{"id":24513,"date":"2015-05-25T18:20:25","date_gmt":"2015-05-25T17:20:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24513"},"modified":"2015-05-27T12:28:31","modified_gmt":"2015-05-27T11:28:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-un-giorno-sotto-al-porticato-di-ottavio-mirra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24513","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Un giorno sotto al porticato&#8221; di Ottavio Mirra"},"content":{"rendered":"<p>\u2018O cecato tiene il posto all\u2019angolo dove via Toledo si affaccia su Piazza Dante.<br \/>\nTutte le mattine alle sette \u00e8 gi\u00f9 in strada, affretta il passo e addenta una pizzetta. Da Poggioreale deve arrivare al punto di raccolta che \u00e8 in Piazza Garibaldi. E\u2019 l\u00ec che stanno gli altri ad aspettare il furgone che ogni giorno li porta al lavoro. Ognuno ha il suo posto sui marciapiedi delle varie strade del centro.<br \/>\n\u2018O cecato tiene il posto migliore perch\u00e9 sta sotto un porticato e, piove o c\u2019\u00e8 il sole, lui sta sempre riparato. Quel posto glielo hanno dato dopo anni di marciapiede aperto. Se lo \u00e8 meritato perch\u00e9 non si \u00e8 mai tenuto neanche un centesimo, ed ogni sera, quando ritorna il furgone, lui si svuota sempre le tasche.<br \/>\nOgni posto tiene l\u2019incasso suo. Quelli hanno pratica e i conti li sanno fare, ch\u00e9 se non tornano rischi le gambe.<br \/>\n\u2018O cecato le tasche le svuota per riconoscenza e per una specie di attaccamento alle regole. Loro lo fanno mangiare e lui, in cambio, fa quello che gli chiedono, che poi non \u00e8 una gran cosa. Deve stare seduto a terra a fare la parte del cieco, deve riferire se vede in giro cose che non vanno, che so, uno scippo non autorizzato, un movimento sospetto in qualche negozio, carabinieri troppo presenti. Deve stare l\u00ec, a testa bassa, con il cartello in petto e il barattolo in mezzo alle gambe. Deve stare l\u00ec, e qualunque cosa succede non deve intervenire, iss\u2019 \u00e8 \u2018o cecato. La sera deve solo riferire e svuotarsi le tasche. Quello che gli danno \u00e8 quanto gli spetta, e a lui va bene cos\u00ec.<br \/>\nLa gente del posto la conosce tutta: i commercianti, i professionisti, gli impiegati delle banche, quelli delle assicurazioni. Conosce l\u2019orario in cui vanno al lavoro, chi arriva in ritardo, i bar dove vanno a prendere cappuccino e cornetto per la colazione, le rosticcerie che frequentano a ora di pranzo. Anche questo deve riferire. Quelli vogliono sapere quali sono gli esercizi pubblici che lavorano di pi\u00f9 e quali di meno. E\u2019 un compito che esegue con scrupolo, perch\u00e9 per lui \u00e8 una questione di giustizia sociale. Sa che chi lavora di meno, dovr\u00e0 pagare di meno. Ci si applica con dedizione, conta i clienti che vanno e che vengono, ha imparato a capire che cosa consumano dal tempo che restano dentro al locale. E\u2019 in grado di selezionarli, e scarta dal conto quelli che si trattengono solo per leggere a scrocco il giornale. Non ha sbagliato mai, e la prova ce l\u2019ha quando quelli del furgone gli dicono : \u201ce brav o\u2019 cecato\u201d.<br \/>\nChe poi lui un nome lo tiene, ma nessuno di loro lo sa. Quando si \u00e8 presentato per l\u2019assunzione si \u00e8 trovato in mezzo ad altri quindici- venti che stavano l\u00ec come lui a sperare di essere scelti. Uno di quelli del furgone lo ha guardato, senza chiedergli il nome gli ha detto: \u201ctu fai o\u2019 cecato\u201d. Sar\u00e0 per lo sfregio largo due centimetri che gli parte dalla fronte, gli attraversa la palpebra sinistra e finisce sulle labbra, e per l\u2019occhio destro che \u00e8 bianco e cieco davvero.