{"id":24582,"date":"2015-05-26T18:13:06","date_gmt":"2015-05-26T17:13:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24582"},"modified":"2015-05-26T18:13:06","modified_gmt":"2015-05-26T17:13:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-nina-e-teresa-una-partenza-di-adelisa-corbetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24582","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Nina e Teresa, una partenza&#8221; di Adelisa Corbetta"},"content":{"rendered":"<p><strong>&#8220;<em>Nina<\/em><\/strong><strong>,<\/strong><em><strong> l&#8217;\u00e8 pruntu da mangia, u l&#8217;\u00e8 in scia toa&#8221;.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&#8220;Un momento, Teresa, non posso lasciare tutto in questo modo&#8221;.<\/p>\n<p>E poi silenzio. Sempre cos\u00ec: lei preparava e la sorella non arrivava; mai una volta che cominciassero a mangiare insieme: una era al primo e l&#8217;altra al secondo, una alla pietanza e Nina alla frutta.<\/p>\n<p>L&#8217;artista non era mai pronta: di un tubetto non c&#8217;era pi\u00f9 il tappo, una campitura era da finire, il cavalletto da coprire, sempre cos\u00ec, sempre qualcosa da fare.<\/p>\n<p>&#8220;<em>Alua, ti vegni ?<\/em><strong>&#8220;<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Vengo, vengo, lasciami ultimare questo lavoretto&#8221;.<\/p>\n<p>Nina non parlava mai in dialetto. Le cadenze, quelle s\u00ec, le aveva, ma usare il genovese proprio no, specie con i suoi clienti o nei negozi del posto, quando comprava cose per il gatto o in pasticceria.<\/p>\n<p>Se ne era chiesta il perch\u00e8 e si era data una risposta: lei aveva vissuto a Vienna, era stata moglie di un noto fotografo, aveva frequentato l&#8217;Accademia di Brera e tanti caff\u00e8, aveva esposto all&#8217;estero.<\/p>\n<p>E poi il suo aspetto: occhi azzurri, capelli biondi, naso all&#8217;ins\u00f9: un tipo un po&#8217; nordico cui il dialetto non si addiceva. L\u00ec al paese, poi, la gente sbirciava da sotto i <em>purteletti <\/em>delle persiane e bisognava darsi un tono.<\/p>\n<p>Aveva pensato anche al proprio nome di battesimo: Pierina era diventato Nina, la pittrice del posto conosciuta e stimata. Adesso si trovava bene l\u00ec, dove viveva da quando, trent&#8217;anni prima, si era separata dal marito.<\/p>\n<p>&#8220;Eccomi, Teresa, abbi pazienza, ma a volte non si pu\u00f2 lasciare tutto cos\u00ec, di punto in bianco. Tutto bene stamattina?<\/p>\n<p>La mattinata era stata sul normale: Teresa era andata alla posta, aveva ritirato la pensione e poi era andata a fare compere. Uscita dal panettiere aveva incontrato la Gnese che quel giorno faceva il pesto e gliene aveva messo voglia. Dal macellaio per le frattaglie del gatto non era passata: quella spesa la faceva sua sorella che era diventata amica di Gustavo: tanto aveva fatto che lui\u00a0le aveva affidato la commissione di un acquerello che adesso teneva appeso dietro alla cassa: una mucca che beveva a una fonte di montagna.<\/p>\n<p>Non c&#8217;era casa o negozio o locale che non esponesse un suo quadro: olio o acquerello, la pittura dei signori che non sporcava, come diceva lei.<\/p>\n<p>Nina era conosciuta per i suoi paesaggi, ma soprettutto per i fiori: mimosa, ginestre, azalee all&#8217;infinito; grandi, medie, in composizioni.<\/p>\n<p>Spesso diceva a Teresa: quando morir\u00f2 mi porteranno un&#8217;azalea sulla tomba.<\/p>\n<p>Teresa non ci pensava: forse sarebbe morta per prima, anche se di poco pi\u00f9 giovane; cos\u00ec le rispondeva che a lei avrebbero portato un piatto di trofie con fagiolini e patate.