{"id":24224,"date":"2015-05-19T22:23:48","date_gmt":"2015-05-19T21:23:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24224"},"modified":"2015-05-19T22:23:48","modified_gmt":"2015-05-19T21:23:48","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-sassidi-corrado-consolandi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24224","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Sassi&#8221;di Corrado Consolandi"},"content":{"rendered":"<p>La collina, su cui se ne stava adagiata quella citt\u00e0 che d\u2019inverno sapeva essere cos\u00ec cupa, cos\u00ec cattiva, eppure sempre cos\u00ec aggraziata, si stava risvegliando dal suo torpore, dischiudendo fiori, boccioli e germogli come piccole, colorate e profumate palpebre. Tanti occhietti, iridi sgargianti che non portano segni del loro sonno ormai semestrale e che si aprivamo, freschi come non si fossero mai assopiti. Gli alberi e i cespugli sembravano sbadigliare e stiracchiarsi, sgranchirsi i vecchi rami intorpiditi, le vecchie fronde irrigidite che ora garrivano al vento come fanno i capelli spettinati dal soffio gentile e tiepido che proviene da una madre premurosa. Le aiuole, come sopracciglia curate da un\u2019estetista miracolosa (e perch\u00e9 no, meticolosa) incorniciavano i bordi delle strade, adornavano il cemento di sfumature pastello, e addolcivano il truce volto della carreggiata.<\/p>\n<p>Le case che sparute spuntavano tra il verde delle colline, parevano lentiggini, piccole imperfezioni che\u00a0 non facevano che accrescere il fascino di quel paesaggio, ancora acerbo eppure fresco come una studentessa bionda che ogni anno che passa ha sempre la stessa, meravigliosa et\u00e0.<\/p>\n<p>Era insomma primavera piena e il sole sommergeva Sulmonte, la cittadella incastonata fra le colline per le cui vie camminava Diego Casarini, il protagonista di questa storia.<\/p>\n<p>Aveva appena percorso le mura esterne della citt\u00e0, costruite in un evo di cui s\u2019\u00e8 persa ormai la memoria, quando imbocc\u00f2 Corso Donizetti, il viale del conservatorio ed ud\u00ec, come sempre durante quel periodo dell\u2019anno, la musica che gli giungeva a folate, eseguita dai giovani allievi all\u2019interno dell\u2019istituto. Nelle grigie aule della scuola si iniziava ad aprire le finestre, per liberare e regalare qualche nota alla strada, e per far entrare un poco di quella melodia che cos\u00ec sapientemente \u00e8 suonata per le vie della citt\u00e0, eseguita senza il bisogno di studi o esercizi. Il solfeggio dei tacchi di Casarini, che ritmicamente si alzavano e abbassavano tenendo il tempo nervoso e balbettante del suo passo, irregolare come lui, davano il ritmo pure ai suoi pensieri, un ritmo decisamente poco orecchiabile e di un\u2019ansia quasi frastornante. Un clacson festante e un po\u2019 maleducato, come gli studenti all\u2019uscita di scuola; una feroce bestemmia che per la distanza veniva percepita solo come un anziano e rauco lamento; il gracchiare poco amichevole di qualche uccello, cos\u00ec dissonante e stonato alle orecchie fini e ben educate degli studenti di musica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Camminava svelto Casarini, era sempre rapido, veloce, quasi nervoso quando si spostava da un posto all\u2019altro. Balzava da un ciottolo all\u2019altro con questo suo incedere che lo faceva sembrare un giunco epilettico, scosso da un vento misterioso che lo faceva procedere a piccoli zompi, conferendogli un\u2019andatura saltellante e un po\u2019 sbilenca. E intanto canticchiava: \u201cSassi, che il mare ha consumato, sono le mie parole, d\u2019amore per te \u2026 \u201d.<\/p>\n<p>Camminava veloce Casarini, perch\u00e9 era terribilmente e irrimediabilmente stanziale, odiava i viaggi e gli spostamenti, e se si doveva muovere voleva farlo nel modo pi\u00f9 rapido ed indolore possibile. E mentre si spostava avvertiva il bisogno impellente di canticchiare o fischiettare. Si potrebbe dire che il suo mondo esisteva solo da fermo, sempre accompagnato da qualche musichetta, e che non desiderasse niente di meglio. Quando era in movimento desiderava solo una cosa, cio\u00e8 essere fermo da qualche parte, fisso ed immobile, e quando non era in movimento non desiderava nient\u2019altro che rimanere il pi\u00f9 a lungo possibile in quella condizione, procrastinando pi\u00f9 che poteva il momento in cui avrebbe dovuto azionare le sue gambe fini. Casarini poi odiava viaggiare, spostarsi, in treno, in auto, a piedi o in aereo, e voleva solo un cosa: restare dove stava il pi\u00f9 a lungo possibile, canticchiando e fischiettando. \u201cOgni parola che ci diciamo, \u00e8 stata detta mille volte \u2026 \u201c<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I viaggi aprono la mente? I viaggi aprono solo il portafoglio, pensava Casarini. Per questo si muoveva tanto velocemente, come uno che avesse una gran fretta d\u2019arrivare dove era atteso, fosse anche all\u2019inferno o al patibolo. Ed era cos\u00ec anche quella mattina primaverile, in cui era atteso al vecchio seminario, che si trovava proprio al termine di Corso Donizetti, serioso e austero ma allo stesso tempo rassicurante e quasi amicale. Ma mentre passava davanti al Conservatorio, un\u2019epifania lo colse tra capo e collo, come una frustata. Lui e lei in bici, per le vie del corso, lei seduta sulla canna, lui le sfiora le spalle nude con la barba dura facendola sobbalzare, facendola vibrare di brividi, fremendo a sua volta per le mani di lei appoggiate sulle sue, che tenevano il manubrio della bici. E lui che ovviamente canticchiava: \u201cOgni attimo che noi viviamo, \u00e8 stato vissuto mille volte \u2026\u201d. Quello era l\u2019amore, e lui non voleva altro, canticchiare e amare. Quello era l\u2019amore, poi finito e deflagrato in un\u2019esplosione, l\u2019istante stesso in cui lei gli confess\u00f2 d\u2019essere incinta di qualcun altro. Era passato un anno e Casarini aveva deciso di cambiare vita: quello ormai era il passato, roba lontana. Si stava dirigendo verso il suo seminario, dove aveva un appuntamento con il direttore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma proprio davanti al conservatorio i sassi della strada iniziarono a ballare. Casarini era sicuro: ballavano e si sollevavano, come tanti tappeti volanti, come delle magiche libellule che sembravano trasportarlo sopra la citt\u00e0; danzavano a tempo di musica e ognuno aveva una storia da raccontare. I sassi si muovevano e lui poteva sentirli cantare:<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cSassi<\/em><\/p>\n<p><em>che il mare ha consumato<\/em><\/p>\n<p><em>sono le mie parole<\/em><\/p>\n<p><em>d&#8217;amore per te\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E come era felice.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24224\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24224\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La collina, su cui se ne stava adagiata quella citt\u00e0 che d\u2019inverno sapeva essere cos\u00ec cupa, cos\u00ec cattiva, eppure sempre cos\u00ec aggraziata, si stava risvegliando dal suo torpore, dischiudendo fiori, boccioli e germogli come piccole, colorate e profumate palpebre. 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