<br \/>\nQuando stava in Croazia e aveva ancora una faccia, aveva pure un nome: Milosz e faceva il muratore. La domenica aggiungeva una pietra sull\u2019altra a fabbricare una casa sul terreno lasciatogli dal padre. Ogni volta che chiudeva un muro andava a prendere Sanja, capelli biondi e gambe sottili, che voleva vedere come cresceva la loro casa e, all\u2019ombra di quel muro, lei si scioglieva la treccia e si tenevano stretti. Distesi per terra, appagati, restavano ore a guardare il cielo, a contare gli stormi di anatre che passavano e il tempo che ci voleva per finire la casa. Il tetto non l\u2019ha mai realizzato perch\u00e9 all\u2019improvviso tutto cambi\u00f2, successe \u201cil fatto\u201d e lui scapp\u00f2 in Italia.<br \/>\nA Napoli si era rimesso a fare il muratore nei cantieri abusivi dell\u2019entroterra. Lo chiamavano \u201c o\u2019 profugo\u201d. Anche gli altri non avevano un nome. Con lui lavoravano \u201co\u2019niro\u201d, \u201cl\u2019arbanese\u201d, \u201co\u2019zingr\u201d. Il nome lo tenevano solo i masti italiani. Se andava bene stava dalla mattina alle sette fino alla sera ad impastare cemento. Senn\u00f2 lavorava di notte, perch\u00e9 la mattina ci doveva stare un rustico finito dove il giorno prima c\u2019era solo un terreno. Quando non ha avuto pi\u00f9 la forza di alzare le putrelle di ferro, ha trovato questa nuova occupazione.<br \/>\nMilosz ne ha di tempo per pensare quando sta sotto al porticato, e per ricordare. Sanja abitava in campagna, prendeva il pullman tutti i giorni per andare a scuola. La vedeva scendere con i libri sotto il braccio che si avviava veloce all\u2019entrata. Allora lui smetteva di lavorare nel cantiere a fianco alla scuola e si fermava a guardarla senza essere visto.<br \/>\nUna volta lei si \u00e8 girata e lo ha guardato un momento, solo un momento, poi si \u00e8 voltata e ha continuato ad andare. A Milosz gli si sono seccate le labbra. E\u2019 rimasto fermo per qualche minuto a guardare la strada ormai vuota nel punto in cui lei si \u00e8 voltata, perch\u00e9 gli sono restati quegli occhi attaccati ai suoi occhi.<br \/>\nIl giorno dopo l\u2019ha vista scendere dalla corriera, leggera e veloce, con il vestitino a fiori, le scarpe basse e la treccia bionda. Lui ha smesso di lavorare, si \u00e8 messo a guardare e ad aspettare. Lei, nello stesso punto, ha volto lo sguardo e lo ha fissato. Milosz aveva sentito dire che a volte il cuore si ferma per qualche secondo per poi ripartire, ma non ci aveva mai creduto, perch\u00e9 se il cuore si ferma, sei morto. Gli era successo, invece, proprio in quell\u2019istante, e ha pensato che se quella era la morte, la vita non avrebbe potuto regalargli null\u2019altro di meglio.<br \/>\nSe la sognava di notte Sanja, cos\u00ec un giorno che la vide al mercato alla bancarella delle stoffe, prese coraggio e le si avvicin\u00f2.<\/p>\n<p>Milosz da quando sta sotto al porticato la vede passare tutti i giorni, capelli biondi e gambe sottili. Arriva in macchina, accompagnata da un uomo. Scendono gi\u00f9 nel garage e poi vanno al bar. Lui le sta sempre un passo davanti, con il telefono attaccato all\u2019orecchio. Lei gli sta dietro, leggera e veloce. A volte l\u2019uomo si volta, la tira a s\u00e9 con un gesto deciso, le mette il braccio intorno alla vita e con la mano le tasta il fianco. Pu\u00f2 sembrare un abbraccio. Lei non si allontana, lo lascia fare, ha solo gli occhi un po\u2019 chiusi e le labbra serrate.