{"id":24797,"date":"2015-05-31T17:18:11","date_gmt":"2015-05-31T16:18:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24797"},"modified":"2015-05-31T17:18:11","modified_gmt":"2015-05-31T16:18:11","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-arturo-e-la-sua-stella-di-claudia-sarri-sezione-racconti-per-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24797","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Arturo e la sua stella&#8221; di Claudia Sarri (sezione racconti per bambini)"},"content":{"rendered":"<p>In un paese non riportato su carta e in un tempo molto lontano da questo, quando la storia non era ancora nata, viveva un bambino, con la pelle chiara come la panna montata, con raggi di sole tra i capelli e occhi che brillavano come lucine di natale. Il bambino era poco pi\u00f9 basso della poltrona verde tutta rattoppata, in cui suo nonno ogni giorno, fumando la pipa davanti al fuoco, gli raccontava una nuova storia, portando la sua fantasia a galoppare verso luoghi lontani e non sempre reali . Arturo era questo il nome del bambino, un nome tanto grande, per un corpicino tanto piccino, che di gigante aveva solo gli occhi da cui se uno ci guardava bene dentro, tra tutto quel luccicare ci poteva vedere il cuore, tanto buono e ingenuo. Arturo viveva con il nonno nel paese di Fiorcoriandolo, un luogo totalmente ricoperto di fiori e di coriandoli: fontane fatte di margherite, lampioni di coriandoli gialli, case costruite con legno , ma con tetti di rose e porte e finestre di coriandoli blu, in un gioco di colori infinito. Arturo non aveva mai conosciuto la sua mamma e il suo babbo, ma da quando aveva ricordo era sempre stato con il nonno, un ometto con la pancia infuori, il testone rotondo ed un volto delineato da una folta barba, che sembrava fatta di batuffoli di zucchero filato. Portava sempre dei grossi occhiali, che sui suoi piccoli occhi azzurri facevano l&#8217;effetto di due lenti di ingrandimento. Attaccato alle sue bretelle, non mancava mai un fiore a forma di stella, che ogni giorno cambiava colore in base al tempo; se era bello diventava giallo, se pioveva era blu e di notte, come se fosse illuminato dalla luna prendeva un colore bianco brillante. Il nonno si chiamava Siderus e faceva il mestiere pi\u00f9 curioso del mondo, osservava quei piccoli puntini luminosi che tutte le notti comparivano sopra alla sua testa in quella immensa trapunta blu scura, conosciuta come cielo. Al tempo, questi bottoni scintillanti non avevano nome, sembravano delle lucciole; Siderus le mirava e rimirava , trovandone una nuova tutte le notti e ad ognuna affibbiava un nome, ma pi\u00f9 generalmente le defin\u00ec come il fiore che amava tanto, perch\u00e8 secondo lui avevano la stessa forma e fu cos\u00ec che si conobbero le stelle. Per\u00f2 questi bottoni formavano anche dei disegni strani, unendoli come dei puntini con una matita sulla trapunta si creavano nuove immagini . \u201cGuarda\u201d diceva il nonno ad Arturo: \u201cl\u00ec ci sono due bambini, li chiamer\u00f2 gemelli \u201c e \u201c di l\u00e0 c&#8217;\u00e8 un leone e un cavallo alato, una giovane ragazza sar\u00e0 la vergine&#8221;. Molto spesso le storie del nonno partivano proprio da queste sculture di stelle , quanto si divertiva , aveva una fantasia da bambino per la sua et\u00e0. Per\u00f2 la leggenda pi\u00f9 ricorrente narrata dal nonno non aveva a che fare con i bottoni luminosi che Siderus osservava tanto, ma con una bambina che viveva da sola nel bosco e ogni sera al comparire delle prime lucciole a segnare il cielo, la ragazza si trasformava in un orso, lei non aveva un posto tra i disegni della trapunta stellata del nonno. Arturo era totalmente incantato da questa novella, forse perch\u00e9 parlava di una bambina come lui, a Fiorcoriandolo era l&#8217;unico bambino, in un paese fatto di soli grandi perlopi\u00f9 noiosi, immersi sempre nei problemi, escludendo per\u00f2 il nonno e la Farmacista Canella che sembravano gli unici al mondo ad aver ancora voglia di sognare.