<\/p>\n<p>Teresa amava cucinare, stare in casa, vedere un po&#8217; di gente tutti i giorni, anche la solita.<\/p>\n<p>A volte incontrava gli antichi compagni di lavoro, quelli del retificio. Riceveva notizie, ascoltava due <em>ceti.<\/em><\/p>\n<p>I pettegolezzi giravano, ma lei alle cattiverie in genere non dava retta.<\/p>\n<p>Quando le ascoltava, poi ci ripensava; ma a furia di pensare, l&#8217;umore le si guastava: doveva chiudersi in cucina, ascoltare un po&#8217; di opera e preparare qualcosa per quella senza testa di sua sorella.<\/p>\n<p>D&#8217;estate stava attenta alle finestre della sala: col caldo del pomeriggio quella gramigna della Gnese, che le abitava proprio di fronte e non aveva pi\u00f9 niente da fare dopo la morte del buon&#8217; anima, le guardava in casa; niente di grave, ma essere vista di nascosto le dava ai nervi.<\/p>\n<p>Spalancava brusca vetri e persiane, tirava la tenda di filet e ci si sedeva dietro a lavorare al tombolo: ti vedo non ti vedo e cos\u00ec la sistemava.<\/p>\n<p>Dal davanzale le arrivava odore di basilico e dalla via, gran vociare: tanti turisti.<\/p>\n<p>Quando era ragazza le dicevano di non andare alla spiaggia\u00a0di sabato e domenica: arrivava gente e non avrebbe trovato posto.<\/p>\n<p>Pi\u00f9\u00a0guardava gi\u00f9\u00a0e meno capiva tutto quel movimento: scendevano a gruppi, riempivano i panifici, stracciavano carte e focaccia lungo i marciapiedi, si bruciavano al sole e\u00a0ripartivano. Spostava spilli e fuselli e \u00a0intanto pensava&#8230;Se fosse cresciuta e vissuta in citt\u00e0, forse anche lei non avrebbe visto l&#8217;ora di prendere un treno, fare un bagno, mangiare focaccia e portarsi a casa la pelle un po&#8217; dolorante, come una promessa d&#8217;abbronzatura.<\/p>\n<p>Da qualche anno, ai primi di luglio, arrivavano da Canavese Emma e suo marito Giovanni: lei poco pi\u00f9 di una ragazza, lui un giovane medico. Si stabilivano sulle colline di Sori, nelle stanze di una grande casa dove lei era nata.<\/p>\n<p>Quando Nina aveva conosciuto Emma, la coppia aveva acquistato un quadro da lei, le era piaciuta subito e aveva preso a dirle: &#8220;Se ti piace dipingere&#8230;vorrei proprio lasciare un&#8217;allieva come si deve&#8221;.<\/p>\n<p>A Emma piaceva tutto: la pittura, la pittrice e anche imparare, ma l&#8217;immalinconiva l&#8217;idea dell&#8217;eredit\u00e0 artistica.<\/p>\n<p>Quando i giovani arrivavano a casa delle sorelle, le due donne non stavano pi\u00f9 nella pelle dall&#8217;agitazione: &#8220;<em>Sun ariv\u00e8,gh&#8217;\u00e9 anche u maiu&#8221;.<\/em> Qualche saluto di rito e poi sparivano: Teresa in cucina ai fornelli, Nina nello studio a tirare fuori da un armadio a muro gli acquerelli recenti. Una prendeva il servizio Ginori e metteva pastafrolle su un vassoietto; l&#8217;altra cominciava a\u00a0esibire ogni suo paesaggio: uno fatto in via Magnasco, alla curva della strada, dove c&#8217;\u00e9 quel grandissimo pino che se non prendono provvedimenti potrebbe abbattersi, ma \u00e9 bello come quelli di C\u00e9zanne. Dal vero. Poi un altro: la casa vicino, ancora <em>en plein air<\/em>, l&#8217;albero era lo stesso. Poi la strada nell&#8217;altra direzione, ancora con il pino inclinato, tutto dal vero, sempre sotto il sole, con il cappello come unica\u00a0protezione.<\/p>\n<p>&#8220;Ma per piacere! Sai che martirio! Il pino l&#8217;avrai fatto una volta e poi variato. Si cambia la visuale anche stando a casa!