{"id":24267,"date":"2015-05-20T18:21:52","date_gmt":"2015-05-20T17:21:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24267"},"modified":"2015-05-20T18:21:52","modified_gmt":"2015-05-20T17:21:52","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-se-il-mondo-fosse-di-carta-di-claudia-pirro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24267","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Se il mondo fosse di carta&#8221; di Claudia Pirro"},"content":{"rendered":"<p>Restare ferma con le braccia incrociate sul petto, una gamba distesa avanti, abbandonata sul pavimento della mia stanza e l\u2019altra piegata, il gomito del braccio appoggiato sul ginocchio. Le palpebre chiuse, le guance in fiamme, la gola secca, i muscoli tesi come le corde dell\u2019arpa che due settimane fa pizzicavo al concerto di fine anno. I miei genitori e mio fratello seduti in prima fila al teatro. Io che mi inchino per raccogliere le rose che mi lanciano sul palco e poi\u2026 il rombo assordante di un aereo che ci sorvola. Lo capii subito che non si trattava di un aereo comune ma di uno che non avevo mai sentito, il cui rumore suonava strano, potente. Forse caddi, spinta a spallate dalla gente che si catapultava fuori, spaventata da quei colpi di fucile che udimmo uno dopo l\u2019altro. Rabbrividisco a rivivere ancora la sensazione dell\u2019aria pesante, delle grida e del panico che, come una scarica elettrica, si diffuse tra il pubblico in pochi istanti. E poi ancora la corsa che facemmo, presi dalla paura, con il fiato corto, la voce spezzata e le caviglie doloranti. In quegli attimi giuro di aver percepito un filo spezzarsi. Come una cordicella di spago che con i minuti si \u00e8 trasformata in una catena dagli anelli di acciaio. Quel filo che ora mi lega alla mia famiglia, dispersa in un minuscolo puntino di questa terra, di questo paesino, che conosco come le tasche dei miei jeans ma nel quale adesso, sarei capace di perdermi. Il filo che mi univa, mentre correvamo verso casa mia, agli amici e a Jonathan, l\u2019unico di cui mi importasse davvero, che ho perso durante la strada infinita che separava il teatro da casa. L\u2019asfalto se lo \u00e8 mangiato come se niente fosse, risucchiandolo a s\u00e9 con un proiettile nero. Ho visto la luce spegnersi nei suoi occhi in pochi istanti, almeno finch\u00e9 non sono riuscita a vedervi pi\u00f9 le iridi color cioccolato, il suo solito sguardo vivo e brillante. Per tutta la vita provi a non pensare a te stesso ma quando sei in pericolo non \u00e8 quello il tuo istinto. Non ho fatto niente per riportarlo in vita. Perch\u00e9 non mi sono fermata? Ragionare. Pensare. Ricordare. \u00c8 questo che faccio da ormai quattro giorni. Aggiunto ovviamente al pranzo, sempre indigesto per la quantit\u00e0 devastante e troppo pesante del silenzio che sta diventando un\u2019arma. Un\u2019arma che ci uccide l\u2019animo fino a corroderci come acido. Ma secondo Fabian muoverci potrebbe costarci la vita, un prezzo troppo alto da pagare. Ci sono mille guardie nel mondo l\u00e0 fuori, centinaia, magari migliaia, chiss\u00e0. E sono gi\u00e0 qui. Si aggirano per le strade della citt\u00e0, quelle che fino a due settimane fa definivamo le <em>nostre<\/em> strade, che ci sembrava di dominare solo passeggiandoci sopra e ci sentivamo imbattibili con lo scricchiolio delle nostre scarpe sotto i piedi. Ora tutto sembra essersi rotto. Come un pezzo di vetro che si \u00e8 frantumato in un colpo solo in decine di triangoli taglienti e pericolosi. Forse \u00e8 il nostro cuore ad essersi spaccato alla vista di tanta guerra, forse siamo solo noi che non riusciamo a reagire come dovremmo. Ora che siamo soli, in questa casa che non sembra neanche pi\u00f9 la mia, il rumore agghiacciante delle pallottole che sfrecciano a pochi centimetri dalla nostra pelle, ci distrugge. Ci indebolisce ogni secondo che riusciamo a vivere. Ogni secondo che ci rimane. Questa \u00e8 stata in assoluto la prima volta nella nostra vita che abbiamo udito degli spari. Quasi mi sembra sovrannaturale pensando a quando ci ridevo sopra vedendo