{"id":24082,"date":"2015-05-11T10:24:09","date_gmt":"2015-05-11T09:24:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24082"},"modified":"2015-05-12T21:51:37","modified_gmt":"2015-05-12T20:51:37","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-la-grande-bellezza-di-francesca-moscato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24082","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;La grande bellezza di Francesca Moscato"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 sempre vento. Un vento da ovest carico di sale che schiaffeggia la baia. Continuamente. Cammino curvo, la spinta nei polpacci, la strada che si impenna e va a ficcarsi dritta dentro un pezzo di cielo. Guardo in alto e la vedo, la strada, sospesa in un impasto di nuvole e cemento. Poi cade gi\u00f9. Precipita. Mi piace da sempre la vertigine dei precipizi. Inciampo nei miei passi rapidi e leggeri ora che la gravit\u00e0 \u00e8 dalla mia parte. La faglia sussurra sotto l\u2019asfalto e i freni dei tram sibilano sui binari. La citt\u00e0 mi parla, certe volte. Lo fa con tante voci. E io la ascolto. Con Annie non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec.<br \/>\n\u00abAllora hai proprio deciso? E\u2019 finita\u2026\u00bb<br \/>\nLei era in piedi, di spalle, aggrappata al bordo del lavello, il rubinetto aperto. Se ne stava a testa bassa, una curva appoggiata sulla schiena, ipnotizzata dal movimento circolare dell\u2019acqua che scorreva sempre pi\u00f9 chiara dentro le tazze ancora mezze piene dei nostri caff\u00e8.<br \/>\n\u00abMi dispiace, Annie. So solo che non posso pi\u00f9 rimanere qui.\u00bb<br \/>\n\u00abC\u2019\u00e8 un\u2019altra donna, vero? E\u2019 per questo che te ne vai.\u00bb<br \/>\n\u00abNo. Non c\u2019\u00e8 nessun\u2019altra.\u00bb<br \/>\nSi era girata, e mi scavava la faccia con lo sguardo.<br \/>\nL\u2019avevo lasciata fare.<br \/>\n\u00abHai gi\u00e0 un posto dove stare?\u00bb<br \/>\nNon ci avevo pensato. Era successo tutto cos\u00ec in fretta che non avevo avuto il tempo di pensarci. Un posto dove stare?<br \/>\nNo, non ce l\u2019avevo un posto dove stare.<br \/>\n\u00abNon preoccuparti, trover\u00f2 una sistemazione.\u00bb<br \/>\nEro gi\u00e0 pi\u00f9 distante da lei. Come una parola dopo una spazio, che si conquista un senso solo perch\u00e9 quello spazio esiste. Avevo lanciato un\u2019occhiata al borsone, a terra, accanto a me. Sembrava accartocciato sui vuoti di quelle poche cose. Non si torna indietro.<br \/>\n\u00abAdesso devo proprio andare\u2026 scusami.\u00bb<br \/>\nEro rimasto l\u00ec fuori per un po\u2019. Una mano aperta appoggiata al legno spaccato della porta. L\u2019altra serrata in un pugno.<br \/>\n***<br \/>\nLa prima volta che avevo messo piede in quell\u2019appartamento era stato per puro caso. Io e Annie ci frequentavamo da qualche mese e non si era mai parlato di andare a vivere insieme. Stavamo bene cos\u00ec. Almeno credo. Ma i miei ricordi in proposito sono confusi. Era un venerd\u00ec, questo me lo ricordo bene, e il venerd\u00ec avevamo l\u2019abitudine di andare a cena alla Casa di Nanchino, in Kearny St. L\u00ec fanno un pollo caramellato che \u00e8 la fine del mondo. Per questo c\u2019\u00e8 sempre la fila. A un certo punto un vecchio cinese era sbucato da un portone proprio accanto alla vetrina delle anatre laccate. Le ballerine, come le chiamava Annie. Si era avvicinato alla folla di persone in coda. Aveva biascicato qualcosa di incomprensibile alla coppia davanti a noi e poi, rivolto a me, aveva pronunciato una sola parola: casa.