi nel piumone con un balzo secco e con dolore starnutii ancora.<br \/>\nMi resi conto di essere come uno straccio del pavimento: umido e smunto.<br \/>\nLa brace nel camino lasciava tepido il tappeto di cavallino bianco, pronto ad accogliere i miei piedi nudi.<br \/>\nIl sole entrava dalle finestre di legno rosso con ancora maggiore solarit\u00e0 avvolto da quel rossore che accoglieva i miei capelli biondi come miele sull\u2019oro.<br \/>\nMi sentivo scottare e incredibilmente debole, dovevo assolutamente mangiare qualcosa e cercare di capire che ore erano e che giorno fosse, mi sentivo come se qualcuno mi avesse resettato la mente.<br \/>\nBarcollando tra una stanza e l\u2019altra come una ballerina goffa, cercai di arrivare in cucina senza cadere.<\/p>\n<p>In cucina venni accolta da profumi diversi e ringraziai che nonostante quella brutta influenza il mio naso sapeva ancora fiutare qualcosa.<\/p>\n<p>La veranda luccicava in modo quasi surreale e nei suoi angoli le piante di agrumi mi inondavano di acidit\u00e0 ed estate, le reste appese alle griglie di ferro battuto \u00a0mi avvolgevano di profumi dolci di cipolle e i pizzicanti sapori dell\u2019aglio sembravano aprirmi i polmoni ora abitati dalla tosse.<br \/>\nLe piantine di erba cipollina e menta mi avvolsero in un\u2019atmosfera di erba, come se stessi camminando scalza in un orto pieno di profumi, e la mia fame aumentava sempre pi\u00f9.<br \/>\nPresi la mia pentola di rame preferita e comincia a farci soffriggere dello scalogno, lasciandomi con le mani piene del suo pungente odore e poi un\u00ec la menta, l\u2019erba cipollina, un pizzico di noce moscata, paprika dolce e alla fine il mio preferito, il curry.<br \/>\nMi sembrava che i profumi mi stessero facendo viaggiare in giro per ogni parte del mondo, e alla fine spaccai qualche uova nella padella e veloce le strapazzai, un pizzico di pepe, una presa di sale e davanti a me avevo la mia sostanziosa colazione.<br \/>\nMi sedetti al tavolo di noce e cominciai a mangiare le uova calde con una incredibile foga, tanto che non mi accorsi nemmeno di stare mangiando direttamente dalla padella.<br \/>\nMi venne in mente quel film che vidi insieme ad Edoardo, parlava di cucina e di\u2026 sentirsi a casa.<br \/>\nAll\u2019improvviso sent\u00ec il telefono di casa squillare e \u00a0andai a rispondere trangugiando ancora qualche boccone di uova.<\/p>\n<p>\u201cPro, ehm, pronto?\u201d<\/p>\n<p>Le uova mi bruciavano in gola, mi chiesi perch\u00e9 le mangiai cos\u00ec in fretta.<\/p>\n<p>\u201cPronto Laura, sono mamma. Ti volevo dire che siamo atterrati poco fa, tra non molto saremo a casa. Ma che hai alla voce, ancora l\u2019influenza?\u201d<\/p>\n<p>Respirai.<\/p>\n<p>\u201cS\u00ec quella, e il fatto che avevo una fame incredibile e mi sono fatta delle uova e le stavo mangiando.\u201d<\/p>\n<p>\u201cVuol dire che ti stai riprendendo! Stasera ti faccio il brodo e quello ti rimette sempre in forma. A dopo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cA dopo mamma, un bacio.\u201d<\/p>\n<p>Riattaccai il telefono e mi guardai intorno in quella che era la mia nuova casa.<br \/>\nDi personale c\u2019era ancora poco e tutto intorno c\u2019erano file di scatoloni ancora da aprire, tolle di vernice e muri da dipingere, ancora cos\u00ec tanto lavoro da fare, e forse data la mia debolezza mi sent\u00ec terribilmente sopraffatta da quella consapevolezza.<br \/>\nMa poi tornai in cucina, fin\u00ec le mie uova, osservai la mia padella preferita, recuperai una presina rossa da una scatolone e l\u2019attaccai al muro, sopra al camino, quasi come fosse la Vigilia di Natale e non so come, senza alcun preavviso, cap\u00ec dove fosse casa.<\/p>\n<p>Tornai al telefono e senza pensarci feci il numero di Edoardo, dovevo dirglielo della casa, dovevo dirgli che lo amavo.<br \/>\nFeci un solo squillo e poi riagganciai, mi sembr\u00f2 stupido parlare di casa ad una persona lontana.<br \/>\nMi appoggiai contro il muro dove c\u2019era lo scrittoio e mi sentii annientata dalle mie stesse emozioni, come se fossi la mia peggior nemica. Lo sconforto si era impossessato di me, ma il telefono squill\u00f2 di nuovo.<\/p>\n<p>\u201cHo visto la tua chiamata, mi cercavi?\u201d<\/p>\n<p>Sentire la sua voce dopo cos\u00ec tanto tempo fu strano e in contrapposto anche cos\u00ec stranamente famigliare.<\/p>\n<p>\u201cVolevo solo dirti, stupidamente, che ora so dov\u2019\u00e8 casa.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSono qui. Mi apri?.\u201d<\/p>\n<p>Apr\u00ec la porta e di colpo lo trovai l\u00ec davanti a me, tra la porta e i miei piedi scalzi.<\/p>\n<p>\u201c La casa \u00e8 nel cuore, e nel mio cuore ci sei tu. Sono qui per te, sono qui per stare a casa.\u201d<\/p>\n<p>Lo abbracciai, delicata e tenera e timida\u00a0 e cominci\u00f2 a piovere, come quella notte al cinema, dove sembrava che non ci fosse pi\u00f9 cuore, dove non ci fosse pi\u00f9 casa<\/p>\n<p>La casa \u00e8 nel cuore, pensai. E sembrava che il mio cuore fosse abbastanza grande per restare a casa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24895\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24895\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La giacca di lino beige che aveva indosso era ormai inumidita dalla pioggia che ci stava cadendo sulle spalle e dal cinema dietro di noi la gente usciva di corsa per raggiungere la propria macchina il pi\u00f9 velocemente possibile. 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