<br \/>\nMilosz ripensa a Sanja con la stoffa tra le mani che lo guardava mentre lui farfugliava qualcosa, ma in seguito non ha mai ricordato che cosa. Doveva essere stato convincente perch\u00e9 da quel giorno, non ci fu giorno che non stettero insieme.<br \/>\nPoi arriv\u00f2 la guerra, ma lui voleva starne alla larga. La politica non la capiva, e non si spiegava perch\u00e9 avrebbe dovuto odiare i Bosniaci musulmani. Nella sua squadra di lavoro, il compagno pi\u00f9 stretto era bosniaco e non gli aveva mai fatto del male.<\/p>\n<p>Ci sono giorni che \u201ccapelli biondi e gambe sottili\u201d indossa occhiali scuri anche se non c\u2019\u00e8 il sole, o magliette a maniche lunghe anche se fa molto caldo.<br \/>\nMilosz l\u2019ha capito perch\u00e9. Glielo ha visto quel livido intorno alle labbra, era lo stesso che teneva sua madre dopo le notti in cui lui, da bambino, si tappava le orecchie per non sentire le urla del padre. Poi al mattino tutto era tornato normale, la madre in cucina ai fornelli con l\u2019unica aggiunta dei lividi in faccia. Lui si chiedeva se non vi fossero altri sistemi per risolvere una questione. Una volta ci aveva provato ad intervenire, ma ce ne furono anche per lui.<br \/>\n\u201cE\u2019 cos\u00ec che funziona\u201d, gli aveva detto la madre frapponendosi tra lui e il padre, ma si prese comunque due sberle. Non sent\u00ec molto dolore, perch\u00e9 aveva imparato da tempo a conoscere le mani del padre.<\/p>\n<p>Ogni tanto qualche moneta cade dentro al barattolo e lui provvede a svuotarlo lasciandone solo qualcuna. Ha esperienza, lo sa che se ne restano troppe non ne arriveranno altre, ma se il barattolo \u00e8 vuoto non ci crede nessuno. Ce ne vogliono poche, quel tanto che basta per suscitare piet\u00e0. E\u2019 un vecchio trucco, ma in quella zona ancora funziona perch\u00e9 l\u00ec ci stanno solo quelli come lui che li accompagna il furgone. In giro non ci sono cani sciolti, zingari o neri senza padroni, e neppure barboni. Quelli del furgone l\u2019hanno ripulito per bene il quartiere, cos\u00ec sia o\u2019cecato che gli altri sono visibili.<br \/>\nLui, quelli che fanno cadere la moneta li guarda, ne percepisce l\u2019ipocrita soddisfazione nel fare del bene, lo sa che quel gesto \u00e8 mosso dal solo piacere di marcare differenze e distanza. E\u2019 su questo che si gioca tutta la partita. Non indossa abiti particolarmente cenciosi, susciterebbero lo stesso effetto del barattolo vuoto. I suoi sono abiti vecchi e un po\u2019 rattoppati, ma conservano il barlume di un passato decoro a far s\u00ec che chiunque possa pensare che una volta \u00e8 stato uno di loro. Ma molto meno furbo, meno bravo, meno in gamba, e qualcuno per via dello sfregio gli concede anche sventurato, ma con un sicuro carico di responsabilit\u00e0. Lui \u00e8 l\u2019altra faccia, quella nascosta, che non ce l\u2019ha fatta, quella che fa paura. Allora, passandogli accanto, lasciano scivolare una terapeutica moneta, convinti che a loro non potr\u00e0 mai accadere. Per quelli del furgone, e per Milosz, il gioco \u00e8 fatto.