{"id":24783,"date":"2015-05-25T20:46:07","date_gmt":"2015-05-25T19:46:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24783"},"modified":"2015-05-28T23:03:24","modified_gmt":"2015-05-28T22:03:24","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-giornata-piena-di-paolo-boni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24783","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Giornata Piena&#8221; di Paolo Boni"},"content":{"rendered":"<p>La sveglia suona alle otto.<br \/>\nPrima del terzo squillo, ho gi\u00e0 premuto il pulsante dello spegnimento e sono sceso dal letto. Non sono uno di quei tipi che di mattina ha bisogno di vegetare venti minuti nel letto, sospirando e producendo quel particolare suono strozzato cos\u00ec simile ad un coitus interruptus. Grazie a questa mia caratteristica posso permettermi di alzarmi alle otto, uscire di casa alle otto e mezza ed essere al lavoro tra le otto e quaranta e le nove meno dieci, a seconda del traffico.<br \/>\nSeguo la mia routine mattutina con precisione meccanica: appena esco dalla mia camera, metto su il caff\u00e8 che poi bevo insieme a del latte freddo; poi mi ficco sotto la doccia dove non resto mai pi\u00f9 di cinque-sette minuti. Porto appositamente i capelli corti per evitare la perdita di tempo di asciugarli. In seguito mi vesto senza far troppo caso a quello che metto, anche perch\u00e9 i miei vestiti sono praticamente tutti uguali. Potrei prendere ad occhi chiusi un qualsiasi paio di pantaloni ed un maglione a caso e nel complesso sarei sempre vestito nella stessa rassicurante e piatta sobriet\u00e0.<br \/>\nSalgo in macchina ed esco dal cancello.<br \/>\nIl negozio dove lavoro \u00e8 situato in una zona leggermente pi\u00f9 periferica di quella in cui abito, quindi ho la fortuna di andare nel senso opposto all&#8217;enorme flusso mattutino della citt\u00e0, tranne che per un breve tratto. Ed \u00e8 questo breve tratto che determina la mia oscillazione dell&#8217;orario d&#8217;arrivo al lavoro. Questa mattina il traffico \u00e8 pi\u00f9 intenso del solito e mi ritrovo imbottigliato. La cosa mi rende nervoso.<br \/>\nSono in ritardo.<br \/>\nImpreco sotto voce, inizio a muovere ritmicamente le gambe.<br \/>\nFinalmente giro a destra ad un semaforo mentre tutti proseguono dritti, incolonnati. Ho oltrepassato il tratto di traffico comune, ora devo solo muovere le chiappe.<br \/>\nDivoro l&#8217;asfalto. Qualche testa di vecchietta si gira a guardare il giovane che sfreccia in quel modo insensato. Finalmente arrivo al lavoro, benedicendo nel frattempo il parcheggio privato del negozio (un passo carrabile con un vialetto) che mi evita la ricerca infinita del parcheggio mattutino. L&#8217;orologio della macchina segna le 08.48.<br \/>\nNon sono in ritardo, ma non sono neanche in orario. \u00c8 una situazione ricorrente per me.<br \/>\nAl momento ho altro a cui pensare.<br \/>\nLa serranda della libreria \u00e8 mezza abbassata.<br \/>\nSi apre alle nove.<\/p>\n<p>Il negozio ha due piani di cui solo uno affaccia sulla strada. Una volta entrati, si scende una scala e si accede al piano inferiore dove trovo il Capo, chiuso in un piccolo ufficio. Sta scrivendo cifre su dei grossi quaderni. Come sempre. Si chiama contabilit\u00e0. Non capir\u00f2 mai come funziona. Mi affaccio e sporgendomi dalla ringhiera dico buongiorno.<br \/>\nDall&#8217;ufficio proviene un grugnito che pu\u00f2 essere una risposta al mio saluto, la rimozione di un grumo di catarro o l&#8217;imitazione del verso che emette il falco pellegrino durante la stagione degli accoppiamenti.<br \/>\nPenso di essere arrivato in ritardo e che gli abbia fatto girare le palle.<br \/>\nPer la precisione al Capo sembra sempre che girino le palle e questo, lungi dall&#8217;avermi abituato, mi tiene in uno stato di tensione continua con picchi di paranoia come quello di stamattina. Per difendermi erigo un muro di rancore a cui non credo io per primo.<br \/>\nCristo santo, penso, ma perch\u00e9 non pu\u00f2 salutare come le persone normali? Si, sono arrivato un po&#8217; in ritardo e allora? E poi, chi ha deciso l&#8217;orario? Io non ho orari fissi, non ho un cartellino da timbrare, lavoro in nero da tre anni. Che cazzo pretendi? Dimmi qualcosa, se c&#8217;hai le palle.<br \/>\nRimuginando cattiverie varie, mi accingo alle varie operazioni che precedono l&#8217;apertura della libreria. Sono efficiente e veloce e in cinque minuti ho acceso il computer e il registratore di cassa, ho alzato la serranda e messo fuori i cartelloni delle ultime novit\u00e0. Alcuni di questi sono di forma cilindrica ma con le basi ellittiche. In questo modo possono reggersi in piedi senza dover essere appoggiati da qualche parte. Si chiamano \u201ctotem\u201d.<br \/>\nNon so quanto ironicamente.<br \/>\nMentre attendo che il Capo salga, do un occhiata in giro per sistemare eventuali libri fuori posto. Non ce ne sono.<br \/>\nFinalmente il mio capo arriva. Mi sposto dal bancone con la cassa per farlo passare. Non mi dice nulla, non sembra arrabbiato. Non pi\u00f9 del solito.<br \/>\nScendo le scale.