{"id":24515,"date":"2015-05-25T18:14:50","date_gmt":"2015-05-25T17:14:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24515"},"modified":"2015-05-25T18:14:50","modified_gmt":"2015-05-25T17:14:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-cuba-di-navid-carucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24515","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Cuba&#8221; di Navid Carucci"},"content":{"rendered":"<p><em>E tre<\/em>.<\/p>\n<p>Era la terza volta che scorgeva l\u2019aereo, opaco contro il sole, quella settimana. Ne aveva visti altri, di aerei, alcuni anche da vicino, all\u2019aeroporto dell\u2019Avana. Ma quello era diverso. Lo chiamava l\u2019<em>\u00e0guila de hierro<\/em>, l\u2019aquila di ferro. Era snello, nero, elegante, e volava cos\u00ec alto che quasi non lo vedevi. Il suo passaggio, per tre volte, era di buon auspicio. Tre era il numero fortunato di Emilio.<\/p>\n<p>Riscese al piano dal promontorio dove ogni giorno si arrampicava per scrutare il mare. La nave non si vedeva ancora, ma non doveva scoraggiarsi. L\u2019attendevano al pi\u00f9 presto. Come ogni volta, scendendo fra i palmizi, lev\u00f2 una preghiera alla Santa Vergine. Il suo <em>lider maximo<\/em> non avrebbe approvato, e Dio sapeva se lui non era un buon cubano e socialista, ma in quel momento aveva bisogno di tutto l\u2019aiuto possibile.<\/p>\n<p>L\u2019estate del \u201962 era stata eccezionalmente arida. Poche giornate di pioggia avevano rinfrescato il terreno, e nutrito le piantagioni. I venditori di bibite avevano raddoppiato i guadagni, ma per i piccoli proprietari terrieri (ed Emilio era fra questi) significava la calamit\u00e0. E poi, Emilio era superstizioso. L\u2019ultima estate cos\u00ec secca la ricordava bene, quella del \u201958. Allora non se n\u2019era preoccupato. Coltivava cotone in un latifondo, e il cotone ha bisogno di poca acqua. E comunque, lui e sua moglie erano troppo impegnati a lustrarsi gli occhi con la piccola Maria Sole, di appena un anno, che cominciava a esplorare il mondo e a balbettare le prime gorgoglianti parole. Il sole, negando il maltempo, era sembrato unirsi alla loro gioia. Ma poi l\u2019estate era finita, ed era venuto settembre, settembre con le sue piogge, sempre pi\u00f9 violente, fino a un tifone d\u2019ottobre che dur\u00f2 quattro giorni e cinque notti. Met\u00e0 delle persone che conosceva nelle campagne erano morte o avevano perso qualcuno nelle alluvioni. Sua moglie venne schiacciata da una trave la terza notte, mentre senza avvertirlo era uscita nella burrasca per cercare un\u2019altra coperta per la bambina. Lui dormiva. Si rese conto dell\u2019accaduto solo il giorno dopo, affacciandosi dal rifugio e vedendo la rimessa crollata.<\/p>\n<p>Quella fu l\u2019estate del \u201958, un\u2019estate calda e secca proprio come questa. Emilio si stropicci\u00f2 gli occhi stanchi e rugosi, asciugando lacrime che non c\u2019erano. La pelle scura, segnata, cotta, che Maria Sole amava tanto tendere e tirare, aveva preso un tono giallastro, di cuoio vecchio. Erano notti che non dormiva per vegliare la piccola. L\u2019estate era stata troppo calda, gli insetti avevano invaso l\u2019isola. Tra i Caraibi e il centro America, Cuba era una stazione di passaggio per ogni genere di sciame. Qualcosa doveva aver punto Maria Sole; da quasi una settimana lottava contro una febbre feroce e persistente. <em>Febbre gialla<\/em>, gli sembrava di aver sentito dal dottore. Ma che ne sapevano i dottori? Emilio le aveva dato da masticare tabacco, come sua madre faceva con lui per accelerare il decorso. Ma il dottore gli aveva dato dell\u2019irresponsabile. Da allora, non sapeva pi\u00f9 che fare. Il dottore diceva che non c\u2019erano medicine. Le farmacie in citt\u00e0 erano vuote. Un cargo di medicinali era in viaggio dalla Russia, lo aspettavano da un giorno all\u2019altro. Emilio sapeva a malapena contare. Non aveva un calendario. Aveva chiesto a un vicino di tenere il conto, ma non lo vedeva da due giorni. Saliva ogni mattina sul promontorio da cui si scorgeva un ampio braccio di mare, fin quasi alla baia dell\u2019Avana; aguzzava gli occhi buoni (eh, quelli s\u00ec che erano una risorsa!), poi tornava pregando alla sua casupola.