{"id":24327,"date":"2015-05-27T18:15:44","date_gmt":"2015-05-27T17:15:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24327"},"modified":"2015-05-27T18:15:44","modified_gmt":"2015-05-27T17:15:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-tre-donne-sorridenti-e-una-citta-silente-di-valentina-fantasia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24327","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Tre donne sorridenti e una citt\u00e0 silente&#8221; di Valentina Fantasia"},"content":{"rendered":"<p>Io ti ho gi\u00e0 vista.<\/p>\n<p>Nelle riproduzioni sui libri o nei poster non avevo colto la somiglianza, ma adesso che ti sono davanti mi \u00e8 del tutto chiaro che non \u00e8 la prima volta che ti vedo. Certo, eri vestita e pettinata diversamente, la tua altezza era diversa, quella volta parlavi un&#8217;altra lingua, non ti chiamavi Monna Lisa e nemmeno la Gioconda, eppure eri tu.<\/p>\n<p>Erano tuoi il sorriso e il modo di appoggiare le mani una sull&#8217;altra, in grembo.<\/p>\n<p>La prima volta, in un vicolo luminoso del quartiere della Ribera, a Porto. Era una giornata d&#8217;estate capitata per errore nel mese di aprile: non distanti, si sentivano grida di ragazzini sbracciati e in pantaloncini che giocavano a calcio su un prato sotto l&#8217;occhio benevolo della grigia statua di un non identificato personaggio del passato. Tu mi davi le spalle, affaccendata ai fornelli, visibile attraverso una finestra piccola ma bassa, che lasciava intravedere l&#8217;interno della tua cucina a chiunque, diretto verso la parte bassa della citt\u00e0, percorresse quel vicolo. Sul davanzale un gatto arruffato, schiantato dal calore eccessivo, sonnecchiava aspettando la cena imminente sotto i raggi del sole che, in procinto di ritirarsi per quel giorno dalla scena, spargeva ambra sui tuoi capelli. Dal fiume saliva unodore di vino, portato dal vento dell&#8217;altra riva. La cena era pronta, ti sei voltata per chiamare tuo figlio e i nostri sguardi si sono incrociati nell&#8217;istante in cui il sole \u00e8 andato gi\u00f9 completamente e nella tua cucina in un attimo era buio, ma sono riuscita a vederlo lo stesso, il tuo sorriso. Ha illuminato ancora per qualche secondo la tavola gi\u00e0 apparecchiata, le maioliche chiare, la radiolina sulla mensola che mandava le ultime note di un fado, e una foto sulla parete dalla quale un gruppo di famiglia ritratto in riva al fiume, alle spalle l&#8217;alto ponte Dom Luis, sorrideva in una giornata simile a quella.<\/p>\n<p>Ma ti ho vista anche su un tram a Roma, uno dei tanti che ogni giorno attraversano la citt\u00e0, strapieni di gente ma silenziosi, perch\u00e9 le persone raramente chiacchierano visto che non si conoscono. Il tuo strillo ha squarciato il lieve brusio che ci avvolgeva, rassicurante come una coperta calda: avevi perso una scarpa. Bel problema, in un tram dove si fatica anche ad arrivare alle porte per scendere, dover cercare una scarpa sfuggita da un piede. Strattonando senza tante cerimonie chi ostacolava il\u00a0tuo passaggio, percorrevi in lungo e in largo il tram, gli occhi al pavimento, sotto i sedili, a volte anche spostando le gambe o le gonne di chi ti intralciava la visuale. Era la tua vecchiezza a renderti immune da proteste? Cominciavi a farmi pena, perch\u00e9 piagnucolavi e a ogni ulteriore fallimento sembrava che ti stessi rimpicciolendo, quasi accartocciandoti su te stessa. Davi l&#8217;impressione che da un momento all&#8217;altro saresti sparita sotto il sedile che continuavi a ispezionare. Intorno a te le persone continuavano impassibili, statiche e sorde ai tuoi lamenti, a guardare il paesaggio urbano dai finestrini sporchi e rigati, con la fissit\u00e0 assorta di un bambino che vede il mare per la prima volta. Possibile che nessuno ti desse una mano? Ho dovuto farmi largo tra molte persone, spingere a destra e sinistra, appiattirmi scivolando tra file di corpi quasi inerti, ma alla fine sono riuscita a raggiungerti. E allora ho capito: tu hai sollevato