<br \/>\nAl piano di sotto, sono solo in mezzo ai libri e mi rassereno un minimo. Tra poco devo di nuovo salire in macchina per andare dal grossista e, una volta fuori di qui, mi lascer\u00f2 alle spalle la prima paranoia della giornata. Alcuni libri ce li mandano, altri li devo andare a prendere. Non mi \u00e8 molto chiaro il meccanismo che c&#8217;\u00e8 dietro ma non mi sono mai posto il problema. Se avr\u00f2 fortuna non dovr\u00f2 neanche parlare con nessun cliente prima di ripartire. Dopo si. Dopo non c&#8217;\u00e8 scampo, ma le mattine in cui devo \u201cfare i giri\u201d, come vengono chiamati i chilometri dal negozio al grossista, praticamente vengo per aprire il negozio, cazzeggio per una mezz&#8217;oretta scarsa e poi mi rimetto in macchina.<br \/>\nDal piano di sopra sento la porta automatica aprirsi. Un cliente. Sbuffando mi siedo dietro al bancone col computer (ce n&#8217;\u00e8 uno anche al piano inferiore) per dare una parvenza di professionalit\u00e0. Non \u00e8 detto che il\/la cliente debba scendere ma un breve dialogo tra il Capo e il\/la tizio\/a in cui distinguo le parole \u201cpiano di sotto\u201d mi smentisce.<br \/>\n\u00c8 una donna.<br \/>\nIl suono dei tacchi di mattina mi infastidisce profondamente. Ogni passo di quella camminata pesante e insieme frettolosa mi rimbomba nel cervello. Ogni scalino che scende, mi strappa una smorfia di fastidio. La scala \u00e8 alle mie spalle. Potrei girare la testa per vedere che aspetto abbia e magari dire buongiorno ma non lo faccio. Di mattina sono molto lento a far carburare la mia educazione.<br \/>\nFisso lo schermo senza guardare realmente nulla su di esso.<br \/>\nGiunta al termine della scala, la signora muove la testa in molte direzioni tranne la mia e, sempre senza guardarmi, dice:<br \/>\n&#8211; Scusi, guide turistiche?<br \/>\nCiancica una gomma, la sua pelle \u00e8 marrone da quanto fondotinta ha in faccia e, d&#8217;improvviso, mi assalgono zaffate di almeno tre diversi prodotti di bellezza che insieme producono un afrore chimico che, eufemisticamente, il mio naso registra come \u201csgradevole\u201d.<br \/>\n&#8211; In fondo alla scaffalatura sulla destra, signora. &#8211; Rispondo puntando col mio dito indice il settore.<br \/>\nScaffalatura . . . che strabiliante termine tecnico! Sono sicuro che la signora \u00e8 intimidita dalla mia professionalit\u00e0. Segue con la testa la direzione indicata dal mio professionale dito e si avvia con passo rimbombante e deciso.<br \/>\nSpero con tutto me stesso che riesca a capire che le guide sono in ordine alfabetico.<br \/>\n&#8211; Scusi . . .<br \/>\nCazzo.<br \/>\n&#8211; Ah no, eccola!<br \/>\nCi sei arrivata, i miei complimenti.<br \/>\nOra levati dalle palle.<br \/>\n&#8211; Per pagare di sopra, vero?<br \/>\n&#8211; Si, signora.<br \/>\nLa cliente risale. Le conseguenze acustiche delle risalita mi sembrano meno fastidiose della discesa, in parte perch\u00e9 mi sono abituato, ma soprattutto perch\u00e9 i suoi tacchi si allontanano invece di avvicinarsi.<br \/>\nGuardo l&#8217;ora sul computer. \u00c8 un po&#8217; presto ma voglio uscire dal negozio. Pensare che ci sono dentro da neanche mezz&#8217;ora.<br \/>\nTendo l&#8217;orecchio e appena sento che la signora GuideTuristiche \u00e8 uscita, salgo le scale.<br \/>\nIl Capo fissa lo schermo con aria estremamente concentrata. \u00c8 probabile che stia giocando al solitario sul computer.<br \/>\nDico:<br \/>\n&#8211; Io vado, che stamattina c&#8217;\u00e8 traffico.<br \/>\n&#8211; Va bene. &#8211; Mi risponde senza alzare gli occhi dallo schermo.<br \/>\nNon mi sono neanche levato la giacca quando sono arrivato, quindi esco immediatamente.<\/p>\n<p>Salgo in macchina e metto in moto. Ora del traffico non me ne frega molto. Anzi, pi\u00f9 ne incontro pi\u00f9 tardi rientrer\u00f2 in negozio.<br \/>\nBasta cambiare prospettiva e perfino la marea di lamiere che si abbatte ogni giorno sull&#8217;asfalto ha i suoi aspetti positivi.<br \/>\nMi attendono svariati chilometri di puro automatismo. Le prime volte che facevo \u201ci giri\u201d riempivo le mie lunghe permanenze in macchina ascoltando musica. Addirittura sceglievo appositamente una selezione di dischi da ascoltare, uno per ogni viaggio. Pensavo che avrei potuto sfruttare il fatto di dovermi chiudere in macchina per allargare le mie conoscenze musicali. Ora mi limito a spegnere il cervello e gli unici suoni che disturbano il mio stato di stand by cerebrale sono i rumori del traffico e qualche mio occasionale peto.<br \/>\nStando in macchina, divento una macchina.<br \/>\nMa non durer\u00e0, purtroppo. Capita sempre qualcosa che mi fa ricominciare a pensare.<br \/>\nQuesta mattina sono fortunato e arrivo dal grossista senza che nulla turbi il mio stato di torpore meccanico, che mi accompagna fedelmente anche mentre ritiro i miei libri, li metto in una scatola di cartone, firmo la fattura e risalgo in macchina.<br \/>\nSulla via del ritorno non trovo molto traffico ma non mi lamento. Sono gi\u00e0 abbastanza soddisfatto perch\u00e9 met\u00e0 mattinata \u00e8 andata e, una volta rientrato, dovr\u00f2 caricare i libri, il che mi terr\u00e0 occupato un altro po&#8217; e, se tutto va bene, arriver\u00f2 indenne al miraggio chiamato \u201cpausa pranzo\u201d.