&#8221; diceva Teresa.<\/p>\n<p>Giovanni stava sul neutrale: &#8220;Che belle macchie di colore!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Dottore, come mi trova? Alla mia et\u00e0, guardi un po&#8217;: dritta, spedita, infilo l&#8217;ago senza occhiali, tocchi un po&#8217; che muscoli, andavo in cordata, sa? Quelle della mia et\u00e0, qui, vanno tutte col bastone e d&#8217;inverno sembrano lucertole al sole, gi\u00f9 sulla spiaggia per i reumatismi. Gagliarde come me&#8230;non ce ne sono!&#8221;<\/p>\n<p>Teresa taceva, conosceva sua sorella e sapeva prenderla per il verso giusto. All&#8217;occorrenza, solo lei, in gran segreto, le asciugava le lacrime quando Leo, \u00a0il gatto, \u00a0scappava per gli amori di stagione: Nina piangeva,sia per gelosia\u00a0che per\u00a0timore che scappasse.<\/p>\n<p>Certi discorsi non toccavano Emma: le importava soprattutto imparare.<\/p>\n<p>&#8220;Quando dipingi, l&#8217;acqua deve essere sempre pulita, adesso te la cambio; vieni &#8221; diceva Nina. &#8221;\u00a0Guarda un po&#8217; quest&#8217;ometto come l&#8217;hanno fatto!&#8221; E le mostrava il \u00a0poster di un acquerello di Klee, appeso vicino all&#8217;acquaio. Nina rideva, fuori di s\u00e8, di fronte all&#8217;incapacit\u00e0 di quel pittore alla moda, cos\u00ec lo chiamava, chiedendo l&#8217;assenso di Emma che sorrideva e cambiava discorso.<\/p>\n<p>Teresa intratteneva Giovanni:&#8221; Mia sorella\u00a0 patita per le bellezze della natura; guardi quanti libri. Quando piove e non esce passa il tempo guardando queste grandi foto.<\/p>\n<p>L&#8217;inverno \u00e8 stato discreto: tanta pioggia, scirocco, mareggiate, ma per fortuna niente freddo; per me \u00e8 micidiale: mi congela anche l&#8217;anima.<\/p>\n<p>La vita qui \u00e8 sempre la stessa, stessi problemi, stesse persone; a volte penso che non mi dispiacerebbe un viaggetto, non tanto lungo,. Io sono piuttosto abitudinaria, mia sorella no, un cambiamento le farebbe bene e sarebbe uno stimolo. Ma se ci penso, sono in pensiero: ha la pressione alta e le emozioni per lei non sono il massimo; dirle una cosa cos\u00ec non so che effetto le farebbe: il cuore non \u00e8 quello di una volta, qualche aritmia ce l&#8217;ha. E poi c&#8217;\u00e8 il gatto: dovrei parlare con la Gnese che lo venisse a curare&#8230;non mi \u00e8 una gran simpatica&#8221;.<\/p>\n<p>A tutto pens\u00f2 Giovanni. Meta: la Provenza, patria di C\u00e8zanne.Dal quattro al sette settembre: gioved\u00ec, venerd\u00ec, sabato e domenica. Non troppo caldo, n\u00e8 troppo fresco, niente alta montagna, viaggio di gruppo.\u00a0Per la Nina quindici gocce di Coramina e un Tavor per dormire. Per Leone, la Gnese due volte al giorno; certo bisognava darle le chiavi.<\/p>\n<p>A Teresa la questione della Gnese mandava la mosca al naso: darle carta bianca cos\u00ec e proprio su quello che avrebbe sempre desiderato: curiosare. La sua cucina, le ricette, i punti del tombolo con tutte le descrizioni, le statuine di\u00a0Capodimonte&#8230;E se rubava qualcosa? Se\u00a0 fosse andata in giro a dire male ? Mica tutto era a puntino: due cuscini a punto croce il gatto li aveva ridotti\u00a0come spugne naturali, la tenda di filet era bucata, il quadro della madonna di Pompei aveva perso la doratura, i piatti d&#8217;argento nella credenza, quelli poi, col salino, non c&#8217;era mai stato verso, chiss\u00e0 i suoi se mai ne avesse avuto&#8230;e il tronchetto della felicit\u00e0? un giorno le aveva detto che arrivava al soffitto. <em>Cose gh&#8217;ea vegniu in mente!