<br \/>\nArturo adorava Canella, perch\u00e9 tutte le volte che andava nella sua farmacia a prendere le medicine per il nonno: in questa casetta nascosta dall&#8217;edera rampicante , con viottoli ricoperti di erica e margherite, con persiane di rose selvatiche, la farmacista gli raccontava la storia della bambina-orso o se aveva un brutto raffreddore, lo curava con sciroppo di succo di fragola e lamponi e infine biscottini allo zenzero: una delizia! Arturo aveva un grande amico, sui libri lo chiamavano la volpe infuocata, per\u00f2 vedendolo dal vivo era solo un piccolo panda rosso addomesticato. Il bambino lo considerava un fido compagno erano sempre insieme, gli aveva dato nome di Scarletto, proprio per il colore della pelliccia. Scarletto aveva tutt&#8217;altro che un buon carattere, solo Arturo e Cannella gli rimanevano simpatici e per tranquillizzalo nelle brutte giornate gli davano caramelle al miele, ne andava matto. Scarletto proprio non sopportava il nonno per il puzzo di pipa che emanava e perch\u00e9 per cena gli voleva rifilare solo gli avanzi, se lo chiamavano la volpe infuocata un motivo c&#8217;era e proprio non gli andava gi\u00f9 di essere fregato. Quindi il pi\u00f9 delle volte quando Siderus dopo aver visto le stelle rincasava e sedeva sulla poltrona verde, raccontava mille avventure ad Arturo , Scarletto , non le ascoltava mai se ne andava in giro per il bosco a procurarsi una cena pi\u00f9 prelibata e l&#8217;indomani il bambino gli narrava le avventure della fanciulla-orso. Una sera, Arturo tir\u00f2 fuori il coraggio e chiese : &lt;&lt; Nonno ma la bambina in quale bosco abita ? e se fosse quello che sta dietro la staccionata di casa nostra? &gt;&gt; &lt;&lt; Arturo, la bambina vive nella nostra immaginazione, non c&#8217;\u00e8 alcuna certezza della sua esistenza. E&#8217; una leggenda che vive in tutti i tempi e sta a noi portarla avanti, invecchia con quelli che la tramandano, ma lei rimarr\u00e0 sempre una giovane fanciulla nella fantasia di tutti. &gt;&gt; Arturo non era convinto della spiegazione che il nonno gli aveva propinato. Era sicuro che gli stesse nascondendo qualcosa; aveva capito che la bambina-orso aveva un&#8217;immagine sconosciuta ma tutti la conoscevano, infine qualcuno doveva averla vista per forza. Arturo aveva sete di sapere, di capire, ma aveva anche paura di scoprire che in verit\u00e0 fosse tutto una finzione. Molto spesso l&#8217;immaginazione pu\u00f2 creare delle grandi aspettative che la realt\u00e0 non riesce ad appagare e la scoperta pu\u00f2 portare alla delusione e al non riuscire pi\u00f9 a vedere ci\u00f2 che ti sta intorno con sorpresa e stupore ; a credere che qualcosa di fantastico possa esistere , \u00e8 la via che ti conduce alla crescita . Arturo voleva tenersi stretto i suoi occhi incantati di bambino, ma voleva anche diventare grande, perch\u00e8 pur crescendo sapeva bene che si poteva continuare a sognare e a credere nelle favole, bastava volerlo. &#8220;Fa vivere meglio e rende felici continuare ad inseguire i propri i sogni &#8221; glielo diceva sempre il nonno, lui anche se vecchio lo faceva ancora con le sue stelle. Arturo doveva scoprire la verit\u00e0 sulla ragazza orso .