<\/p>\n<p>Rientro e trovo il Capo che parla con un cliente, un signore molto distinto. Stanno maneggiando un libro fotografico. Bei soldoni.<br \/>\nI modi del Capo sono un mix perfetto di gentilezza ed affabilit\u00e0. Sorride, gesticola e mostra la sua competenza con quella sicurezza sottilmente ostentata che crea nel cliente la sensazione temporanea di potersi fidare.<br \/>\nTiro dritto senza parlare per non interromperli.<br \/>\nSo essere talmente discreto da sfiorare l&#8217;invisibilit\u00e0.<br \/>\nCarico i libri. Al piano di sotto, il mio piano, si sente solo il rumore del lettore del codice a barre che, azionato da me, emette il suo caratteristico bip. Ho quasi finito di mettere gli arrivi di oggi negli scaffali, quando si materializza ci\u00f2 che temo di pi\u00f9.<br \/>\nAll&#8217;inizio sento il rumore di un passo su uno scalino.<br \/>\nAttendo che arrivi il secondo e il tempo che passa prima che ci\u00f2 avvenga mi fa voltare la testa. Ed \u00e8 allora che la vedo.<br \/>\n\u00c8 una vecchietta.<br \/>\nForse l&#8217;archetipo di ogni vecchietta. Capelli bianchi, un cappotto scuro, una borsa in cui neanche un archeologo oserebbe guardare. Scende le scale con una lentezza esasperante. Posa entrambi i piedi su uno scalino prima di passare al successivo.<br \/>\nA met\u00e0 scala inizio a sentire il suo respiro rantolante ed affaticato.<br \/>\nL&#8217;attesa prima che si rivolga a me (perch\u00e9 mi parler\u00e0 sicuramente) \u00e8 colma di nervosismo.<br \/>\n\u00c9 come essere condannati e vedere il proprio carnefice che si avvicina piano piano, senza poter fare niente.<br \/>\nSi, sono un po&#8217; esagerato.<br \/>\nBofonchiando qualcosa riguardo ad un ascensore, giunge davanti al bancone, dietro a cui guardo lo screensaver del computer con aria concentrata. Si guarda intorno e poi si rivolge a me, formulando un&#8217;anatema che mi getta nello sconforto.<br \/>\nDice:<br \/>\n&#8211; Scusa, ti do del tu perch\u00e9 potresti essere mio figlio, io ho un nipote di quattro anni e vorrei regalargli un libro, un bel libro. Magari qualcosa con degli animali oppure una storia, che ci si diverte per\u00f2 impara pure qualcosa, non troppo grande perch\u00e9 con quelle manine . . . hai capito, no? Un libro che sia pure un gioco che per\u00f2 impara pure qualcosa, da spenderci una diecina di euro.<br \/>\nRimango un attimo in silenzio.<br \/>\nDiecina di euro. Che fastidio, cazzo.<br \/>\nLei alza gli occhi su di me. Spero non mi si legga in faccia ci\u00f2 che penso, mentre guardo la ragnatela di rughe che solca il suo volto.<br \/>\nSe mi avesse chiesto un farmaco miracoloso che donasse la vita eterna e contemporaneamente curasse la calvizie, sarei rimasto meno atterrito. Vorrei precisare che non sono uno di quei commessi che considera ogni cliente una interruzione al proprio cazzeggio su internet; sono cos\u00ec interdetto solo perch\u00e9 so cosa sta per accadere.<br \/>\nEd infatti accade.<br \/>\n&#8211; Si signora, &#8211; rispondo facendomi forza, &#8211; Le faccio vedere.<br \/>\nPrima ancora che tiri fuori un qualsiasi libro da uno scaffale mi interrompe chiedendomene il prezzo. Quando il prezzo sembra andare bene, mi interrompe nuovamente quando sto per mostrarle il libro.<br \/>\nLa cosa ironica \u00e8 che mi interrompe proprio per chiedermi di mostrarle il libro in questione.<br \/>\nSono svariati minuti che non riesco a terminare una frase di senso compiuto, interrotto continuamente dai suoi \u201cquanto costa?\u201d e sto diventando seriamente nervoso.<br \/>\nNell&#8217;uomo, il centro del linguaggio \u00e8 situato nella terza circonvoluzione del cervello. evidentemente le poche sillabe che escono dalla mia bocca non riescono a raggiungere quello della cliente; immagino si perderanno da qualche parte nelle prime due circonvoluzioni.<br \/>\nPenso.<br \/>\nPenso che sarebbe proprio bello comunicare alla vecchietta la mia opinione in merito al libro per suo nipote. \u201dSignora, suo nipote presto diventer\u00e0 un adolescente, si inizier\u00e0 a drogare, penser\u00e0 al sesso e del suo libro se ne sbatter\u00e0 allegramente. Anzi, se ne sbatter\u00e0 anche di lei, signora. E se mi interrompe un&#8217;altra volta, quant\u00e8veroiddio, la mando a fanculo con quanto fiato ho in corpo, cos\u00ec le dar\u00f2 una ragione vera per lamentarsi dei giovani d&#8217;oggi.\u201d<br \/>\nPenso che urlare alla vecchia di andare a fare in culo, sarebbe proprio bello.<br \/>\nMi sto scaldando troppo.<br \/>\nMi accorgo che sto respirando rumorosamente e stringendo il libro in maniera eccessiva. Che cazzo ho oggi?<br \/>\nMi calmo, inspiro ed espiro sempre pi\u00f9 lentamente e continuo la mia pantomima colla vecchietta, sforzandomi di pensare che prima o poi trover\u00e0 un libro che le vada bene, oppure se ne andr\u00e0, oppure avr\u00e0 un ictus e si accascer\u00e0 al suolo.<br \/>\nTutte e tre le opzioni mi soddisferebbero allo stesso modo.<br \/>\nInfine, la vecchia signora sembra optare per un libro cartonato, di quelli con i pulsanti che fanno i versi degli animali. Non va bene per un bambino di quattro anni, ovviamente. \u00c8 superato per quell&#8217;et\u00e0.