<\/em><\/p>\n<p>La Nina tutti questi discorsi non li capiva, per lei la Gnese era insignificante. L&#8217;avrebbe stupita con un progetto che aveva in mente e\u00a0le sarebbe venuta bene per farsi pubblicit\u00e0. L&#8217;idea del viaggio era straordinaria, la Provenza l&#8217;attirava come una scatola di acquerelli\u00a0<em>godet<\/em> in una vetrina di belle arti.<\/p>\n<p>Fuori di s\u00e8 per l&#8217;eccitazione si ricord\u00f2 che era luned\u00ec, giorno di mercato. Cominci\u00f2 la cura la mattina stessa e indoss\u00f2 il vestito pi\u00f9 bello: lungo, nero, con un fiore in diagonale, dall&#8217;orlo alla spalla. Mise qualche gioiello e usc\u00ec di corsa, verso la fermata della corriera.<\/p>\n<p>In cucina, Teresa non si era accorta di niente; aveva preparato una tazza di caffelatte.<\/p>\n<p>Per la Provenza doveva un po&#8217; dimagrire, ci mise meno zucchero. Masticava il pane come i suoi pensieri; qualcosa doveva inventare.<\/p>\n<p>Alla fine: &#8220;<em> Ghe semu!&#8221; <\/em>e si alz\u00f2 di scatto. Prese una borsa un po&#8217; grande, si diede una pettinata veloce e usc\u00ec. Per prima cosa avrebbe comprato il pane: dietro il suo negozio Antonio teneva\u00a0del materiale; ci si arrivava facendo qualche metro di un vicoletto umido e freddo. C&#8217;era entrata una volta per tirarsi su una calza e aveva visto degli scatoloni vuoti di biscotti Galbusera, di giusto formato per il suo scopo. Il problema era farseli dare: non era questione di prenderne uno; tre o quattro ce ne volevano. Mentre andava prese un&#8217;altra decisione: a chiunque avesse incontrato avrebbe detto del viaggio.<\/p>\n<p>Aspettando il suo turno dal panettiere, si preparava il discorso nella mente,, ma ormai era sicura, avrebbe parlato con calma.<\/p>\n<p><em>&#8220;Bungiurnu, Anto, trei panetti a librettu, trei etti de fugassa normale&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>&#8220;<em>Eccu Teresa. Tuttu ben?&#8221;<\/em><\/p>\n<p>&#8220;<em>Grassie, pe piaxei, Anto, ho besoegnu de quattru scatue, anemu in Pruvensa e devu lascia tuttu a postu&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Antonio spar\u00ec come un lampo e torn\u00f2 con le scatole sottobraccio. Perfette!<\/p>\n<p>&#8220;Arrivederci&#8221;<\/p>\n<p>E ora, al prossimo incontro: la Madda del retificio, meglio non evitarla.<\/p>\n<p>&#8220;Buongiorno Teresa, quanta fretta!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Eh, corro: andiamo in Provenza e devo ancora mettere le maglie in naftalina&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Che avvenimento!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Gli avvenimenti son belli perch\u00e8 son pochi!&#8221;<\/p>\n<p>E avanti verso casa, oh ecco Fortunato.<\/p>\n<p>&#8220;Ciao Fortunin, ti trovo bene!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Ciao, Tere, non t&#8217;ho pi\u00f9 vista&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Eh, ho da fare: in settembre andiamo in Francia, ti porter\u00f2 una bottiglia di anisetta, quella che fa diventare l&#8217;acqua bianca nel bicchiere&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Grazie, non ti scordare&#8221;.<\/p>\n<p>Al mercato, intanto, Nina girava da un banco all&#8217;altro: cercava un telo grande, ma veramente grande,\u00a0per \u00a0coprire quattro cavalletti. Aveva visto soltanto stoffe da sdraio, lunghe e strette e \u00a0della cotonina a fiori. Per\u00f2 voleva una tinta unita.