{"id":24316,"date":"2015-05-20T18:38:44","date_gmt":"2015-05-20T17:38:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24316"},"modified":"2015-05-20T18:38:44","modified_gmt":"2015-05-20T17:38:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-una-via-di-fuga-di-daniela-barone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24316","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Una via di fuga&#8221; di Daniela Barone"},"content":{"rendered":"<p>La punta del coltello le sfior\u00f2 tutto il corpo descrivendone il profilo, in uno strazio lento e prolungato, riusciva a sentire ancora il sapore metallico sulle labbra quando improvvisamente udirono un forte rumore provenire da non molto lontano da dove si trovavano loro, il vento aveva rotto il vetro di una finestra. Lui usc\u00ec in fretta dalla stanza per assicurarsi che davvero fosse stato il vento ad aver mandato in frantumi la finestra, si assicur\u00f2 anche di chiudere dietro di s\u00e9 la porta di quella sorta di prigione improvvisata con ben quattro mandate. Una volta uscito, immagin\u00f2 che dovette premere un\u2019interruttore della luce dato che una vecchia lampadina che pendeva dal soffitto, attaccata ad un filo elettrico, cominci\u00f2 dapprima ad accendersi in maniera intermittente e poi stabilmente, ad illuminare delle pareti vecchie e sporche, l\u2019intonaco era rimasto intatto soltanto in pochissimi punti. Addossata alla parete destra della porta d\u2019ingresso una brandina di ferro con sopra un materasso sul quale l\u2019aveva costretta a stare stesa minacciandola col coltello. Sulla parete di fondo, in alto, dove non sarebbe mai potuta arrivare, neanche salendo in piedi sulla brandina, c\u2019era un\u2019apertura alta soltanto cinque dita e lunga meno di mezzo metro che almeno permetteva di far entrare un po\u2019 di aria in quel posto maledetto.<\/p>\n<p>Ricordava soltanto di essere arrivata l\u00ec dopo aver attraversato un corridoio freddo, nell\u2019aria odore di linoleum e disinfettante, come se si trovasse in una corsia di ospedale. Si era sforzata di rimanere lucida il pi\u00f9 possibile e forse s\u00ec, era stata portata in un vecchio ospedale ma non riusciva a mettere a fuoco nient\u2019altro. I graffi che aveva sulle braccia cominciavano a bruciare, all\u2019altezza delle spalle erano pi\u00f9 profondi e le avevano lasciato delle macchie rossastre di sangue rinsecchito, davanti agli occhi un rapido flash back le chiar\u00ec come si era procurata quelle escoriazioni. Correva, non aveva mai corso in quel modo, era estate e aveva una semplice canotta sui jeans consumati, i suoi preferiti, per sfuggirgli aveva preso una strada laterale piena di erbacce e rami secchi che si conficcavano ripetutamente nella pelle nuda, d\u2019improvviso pi\u00f9 nulla, un colpo brutale alla testa le fece perdere i sensi e cadere rovinosamente a terra.<\/p>\n<p>Giurava a se stessa che se fosse uscita viva da l\u00ec, avrebbe imparato la lezione e non sarebbe stata pi\u00f9 cos\u00ec imprudente come quella mattina, se quello che era accaduto davvero era successo quel giorno, credeva di aver perso il senso del tempo e addirittura sperava che potesse trattarsi solo di un incubo. Il dolore fisico provocato da tutti quei graffi per\u00f2, la riportavano di continuo a quella terribile realt\u00e0. Quando ti capita qualcosa di brutto pensa alle cose belle della vita, glielo ripeteva spesso il padre quando era piccola, una lacrima prese a scendere lentamente e a rigarle il viso quando un tintinnio di chiavi e passi umani si stava avvicinando alla porta della stanza. Sent\u00ec fare diversi tentativi prima che fosse inserita la chiave giusta nella toppa della serratura, a lei parve un\u2019infinit\u00e0 di tempo. Una, due, tre e infine quattro volte gir\u00f2 quella dannata chiave, la porta cominci\u00f2 a socchiudersi, un brivido di terrore le corse lungo tutta la