<br \/>\n&#8211; Questo va bene, vero? Mi sembra carino. &#8211; Mi dice la vecchia.<br \/>\n&#8211; Si signora, \u00e8 adattissimo.<br \/>\nChiss\u00e0 perch\u00e9 i clienti hanno bisogno di essere rassicurati. Non ti ascoltano quando parli ma quando scelgono qualcosa hanno sempre bisogno della spintarella finale.<br \/>\nCazzo, \u00e8 ovvio che ti dir\u00f2 che va bene. Basta che ti levi dalle palle.<br \/>\n&#8211; Mi fai un pacchetto regalo?<br \/>\n&#8211; Al piano di sopra, signora.<br \/>\nMi risponde con un verso affermativo e si accinge alla sua dolorosa risalita.<br \/>\nGuardo l&#8217;ora. 12.53.<br \/>\nMando un sospiro di sollievo. Ce l&#8217;ho quasi fatta.<br \/>\nDopo pochi minuti, puntuale come sempre, il Capo si affaccia e dice:<br \/>\n&#8211; Sali, che vado.<br \/>\nNella sua lingua fatta di monosillabi catarrosi vuol dire \u201c stai tu in cassa mentre vado a mangiarmi qualcosa\u201d.<br \/>\n&#8211; Subito. &#8211; Rispondo.<br \/>\nOvviamente il negozio fa orario continuato ma nelle ore postprandiali ho il permesso di andare a casa per mangiare e rilassarmi un po&#8217;. Il Capo pu\u00f2 rimanere da solo nelle ore morte della giornata.<br \/>\nSalgo le scale, mi metto dietro il bancone e guardo fuori. Fisso il traffico ed i passanti.<br \/>\nHo talmente tanta voglia di andarmene da qui che ogni fibra del mio corpo vibra, protesa a montare in macchina.<br \/>\nIl Capo pranza in una tavola calda vicino al negozio dove \u00e8 cliente abituale. Non ci mette molto a tornare.<br \/>\nPer me \u00e8 comunque troppo.<br \/>\nNon appena rientra, mi metto il cappotto e dico:<br \/>\n&#8211; Vado. Ci vediamo fra un po&#8217;.<br \/>\nAspetto il grugnito di risposta e mi fiondo in macchina.<\/p>\n<p>Mentre parcheggio e scendo dalla macchina, tento di non pensare che ho quasi trent&#8217;anni e vivo ancora coi miei. Ho molte attenuanti ma se le analizzo in maniera obbiettiva non mi convincono molto.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 la crisi.<br \/>\nVa bene.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 lavoro.<br \/>\nVa bene.<br \/>\nAvere cazzeggiato fino a ventisei anni.<br \/>\nNon va bene.<br \/>\nNon avere capito cosa devi fare nella tua vita quando sei ormai giunto a met\u00e0 della tua esistenza.<br \/>\nNon va decisamente bene.<br \/>\nI sex pistols dicevano: \u201cnon so cosa voglio ma so come ottenerlo\u201d.<br \/>\nBeati loro, io non so cosa voglio e tantomeno so come ottenerlo. In realt\u00e0 neanche mi sforzo, vado avanti per inerzia aspettando qualcosa, non so cosa.<br \/>\nSono tanto lucido nell&#8217;individuare il problema quanto incapace di risolverlo.<br \/>\nApro la porta.<br \/>\nMia madre sta parlando al cellulare, per lavoro probabilmente. Il suo tono \u00e8 deciso e sicuro. Lei sa molto bene cosa vuole e sa come ottenerlo ma i sex pistols non sa neanche chi sono.<br \/>\nNon gliene faccio una colpa, mica \u00e8 obbligatorio.<br \/>\nMi fa un cenno con la mano a cui rispondo con un sorriso teso.<br \/>\nIn cucina trovo mio padre davanti ai fornelli.<br \/>\n&#8211; Quasi pronto. &#8211; Dice.<br \/>\nMio padre ha i capelli bianchi e la pelle delle sue mani sembra cuoio. Quando parla, guarda fisso davanti a s\u00e9, sembra non rivolgersi mai a nessuno in particolare.<br \/>\nD&#8217;un tratto, realizzo che non so di che colore sono gli occhi di mio padre. O meglio, sono sicuro di saperlo ma non me lo ricordo e, non so perch\u00e9, non mi \u00e8 mai sembrato importante fino ad oggi, fino ad ora. La cosa per qualche motivo mi colpisce profondamente. Mi ritrovo a fissarlo con uno sguardo che suppongo essere triste finch\u00e9 lui non se ne accorge e mi fa un cenno interrogativo con la testa.<br \/>\nScuoto la testa, come a dire \u201cnon \u00e8 niente\u201d.<br \/>\nCi sediamo a tavola e mi avvento sul cibo col mio consueto appetito compulsivo. Per un po&#8217; si sente solo il lavorio delle mascelle (le mie soprattutto) ed \u00e8 bellissimo.<br \/>\nPoi mia madre dice:<br \/>\n&#8211; Come \u00e8 andata al lavoro oggi?<br \/>\nE quel magnifico silenzio si interrompe.<br \/>\nQuando mia madre pronuncia la parola \u201clavoro\u201d riferita a me, c&#8217;\u00e8 sempre una sfumatura strana nella sua voce, quasi ironica. Non \u00e8 un segreto che mia madre si aspettava qualcosa di meglio per me.<br \/>\n\u00c8 la solita storia. Fino a un certo punto ti dicono \u201cpuoi fare quello che vuoi\u201d oppure \u201cbasta che trovi qualcosa che ti piace e per me va bene\u201d.<br \/>\nPassata questa fase, si inizia con \u201cquando ti trovi un lavoro?\u201d, \u201cperch\u00e9 non pensi al tuo futuro?\u201d o la mia preferita \u201cvuoi rimanere a casa con noi fino a quarant&#8217;anni?!\u201d.<br \/>\nCapisco che per i miei genitori, partiti dal nulla della provincia rurale e arrivati con fatica ad una classe medio-borghese, vedere il proprio figlio che per inerzia compie il percorso inverso, possa essere avvilente. In rari momenti di lucidit\u00e0 non gliene faccio neanche una colpa; \u00e8 ovvio che chi ha lavorato tutta la vita per la fame, non pu\u00f2 concepire che un individuo si realizzi se non col lavoro, col guadagno, con dei contributi versati da qualcuno, col diventare membro attivo della societ\u00e0.