lo sguardo dal sedile, non avevi nessuna forma di confusione negli occhi, ma piuttosto un lampo come se stessi arrivando solo in quel momento da un mondo lontano invisibile a tutti noi altri. Ho visto che ai piedi avevi entrambe le scarpe. Quando ti ho guardata con un misto di sorpresa e rabbia, tu mi hai soltanto sorriso senza parlare, per\u00f2 sembravi implorare: lascia che io continui a cercare&#8230;<\/p>\n<p>Non offenderti se ho appena paragonato il tuo sorriso a quello di una matta: in fondo, anche al tuo tempo era cos\u00ec; bastava essere un po&#8217; diversi, non accettare le regole che qualcuno aveva deciso per tutti, essere donna e non voler essere schiava, nel qual caso si veniva addirittura promosse streghe, e si andava a finire tra i &#8216;matti&#8217;. Anche oggi, spesso, \u00e8 cos\u00ec, perci\u00f2 nella categoria ci sono molte persone che penso potrebbero piacerti.<\/p>\n<p>Che cosa posso farci, io, se nel tuo sorriso ci sono talmente tante cose che sono sicura di avere gi\u00e0 visto? Credi che per poterti ammirare ci sarebbero tutte queste persone in fila, ogni giorno dell&#8217;anno, senza pause per nessun motivo, disposte a sopportare attese di ore in piedi tra frotte di giapponesi che alla fine, quando si dovrebbe esserti arrivati davanti, intralciano la contemplazione alzando il muro delle loro macchine fotografiche iper tecnologiche, anche se il cartello al tuo fianco dice chiaramente che non si possono scattare foto, se il tuo sorriso non fosse cos\u00ec meravigliosamente sfaccettato, sottile, allusivo?<\/p>\n<p>Era una sera d&#8217;estate come tante, il mare era liscio come se nessuno prima vi avesse mai nuotato, navigato o lanciato sopra nemmeno il pi\u00f9 piccolo sasso. Ormai il sole era tramontato gi\u00e0 da un po&#8217;, ma l&#8217;aria era ancora molto calda, ispessita dall&#8217;assenza di vento. A quell&#8217;ora calava, insieme al sole, tutto il resto: rumori, pensieri, paure. La sabbia tornava fresca, qualche gabbiano ritardatario si affrettava, planando sulla superficie dell&#8217;acqua se ancora guizzava qualche pesce, a raggiungere gli scogli che chiudevano a ovest la piccola baia, dove gi\u00e0 gli altri, sparsi senza un ordine apparente, fissavano l&#8217;orizzonte nel punto in cui il sole era tramontato con l&#8217;aria di chiedersi se l&#8217;indomani sarebbe risorto come sempre.<\/p>\n<p>Era piacevole affondare le mani scavando nella battigia scura, sentire sulla pelle la sabbia grumosa, umida, fredda, alla ricerca delle telline, conchiglie piccole, candide e levigate, che la marea capricciosa aveva sotterrato senza regolarit\u00e0. Si restava accovacciati fin quando le ginocchia cominciavano a far male, poi il secchiello era ormai pieno, e un soffio di vento improvviso scompigliava i capelli e la superficie dell&#8217;acqua facendomi leggermente rabbrividire: era tempo di tornare a casa.<\/p>\n<p>Mia madre mi chiamava, io correvo verso di lei orgogliosa del mio bottino e nella livida luce che rimaneva mi sorrideva guardando lontano, nella stessa direzione dei gabbiani.<\/p>\n<p>Allora non potevo saperlo, ma lei aveva visto quello stesso sorriso, tanti anni prima, sul viso di sua madre, che a sua volta lo aveva visto su quello di sua madre che a sua volta&#8230;a sua volta&#8230;<\/p>\n<p>Il sorriso aleggia attraverso le generazioni, a ritroso arriva fino a te, inghiottito dal tempo; svanisce alla vista quasi subito, come una farfalla bianca, in un mattino di primavera, giunge all&#8217;improvviso sbucando quasi dal nulla, e dopo qualche istante, nell&#8217;azzurro diafano ma profondo, gi\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 distinguibile. Nell&#8217;aria vuota, si continua a scrutare nel punto in cui \u00e8 scomparsa, a volte ci si avvicina increduli di tanta rapidit\u00e0, desiderosi di notare ancora qualche particolare per fissarlo nella memoria. Niente da fare, si pu\u00f2 solo aspettare che ricompaia, come succede col tuo sorriso &#8211; sar\u00e0 questo il segreto della sua bellezza?