<br \/>\nL&#8217;indomani, dopo una ricca colazione di pane e marmellata divisa con Scarletto, il nonno gli chiese di andare in farmacia a prendergli la pomata per il ginocchio che gli faceva male , il dolore era aumentato essendo stato tutta la notte ad osservare le stelle al freddo. Arrivato da Cannella, la farmacista rispose subito al bambino che la pomata era finita, per\u00f2 c&#8217;era una soluzione: &lt;&lt;Se mi accompagni nel bosco e mi aiuti a raccogliere le erbe e i frutti che mi servono per prepararla, tra qualche ora potrai portarla al nonno &gt;&gt; . Gli occhi di Arturo gi\u00e0 luminosi di suo divennero due scintille incandescenti, sarebbe andato nel bosco, a lui era proibito andarci da solo ma in questo caso era accompagnato da un adulto e avrebbe potuto perlustrare ogni minimo punto per vedere se nascosta nel verde realmente c&#8217;era la grotta della bambina-orso. Non fece parola del suo piano con Cannella, che gi\u00e0 aveva preparato il suo carretto per caricarci sopra le erbe. La farmacista gli disse: &lt;&lt; sei pronto per andare al supermercato di verdure pi\u00f9 grande che ci sia ??&gt;&gt; con una risatina di sottofondo partirono con Scarletto al seguito.<br \/>\nChe donna particolare Cannella, aveva i capelli sempre tutti arruffati con qualche ciuffo argentato qua e l\u00e0, come la schiuma delle onde del mare. Indossava sempre vecchi vestiti tutti fioriti, profumavano di mirtilli e more e sopra immancabile il suo camice bianco. Aveva lo sguardo pi\u00f9 dolce di questo mondo, ma i suoi occhi sembravano sempre cos\u00ec tristi. Mentre raccoglieva un po&#8217; di radici e di malva, ad Arturo cadde lo sguardo sul polso della donna, aveva una cicatrice a forma di fiore a stella, che cosa strana, per\u00f2 non se ne cur\u00f2 pi\u00f9 di tanto e continu\u00f2 a gironzolare. &lt;&lt; Cannella vado a cercare un po&#8217; di ribes &gt;&gt; disse &lt;&lt; va bene non ti allontanare troppo mi raccomando. &gt;&gt; Arturo inizi\u00f2 la sua caccia al tesoro, se lo sentiva era vicino alla realizzazione del suo desiderio, camminava camminava, scrutava di qua e di l\u00e0, fino a quando: \u201cputupunfete\u201d cadde in una buca. Come era possibile pens\u00f2: &#8220;non c&#8217;era una buca qui prima&#8221;, forse era caduto in una trappola. Iniziava ad avere paura. Scarletto scese gi\u00f9 per far compagnia al suo amico, ma ad un certo punto l&#8217;animaletto inizi\u00f2 a guardare verso l&#8217;alto con sguardo sospettoso. \u201cChi va l\u00e0 ?&#8221; domand\u00f2 una voce piccola ma decisa. &lt;&lt; Mi chiamo Arturo , stavo camminando e sono caduto, non so come uscire, ma tu chi sei?&gt;&gt; &lt;&lt;Io sono Giselle e la buca l&#8217;ho fatta io per difendere la mia casa dalle bestie feroci, ma tu dalla voce non mi sembri cattivo! Aspetta ti lancio una fune almeno ti aiuto a risalire.&gt;&gt;La voce lanci\u00f2 una corda fatta di gigli arrotolati tra loro per il gambo, Arturo ritornato in superficie si ritrov\u00f2 davanti due gambe lunghe lunghe e secche secche, piano piano sal\u00ec con lo sguardo per un corpicino affusolato in un vestitino di coriandoli bianchi, fino ad arrivare ad un volto di bambina con le lentiggini, profondi occhi scuri, folti capelli neri come le notti pi\u00f9 buie e un nasino all&#8217;ins\u00f9. &lt;&lt;Che cosa ci fai qui ? &gt;&gt; chiese senza troppe smancerie la bambina .<br \/>\n&lt;&lt;Mi sono perso ero insieme alla farmacista a raccogliere erbe e essendomi allontanato ora, non riesco a ritrovare il punto dove l&#8217;ho lasciata &gt;&gt; &lt;&lt; Ah sei amico di Cannella! Allora va bene, sei il benvenuto. &gt;&gt; Arturo era stupito che Giselle conoscesse la sua amica. &lt;&lt;Vieni ti porto nella mia casa e offro qualcosa a te e al tuo amichetto che mi sembra un po&#8217; nervoso! &gt;&gt; Scarletto era molto risentito, forse perch\u00e9 vedeva il suo compagno di giochi con lo sguardo incantato perso nel riflesso di quella ragazzia. Si ritrovarono davanti ad una porta enorme, incastrata in una roccia .La porta era di legno massiccio e aveva due battenti di fiori e rami di ciliegio. Dentro le pareti, erano totalmente ricoperte di libri e un pentolone bolliva nel camino; sul