<br \/>\nIl problema \u00e8 che quando dicono \u201cmembro attivo\u201d, la mia prima associazione d&#8217;idee \u00e8 il pene. Un pene attivo.<br \/>\nDunque non riesco proprio a prendere sul serio questa faccenda.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 chi dice \u201cNon far\u00f2 mai parte del sistema\u201d oppure \u201cnon mi avrete mai come volete voi\u201d. Io non sono uno di quelli.<br \/>\n\u201cNon mi avrete mai come volete voi\u201d? Ma voi chi? Ma chi ti vuole?<br \/>\nIo ho almeno il buon gusto di non mascherare la mia immobilit\u00e0 cerebrale dietro la facciata di una scelta politica.<br \/>\nCi tengo a precisare che io non faccio parte del sistema, non per un mia scelta personale ma per inettitudine. La buona, vecchia, cara inettitudine, moglie premurosa del fancazzismo, compagna silenziosa ma sempre pi\u00f9 ingombrante delle mia vita.<br \/>\nEhi, ma mica \u00e8 colpa mia se sono un inetto! O forse si?<br \/>\nNon mi sembra neanche di essere stato un bambino prodigio per alimentare tutte queste aspettative.<br \/>\nNon si pu\u00f2 mai stare tranquilli. Neanche mentre si mangia.<br \/>\n&#8211; Ehi, mi hai sentito?<br \/>\nMia madre mi riscuote dal turbine di pensieri.<br \/>\nSto perdendo colpi. Di solito riesco ad arginare i miei deliri in tempo utile per rispondere a chi mi parla. Devo concentrarmi di pi\u00f9. Che cazzo ho oggi?<br \/>\n&#8211; Si mamma, scusami. Tutto bene, niente di che.<br \/>\n&#8211; Hai trovato traffico?<br \/>\n&#8211; Il solito, niente di che.<br \/>\n&#8211; Bene.<br \/>\nE pretendono che vada via di casa! Ma come potrei fare a meno del piacere di conversazioni come queste!<\/p>\n<p>Risalgo in macchina. Si torna al lavoro. Evviva.<br \/>\nMentre guido un ricordo emerge all&#8217;improvviso: mesi fa, in una pausa pranzo sono in un parco. Mangio un panino seduto su quelle panchine di legno coi tavoli che fanno molto picnic. C&#8217;\u00e8 il sole, si sta bene. I bambini giocano.<br \/>\nD&#8217;un tratto sento qualcosa che tocca la mia gamba. La testa di un serpente sbuca da sotto il tavolo.<br \/>\n\u00c8 un serpente di plastica; una bambina \u00e8 sgattaiolata sotto al tavolo e mi ha voluto fare uno scherzo.<br \/>\nNon dimostra pi\u00f9 di quattro anni. Ha i capelli biondo cenere e gli occhi azzurri, due guance paffutelle ed un sorriso innocente e birichino allo stesso tempo.<br \/>\nI suoi occhi mi sorridono. La guardo sorridendo a mia volta.<br \/>\nMi sembra che tutto ci\u00f2 che di bello e puro c&#8217;\u00e8 nel mondo sia concentrato in quel momento ed in quella bambina che mi sorride. E io vorrei dirle qualcosa, farle una carezza, strapparle una risata. Partecipare alla bellezza di quel momento.<br \/>\nMa non faccio niente, la fisso e basta col mio sorriso ebete.<br \/>\nDopo un po&#8217; un grido distoglie la sua attenzione da me. La madre la chiama. Se ne va.<br \/>\nLa seguo con lo sguardo. Lancio un sorriso incerto alla madre, come a dire &#8220;non si preoccupi, non mi disturbava affatto&#8221; ma la donna sembra non riuscire a mettermi a fuoco.<br \/>\nPoco male ci sono abituato.<br \/>\nPenso che quando sei felice non te ne accorgi; ti accorgi di essere sereno, quello si, ma non felice. Non felice di quella felicit\u00e0 che appaga. Sereno, certo, ma pensi che devi tornare al lavoro, che sei stanco, che hai il mal di testa, che non vuoi fare questo ma lo devi fare, che vuoi fare quello e non lo puoi fare. E allora capisci che i momenti felici diventano felici solo quando li ricordi e mentre li vivi sei troppo preso da altro per accorgertene. Oppure sei oppresso dalla consapevolezza che ci\u00f2 che comunemente si chiama felicit\u00e0 solitamente non dura. \u00c8 il mio caso.<br \/>\nE allora come si fa?<br \/>\nCosa si fa?<br \/>\nNon lo so; ma soprattutto che cazzo mi \u00e8 preso oggi?<br \/>\nMi squilla il cellulare. Un messaggio. \u00c8 Giada.<br \/>\nIl messaggio \u00e8 telegrafico ed enigmatico insieme. Dice: \u201cChe fai stasera? Io sto a casa\u201d<br \/>\nGiada non \u00e8 la mia ragazza. A volte usciamo. A volte scopiamo. A volte lei si scopa qualcun altro. Dovrei terminare dicendo che anche io a volte mi scopo qualcun&#8217;altra ma, ahim\u00e8, cos\u00ec non \u00e8.<br \/>\nUn&#8217;ultima cosa.<br \/>\nGiada \u00e8 la figlia del Capo.<br \/>\nIl Capo non sa di me e Giada, ovviamente.<br \/>\nGi\u00e0. Bel casino.<br \/>\nTesoro, lo sai che stasera ho le prove. Perch\u00e9 me lo chiedi? Vuoi farmi scegliere? Non hai nessun altro da chiamare? Che risposta devo darti?<br \/>\nStasera ho le prove, scrivo, se finisco presto ti chiamo.<br \/>\nPremo invio.<br \/>\nTempo dieci secondi e mi risponde. Dita veloci.<br \/>\nSe riesci a passare, mi farebbe molto piacere . . .<br \/>\nI tre puntini di sospensione mi mandando in orbita.<br \/>\nPenso: forse il piacere sar\u00e0 reciproco.<br \/>\nPenso: forse potrei andarmene via prima dalle prove con una scusa.<br \/>\nPenso proprio che lo far\u00f2.