<\/p>\n<p>Quando scoppi\u00f2 la guerra, nonostante i suoi sforzi per restare neutrale, gli imposero divisa e fucile. Lui non capiva, non sapeva neppure chi fossero i capi, e di quale esercito facesse parte. C\u2019erano forze bosniaco-musulmane, bosniaco-croate, serbo-bosniache, forze dell\u2019ARBiH, del HVO, del HV, eserciti regolari, irregolari, bande di assassini. Ma soprattutto non capiva chi fossero i nemici. Si sparava su tutto e su tutti. Aveva sentito di massacri a Mostar, a Gornji Vakuf, a Novi Travnik, a Trebinje. Lo avevano forzatamente arruolato, se non l\u2019avesse fatto lo avrebbero ucciso. Lui voleva solo una cosa: portare in salvo Sanja da quella macelleria. Prima di sparare un solo colpo riusc\u00ec a scappare, ben sapendo che se lo avessero preso la sanzione non sarebbe mutata : giustiziato sul posto. Ma lui voleva Sanja, e Sanja aveva lui. Furono giorni di marce forzate, evitando le strade, di ricoveri dentro le grotte di giorno e di ricerca di cibo di notte, e la percezione costante di morte. La stessa che senti nel grugnito affannoso del cinghiale circondato dai cani o nel soffio di vita residua della lepre nella tagliola.<br \/>\nCapit\u00f2 in un giorno in cui pensavano di avercela fatta. I bombardamenti che si sentivano erano echi lontani e sempre pi\u00f9 radi. Nei giorni precedenti avevano sentito le voci di alcuni soldati ed erano rimasti intanati, in fondo alla grotta, nascosti dai massi. Erano passate le anatre e quelli avevano sparato uccidendone alcune. Poi se n\u2019erano andati ad inseguire la guerra. Loro erano rimasti nascosti un altro giorno e un\u2019altra notte. Quando si era affacciato all\u2019ingresso sembrava tutto tranquillo. Aveva ispezionato i dintorni e non c\u2019era anima viva. Allora aveva chiamato Sanja che era stanca, aveva fame, e voleva vedere la luce del sole.<br \/>\nI soldati arrivarono silenziosi, lui sent\u00ec soltanto un fruscio e, quando si volt\u00f2, la prima cosa che vide fu il ghigno sdentato di uno in divisa che gli puntava addosso il fucile. Si incrociarono gli occhi e lo riconobbe. \u201cGoran, sono Milosz\u201d gli disse, ma il ghigno rimase lo stesso.<\/p>\n<p>Ora sente il rumore metallico di una moneta che cade dentro al barattolo. L\u2019elargitore lo fa ogni mattina, e Milosz sa anche perch\u00e9.<br \/>\n\u201cChill o\u2019 cecato m\u2019 port \u2018bbuon. A\u2019 primma vota che l\u2019aggiu date e\u2019 sord, aggiu\u2019 chiuso nu\u2019 bell contratto\u201d aveva detto una volta quel tizio ad uno che si accompagnava con lui. E allora anche quell\u2019altro si era spogliato di cinquanta centesimi \u201cMo\u2019 ce\u2019 dong pur\u2019io, n\u2019se po\u2019 mai sap\u00e8\u201d. E cos\u00ec ogni giorno ha un\u2019entrata sicura.<\/p>\n<p>Sanja era a terra, tre di loro la tenevano stretta mentre Goran la penetrava rabbiosamente. Anche lui era terra, circondato da altri, con la faccia rivolta verso Sanja e la bocca schiacciata a sentire il sapore del sangue, nero di fango, che gli usciva dal petto che gli avevano aperto. \u201c Non lo uccidete\u201d aveva ordinato Goran, e con il medesimo ghigno gli url\u00f2 \u201cGuardami Milosz, guarda come mi scopo la tua puttana\u201d<\/p>\n<p>Oggi capelli biondi e gambe sottili ha il viso teso, sta sempre un passo dietro al suo uomo. Quando gli sono passati accanto, lei gli stava parlando ma lui l\u2019ha interrotta \u201c Non ti voglio sentire, stronza\u201d le ha sibilato con una smorfia a mascelle serrate. Hanno imboccato la discesa del garage, posta alle spalle di Milosz e lei ha ripreso a parlare. Lui le ha urlato qualcosa con voce rauca e minacciosa.