<\/p>\n<p>Maria Sole gemeva, si voltava, a volte delirava. Non riusciva pi\u00f9 ad orinare da sola. Doveva portarla fino alla baracca del bagno a intervalli regolari, oppure se la faceva addosso. La cosa che lo sconvolgeva di pi\u00f9 era il contrasto fra la pelle infuocata e il sudore gelido. Quella contraddizione non era naturale, era demoniaca, come se il corpo combattesse se stesso. Pelle calda, acqua calda, questo era sano e comprensibile. <em>La mia bambina, la mia bambina<\/em>, ripeteva senza pace. <em>Non la mia bambina, \u00e8 cos\u00ec piccola, deve andare ancora a scuola, \u00e8 cos\u00ec vispa e intelligente, lei avr\u00e0 una vita felice, non come il suo pap\u00e0, ti prego prendi me piuttosto, quest\u2019isola \u00e8 piena di contadini, magari l\u2019allever\u00e0 Ramirez che \u00e8 una brava persona e non se la passa neanche male, con lui star\u00e0 bene, presto mi dimenticher\u00e0, ti prego se \u00e8 febbre gialla la mia faccia \u00e8 gi\u00e0 un po\u2019 gialla, la voglio io questa febbre, il suo corpicino \u00e8 cos\u00ec fragile, sta bollendo, ho paura che si scioglier\u00e0 e questa nave non arriva, quando doveva arrivare? Il dottore ha detto il 26, ma adesso quanti ne abbiamo? Il sole \u00e8 gi\u00e0 sorto e tramontato pi\u00f9 volte, me lo ricordo bene, che giorno era quando l\u2019ha visitata l\u2019ultima volta, ma perch\u00e9 questa barca maledetta non si fa vedere? Domani vado in citt\u00e0 e parlo col dottore.<\/em><\/p>\n<p>Ma il dottore non era nel suo studio, nessuno sapeva dove fosse. La gente lo guardava con aria strana, patetica. Povero contadino, dovevano pensare. Topi di citt\u00e0, pensava lui. E poi, non erano forse i contadini il motore della rivoluzione, la forza del paese? Che avevano da fissarlo con quell\u2019aria stralunata, quei\u2026 avrebbe voluto dire <em>borghesi<\/em>, ma non conosceva la parola. La sostitu\u00ec con un\u2019imprecazione, riprendendo sul suo carro la via di casa. Non aveva un\u2019automobile. Ben pochi, nelle campagne e sulle colline, ne avevano una. Arranc\u00f2 fin quasi al tramonto.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 un altro giorno, altre lunghe ore di mare azzurro e piatto, di aria tiepida e poco umida, e nessuna nave all\u2019orizzonte. Gli sembrava che ottobre stesse per finire, da certi segni nella zona, rumori familiari, gente che andava e veniva dalla citt\u00e0. Non aveva pensato di chieder loro la data. Se ne rimprover\u00f2 tutta la notte. L\u2019alba lo sottrasse a un sonno tardivo e convulso.<\/p>\n<p>Maria Sole peggiorava. Cominciava non riconoscerlo pi\u00f9. Due volte lo aveva chiamato \u201cPedro\u201d. Non sapeva neppure chi fosse, Pedro. Uno dei garzoni di Ramirez? Un bracciante venuto ad aiutarlo per il raccolto? Il figlio di una qualche famiglia di cui non sapeva nulla? Di tra il dolore e la preoccupazione per le sorti della figlia, si insinu\u00f2 anche una certa gelosia per quel nome senza volto. Ma era una voce appena udibile, fra i lamenti sempre pi\u00f9 flebili e stanchi della sua bambina. Ormai passava quasi tutto il tempo a dormire. Non riusciva a mangiare. Di tanto in tanto, vomitava liquido nero. Emilio non sapeva che fare. Cercava di tenerla sveglia; le raccontava delle storie, le parlava della mamma, le asciugava la fronte con una pezza bagnata e meditava di farle masticare tabacco. Ma lei sputava ogni cosa, era cos\u00ec magra e luccicante che sembrava un pesciolino. Emilio, guardandola e pensando al mare, scoppi\u00f2 infine a piangere. Quell\u2019isola era una prigione, non poteva portarla da nessuna parte. Nessun ospedale l\u2019avrebbe accettata; e in ogni caso, anche in citt\u00e0 gli ospedali erano senza medicine. Il dottore era stato chiaro. Se quei dannati americani non avessero interrotto i commerci! Ora non dovrebbero dipendere da una lenta e affannosa carretta russa. Ma era cos\u00ec grande l\u2019oceano? A sentire i discorsi della gente, l\u2019Unione Sovietica sembrava dietro l\u2019angolo. Perch\u00e9 ci metteva tanto ad arrivare?