<\/p>\n<p>Rientro in negozio. Le prime ore pomeridiane sono le pi\u00f9 belle. Non viene nessuno e posso concentrarmi sulla mia attivit\u00e0 preferita: rimuginare nefandezze contro il mio prossimo.<br \/>\nNon lo faccio apposta. Sono solo una persona rancorosa.<br \/>\nSi avvicina l&#8217;ora delle uscite dalle scuole.<br \/>\nQuindi bambini urlanti; quindi madri che starnazzano beate; quindi gelati sbavati i cui residui rimarranno ad abbellire parecchi libri in eterno senza che io possa farci niente.<br \/>\nGi\u00e0, perch\u00e9 non puoi dire a nessuna signora: scusi, sottospecie di porno attrice mancata potrebbe far caso a suo figlio che sta smanacciando\/sbavando\/sporcando\/danneggiando i libri?<br \/>\nNon si pu\u00f2; perch\u00e9 i clienti portano i soldi.<br \/>\nI soldi.<br \/>\nRimani aperto dodici ore al giorno per i soldi. Sopporta ogni genere di becera maleducazione per i soldi. Apri la domenica per i soldi. Ingoia ettolitri di merda per i soldi.<br \/>\nSorridi sempre per i soldi. Travasa tutti i tuoi attacchi di bile, per i soldi.<br \/>\nScatta, corri, suda.<br \/>\nPer i soldi.<br \/>\nI soldi.<br \/>\nI soldi . . .<br \/>\nForse il mio problema \u00e8 che a me piacciono i libri. Non vendere i libri.<\/p>\n<p>Si fanno le sei. Da adesso in poi odier\u00f2 incondizionatamente ogni persona che si presenter\u00e0 davanti a me, perch\u00e9 vuol dire che i suoi orari di lavoro sono migliori dei miei.<br \/>\nAnche se \u00e8 un vecchio in pensione.<br \/>\nAnche se \u00e8 un bambino che va a scuola.<br \/>\nAnche se \u00e8 un disabile sulla sedia a rotelle.<br \/>\nProprio cos\u00ec.<br \/>\nPer arginare la mia ostilit\u00e0, eseguo mentalmente un esercizio che mi aiuta a mantenere la mia professionale apparenza.<br \/>\nAd ogni cliente che mi rivolge la parola associo un&#8217;arma bianca. Ne conosco tantissime.<br \/>\nMa non c&#8217;\u00e8 nulla di violento dietro.<br \/>\nAssolutamente no . . .<br \/>\n\u00c8 una giornata piena; in pochissimo tempo esaurisco tutte le armi convenzionali e devo darmi ai virtuosismi:<br \/>\n&#8211; Scusa, checcellhai er bignami de filosofia dell&#8217;ultimo anno?<br \/>\nAscia bipenne.<br \/>\n&#8211; Salve, volevo un libro per un bambino che fa la prima comunione. Mi raccomando economico che non lo conosco bene.<br \/>\nDaga.<br \/>\n&#8211; Senti giovane, mi servirebbe un fascicolo, un opuscolo, un qualcosa con l&#8217;ultima legge del condominio. Aggiornato per\u00f2.<br \/>\nTomahawk.<br \/>\n&#8211; Ah, che c&#8217;ha dizionalio lingua inglese?<br \/>\nNaginata. ( Arma tradizionale giapponese, simile ad una lancia; non ditemi che non lo sapevate).<br \/>\n&#8211; Ammazza quanto costa sto dizionario di latino! Ma poi che ce devono fa&#8217; cor latino, \u00e8 sempre lo stesso da dumila anni! Mamma mia, ma io lavoro tuttorgiorno pe&#8217; davve&#8217; li sordi cos\u00ec! Lasciamo sta&#8217;, va&#8217;. Tanto te che ne sai . . .<br \/>\nPer quest&#8217;ultimo esemplare scruto nel mio archivio. Serve qualcosa di sottile, di raffinato.<br \/>\nEd ecco giungere una reminiscenza salgariana perfetta.<br \/>\nIl kriss. (Corto pugnale dalla lama ondulata).<br \/>\nImpugnando mentalmente il mio kriss, rispondo:<br \/>\n&#8211; Mi dispiace, signore. Purtroppo i prezzi dei dizionari sono questi.<\/p>\n<p>Arranco faticosamente verso l&#8217;orario di chiusura. Ci siamo quasi.<br \/>\n19.52.<br \/>\nTra un minuto inizier\u00f2 le operazioni di chiusura.<br \/>\nMa sento la porta automatica aprirsi al piano di sopra. Un rumore di tacchi rispetto al quale quello di stamattina sembra una melodia di flauto traverso.<br \/>\nLa signora ha fretta. In fin dei conti \u00e8 tardi per tutti.<br \/>\nSento tintinnare tutti i ninnoli che porta sparsi sulla sua persona.<br \/>\nL&#8217;ultima (spero) scassapalle della giornata \u00e8 tinta di biondo, molto truccata e con un sorriso ebete mi lancia un foglietto di carta sul banco poi inizia a smanettare sul suo smart phone. Non ha pronunciato una parola.<br \/>\nIo guardo il foglietto, poi guardo lei.<br \/>\nLei guarda il suo cellulare poi guarda me.<br \/>\nSquittisce:<br \/>\n&#8211; Guarda, sta scritto l\u00ec il libro. Io manco so che c&#8217;\u00e8 scritto. Ah ah.<br \/>\nE subito il suo sguardo si aggancia nuovamente al suo touch screen da 4.7 pollici, 1334 x 750 pixel di risoluzione.<br \/>\nCristo.<br \/>\nCon le mie ultime energie mentali afferro il pezzo di carta e leggo.<br \/>\nCi sono scritte quattro parole.<br \/>\nIl fu Mattia Pascal.<br \/>\nSchiaccio il foglio.<br \/>\nPenso: brutta cagna, non c&#8217;\u00e8 scritta una parola tedesca impronunciabile, un rebus in latino o la formula di un polimero.<br \/>\n\u00c8 solo il titolo del romanzo pi\u00f9 sputtanato della storia della letteratura italiana. Anche frequentando cinque anni di un qualsiasi liceo con dei tappi nelle orecchie si viene a conoscenza quantomeno dell&#8217;esistenza di un libro chiamato \u201cIl fu Mattia Pascal\u201d.<br \/>\nPenso: questa \u00e8 la volta buona. Manda a fare in culo questa stronza e lascia questo negozio, questa vita, tutto quanto.<br \/>\nLa tentazione \u00e8 forte. La mancanza di coraggio altrettanto forte.