schiena, convinta di dover rivedere il suo rapitore. E invece non fu cos\u00ec. Un uomo col volto coperto da una maschera in pelle la incit\u00f2 a sbrigarsi e a fuggire con lui, cap\u00ec che non doveva trattarsi del suo rapitore dalla voce rauca che pareva uscire quasi con difficolt\u00e0 dalle sue labbra, era terrorizzata e sapendo bene di poter correre il rischio di finire dalla padella alla brace come pure di non avere molta scelta, lo segu\u00ec. La condusse all\u2019esterno attraverso un percorso di cui lei non ricordava affatto, la lasci\u00f2 davanti alla sua auto e si dilegu\u00f2 senza che lei capisse chi fosse stata a salvarla. In tasca si sorprese di avere ancora le chiavi, entr\u00f2, mise in moto e and\u00f2 via da quell\u2019inferno.<\/p>\n<p>Erano passati cinque anni da quel giorno, la sua vita era andata avanti tra diverse sedute di analisi dallo psicologo e continui incubi notturni, in grembo portava il suo primo figlio e neanche la gioia della maternit\u00e0 le aveva fatto superare lo choc subito. Non aveva fatto parola con nessuno di quello che le era successo, diverse volte era stata sul punto di aprire quello che le sembrava il vaso di Pandora e tutte le volte si bloccava. Dopo aver letto un annuncio su un giornale in cui, ad un prezzo conveniente, vendevano un piccolo pezzo di terreno coltivabile, aveva deciso di andare a vederlo e fare una sorpresa al suo promesso sposo, il loro sogno, infatti, era ritagliarsi, di tanto in tanto, un po\u2019 di spazio fuori dal caos della citt\u00e0 e immergersi nella serenit\u00e0 della vita di campagna. Non poteva rivelargli la verit\u00e0 e farlo sentire in colpa per ci\u00f2 che le era successo, pi\u00f9 di quanto ne fosse stata gi\u00e0 lei in tutti quegli anni. Quasi ogni notte un angelo maledetto le veniva in sogno e le sorrideva con un ghigno malefico, in uno dei suoi incubi le aveva promesso che un giorno sarebbe tornata a riprenderla.<\/p>\n<p>Avevano programmato gi\u00e0 il parto, non avendo alcuna intenzione di recarsi in ospedale dove solo l\u2019odore le faceva ribrezzo, aveva deciso che avrebbe fatto nascere il suo bambino in acqua, a casa dove avevano fatto montare una piscina nella stanza che sarebbe diventata poi quella del piccolo. Mancava poco, non usciva mai di casa se non accompagnata, suo marito da l\u00ec a poco sarebbe passato a prenderla per andare al centro di analisi dove doveva effettuare gli ultimi controlli prima del parto. Assorta nei suoi pensieri, stavolta felici, immaginava il momento in cui avrebbe stretto tra le braccia suo figlio quando lo squillo del telefono la fece sobbalzare, la telefonata proveniva da un numero anonimo, rispose con un po\u2019 di preoccupazione e riconobbe subito la voce rauca, aspra dell\u2019uomo dalla maschera di pelle che cinque anni prima le aveva salvato la vita. Le cedettero le gambe, a stento riusc\u00ec a trovare un appiglio e a sedersi. Le dava appuntamento per il pomeriggio stesso dicendole che le avrebbe rivelato cosa era accaduto quel giorno, questo le avrebbe permesso di ritrovare la pace. Fu anche chiaro a sottolineare il fatto che sarebbe dovuta andare da sola. Il posto scelto era un parco cittadino, l\u00ec disse, con la sua maschera avrebbe dato meno nell\u2019occhio. L\u2019avrebbe aspettata fino alla sera ma nel dirle questo era sicurissimo che lei non sarebbe mancata a quell\u2019incontro.