le scene dei film d\u2019azione che mia madre seguiva la sera tardi con gli occhi spalancati, accecati dalla luce della televisione. Ma quelli che abbiamo sentito erano spari veri, mirati ad ucciderci. In un giorno come un altro. Un giorno che ricorderemo per sempre. Chiss\u00e0 se tutto questo avr\u00e0 una fine. Quanto dovremo aspettare prima che ci trovino? E se succeder\u00e0, sar\u00e0 per ucciderci o per salvarci? Chiss\u00e0 se siamo davvero capaci di resistere ancora. Chiss\u00e0 se IO sono veramente in grado di resistere. Tutto questo da quando abbiamo scoperto che niente nelle nostre vite stravolte da quei venti colpi di pistola sar\u00e0 come prima. Lo so. Lo sa Fabian, come lo sa Chris, come del resto lo sanno anche Bea e Phoebe. Uno di quei venti colpi, che sono durati sette, otto anni della mia vita, ha colpito Cassie. Ne \u00e8 bastato uno, ma mortale. E l\u2019ha uccisa. Lei era al mio fianco come sempre. Uno stupido proiettile fabbricato per atterrarla. Come lo \u00e8 stato quello che ha fermato il cuore di Jonathan. Chi pu\u00f2 avere alimentato la sete di tanto desiderio? Solo il sogno di dominare. Ogni cosa, piccola o grande cambier\u00e0 e noi non potremo alzare un dito per impedirlo, come non abbiamo potuto fare niente per Cassie quando l\u2019abbiamo vista morire davanti ai nostri occhi. Come non ho avuto il coraggio di muovere un dito verso il mio migliore amico abbandonato come uno straccio sull\u2019asfalto della strada. Ieri ho rischiato la vita. Oggi rischio i miei giorni, il mio fiato, il mio corpo. Domani rischier\u00f2 il mio futuro e tutto quello che ho o che mi \u00e8 rimasto: la consapevolezza di aver visto ci\u00f2 che \u00e8 successo. A pensarci meglio la guerra assomiglia ad un serpente: ti scivola accanto e quando meno te lo aspetti ti morde affondando i suoi denti colmi di veleno nella tua pelle. E tutto improvvisamente si fa nero. Nero come il cielo della notte che da cinque giorni non \u00e8 pi\u00f9 cosparso di stelle ma solo di paura. \u201cNiente si cancella, tutto rimane.\u201d Me lo ha detto stamani Oscar. Forse si riferiva al ricordo dei nostri due amici, non ne ho idea. Io preferisco associarlo a quella piccola briciola di forza che mi \u00e8 rimasta dentro. E se per i soldati l\u00e0 fuori \u00e8 insignificante, per me \u00e8 pi\u00f9 vitale dell\u2019acqua. Far\u00f2 di tutto per non far morire una seconda volta Cassie e Jonathan che mi hanno lasciato proprio quando avevo pi\u00f9 bisogno di loro. Per non far morire la memoria di coloro che se ne sono andati e ai quali abbiamo dato le spalle mentre fuggivamo. Il mio destino non sar\u00f2 pi\u00f9 a deciderlo io, ma sar\u00e0 nelle mani di quelli che stanno oltre le finestre, incoscienti, fuori di loro, che hanno fatto strage di innocenti e che avranno il fegato di eliminarne ancora, fino a rimanerci secchi da soli. Perch\u00e9 ogni volta che sparano, uccidono una parte di loro. E non se ne accorgono. Non si pentono. Per tutto quello che fanno e per quello che ancora faranno. Uomini che non hanno cuore, incentivati dalla loro fame di potere e divorati dall\u2019istinto di uccidere. Sono lucidi mentre sparano, lucidi come il vetro di un paio di biglie che ora sembrano occhi sul viso di un uomo che non vale pi\u00f9 nulla. Oltre tutto questo, sembra essere un film di azione e fantascienza ma che e\u2019 reale. Come il fatto che da quando ci siamo nascosti e ci contavamo di continuo per convincerci che non mancasse nessuno ed eravamo in diciotto, siamo arrivati ad essere in tredici in una stanza di quattro metri per tre e cinquanta. Cassie non c\u2019\u00e8. L\u2019assenza di Jonathan sembra incolmabile e insormontabile. Altri quattro non ci sono: si sono offerti di andare in ricognizione in paese, ora terra deserta della bellezza di vivere, piena di carri armati, di furgoni che secondo Bea trasportano armi e viveri per i soldati, ma per me solo terrore. I nostri quattro amici si sono persi? Sono solo semplicemente nascosti da qualche parte, mi convinco. O forse lo erano fino ad un secondo fa. Non lo potremo mai sapere. E