<\/p>\n<p>E poi, il dottore non si vedeva. Aveva promesso che sarebbe tornato; anche se non poteva far nulla, era suo dovere controllare la paziente, magari stava meglio, magari doveva essere coperta, o scoperta, magari doveva passare un po\u2019 di tempo in riva al mare: c\u2019erano mille \u201cmagari\u201d che era compito del dottore trasformare in ordini o in divieti. Emilio si stracci\u00f2 la camicia bianca di dosso e si percosse sul petto. Non lo aveva mai fatto. Qualcosa, nel suo cuore, si spezzava lentamente, come un oggetto incollato male che cigola pian piano. Aveva un cupo presentimento. Ma che gli succedeva, alla gente? Stavano tutti rintanati in casa. Neanche il vicino aveva pi\u00f9 visto, e s\u00ec che gli aveva chiesto di tenere la data! Anche se ci era gi\u00e0 stato quella mattina, decise di ritornare sul promontorio.<\/p>\n<p>Mentre si inerpicava attraverso la boscaglia sulle pendici del colle, sent\u00ec un rombo violento che si avvicinava, come gi\u00e0 due o tre giorni prima, proprio sopra la sua testa, quando aveva creduto che il cielo stesse franando e si era spaventato a morte per Maria Sole, stesa davanti a lui nel dormiveglia. Per un istante eterno, aveva rivissuto il crollo che le aveva portato via la madre. Ma il rombo si era allontanato con un fischio assordante. L\u2019intera capanna aveva tremato. Era la morte che sfiorava la sua casa, aveva pensato, e ringraziato in cuor suo il Signore Iddio per non averla fatta fermare alla sua porta.<\/p>\n<p>Stavolta era all\u2019aperto. Si arrampic\u00f2 con quanta velocit\u00e0 poteva su un albero di cocco, e per poco non venne sbalzato via dal passaggio a bassa quota di un aereo, non l\u2019<em>aguila de hierro<\/em>, un altro che non aveva mai visto. Con un urlo meccanico, sfrecci\u00f2 velocissimo sopra la sua testa, diretto all\u2019entroterra. Emilio corse a perdifiato fin sul promontorio, chiedendosi cosa stesse accadendo. Forse il <em>lider maximo<\/em> stava male? Quegli aerei, portavano forse medicine?<\/p>\n<p>In cima al promontorio, vide due cose che lo riempirono di meraviglia e di terrore.<\/p>\n<p>La prima: l\u2019aereo che gli era passato sul capo aveva impennato verso l\u2019alto, lo vedeva chiaramente all\u2019orizzonte, che saliva a velocit\u00e0 vertiginosa inseguito da due, no, almeno tre scie bianche. Una delle scie parve carezzare senza peso il puntino ormai minuscolo nell\u2019azzurro. Un lampo di luce costrinse Emilio ad abbassare lo sguardo, e quando riapr\u00ec gli occhi c\u2019erano solo fumo e stelle cadenti che scendevano verso il mare. Il rumore dell\u2019esplosione, meno forte di quanto si attendesse, lo raggiunse un attimo dopo.<\/p>\n<p>La seconda: seguendo la traccia dei detriti verso l\u2019acqua, si accorse di un trattino grigio all\u2019orizzonte, e poi di un altro accanto, rossastro. Il cuore rischi\u00f2 di cedergli per il sollievo e l\u2019entusiasmo. Fece per correre alla sua casa, ma tanto Maria Sole non avrebbe capito. Povera piccola, ormai non sentiva e non parlava pi\u00f9. Aveva gli occhi gonfi come quelli di un camaleonte. Respirava a fatica. Ma se ci\u00f2 che vedeva era davvero <em>quella<\/em> nave, presto sarebbe guarita. Rimase di vedetta sul promontorio, deciso a seguire l\u2019avvicinamento dello scafo come qualcuno, secoli prima, aveva osservato Cristo camminare sulle acque del lago di Tiberiade.