<br \/>\nEspiro. Butto fuori tutta l&#8217;aria.<br \/>\nDico:<br \/>\n&#8211; Lo trova al piano di sopra. Tra i classici.<br \/>\n&#8211; Ah ok. &#8211; Squittisce nuovamente stridula.<br \/>\nRisale di corsa le scale.<br \/>\nNon appena esce dal negozio mi accingo a chiudere mentre il Capo fa i conti.<br \/>\nSpengo le luci ed il computer; rimetto i cartelloni ed i totem all&#8217;interno del negozio.<br \/>\nPerfino i simboli sacri devono riposare la sera.<br \/>\nLa saracinesca si abbassa. Un&#8217;ultimo monosillabo catarroso mi congeda dal Capo.<br \/>\nVia libera verso la saletta.<\/p>\n<p>La saletta \u00e8 un box auto convertito a sala prove in cui, da anni ormai, suono il basso col mio gruppo.<br \/>\nUn tempo non facevamo altro che suonare, sicuri del fatto che non avremmo fatto altro tutta la vita.<br \/>\nAdesso suoniamo una volta a settimana perch\u00e9 passiamo tutta la vita a fare altro.<br \/>\nParcheggio davanti all&#8217;entrata del garage e mi dirigo verso il mio pizzettaro egizio di fiducia.<br \/>\nDue euro di pizza con le patate, due peroni da sessantasei. Grazie.<br \/>\nGi\u00e0 pregusto la scarica di endorfine.<br \/>\nCome sempre, sono il primo ad arrivare nel box.<br \/>\nStappo una birra, ne ingoio met\u00e0 con un sorso. Azzanno la pizza che in due morsi scompare. Finisco la birra di getto.<br \/>\nSparo un rutto di proporzioni bibliche e sorrido.<br \/>\nGuardatemi, sono il dio dei ribelli. Rutto senza vergogna in un box auto dentro un garage deserto. Sono il rock personificato.<br \/>\nStappo l&#8217;altra birra e mi accendo una sigaretta. Mi siedo sul divano logoro della saletta.<br \/>\nMi sento bene.<br \/>\nDa solo, con una birra in una mano e una sigaretta nell&#8217;altra, la testa ciondolante, mi sento bene finalmente.<br \/>\nDopo qualche minuto arriva J., il chitarrista.<br \/>\n&#8211; Bella zi. Ne faccio una?<br \/>\nL&#8217;hashish potrebbe peggiorare il mio umore gi\u00e0 paurosamente instabile; d&#8217;altronde mi garantirebbe un seducente temporaneo oblio.<br \/>\nDico: certo.<br \/>\nJ. \u00e8 esperto, la canna \u00e8 pronta in batter d&#8217;occhio. L&#8217;odore dolciastro del fumo penetra nelle mie narici provocandomi brividi in tutto il corpo.<br \/>\nFumiamo in silenzio.<br \/>\nPoi arriva G., il batterista. Si finisce la canna e iniziamo a montare; siamo carichi, vogliamo suonare.<br \/>\nSuoniamo per un&#8217;ora e mezza di fila, rapiti, persi nel muro di suono. \u00c8 la sensazione pi\u00f9 bella che abbia mai provato. Indescrivibile a chi non ha mai preso uno strumento in mano.<br \/>\nFacciamo una pausa: quando tre maschi adulti si dimenano per un&#8217;ora e mezza in uno spazio angusto, l&#8217;aria diventa irrespirabile.<br \/>\nE mentre fumo una sigaretta accasciato sul divano, mi accorgo di un altro effetto collaterale che l&#8217;hashish mi provoca: i miei ormoni impazziscono.<br \/>\nMi basta pensare brevemente al mio ultimo incontro con Giada che subito un&#8217;erezione pulsante mi gonfia i pantaloni.<br \/>\nMaledetta pubert\u00e0 perenne.<br \/>\nSospiro.<br \/>\nDico: ragazzi, sto a pezzi. Mi sa che vi abbandono.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 problema, noi restiamo un altro po&#8217;.<br \/>\nFinisco la sigaretta ed esco.<br \/>\nSalgo in macchina. Scrivo a Giada: sto arrivando.<br \/>\nDopo pochi secondi arriva la risposta: ok.<\/p>\n<p>Arrivo sotto casa di Giada. Le mando un sms e rimango in attesa.<br \/>\nDopo un considerevole lasso di tempo sento la serratura del portone scattare.<br \/>\nEd eccola che arriva.<br \/>\nCorpo snello, carnagione scura, capelli castani e due occhi verde scuro, grandi, felini.<br \/>\nGiada . . .<br \/>\n&#8211; Ciao! &#8211; Esclama.<br \/>\nCi diamo due insulsi bacetti sulla guancia.<br \/>\n&#8211; Ma perch\u00e9 puzzi sempre come un rumeno dopo che vai a suonare?! Mamma mia!<br \/>\nGli spritz e i rum e coca li lascio a voi signorine, dico.<br \/>\nSono il re delle frasi a effetto.<br \/>\n&#8211; Cretino. Com&#8217;\u00e8 andata in negozio?<br \/>\nLa mia sanit\u00e0 mentale vacilla sempre pi\u00f9 e sto prendendo seriamente in considerazione l&#8217;idea di aggredire i clienti.<br \/>\n&#8211; Al solito.<br \/>\n&#8211; Devo dirti una cosa bellissima. Hai presente quel master a Madrid per cui avevo fatto richiesta insieme a Chicca?<br \/>\nNo, proprio no.<br \/>\n&#8211; Si, mi avevi accennato qualcosa . . .<br \/>\n&#8211; Mi hanno preso! Parto dopodomani!<br \/>\nMi hai fatto venire qui sotto solo per dirmi questo? Ti ricordi di me solo quando non hai altri stalloni liberi, tuo padre mi sfrutta da tre anni e oltretutto devo anche stare a gioire dei tuoi traguardi professionali?!<br \/>\n&#8211; Beh, complimenti. &#8211; Riesco a dire.<br \/>\n&#8211; Almeno una volta nella vita potresti mostrare entusiasmo per qualcosa, lo sai?<br \/>\n&#8211; Scusami, oggi sono un po&#8217; fuori fase. A tal proposito, se non hai altro da dirmi io andrei a dormire.<br \/>\n&#8211; Che c&#8217;\u00e8? Sei triste? &#8211; Dice maliziosa, &#8211; Star\u00f2 via molto tempo. Non vogliamo andarci a fare un giretto insieme per l&#8217;ultima volta?