<br \/>\nMilosz lo sa che deve farsi gli affari suoi, qualunque cosa succede deve sempre farsi gli affari suoi, iss\u2019 \u00e8 o\u2019 cecato. E\u2019 questo l\u2019ordine che ha ricevuto, e quelli del furgone non ammettono deroghe. Ma quello che sente gi\u00f9 nel garage non gli piace per niente. Anche capelli biondi e gambe sottili alza la voce, che adesso \u00e8 stridula al punto che a tratti la soffoca.<\/p>\n<p>Sanja aveva gli occhi rivolti verso di lui, i soldati la tenevano stretta ma non ce n\u2019era bisogno, aveva smesso di dibattersi e lo sguardo era vuoto. Goran cap\u00ec che era svenuta e la schiaffeggi\u00f2 \u201c Svegliati puttana, e guardami\u201d le url\u00f2.<br \/>\nMilosz piangeva di una rabbia impotente, cos\u00ec fece l\u2019unica cosa che gli era possibile : \u201c Sanja \u2013 le disse \u2013 chiudi gli occhi e pensa. Pensa alla nostra casa, al tetto che costruiremo. Qualunque cosa succede saremo io e te, per sempre\u201d. Ma Sanja era vuota, con gli occhi fissi e un corpo di cartapesta che sussultava sotto le spinte di quegli uomini che ora, a turno, la violentavano. Poi Goran tir\u00f2 fuori il coltello, lo appoggi\u00f2 con la punta sulla pancia di Sanja e ringhi\u00f2 : \u201cMilosz, la tua troia la scuoio\u201d. Con lo stesso identico gesto di quando da ragazzi andavano al fiume a pescare e sventrava le trote, affond\u00f2 quella lama facendola scorrere fino alla gola. Sanja cacci\u00f2 un grido che non aveva nulla di umano, simile a quello che fa il maiale quando gli conficchi il rampino alla gola, ma molto pi\u00f9 acuto e lacerante. Il suo corpo trem\u00f2 per un po\u2019, ma solo per una sorta di inerzia nervosa, e poi finalmente si acquiet\u00f2. Goran, inzuppato del sangue di Sanja, afferr\u00f2 Milosz per i capelli e con in mano lo stesso coltello gli url\u00f2 \u201c Non dovrai vedere pi\u00f9 niente, perch\u00e9 l\u2019ultima immagine che ti deve restare \u00e8 quella che hai visto\u201d Poi gli affond\u00f2 la lama negli occhi squarciandogli il viso.<\/p>\n<p>Gi\u00f9 dal garage gli arrivano le voci. Capelli biondi e gambe sottili ha un tono implorante, poi si ferma e piange a singhiozzi. Milosz deve restare seduto. Quelli del furgone non perdonano, applicano una sola sanzione, la stessa dei soldati in Croazia.<br \/>\nMilosz invece si alza di scatto, l\u2019uomo nel garage ha urlato \u201c Me rutt\u2019 o\u2019 cazz\u201d e poi si \u00e8 sentito il rumore che fa il pugno quando incrocia un naso.<br \/>\nOra li vede.<br \/>\nCapelli biondi e gambe sottili sta contro il muro e le scorre del sangue dal naso, mentre l\u2019uomo \u00e8 pronto a colpire di nuovo.<br \/>\n\u201c Lasciala\u201d gli intima Milosz, e quello si blocca e si volta. Sta per un attimo fermo a guardarlo sbalordito. Da qualche parte, gli pare, deve averlo gi\u00e0 visto, ma non riesce a ricordare dove. Poi si riprende e a muso duro gli dice:<br \/>\n\u201c Fatt \u2018e cazz tuoi\u201d<br \/>\n\u201cLasciala ho detto\u201d<br \/>\nMa l\u2019uomo con uno scatto si avventa gridando<br \/>\n\u201cCe ne stanno pur pe\u2019 te\u201d<br \/>\nMilosz lo evita con uno scarto, con la mano tira fuori il coltello. Capelli biondi e gambe sottili non si muove dal muro e trema.