tavolo abbondavano i vasetti di miele, Giselle ne diede uno a Scarletto e subito lui le si avvicin\u00f2 e inizi\u00f2 a farle le fusa come un gatto, lo aveva conquistato! Arturo e Giselle si sedettero su due grandi poltrone difronte al fuoco , iniziarono a conoscersi, felici per la prima volta di stare con qualcuno della loro et\u00e0 con cui fare discorsi da bambini. La fanciulla gli raccont\u00f2 che viveva con sua mamma, per\u00f2 molto spesso si annoiava, perch\u00e8 era sempre sola, non aveva amici , giocava il pi\u00f9 delle volte con le ninfe del lago che non le rimanevano simpatiche ; o altrimenti correva e si arrampicava sugli alberi ed era sempre divertente giocare a nascondino con le lepri, anche se vincevano sempre. Giselle port\u00f2 Arturo a giocare a nascondino tra gli alberi del bosco, poi a fare un bagno al lago. Tra risate e schizzi d&#8217;acqua i bambini si divertivano e conoscevano sotto gli occhi vigili di scarlatto, che non amava l&#8217;acqua e se ne stava in disparte appoggiato ad un albero. Il sole stava tramontando e Arturo disse alla sua amica che era l&#8217;ora di andare, ma che l&#8217;indomani sarebbe tornato. Raggiunse Cannella preoccupatissima di non averlo pi\u00f9 visto per ore e ore e le raccont\u00f2 della bambina dei boschi. La farmacista cambi\u00f2 sguardo, dalla tristezza dei suo occhi apparve un lampo di compassionevole felicit\u00e0 . Arturo tornando a casa aveva il cuore gonfio di felicit\u00e0, si era sentito come tutti almeno una volta nella vita ci si dovrebbe sentire grazie ad un&#8217;altra persona, i suoi occhi vedevano solo la bambina, nella sua mente pensava solo a quando l&#8217;avrebbe rivista e nelle sue orecchie, c&#8217;era solo il suono della voce di lei che raccontava storie su storie e sulle labbra un sorriso che non se ne andava. Non pensava pi\u00f9 a trovare la bambina &#8211; orso. Il bambino si riteneva molto fortunato per aver incontrato qualcuno che lo facesse sentire sereno anche con poco. Torn\u00f2 il giorno dopo da Giselle e il giorno dopo ancora e quello ancora dopo, per mesi e mesi and\u00f2 avanti cos\u00ec. Una volta mentre Giselle si dondolava a testa in gi\u00f9 da un ramo non molto alto Arturo not\u00f2 che aveva anche lei una cicatrice-stella sul collo, nascosta dai folti capelli neri, ma non gli diede peso perch\u00e9 il suo unico pensiero era stare con lei. I due erano sempre pi\u00f9 legati tra loro, ogni volta la bambina gli insegnava qualcosa di nuovo sul bosco , le piante ed il miele , come: arrampicarsi sugli alberi pi\u00f9 alti , a fare corone con i fiori e nel frattempo Scarlatto ingrassava con tutte le torte di marmellata che Giselle faceva appositamente per lui. Era davvero bello avere qualcuno con cui confidarsi e imparare e far imparare. Poi c&#8217;erano anche i momenti in cui bisticciavano, per\u00f2 tornava sempre tutto come prima, anzi meglio. Arturo non sapeva molto, per\u00f2 qualcosa lo conosceva molto bene: le stelle. Una sera ad insaputa della bambina la raggiunse, era buio pesto e i bottoni nel cielo si vedevano ancora meglio del solito. Arturo era felice, perch\u00e8 avrebbe fatto da Cicerone tra le stelle a Giselle. Buss\u00f2 alla porta e vide che era socchiusa, ma Giselle non c&#8217;era, si volt\u00f2 di scatto perch\u00e8 sent\u00ec la sua voce : &lt;&lt;Arturo non aver paura sono io Giselle &gt;&gt; la guard\u00f2 nella penombra e non si trov\u00f2 davanti il volto della bambina che adorava tanto, ma un ammasso di folta pelliccia, che aveva in comune con la sua amica solo gli occhi profondi e scuri. Arturo non ebbe paura, ma lo stupore fu immenso. Giselle gli raccont\u00f2 tutta la sua storia, quella vera, di come sua madre si innamor\u00f2 di suo padre, che era un Dio potente, di sua nonna paterna , che per gelosia non accettando