{"id":24556,"date":"2015-05-25T18:27:38","date_gmt":"2015-05-25T17:27:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24556"},"modified":"2015-05-25T18:27:38","modified_gmt":"2015-05-25T17:27:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-il-ragazzo-del-mandorlo-in-fiore-di-daniela-grandinetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24556","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Il ragazzo del mandorlo in fiore&#8221; di Daniela Grandinetti"},"content":{"rendered":"<p>I suoi vent\u2019anni erano trascorsi in quel giardino, scritti sui jeans logori e rammendati che indossava tutti i giorni ormai da cinque anni. La tela aveva i segni delle macchie lasciate dalle piante, dai fiori, dalla torba e dai concimi, c\u2019avevano disegnato sopra una mappa dei piaceri che avevano segnato il suo tempo. Fin da bambino Raul aveva giocato cos\u00ec tante volte\u00a0 a impastare quella terra che ormai ne era parte e per niente al mondo se ne sarebbe allontanato.<br \/>\nQuando il sole cominciava a scendere e i colori e gli odori erano pi\u00f9 intensi, Raul amava oziare in qualche angolo del piccolo paradiso che aveva creato con le sue mani, un po\u2019 come Dio ma in scala ridotta. Le tante anime che abitavano quel luogo diventavano una sola con la sua. L\u00ec si sentiva al sicuro pi\u00f9 che in qualsiasi altro luogo.<br \/>\nGli piaceva star l\u00ec di giorno a lavorare e di notte ad aspettare la brezza leggera che muove le foglie, quando la luce pallida della luna illuminava i suoi cactus nel lembo del giardino abitato da piante grasse che di giorno sembravano sculture malformate, turgide e spinose, ma che nella notte svelavano tutto l\u2019incanto dei loro\u00a0 fiori,\u00a0 le <em>regine della notte<\/em>, candidi come i raggi lunari. Certe notti restava sveglio solo per contemplare quei fiori.<br \/>\nRaul l\u00ec era cresciuto, aveva imparato tutto quello che c\u2019era da imparare. Ci sono piante che di giorno aspettano pazienti le stelle per aprire i petali e regalare la loro fragranza, altre che invece amano la baldoria del sole e si ravvivano con la luce. Lui le aveva studiate, scelte e disposte con cura meticolosa..<br \/>\nQuel pomeriggio del 15 di aprile Raul si era addormentato sotto il mandorlo. Il suo risveglio fu violento e di soprassalto. La voce di sua madre che lo chiamava gli diede un sussulto che lo riport\u00f2 bruscamente alla realt\u00e0. Apr\u00ec gli occhi e a malapena riusciva a capacitarsi di dove fosse, come accade quando cadiamo in un sonno profondo. Avvertiva soltanto un\u2019assenza, ma era una sensazione buona. Ricord\u00f2 allora che stava sognando: di nuovo nel sogno c\u2019era quella donna che correva senza mai voltarsi.<br \/>\n\u201cQuante sfumature ha l\u2019attesa?\u201d Si chiese ritrovando coscienza. Si mise a sedere e il tripudio delle fioriture primaverili gli sembr\u00f2 la giusta risposta.<br \/>\nIn casa quel giorno lo stavano aspettando sua madre e Don Leo, ma lui non aveva voglia di parlare con loro; sapeva gi\u00e0 che Don Leo non era l\u00ec per caso. Avrebbe temporeggiato ancora un po\u2019 prima di affrontarli. Doveva essere ben sveglio.<br \/>\nEra stata sua madre a invitare Don Leo. Don Leo era, come si dice, l\u2019ultima spiaggia, visto che non c\u2019era verso di convincerlo a partire.<br \/>\n\u201cAl diavolo anche lui!\u201d \u00a0Lui non ci sarebbe andato a studiare in America.