tutto e\u2019 reale come il battito del mio cuore, che spero non smetta di pulsare almeno fino a domani. Non ho intenzione di abbattermi, arrendersi e\u2019 da perdenti: James aveva ragione quando lo disse prima di partire per la citt\u00e0. \u00c8 forse la cosa pi\u00f9 difficile che abbia mai fatto. Mi concentro sul pomo d\u2019Adamo di Fabian che sale e scende ad ogni suo respiro. Poi abbasso gli occhi verso le dita di Bea, saldamente intrecciate alle mie. Ha le pupille fisse verso la parete di fronte a noi. Quella su cui hanno la schiena appoggiata Marlene e Oscar. \u00c8 immobile, ma nel silenzio avverto il suo battito confondersi col mio. Un sollievo\u2026 falso. Perch\u00e9 non potr\u00f2 avere sollievo fino a quando tutto questo non finir\u00e0. Mi rendo conto di essere o di apparire debole, a volte. Proprio come adesso, quando so di non poter fare niente per cambiare la situazione. Se lo sono stata in passato\u2026 ora devo fare tutto il possibile per non esserlo in futuro. Lo devo a Jonathan, a Cassie e agli altri quattro miei amici che ora non sono qui con me. Ma se sono vivi, e me lo sento, io devo riuscirci. Fino a quando ci sar\u00e0 la speranza tra di noi, allora briller\u00e0 quella stella, in alto nel cielo che non si spegner\u00e0 mai. Se il mondo fosse di carta, una semplice pallottola di carta straccia, io sarei una delle mille pieghe di quel pezzo di foglio bianco. Se il mondo fosse di carta, penso che noi tutti saremmo le gocce di inchiostro, che come fiumi scivolano lungo la superficie levigata di quella carta. E sentiremmo i pezzetti tagliati da quel foglio, rotti dalle fibre e dalla polvere, sfiorarci le labbra e la pelle. Li avvertiremmo mentre si divertono a farci il solletico, mentre noi ci sforziamo di non voltarci indietro per ammirare l\u2019orizzonte che si perde come un bambino oltre le verdi colline. Rimanere a fissare i corpi inermi di quelli che se ne sono andati via, non ci \u00e8 utile. Ci ricorda quanto siamo soli e intimoriti dal mondo di fuori. E a questo punto penso che \u00e8 meglio soffrire per un\u2019assenza perduta, come quella di Jonathan o di Cassie che per una falsa illusione. Illudersi che verremo liberati non conta nulla. L\u2019importante \u00e8 sperarlo fino in fondo. Una speranza che non smetta mai di ardere la legna della nostra anima e della nostra memoria. Guardo Bea, Chris e Oscar. Si mordono le labbra, disegnando cerchietti col dito sul pavimento. Fanno scorrere il palmo sulle piastrelle gelide della mia stanza immaginando che possano trasformarsi in barche per navigare via dal mare di paura che ci travolge. Scuoto la testa, vedendo Bea stringermisi accanto. Il vuoto. Ecco quello che vedo nei loro occhi. Giuro con tutta la determinazione che ho, che un giorno, un giorno lontano ma che sar\u00e0 reale, quegli occhi saranno pieni di verde, pieni di inarrestabile vita che nemmeno un colpo di pistola pu\u00f2 abbattere. E torneranno ad essere quelli di prima. Dobbiamo darci una mossa, dobbiamo svegliarci. O dormiremo per sempre. Anche se non e\u2019 un incubo e tutt\u2019altro che immaginazione. Desidero svegliarmi con tutte le mie forze e ritrovare l\u2019energia scorrermi in corpo. Desidero svegliarmi con il ricordo di Jonathan e dei suoi occhi impresso nell\u2019anima, come l\u2019ultimo sorriso di Cassie. Desidero svegliarmi e voltare la pagina del libro e guardare Fabian e non vergognarmi di farmi scendere un paio di lacrime dagli occhi. Siamo pronti. Ogni cosa \u00e8 pronta. Anche il pi\u00f9 piccolo dettaglio. Domani partiamo per la citt\u00e0. A cercare gli altri. E non importa cosa ci accadr\u00e0. Saremo fieri di ci\u00f2 che abbiamo fatto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24267\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24267\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Restare ferma con le braccia incrociate sul petto, una gamba distesa avanti, abbandonata sul pavimento della mia stanza e l\u2019altra piegata, il gomito del braccio appoggiato sul ginocchio. 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