<\/p>\n<p>Nel frattempo s&#8217;era fatto un gran caldo, scelse delle lenzuola matrimoniali gialle, due le compr\u00f2 e uno lo ordin\u00f2.<\/p>\n<p>Alle due passate le sorelle si incontrarono sulle scale di casa; una aveva tanto sudato che la camicetta era diventata trasparente, l&#8217;altra aveva il rossetto sparso sul labbro e il cappello di lato. Buttarono tutto sul tavolo.<\/p>\n<p>Teresa chiuse le persiane e tir\u00f2 veloce la tenda. Disse che\u00a0avrebbe pranzato pi\u00f9 tardi: pomodori, formaggio sardo e\u00a0niente focaccia, troppo unta.<\/p>\n<p>And\u00f2 a coricarsi.<\/p>\n<p>Nina si era lasciata cadere sul sof\u00e0; si addorment\u00f2 col cappello sugli occhi. Si ritrovarono a cena: &#8220;Cos&#8217;\u00e8 questa storia? Pomodori e formaggio a pranzo, uova e insalata la sera, non abbiamo mai cenato cos\u00ec. Cosa ti prende, Teresa?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Niente mi prende, \u00e8 un viaggio di gruppo, tanta gente, potremmo fare una dieta, specie io, rendermi un po&#8217; pi\u00f9 elegante&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Teresa, niente sacrifici, hai fattezze mediterranee e basta, pensa piuttosto a un bel cappello e a qualcosa di nuovo&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Hai ragione, mi sto affannando troppo&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;C&#8217;\u00e8 che non mi sento tranquilla a lasciare la casa\u00a0com&#8217;\u00e8. Chi entrer\u00e0\u00a0vorr\u00e0 togliersi tutte le curiosit\u00e0, sai di chi parlo. Nasconder\u00f2 tutto quello che mi preme. Sar\u00e0 una fatica, d&#8217;altronde&#8230;si fa tutto per il gatto&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Ti capisco; figurati che\u00a0mi sono fatta dei pensieri sulle persone di qui.\u00a0Potrebbero chiedere alla Gnese com&#8217;\u00e8 la nostra casa. Da noi non viene mai nessuno e la curiosit\u00e0 \u00e8 normale. Mi \u00e8 venuta l&#8217;idea di esporre\u00a0nello studio\u00a0i miei acquerelli. Lei li vedr\u00e0, ne parler\u00e0, magari ci scappa qualche cliente.<\/p>\n<p>Quando torneremo ci faremo una bella festa e inviteremo un po&#8217; di gente. E&#8217; in settembre che cade il tuo onomastico e anche il tuo compleanno, finiranno i lavori per l&#8217;ascensore: faremo l&#8217;inaugurazione. Si star\u00e0 in allegria; senza timori, non avremo nessuno di cui preoccuparci&#8221;.<\/p>\n<p>Lavorarono tutto il pomeriggio. Teresa cominci\u00f2 dalle statuine: sul fondo di una scatola mise uno strato di ovatta e ce ne dispose cinque, altra bambagia e cos\u00ec via. Chiuse e sigill\u00f2.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 alle annate di &#8220;Magnifico filet&#8221;; le leg\u00f2 a blocchi di sei e riemp\u00ec altre due scatole che colloc\u00f2\u00a0sotto il letto. Alla terza destin\u00f2 il <em>balun<\/em> del tombolo, completo di spilli, fuselli e cartoni dei lavori. Lasci\u00f2 fuori il treppiede per metterci sopra una grande aralia. Lo mise vicino alla finestra, a coprire la tenda di pizzo,\u00a0annodata di lato, dove il gatto aveva fatto un buco.<\/p>\n<p>Per l&#8217;ultima scatola aspett\u00f2: ci voleva pensare. Si ferm\u00f2 un attimo e\u00a0si sedette. Perch\u00e8 indaffararsi tanto?<\/p>\n<p>And\u00f2 in camera da letto, tolse il ritratto dell&#8217;antico fidanzato ed espose una foto di lei e Nina al mare, giovani bagnanti, al centro del com\u00f2; accanto, \u00a0due pesci di vetro rosso e una bomboniera d&#8217;argento.