<br \/>\nQuando risent\u00ec per la seconda volta la voce materna che insisteva a chiamarlo si decise ad alzarsi. Non aveva scuse, era impossibile non sentirla. Quella era una cosa che andava fatta e non c\u2019era verso di nascondersi. Sperava soltanto che il tentativo di sua madre fosse anche l\u2019ultimo. Magari dopo l\u2019ennesimo fallimento si sarebbe messa il cuore in pace.<br \/>\nLi trov\u00f2 in salotto composti e immobili come statue. La prima cosa che Raul not\u00f2 furono le mani bianche del sacerdote appoggiate con eleganza sulle gambe. Aveva sempre diffidato di mani cos\u00ec candide. Cosa ne sanno della vita?<br \/>\nAnd\u00f2 a sedersi nella poltrona nel mezzo ai due, ben sapendo che sua madre lo stava guardando con disapprovazione, detestava che lui rimanesse con gli abiti sporchi da lavoro per casa in assenza di estranei, figuriamoci in presenza di Don Leo.<br \/>\n\u201cQuesti stracci \u2013 gli aveva detto la sera prima \u2013 \u00e8 tutta colpa di questi stracci. Se ti vestissi come un cristiano diventeresti un cristiano come tutti\u201d. La parola cristiano, per sua madre, aveva una doppia valenza.<br \/>\nGli venne in mente che forse avrebbe dovuto scusarsi per averli fatti aspettare e presentarsi per giunta in quel modo, ma Don Leo comunque non gliene diede il tempo.<br \/>\n\u201cAllora figliolo, stavo appunto parlando con tua madre, dice che non vuoi partire\u00a0 \u2013 tagli\u00f2 corto il sacerdote \u00a0\u2013 non pensi che ti si stia offrendo una grande opportunit\u00e0?\u201d<br \/>\n\u201cLo so Don Leo, ma \u00e8 una scelta che spetta solo a me.\u201d Rispose Raul altrettanto sbrigativo.<br \/>\n\u201cCerto Raul, ma ricorda che tu sei il frutto di un\u00a0 miracolo del signore. Tuo padre ripone in te grandi speranze.\u201d<br \/>\nQuante volte ancora avrebbe dovuto sentire quella storia del miracolo? L\u2019aveva forse chiesto lui?<br \/>\n\u201cAscolta figliolo \u2013 riprese Don Leo, questa volta con tono pi\u00f9 suadente &#8211; \u00a0voglio farti una semplice domanda: puoi forse dire di essere stato felice qui negli ultimi anni?\u201d<br \/>\nRaul chiuse gli occhi \u2013 lei sa cos\u2019\u00e8 la felicit\u00e0 Don Leo? Aprile \u00e8 la stagione degli iris, delle fresie, dei glicini. Sta per cominciare la festa, l\u00ec c\u2019\u00e8 la felicit\u00e0. Lei sa per caso se pu\u00f2 esisterne un\u2019altra? Apr\u00ec gli occhi. Il volto severo di Don Leo era ancora in attesa di una risposta.<br \/>\n\u201cCredo di s\u00ec Don Leo\u201d. \u00a0Sua madre allung\u00f2 il collo e lo guard\u00f2 di traverso, quasi a implorare di essere pi\u00f9 rispettoso.<br \/>\nFinocchio. Frocio. Ricchione. Era vero, durante la sua adolescenza aveva collezionati tutti gli epiteti possibili. Gli adolescenti sono animali feroci che si muovono in branco e attaccano, diventano facilmente carnefici bisognosi di un martire. Lui ne era stato vittima prediletta molte volte.<br \/>\nPeccato\u00a0 per\u00f2 che lui non fosse frocio, anche se era quello che pensavano tutti. Amare i fiori e le piante era considerata cosa da femmina e avevano finito per credere che doveva avere qualcosa di storto. Del resto meglio pensarlo frocio che pazzo. Lui era figlio del notaio Manetti, avrebbe potuto assumere dieci giardinieri, se proprio ci teneva ad avere il giardino pi\u00f9 bello, che bisogno aveva di stare tutto il tempo a potare e innestare, a tagliare e piantare? Era per questo che volevano allontanarlo dal suo giardino. L\u2019unico figlio del notaio Manetti, di discendenza nobile,\u00a0 non avrebbe potuto fare il giardiniere.