<\/p>\n<p>Rimase seduto per ore. La macchia rossa non solo non si avvicin\u00f2, ma a un certo punto sembr\u00f2 rimpicciolirsi, e dopo un altro po\u2019 scomparve all\u2019orizzonte. Il puntino grigio non si mosse. Il mare intorno a Emilio rimaneva calmo e sgombro. Altrettanto calmo e sgombro si sentiva lui. Inerte. Dov\u2019era andata la nave dei medicinali (perch\u00e9 era di certo la nave dei medicinali)? Puntava forse a un altro porto, a Santiago, sull\u2019altro lato dell\u2019isola? E per quale motivo? Stavolta, oltre a non sapere che fare, non sapeva neppure che pensare. Non si fidava nemmeno di pregare la Vergine. Si sentiva come se proprio Lei gli avesse teso la salvezza a portata di mano, e poi l\u2019avesse ritirata. Se non ci si poteva fidare dei santi, che cosa rimaneva? Forse aveva ragione il <em>lider maximo<\/em>.<\/p>\n<p>Torn\u00f2 a capo basso e inquieto verso la casupola. Maria Sole era morta. La testolina poggiava leggera sul cuscino come se il peso dell\u2019anima, volando via, l\u2019avesse lasciata vuota. Per diversi minuti, Emilio continu\u00f2 a parlarle. Le raccontava dell\u2019aereo e delle luci, come i fuochi d\u2019artificio il primo maggio. Le parlava delle sere d\u2019estate, di quando lui e la sua mamma andavano a ballare, e di come lei sarebbe diventata una ballerina meravigliosa. Rifiutava di accettare quel corpo silenzioso e ormai asciutto. Le pass\u00f2 una mano sulla fronte, con commossa soddisfazione. Non scottava pi\u00f9 come prima, anzi, era fresca. <em>La mia piccola Maria Sole<\/em>, singhiozz\u00f2 felice. Si chin\u00f2 su di lei, le baci\u00f2 una manina, e quasi le svenne in grembo. Rimase con la testa sul suo ventre immobile per pi\u00f9 di un\u2019ora, poi esplose in un pianto irrefrenabile. Tutta la pioggia che non era caduta quell\u2019estate pareva scorrere fra le sue palpebre. La piccola Maria Sole, irrorata d\u2019acqua calda e dolente, non torn\u00f2 alla vita, anche se l\u2019avrebbe fatto volentieri per quel padre che amava tanto. La sua piccola storia finiva l\u00ec, sotto un tetto di palme, all\u2019ombra dei banani, sotto un cielo azzurro e senza nubi.<\/p>\n<p>Anche Emilio sentiva di essere finito l\u00ec. La morte, pens\u00f2 debolmente, non era solo per chi andava, ma anche per chi rimaneva. Con la sua piccina era partito anche lui. Almeno, pensava, il suo spirito le avrebbe tenuto compagnia. E presto, molto presto, si sarebbero ritrovati. Il mondo non aveva pi\u00f9 senso.<\/p>\n<p>Non gli restava nemmeno la forza di imprecare. Il dottore si fece vivo dopo tre giorni. Non parve sorpreso alla notizia della morte della bimba. Non ci si poteva far nulla, gli disse. Anche se la nave fosse arrivata, probabilmente sarebbe stato troppo tardi. Ma non era mai arrivata. Gli parl\u00f2 di certi eventi, di guerre mondiali, cose che Emilio non ascolt\u00f2 neppure. Teneva lo sguardo rivolto verso l\u2019alto, dove aveva scorto l\u2019<em>\u00e0guila de hierro<\/em>, ovviamente non un buon auspicio come aveva sperato. Da allora in poi, se ne avesse vista una, avrebbe saputo che pensare. Da allora in poi anche l\u2019<em>\u00e0guila de hierro<\/em>, come le estati calde e secche, era latrice di morte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dal 22 al 27 ottobre 1962 si \u00e8 svolta la cosiddetta \u201ccrisi di Cuba\u201d. A seguito dell\u2019avvistamento da parte di un aereo-spia americano, il 16 ottobre, di testate nucleari sovietiche su territorio cubano, il presidente Kennedy ha ordinato il blocco navale dell\u2019isola e minacciato l\u2019invasione se i russi non avessero smantellato i missili. Dopo un braccio di ferro che ha portato il mondo sull\u2019orlo dell\u2019olocausto nucleare, l\u2019Unione Sovietica ha accettato di ritirarsi in cambio della salvaguardia di Cuba. John Fitzgerald Kennedy e Nikita Krushev hanno istituito una linea diretta, il \u201ctelefono rosso\u201d, per scongiurare il ripetersi di simili crisi.<\/p>\n<p>Entrambi si contendono il merito di aver salvato il mondo.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24515\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24515\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E tre. 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