<br \/>\nLa rabbia di Milosz \u00e8 antica, \u00e8 un furore senza confini, senza pi\u00f9 spazio n\u00e9 tempo, e quando quello si volta per assalirlo, lui gli urla<br \/>\n\u201cGoran sono io, Goran ci vedo e ti ammazzo\u201d e si lancia sull\u2019uomo spingendo la lama. Ma quello \u00e8 veloce, con un moto istintivo mette il braccio a difesa, ed il coltello resta l\u00ec conficcato. Uno spruzzo di sangue lo investe. Milosz gli estrae il coltello dalla ferita. Quel sangue, \u00e8 il sangue di sua madre colpita dai pugni del padre, \u00e8 il sangue di Sanja sventrata da Goran, \u00e8 il sangue che scorre dal naso di capelli biondi e gambe sottili.<br \/>\n\u201c Mannaggia chi te\u2019 muort\u201d urla l\u2019uomo piegandosi in due.<br \/>\nMilosz \u00e8 pronto a sferrare un\u2019altra coltellata quando incrocia lo sguardo di lei, terrorizzato, riconoscente, supplicante. Sono di un altro colore, ma sono gli occhi di Sanja prima che si perdessero nel vuoto. Sono gli occhi di Sanja che gli chiedono di non aggiungere morte alla morte. Allora indietreggia e lascia cadere il coltello. Arriva gente che urla<br \/>\n\u201c \u2018O cecato, \u2018o cecato\u201d<br \/>\nMentre lui scappa sente un altro che grida \u201c \u2018o cecato ci vede\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 sera e percorre via Marina nel punto che incrocia la rampa dell\u2019autostrada.<br \/>\nChiss\u00e0 se capelli biondi e gambe sottili \u00e8 scappata, se ha tranciato quel vincolo che la tiene legata solo al dolore. Ripensa alla madre che, per questo, ha dovuto aspettare la morte del padre.<br \/>\nCammina tranquillo, ha un incedere lento, senza paure e senza pi\u00f9 nascondigli a difesa di Sanja.<\/p>\n<p>Sente il furgone che arriva alle sue spalle, il rumore delle portiere che si aprono.<br \/>\n\u201c \u2018O v\u00ec\u2019 llanno \u2018o cecato. Omm\u2019e \u2018merd\u201d<br \/>\nNon si volta neppure a guardare.<br \/>\nIl primo colpo gli arriva alla schiena e gli piega le gambe, e quando va a terra gli penetra dentro il puzzo di catrame e di piscio.<br \/>\n\u201cNe\u2019 cecato, ma che t\u2019crediv \u2018e fa\u201d gli urla uno di quelli del furgone che gli punta la pistola alla nuca.<br \/>\nDietro la schiena sente un bruciore, e prima che arrivi il secondo colpo pensa che, in fondo, non gli fa cos\u00ec male.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24513\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24513\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2018O cecato tiene il posto all\u2019angolo dove via Toledo si affaccia su Piazza Dante. Tutte le mattine alle sette \u00e8 gi\u00f9 in strada, affretta il passo e addenta una pizzetta. Da Poggioreale deve arrivare al punto di raccolta che \u00e8 in Piazza Garibaldi. E\u2019 l\u00ec che stanno gli altri ad aspettare il furgone che ogni [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24513\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24513\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":7000,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[217],"tags":[],"class_list":["post-24513","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2015"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24513"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7000"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24513"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24513\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24867,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24513\/revisions\/24867"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24513"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24513"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24513"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}