l&#8217;amore mortale del figlio , aveva fatto un incantesimo alla nipotina appena nata riducendola in un orso per ogni notte della sua vita; l&#8217;incantesimo sarebbe svanito alla prima luna piena dei sui 10 anni se e solo se avesse mantenuto la promessa di raggiungere il padre diventando cos\u00ec , anche lei immortale. Al contrario, se non l&#8217;avesse fatto, sarebbe rimasta per sempre incastrata nel corpo di un orso e al dileguarsi dell&#8217;ultima lucciola all&#8217;alba non avrebbe ripreso le sue vere sembianze. Tra meno di due giorni Giselle avrebbe compiuto il suo decimo anno, Arturo era sconvolto non voleva dirle addio, quando si rischia di perde una persona importante \u00e8 come se un pezzo di noi stessi se ne andasse via. Per\u00f2 si rese conto che non avrebbe potuto trattenerla sarebbe stato egoistico. Arturo corse piangete da Cannella e le raccont\u00f2 tutto, la donna non trattene pi\u00f9 i singhiozzi e gli narr\u00f2 la sua vera storia: era lei la mamma di Giselle, innamoratasi di qualcuno che non era della sua stessa specie, condannata a tener lontana la figlia dal paese perch\u00e9 se l&#8217;avessero vista l&#8217;avrebbero presa per un mostro e ci\u00f2 forse poteva portare a violenza gratuita. Ogni giorno Cannella andava a trovarla e ogni notte stava abbracciata alla sua palla di pelo cullandola e proteggendola, fin quando la mattina non ritornava bambina e la farmacista andava a lavoro. Arturo cap\u00ec che le due erano accomunate dalla cicatrice a forma di stella. &lt;&lt;Ma non \u00e8 una cicatrice, \u00e8 una voglia i miei avi ce l&#8217;hanno quasi tutti, l&#8217;ho ripresa da mia madre e mia figlia da me. Arturo mia madre \u00e8 tua nonna e Siderus \u00e8 mio padre, per quello porta sempre il fiore a stella, perch\u00e8 gli ricorda la sua adorata moglie. Ogni notte, da anni e anni scruta le stelle per cercare di trovare la sua, quella dove pensa che la sua compagna di una vita sia andata ad abitare. Ogni sera fa questo per lei. Tua nonna Idra gli ripeteva che lei sarebbe stata per sempre con lui, bastava che guardasse in alto, in quel cielo in cui tante volte insieme si erano persi ad osservarlo e una di quelle lucciole sarebbe stata lei. &gt;&gt;&lt;&lt;Perch\u00e8 non mi avete mai detto niente?&gt;&gt; Arturo non riusciva a tirar gi\u00f9 nessuna lacrima, sentiva che era arrivato il momento di crescere. &lt;&lt;Caro perch\u00e8 avevamo paura che la furia della nonna paterna di Giselle si accanisse su di te. &gt;&gt; disse la farmacista. Arturo torn\u00f2 dal nonno, gli chiese tutte le spiegazioni possibili e per due giorni se ne stette in camera sua da solo, non voleva vedere nemmeno Scarletto, che se ne stava fuori dalla porta ad aspettare. Arriv\u00f2 la prima notte di luna piena, il compleanno di Giselle era arrivato. Arturo asci\u00f2 un biglietto al nonno con scritto: &lt;&lt; ti voglio bene Siderus, guarda tra le stelle domani notte e mi vedrai. Non ti abbandoner\u00f2 mai. &gt;&gt;<br \/>\nArturo arriv\u00f2 nel bosco davanti alla grotta di Giselle , ma lei non c&#8217;era and\u00f2 verso il lago vide la ragazza orso che si stava specchiando nell&#8217;acqua. &lt;&lt;Arturo che fai qua? Io sto per partire, mio padre mi aspetta, ora arriver\u00e0 il suo cavallo alato per andare da lui. Oggi ho salutato Cannella piangeva, prenditi cura di lei. &gt;&gt; &lt;&lt;No, ci penser\u00e0 il nonno, se tu te ne vai, io vengo con te. &gt;&gt;<br \/>\n&lt;&lt;Stai scherzando Arturo non \u00e8 possibile &gt;&gt; &lt;&lt;Si che lo \u00e8 , io con te ho imparato tante cose e ora tu ascoltami bene , ti insegner\u00f2 io qualcosa: quando si trova qualcuno che ci fa stare bene, non lo dobbiamo lasciare andare via, ma dobbiamo seguirlo e stare tutta la vita a guardarlo e a proteggerlo ed \u00e8 quello che far\u00f2. Non