<\/p>\n<p>Ritir\u00f2 dal comodino le medicine della sera e due settimane enigmistiche impolverate, ci lasci\u00f2 i Canti del Leopardi e &#8221;\u00a0Favole al telefono&#8221;. Cos\u00ec complet\u00f2 l&#8217;ultima scatola.<\/p>\n<p>La camera era pi\u00f9 spaziosa; termin\u00f2 con delle ortensie di stoffa, legate con un nastro e posate sulla <em>petineuse<\/em>.<\/p>\n<p>Aveva finito, and\u00f2 a chiamare Nina.<\/p>\n<p>Si trov\u00f2 di fronte una parete gialla lunga tre lenzuola: quattro cavalletti accostati coperti con teli colorati, perfettamente tesi.<\/p>\n<p>&#8220;E ora cosa ti \u00e8 girato?&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Mi \u00e8 girato&#8230;di allestire una personale in casa nostra&#8221;.<\/p>\n<p>Sul pavimento, un po&#8217; sparsi, un po&#8217; impilati, Teresa osservava gli acquerelli della sorella; quanti ne aveva fatti!<\/p>\n<p>Nina saliva e scendeva dalla scaletta, prendeva un foglio, lo fissava con gli spilli al lenzuolo, tornava gi\u00f9, guardava l&#8217;effetto, ne sceglieva un altro, risaliva.<\/p>\n<p>&#8220;Che ne dici, Teresa, certo bisogner\u00e0 vederli nell&#8217;insieme. Di&#8217; qualcosa!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Diavolo di donna che sei! Ne parleranno tutti, vorranno vedere, magari comprare&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Chi sa mai&#8230;&#8221;<\/p>\n<p>La sera commentarono ancora il lavoro: si compiacevano, si complimentavano,\u00a0 si concedevano il meritato riposo.<\/p>\n<p>La casa era accogliente, le stanze ordinate, lo studio inappuntabile. La stanchezza le vinse.<\/p>\n<p>Teresa appoggi\u00f2 la testa sulla spalla vicina e ascolt\u00f2 la sorella.<\/p>\n<p>&#8220;Sai cosa mi ha detto una volta Emma? Secondo sua zia, gli imprevisti, gli ospiti curiosi, la benedizione delle case &#8230;sono\u00a0 situazioni che danno da fare, ma poi si \u00e8 contenti e dovremmo ringraziare i visitatori. Sei soddisfatta, Teresa?&#8221;<\/p>\n<p>Ma la sorella non rispose: Morfeo l&#8217;aveva rapita.<\/p>\n<h2><\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24582\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24582\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Nina, l&#8217;\u00e8 pruntu da mangia, u l&#8217;\u00e8 in scia toa&#8221;. &#8220;Un momento, Teresa, non posso lasciare tutto in questo modo&#8221;. E poi silenzio. Sempre cos\u00ec: lei preparava e la sorella non arrivava; mai una volta che cominciassero a mangiare insieme: una era al primo e l&#8217;altra al secondo, una alla pietanza e Nina alla frutta. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24582\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24582\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":6496,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[217],"tags":[],"class_list":["post-24582","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24582"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/6496"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24582"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24582\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24817,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24582\/revisions\/24817"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24582"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24582"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24582"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}