{"id":24480,"date":"2015-05-25T18:04:46","date_gmt":"2015-05-25T17:04:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24480"},"modified":"2015-05-25T18:04:46","modified_gmt":"2015-05-25T17:04:46","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-lamorosa-spina-di-donatella-marchese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24480","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;L&#8217;amorosa spina&#8221; di Donatella Marchese"},"content":{"rendered":"<p><em>Io non posso fuggir, ch\u2019ella non vegna<br \/>\nne l\u2019imagine mia,<br \/>\nse non come il pensier che la vi mena.<br \/>\nL\u2019anima folle, che al suo mal s\u2019ingegna,<br \/>\ncom\u2019ella \u00e8 bella e ria<br \/>\ncos\u00ec dipinge, e forma la sua pena.<br \/>\n<\/em>( Dante, <em>Rime<\/em>, CXVI, vv.16-21 )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Castello di Poppi, Ottobre 1311<\/span><\/p>\n<p>Durante il soggiorno nel Casentino Dante lavor\u00f2 intensamente al Purgatorio.<\/p>\n<p>Il divino poema continuava a essere per lui fonte di consolazione, soprattutto in relazione ai recenti avvenimenti politici: nel settembre del 1311 le autorit\u00e0 fiorentine lo avevano escluso dal provvedimento di amnistia diretto a una parte dei Bianchi banditi dalla citt\u00e0. La ferita dell\u2019esilio diveniva sempre pi\u00f9 profonda ma la coerenza che lo aveva contraddistinto rimaneva intatta. Tuttavia l\u2019integrit\u00e0 morale e l\u2019irreprensibilit\u00e0 del comportamento non impedirono al Poeta di dover combattere, anche questa volta, con se stesso e con i suoi sentimenti, come in passato e nella citt\u00e0 natia aveva fatto. Tra le mura fiorentine il cuore di Dante aveva palpitato per Beatrice, la \u201cgentilissima\u201d che gli aveva fatto provare il dominio di Amore. L\u2019altra donna della sua vita, Gemma Donati, era invece la moglie fedele e coraggiosa, colei che aveva sopportato ogni avversit\u00e0 per quell\u2019Alighieri scelto da suo padre con un contratto quando erano poco pi\u00f9 che bambini; nonostante ci\u00f2, gli aveva dato quattro figli e nei durissimi anni dell\u2019esilio del marito dimostr\u00f2 essere una donna forte e determinata.<\/p>\n<p>Durante l\u2019esilio poi, e in particolare nel Casentino, dove era stato accolto al castello di Poppi con tutti gli onori da parte del conte Guido dei Guidi di Dovadola, Dante aveva incontrato molte nobildonne, di cui alcune strettamente legate ai versi del suo capolavoro: la figlia di Ugolino della Gherardesca, poi Manentessa, figlia di Buonconte da Montefeltro, e infine Margherita, sposa di un Guidi e figlia di Paolo Malatesta. Dame, fruscii di vesti, parole non dette o sussurrate, sguardi fugaci, ricche acconciature, citazioni della poesia dell\u2019amor cortese: questa era l\u2019atmosfera respirata dal Poeta nei castelli del Casentino e nelle corti italiane in cui era stato accolto. Neppure colei che lo colp\u00ec al cuore in quell\u2019ottobre del 1311 si sottraeva, purtroppo, all\u2019ipocrita fiera delle vanit\u00e0 che spesso animava silenziosamente, e nell\u2019ombra, la vita delle grandi stanze di cui ogni corte voleva vantare il primato, tra affreschi classicheggianti, eleganti suppellettili e marmi intarsiati.<\/p>\n<p>L\u2019imperatore Enrico VII, nel quale Dante confidava per la risoluzione dei conflitti fiorentini e italiani tramite il ristabilimento dell\u2019autorit\u00e0 imperiale, aveva emesso nell\u2019agosto del 1311 dei decreti per imporre alla Tuscia non tanto, come poteva sembrare all\u2019apparenza, una serie di atti formali di ossequio all\u2019imperatore quanto una sorta di vera restaurazione del potere imperiale contro le autonomie comunali, a partire proprio dall\u2019economia e, quindi, dal fiorino di Firenze, capitale finanziaria della regione. I Guidi, conti palatini ridimensionati nei possedimenti e nella riscossione di tributi a causa del progressivo espansionismo fiorentino, ora pi\u00f9 che mai riconfermavano, nel loro preciso interesse, la fede ghibellina e l\u2019orientamento politico filo-imperiale.