smetterei mai di starti vicino, io sono nato per ascoltarti ed incantarmi mentre ti guardo. &gt;&gt; Il cavallo alato era arrivato, come d&#8217;incanto Giselle torn\u00f2 ad essere bambina e sal\u00ec al galoppo. &lt;&lt;Addio Arturo, ti guarder\u00f2 da lass\u00f9 &gt;&gt; diceva queste parole piangendo. Il cavallo stava per spiccare il volo; il bambino si aggrapp\u00f2 alla sua coda e Scarletto non poteva lasciarlo lo segu\u00ec nell&#8217;immensit\u00e0 in cui si dirigeva . Ogni notte da allora il nonno guardava il cielo e oltre a vedere l&#8217;immagine della moglie, unendo le lucciole in un punto vide che si formava il ritratto di un&#8217;orsa, era la nipote , che viveva in quel disegno di stelle, vicino a lei c&#8217;era un&#8217; immagine pi\u00f9 piccola, sembrava il suo cucciolo ,era Scarletto, che non aveva potuto abbandonare il suo fido compagno. Poco pi\u00f9 in l\u00e0 c&#8217;era la stella pi\u00f9 luminosa tra quelle che incendiavano il cielo, era proprio lui Arturo, la brillantezza dei suoi occhi si era fatta stella e come aveva promesso avrebbe sorvegliato per sempre Giselle da vicino e il nonno dall&#8217;alto. Arturo tutte le notti era l\u00ec a guardare Siderus, gli mancava, ma si consolavano a vicenda nell&#8217;immagine dell&#8217;altro. Da allora Arturo non lasci\u00f2 pi\u00f9 la sua bambina-orso e lei non lasci\u00f2 mai lui, rimasero per sempre insieme, la luce dell&#8217;uno si rifletteva in quella dell&#8217;altra e sarebbe durato per l&#8217;eternit\u00e0 . Qualche volta Siderus osservando il cielo per qualche illusione ottica portata dall&#8217;et\u00e0 avanzata, immaginava che tra le lucciole ci fossero Arturo e Giselle che giocavano a nascondino come facevano un tempo nel bosco, questa volta il loro nascondiglio erano diventate le stelle o altre volte, gli sembrava di vederli insieme a sua moglie Idra che li coccolava, finalmente era riuscita a conoscere i suoi nipoti e questa cosa, riempiva di commozione il cuore del vecchio. C&#8217;era una volta e c&#8217;\u00e8 anche oggi una trapunta blu scura e tanti puntini luminosi vi sono ricamati sopra, uno di questi brilla pi\u00f9 di tutti e se alzate lo sguardo nella notte, vedrete ci\u00f2 che intendo,ecco quello \u00e8 Arturo che fa luce a una grande costellazione, Giselle: \u201dL&#8217;Orsa Maggiore\u201d ed \u00e8 come se con il suo brillare la volesse proteggere dall&#8217;oscurit\u00e0 infinita che la circonda e le dicesse \u201cGiselle, io ci sono\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24797\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24797\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un paese non riportato su carta e in un tempo molto lontano da questo, quando la storia non era ancora nata, viveva un bambino, con la pelle chiara come la panna montata, con raggi di sole tra i capelli e occhi che brillavano come lucine di natale. Il bambino era poco pi\u00f9 basso della [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24797\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24797\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":7042,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[217],"tags":[],"class_list":["post-24797","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24797"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7042"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24797"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24797\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25325,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24797\/revisions\/25325"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24797"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24797"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24797"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}