<br \/>\nNon sono triste, tesoro. Sono un po&#8217; incazzato. Soprattutto perch\u00e9 non riuscir\u00f2 a dire no a ci\u00f2 che mi stai offrendo.<br \/>\n&#8211; Se proprio insisti . . .<br \/>\nMi avvio verso la macchina, lei mi segue.<br \/>\nMa poi mi fermo.<br \/>\n&#8211; Sai, forse \u00e8 meglio di no. In effetti sto davvero a pezzi. &#8211; Dico.<br \/>\nBravo, ragazzo.<br \/>\nGiada sgrana gli occhi.<br \/>\n&#8211; Del resto a Madrid non ti mancher\u00e0 certo la materia prima. &#8211; Concludo sorridendo.<br \/>\n&#8211; Sei proprio un coglione!<br \/>\nBen detto.<br \/>\n&#8211; Grazie, altrettanto. Un saluto a pap\u00e0. &#8211; Le rispondo mentre torna sbattendo i piedi verso il suo portone.<br \/>\nRisalgo in macchina.<\/p>\n<p>La strada \u00e8 buia. Guido, la testa attraversata da milioni di pensieri.<br \/>\nD&#8217;improvviso, la consapevolezza di non essere indispensabile per nessuno mi colpisce come un proiettile.<br \/>\nSe adesso io scomparissi, svanissi nel nulla, cosa succederebbe?<br \/>\nQualcuno sarebbe triste, certo. Ma poi?<br \/>\nCi sarebbe qualcuno che non potrebbe continuare a vivere senza di me?<br \/>\nHa senso desiderare qualcosa del genere? Perch\u00e9 non riesco e definire me stesso se non in relazione a qualcosa o qualcuno?<br \/>\nNon rispetto una precedenza ad un incrocio.<br \/>\nUna smart inchioda. Io inchiodo.<br \/>\nPer un pelo non ci tocchiamo.<br \/>\nIl tizio nella smart abbassa il finestrino.<br \/>\n&#8211; Ah cojone, ma come guidi? &#8211; Dice.<br \/>\nNormalmente non risponderei ad una provocazione del genere.<br \/>\nNormalmente.<br \/>\nAbbasso a mia volta il finestrino e dico:<br \/>\n&#8211; Non c&#8217;\u00e8 bisogno di fare il coatto, hai capito?<br \/>\n&#8211; Se c&#8217;hai le palle accosta, allora. &#8211; Risponde il tizio.<br \/>\nPoi mi supera e si ferma a lato della strada.<br \/>\nSono ancora in tempo. Se proseguo per la mia strada di certo non si metter\u00e0 a seguirmi.<br \/>\nNon ne varrebbe la pena.<br \/>\nRiparto e supero la smart.<br \/>\nPoi freno, metto la freccia ed accosto.<br \/>\nScendo dalla macchina. Tremo.<br \/>\nAnche il tizio scende. Scuote la testa, incredulo.<br \/>\nHa i capelli rasati ed indossa una tuta della As Roma.<br \/>\nSi avvicina ondeggiando. Mi soffermo sulle sue sopracciglia sottili, curatissime.<br \/>\nMa solo a me sembra strano che i coatti siano cos\u00ec fissati con l&#8217;estetica? Mah.<br \/>\nMister SmartAsRoma ha qualcosa in mano, sembra un oggetto metallico.<br \/>\nUn mazzo di chiavi, un coltello, un taglierino, una pistola.<br \/>\nIn quel luccichio metallico io vedo finalmente una risposta, la mia via d&#8217;uscita.<br \/>\nE cosa fa un uomo quando finalmente scorge una via d&#8217;uscita?<br \/>\nBeh, ci corre incontro.<\/p>\n<p>Riprendo conoscenza. Il mondo attorno a me \u00e8 ovattato, piacevolmente distante.<br \/>\nSento dei bip in lontananza. Socchiudo gli occhi.<br \/>\nMi trovo in una stanza d&#8217;ospedale.<br \/>\nUna fitta di dolore mi attraversa ma non \u00e8 una sensazione fisica.<br \/>\n\u00c8 ci\u00f2 che vedo: mio padre.<br \/>\nNon si \u00e8 accorto che ho gli occhi aperti. Seduto, guarda fisso davanti a s\u00e9, la faccia tra le mani.<br \/>\nSembra invecchiato di dieci anni.<br \/>\nAi margini del mio campo visivo vedo mia madre. Gesticola, parla con qualcuno animatamente.<br \/>\nBrava, mamma. Non darti mai per vinta.<br \/>\nNon ho idea delle mie condizioni. Praticamente non sento nulla. Devono avermi sedato per benino.<br \/>\nUn torpore mi avvolge nuovamente.<br \/>\n\u00c8 tempo di chiudere gli occhi.<br \/>\nDomani la sveglia suoner\u00e0 alle otto . . .<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24783\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24783\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sveglia suona alle otto. Prima del terzo squillo, ho gi\u00e0 premuto il pulsante dello spegnimento e sono sceso dal letto. Non sono uno di quei tipi che di mattina ha bisogno di vegetare venti minuti nel letto, sospirando e producendo quel particolare suono strozzato cos\u00ec simile ad un coitus interruptus. Grazie a questa mia [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24783\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24783\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":7033,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[217],"tags":[301,302],"class_list":["post-24783","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2015","tag-librerie","tag-psicosi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24783"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7033"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24783"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24783\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25012,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24783\/revisions\/25012"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24783"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24783"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24783"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}