<\/p>\n<p>Dopo aver rinviato al giorno dopo la visita al centro e aver avvisato il marito, fingendo di sentire fitte alla pancia e di dover quindi passare\u00a0 il pomeriggio a letto, decise di andare incontro al suo destino, l\u2019idea di potersi liberare finalmente di quel fardello super\u00f2 la paura che le corrodeva l\u2019anima da ormai troppo tempo. Parcheggiata l\u2019auto all\u2019ingresso del parco, rimase qualche minuto immobile a guardare fuori dal finestrino, una pioggia fitta e sottile cominci\u00f2 a scendere gi\u00f9 e le venne alla mente quando da bambina si divertiva ad accompagnare con le dita le goccioline di pioggia che si fermavano sul finestrino, ne seguiva la traiettoria immaginando che potessero essere delle stelle cadenti e \u00a0potesse quindi esprimere mille desideri, \u00a0sicura che si sarebbero realizzati prima o poi. Il suo desiderio ora, era che quella storia finisse, con grande determinazione usc\u00ec dall\u2019auto e si avvi\u00f2 al luogo dell\u2019appuntamento. A causa della pioggia il parco cominciava a svuotarsi lentamente, quasi si sorprese nel rendersi conto di non avere paura, non le accadeva da molto tempo, una strana sensazione di serenit\u00e0 le attraversava il cuore e la mente. Si sedette alla panchina concordata all\u2019appuntamento, dopo pochi istanti sent\u00ec alle sue spalle dei passi, non fece in tempo a voltarsi perch\u00e9 lui le fu subito a fianco e prese posto accanto a lei. La pioggia aveva smesso di scendere gi\u00f9, si tolse la maschera e cominci\u00f2 a parlare:<\/p>\n<p><em>\u201cSi chiama Moloch, mi tormenta da quando sono piccolo, decise di scegliermi quando avevo solo cinque anni, mi prese mentre dormivo, forse l\u2019ultima notte in cui l\u2019ho fatto, mi spieg\u00f2 che ero io il prescelto perch\u00e9 ero figlio unico di genitori che non meritavano di avermi messo al mondo. Si sarebbe preso lui cura di me. Mi ordin\u00f2 di sbarazzarmi di loro, cos\u00ec feci, stesso quella notte, dopodich\u00e9 ho passato diversi anni in riformatorio, anni infernali in cui l\u2019unico conforto era quando lui veniva a trovarmi di notte, era l\u2019unico momento in cui non mi sentivo solo. Quando sono uscito da l\u00ec tutto sommato gli ero riconoscente e ho fatto delle cose per lui di cui non mi vanto ma mi serviva la sua approvazione per andare avanti. Nessuno ha mai compreso questo. La notte prima di quel giorno mi aveva ordinato di prenderti, sapeva ogni tua mossa e cos\u00ec feci, poi per una strana ragione mi disse che dovevo liberarti e di aspettare, di avere pazienza. Gli ho obbedito anche stavolta, \u00e8 l\u2019unica cosa che so fare bene, tra poco metterai al mondo il tuo bambino e sar\u00e0 anche l\u2019unico. Lo verr\u00e0 a prendere al compimento dei suoi cinque anni. L\u2019ho pregato di non farlo, nessuno merita di vivere come ho fatto io, non mi ha risposto ed \u00e8 andato via. Sono qui perch\u00e9 devi sapere la verit\u00e0, forse conoscendola potrai evitare a tuo figlio il destino che invece \u00e8 stato riservato a me\u201d<\/em><\/p>\n<p>Sgomenta nel sentire quella storia cominci\u00f2 a chiedergli cosa avrebbe dovuto fare ma la pioggia, stavolta violenta, fece sciogliere come cera il suo salvatore che era stato anche il suo aguzzino, rimase accanto a lei solo la maschera. D\u2019un tratto cominci\u00f2 a sentire fitte violente al basso ventre, erano cominciate le contrazioni, ebbe la forza di raggiungere l\u2019uscita del parco e poi pi\u00f9 nulla. Una serie di immagini successive le affollavano la mente: fu soccorsa da alcuni sconosciuti che la portarono al pronto soccorso, l\u00ec la raggiunse il marito e nel giro di poche ore mise al mondo il proprio figlio. Glielo misero tra le braccia, lo strinse a s\u00e9 e scoppi\u00f2 a piangere, non avrebbe permesso a nessuno di portarglielo via. Da lontano Moloch le sorrideva col suo solito ghigno.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24316\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24316\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La punta del coltello le sfior\u00f2 tutto il corpo descrivendone il profilo, in uno strazio lento e prolungato, riusciva a sentire ancora il sapore metallico sulle labbra quando improvvisamente udirono un forte rumore provenire da non molto lontano da dove si trovavano loro, il vento aveva rotto il vetro di una finestra. 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