<\/p>\n<p>Di tutto ci\u00f2 si parlava in quei concitati giorni non solo nel castello di Poppi, ma anche a Porciano e Romena, in particolar modo dopo l\u2019arrivo di alcuni messi inviati da Enrico VII ai confini del Casentino: il vescovo Pandolfo Savelli, Niccol\u00f2 di Ligny e il frate domenicano Niccol\u00f2, vescovo di Butrinto in Albania. Guido dei conti Guidi di Dovadola part\u00ec da Poppi con i fratelli Tancredi, Bandino e Ruggero, e rese un sentito omaggio alla delegazione, riconfermando la fedelt\u00e0 del casato all\u2019imperatore. Come avrebbe potuto il conte Guidi, avendo alla sua corte un uomo della levatura culturale e morale di Dante, non avvalersi poi del suo aiuto nel corso di incontri politico-diplomatici cos\u00ec delicati? Non solo infatti il Poeta sedette alla maggior parte di quei tavoli di concertazione, dato lo spiccato interesse per la questione politica italiana e il sogno di restaurazione imperiale, ma fu invitato dal Guidi stesso ad accompagnare la delegazione al castello di Pernina, uno dei suoi feudi in provincia di Siena, grazie ad un documento del 1247 a firma dello stesso imperatore Federico II.<\/p>\n<p>Appena giunto nei pressi del castello, Dante fu colpito dall\u2019immagine di una donna dai capelli color miele, vestita di una tunica rosa arricchita da un velo color avorio, che le avvolgeva delicatamente le spalle e il collo, incorniciando il bel viso in raffinati ricami di perle e oro. Quella donna suscit\u00f2 in Dante, ormai maturo quarantenne, un fulmineo sentimento di amore tanto \u201cterribile e imperioso\u201d che da quel momento le questioni politiche passarono in secondo piano e il Poeta attese al compito per cui era stato l\u00e0 inviato solo formalmente. Non riusc\u00ec a fare altro se non pensare a quella celestiale bellezza, analoga, per una triste ironia della sorte, a quella di altre donne da lui celebrate nella sua poesia e nei divini versi della Commedia.<\/p>\n<p>Il nome e la presenza fisica della donna rimasero per giorni un mistero, come se non esistesse, e fosse stata solo una visione; il pudore di intellettuale, uomo maturo e padre di famiglia impedirono a Dante di chiederne notizia ma la sua anima, incapace di ribellarsi a quella passione incipiente, aveva completamente perduto la capacit\u00e0 di governarsi e di scegliere la cosa giusta da fare. Si sentiva sopraffatto da Amore, ora come allora, quando nella <em>Vita Nuova<\/em> aveva celebrato l\u2019amore per Beatrice; ma ora lui era diverso, la Storia e la politica lo avevano segnato e avvertiva come assolutamente inopportuno il turbamento provato. Cercando di trovare sollievo non tanto sugli amati codici antichi custoditi nella biblioteca \u2013 com\u2019era solito fare presso i suoi colti anfitrioni &#8211; quanto nel contatto col mondo rude della campagna, una sera si accomiat\u00f2 dall\u2019aristocratica compagnia e si rec\u00f2 in una locanda del paese. Contrariamente ad ogni aspettativa, tra le risate degli avventori e i ripetuti sorsi a una coppa di corposo vino rosso, si sent\u00ec assalire dalla malinconia e l\u2019allegria chiassosa dell\u2019ambiente, anzich\u00e9 sollevarlo da cupi pensieri, lo intrist\u00ec ancora di pi\u00f9. Pensava alla sua vita, agli anni trascorsi, ai figli lontani, in un frammentato bilancio della sua esistenza che appariva sempre pi\u00f9 complicata, motivo per cui si rendeva conto che, alla sua et\u00e0, sarebbe stato molto pi\u00f9 saggio desistere da ogni genere di passione rovinosa. La ragione lo portava a tali conclusioni, il cuore lo conduceva dalla parte opposta.<\/p>\n<p>Quella stessa notte fece uno strano sogno: chiuso in una torre, cercava disperatamente l\u2019uscita quando, scoperta una feritoia, s\u2019immetteva in una scala di pietra nell\u2019umida penombra, per trovare, dopo tanto salire, una via d\u2019uscita chiusa da fredde sbarre di ferro. Oltre la grata intravide l\u2019immagine della donna dalla tunica rosa che, in silenzio ma con gesto imperioso, lo respingeva con i palmi delle mani.<\/p>\n<p>Un fragoroso tuono lo svegli\u00f2 all\u2019improvviso, lasciandolo pi\u00f9 smarrito che mai.