- imprevedibile anche nella forma.<\/p>\n<p>Un gruppo di scienziati canadesi, dopo averti analizzato minuziosamente per sedici ore nei sotterranei del Louvre con le loro macchine che riproducono immagini con una profondit\u00e0 di un decimo del diametro di un capello, hanno concluso la ricerca sentenziando l&#8217;ennesima, provvisoria verit\u00e0 sull&#8217;enigma del tuo volto: esso apparterrebbe a una madre. Dicono, gli scienziati canadesi, che non c&#8217;\u00e8 nessun mistero nel quadro, che tu sei semplicemente una donna che ha appena avuto un figlio, si gira verso di noi e sorride leggermente. Monna Lisa simbolo della maternit\u00e0. Ma il sorriso di una madre presuppone e implica sempre quello di un figlio&#8230;<\/p>\n<p>Medina, la citt\u00e0 del silenzio, \u00e8 un piccolo tuorlo di uovo al centro dell&#8217;isola di Malta, albume circondato dal mare. Quando vi arrivai, in un pomeriggio che sarebbe passato alla storia, quello dell&#8217;undici settembre del duemilauno, la luce del sole, pi\u00f9 obliqua che in piena estate anche se ancora potente, giocava con i palazzi di tufo imbevendoli di calore, rimbalzando in vellutati toni di miele tra le piazzette deserte, i vicoli con i portoni sprangati e i balconi sguarniti da ibischi e gerani, che invece riempivano La Valletta. Dalla piazza antistante la cattedrale di San Paolo, completamente vuota anche di suoni e rumori, si imboccava una stradina stretta e finalmente un po&#8217; in ombra che, nell&#8217;aria indolente e incapace di qualsiasi aspirazione al bench\u00e9 minimo movimento, portava fino al principale belvedere dove lo sguardo spaziava fino all&#8217;infinita azzurrit\u00e0 del mare. Nell&#8217;intrico di vicoli e scalinate ogni tanto mi sembrava di veder passare qualcuno, ma erano ombre fugaci, taciturne e indistinte, la cui vaghezza mi faceva dubitare della loro stessa esistenza; leggiadre, non si permettevano di infrangere l&#8217;esile cristallo di quel silenzio, imponendo anche a me la loro soavit\u00e0. Camminavo quasi in punta di piedi per non provocare troppo rumore, nella pigra sonnolenza pomeridiana della vecchia capitale quasi disabitata.<\/p>\n<p>Insperati, quei tintinnii limpidi; nel vuoto che li spandeva senza ostacoli, ho cominciato a percepirli quando ancora ero distante dalla loro origine sconosciuta. Sirene seducenti, mi attiravano proprio perch\u00e9 cos\u00ec ineffabili, e con la loro evanescenza mi costringevano ad essere ancora pi\u00f9 furtiva e non provocare rumore, se volevo capire da dove arrivassero. Mi guidavano ma ogni tanto tacevano, e allora dovevo fermarmi perch\u00e9 non sapevo pi\u00f9 in quale direzione proseguire; mi guardavo intorno, tendevo l&#8217;orecchio a ogni fruscio, il vento era solo un alito. Attraverso un nero cancello di ferro ornato, piacevole interruzione nella monotonia ambrata del muro di tufo che chiudeva a est la stradina, sospesi a alberi di limoni circondati da un prato luminoso di verde il cui riverbero inondava il cortile di una liquida vibrazione acquamarina, li ho trovati, finalmente: campanellini dentro lanterne smosse leggermente dal soffio impercettibile che arrivava dal mare, attutito dalla distanza percorsa.<\/p>\n<p>Ascoltavo incantata. E intanto le ricordavo anche, quelle note argentine, sparse e altalenanti: la stessa grazia minuta, traboccante di dolcezza, dei primi sorrisi consapevoli, pudichi e ritrosi che avevo visto illuminare i volti dei neonati, incerti se azzardarsi a socchiudere le labbra tremolanti.<\/p>\n<p>Sospesi sull&#8217;inesplorata trama dell&#8217;ignoto, si specchiano negli occhi delle madri che quell&#8217;ignoto hanno gi\u00e0 scavato e patito e recano con s\u00e9, forse racchiuso in grembo tra le mani, arcane sentinelle, come un amuleto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24327\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24327\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io ti ho gi\u00e0 vista. 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