<br \/>\n\u201cCredi di poter basare il tuo futuro su quel giardino? \u2013 la voce di Don Leo lo riport\u00f2 alla realt\u00e0. Raul aveva percepito in quella voce una nota di irritazione &#8211; rifletti Raul, devi tutta la tua gratitudine a genitori che ti hanno accolto e allevato e per i quali sei diventato il loro bene pi\u00f9 grande.\u201d<br \/>\nRaul ripens\u00f2 alla donna del sogno, aveva sempre l\u2019impressione che avesse a che fare con \u00a0qualcosa che non riusciva a raggiungere; a quanto desiderasse\u00a0 vederne il volto. Erano anni che si addormentava covando quella speranza.<br \/>\nTutti sapevano che quelli non erano i suoi genitori. Sua madre, quella vera, l\u2019aveva partorito in quel giardino, da sola. Una notte era arrivata da chiss\u00e0 dove e aveva schiuso le gambe senza neanche un gemito, nessuno aveva sentito niente. Proprio nel punto in cui era cresciuto il mandorlo, aveva fatto sgorgare la sua acqua e il suo sangue. Poi aveva abbandonato il suo fiore davanti all\u2019uscio di quella ricca casa, inghiottita da chiss\u00e0 quale povert\u00e0 o vergogna.<br \/>\nEra stato il pi\u00f9 feroce del branco a rivelargli la verit\u00e0 quando aveva undici anni. Da allora aveva preso a fare quel sogno, quella donna correva senza voltarsi indietro e Raul si era messo in testa di aspettarla. Era cresciuto aspettandola e l\u2019avrebbe aspettata perch\u00e9, lui ne era certo, prima o poi si sarebbe fermata e finalmente avrebbe visto il suo volto. Era un pensiero che aveva preso forma nella sua testa molto tempo prima. Non aveva fisionomia concreta, era piuttosto un\u2019intuizione. Non l\u2019aveva mai rivelato a nessuno.<br \/>\nSua madre toss\u00ec. Un colpo di tosse lieve e discreto, un segnale per richiamare la sua attenzione. Disse anche qualcosa, ma Raul non ascoltava. Si alz\u00f2 con lo sguardo fisso in un punto oltre la finestra aperta sul giardino. Lui non era in debito con la famiglia che lo aveva accolto, si era sempre comportato nel modo giusto, non aveva mai dato grattacapi, non era mai stato come i suoi coetanei.<br \/>\nSi ferm\u00f2 con le mani nelle tasche dei jeans. Alle sue spalle sua madre e Don Leo lo guardavano avvolti da un silenzio carico d\u2019ansia. La sua immaginazione era stata sempre confusa, ma qualcosa in quel momento cambi\u00f2. Un cambiamento impercettibile, una scintilla, incomprensibile a chi non avesse avuto una sensibilit\u00e0 molto acuta, cosa che, di certo, n\u00e9 Don Leo n\u00e9 sua madre possedevano.<br \/>\nNon posso andare, avrebbe voluto dire.<br \/>\nSo che non ha senso, avrebbe voluto dire.<br \/>\nMi spiace, avrebbe voluto dire.<br \/>\nInvece non disse niente di tutto questo, come se avesse lasciato la voce in un luogo lontano.<br \/>\n\u201cC\u2019\u00e8 un mandorlo in giardino che ha bisogno di me \u2013 disse senza voltarsi &#8211; \u00a0finch\u00e9 fiorir\u00e0 io star\u00f2 qui. E se la cosa non vi piace, allora dovrete scacciarmi con la forza.\u201d<br \/>\nLe parole erano scivolate dalle sue labbra come su un tappeto di velluto. Si sentiva bene. Fissava le gemme del mandorlo gonfie d\u2019aprile. Erano piene, vive, sul punto di aprirsi.<br \/>\nPens\u00f2 che di l\u00ec a poco ne avrebbe visto i fiori. E c\u2019era allegria in questo pensiero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24556\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24556\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I suoi vent\u2019anni erano trascorsi in quel giardino, scritti sui jeans logori e rammendati che indossava tutti i giorni ormai da cinque anni. 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