<\/p>\n<p>Al mattino fu convocato dal conte Ludovico Guidi, figlio di Simone e signore di Pernina, molto interessato ad un parere di Dante sulla questione politica trattata in quei giorni. Mentre i due si confrontavano, nella stanza attigua allo studio di Ludovico, Dante intravide la sospirata donna. Un sussulto lo prese e il nobile interlocutore, non poco incuriosito dato il proverbiale rigore del fiorentino, ne chiese la ragione e ascolt\u00f2, con viva sorpresa, quanto l\u2019Alighieri ebbe il coraggio di confessare, non senza un notevole imbarazzo.<\/p>\n<p>Da vero esperto di passioni incontrollabili, Ludovico comprese perfettamente il Poeta e per assecondarlo, chiamato un servitore, fece condurre la donna nello studio e la present\u00f2 a Dante. Vedendola da vicino, nel vivo dell\u2019emozione, l\u2019Alighieri non pot\u00e9 fare a meno di notare ci\u00f2 che il velo aveva nei giorni passati coperto: una gola sporgente che distendeva un\u2019ombra di disarmonia in quel corpo e volto ammirabili. Si chiamava Violante ed era la cortigiana preferita di Ludovico. Tale vile realt\u00e0, che contrastava amaramente col fremito sentimentale che aveva scosso il Poeta, gli fece d\u2019impeto definire dentro di s\u00e9 la donna come \u201cla gozzuta\u201d, con un risentimento e un\u2019indignazione che aveva provato gi\u00e0, s\u00ec, ma per tutt\u2019altre ragioni. Non gli fu di consolazione nemmeno il racconto che poi, licenziata la donna, Ludovico fece di lei: Violante era figlia di Bianca, frutto della fugace relazione che Federico II, noto per le frequentazioni del gentil sesso e in visita a Siena per questioni politiche, aveva avuto con Alessandra, moglie di Pandolfo di Fasanella, fedelissimo vicario della Tuscia dal 1241 per conto dell\u2019imperatore svevo. Violante, cresciuta amorevolmente dalla madre che le aveva sempre celato l\u2019identit\u00e0 dell\u2019augusto padre, era da giovinetta stata trasferita al castello di Pernina come dama di compagnia per la madre di Ludovico, il quale era stato da subito attratto dal suo fascino. Nemmeno il matrimonio con Giovanna aveva placato gli ardori del conte e la legittima consorte, follemente gelosa, aveva inutilmente tentato con ogni mezzo di allontanare la sensuale rivale dal castello dove il signore, del resto, non faceva nulla per nascondere tale relazione. Ludovico aveva, senza alcun pudore, commissionato addirittura un ritratto dell\u2019amante che ne esaltasse con evidenza la bellezza, celandone comunque quel piccolo difetto fisico alla gola. Dante, voltandosi, riconobbe subito l\u2019opera nel quadro posto sopra il caminetto della stanza e, in silenzio, si conged\u00f2 con un pretesto dal conte, pensando a ogni stratagemma possibile pur di allontanarsi il prima possibile da quel castello, dove ormai non si sentiva pi\u00f9 a suo agio. L\u2019ultima spina nel fianco del povero Dante fu l\u2019ultimo e ostile gesto della bella Violante, insensibile di fronte al cortese saluto del Poeta che prendeva congedo, due giorni dopo, dal conte Guidi e dalla sua corte assieme alla delegazione imperiale. Intenta a leggere un romanzo cortese nel giardino del castello, la \u201cgozzuta\u201d non degn\u00f2 di uno sguardo il Poeta, se non per alzare un attimo gli occhi e schernire, con un sorriso di supponenza, il celebre fiorentino che aveva ceduto, come tanti altri, al suo fascino ricavandone solo un\u2019umiliante sofferenza.<\/p>\n<p>Tornato a Poppi profondamente ferito dalla donna \u201cbella e ria\u201d, Dante rivers\u00f2 tutto il suo dolore in un\u2019epistola indirizzata a un nobile generoso e sensibile, il marchese Moroello Malaspina, presso la cui corte aveva soggiornato tempo prima, e cerc\u00f2 di dimenticare le sue pene lavorando ai Canti XXVIII e XXIX del <em>Purgatorio. <\/em><\/p>\n<p>Alla fine di ottobre dell\u2019anno 1311, Dante Alighieri lasci\u00f2 il Casentino alla volta di Genova.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24480\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24480\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io non posso fuggir, ch\u2019ella non vegna ne l\u2019imagine mia, se non come il pensier che la vi mena. 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