<br \/>\nCi eravamo scambiati uno sguardo d\u2019intesa. Subito dopo stavamo gi\u00e0 correndo su per le scale di un palazzo fatiscente, quattro piani di strette spirali interrotte solo da pianerottoli minuscoli illuminati appena da lanterne di carta colorata. L\u2019aria era intrisa di un odore di spezie che pungeva il cervello, proprio alla base del naso, e risuonava, attraversata dall\u2019eco di sillabe esotiche. L\u2019uomo, davanti a noi, sembrava galleggiare. Saliva lieve, come se avesse dimenticato di avere un corpo. Arrivato in cima ci aveva aperto la porta, una brutta porta di legno riverniciato, pescando tra cento chiavi tutte uguali.<br \/>\nCasa.<br \/>\n***<br \/>\nL\u2019appuntamento era al Pier 39, quel posto non mi piaceva, ma Juliet era fissata con i gamberi di Bubba Gamp e io l\u2019avevo assecondata. La prima volta e tutte le volte successive. I cartocci pieni di quella frittura profumata comparivano come doni sulla tavola e mangiare con le mani, quello s\u00ec, mi piaceva davvero tanto.<br \/>\nI precipizi e mangiare con le mani.<br \/>\nL\u2019idea di trasformare le nostre sedute in qualcosa di meno convenzionale non mi aveva convinto del tutto all\u2019inizio, ma il dottore era lei. Se non ti fidi del tuo analista di chi ti puoi fidare?<br \/>\n\u00abPerch\u00e9 hai voluto vedermi? Avevamo deciso che quella di Luned\u00ec sarebbe stata l\u2019ultima volta. Non si torna indietro.\u00bb<br \/>\n\u00abL\u2019ho lasciata, dottore, ho lasciato Annie. Volevo che lo sapessi.\u00bb<br \/>\n\u00abE bravo il mio Jonathan! Se volevi stupirmi ci sei riuscito.\u00bb<br \/>\n\u00abE\u2019 stato orribile. Lei era distrutta.\u00bb<br \/>\n\u00abE tu? Tu sei distrutto?\u00bb<br \/>\nForse era solo un\u2019impressione, ma Juliet sembrava risentita, e questo mi aveva fatto salire in bocca un cattivo sapore. Amaro e sabbioso.<br \/>\n\u00abQuesti gamberi sanno di fango.\u00bb<br \/>\nAvevamo ricominciato a mangiare senza pi\u00f9 parlare fino a quando ci eravamo trovati a lottare con le dita dentro lo stesso cartoccio per aggiudicarci l\u2019ultimo boccone.<br \/>\n\u00abMet\u00e0 per uno?\u00bb<br \/>\n\u00abNo, mangialo tu. E poi te l\u2019ho detto, sanno di fango.\u00bb<br \/>\n\u00abPer me sono buonissimi, come sempre. Piuttosto, dimmi: che hai intenzione di fare adesso?\u00bb<br \/>\n\u00abParto. Me ne vado.\u00bb<br \/>\n\u00abE dove vorresti andare, Jonathan Parker Jr?\u00bb<br \/>\nLa detestavo quando mi chiamava cos\u00ec, per nome e cognome. Metteva l\u2019accento su quello junior come se volesse ricordarmi che sarei sempre stato il posto da cui venivo.<br \/>\n\u00abAncora non lo so, ma lontano da qui. Ho scoperto che non posso pi\u00f9 perdere tempo a fare le cose che non mi va di fare. Sono troppo vecchio.\u00bb<br \/>\n\u00abMa che dici? Hai appena compiuto trent\u2019anni, non sei vecchio.\u00bb<br \/>\n\u00abForse hai ragione, forse non lo sono, ma mi ci sento. Sono giorni che mi sento sempre pi\u00f9 vecchio. Chiss\u00e0 se il mio ritratto sta ringiovanendo da qualche parte mentre io qu\u00ec invecchio a vista d\u2019occhio?\u00bb<br \/>\nL\u2019avevo guardata con una complicit\u00e0 ritrovata, ma nuova. Juliet aveva riso. Era quella sua risata muta che la scuoteva piano, dalla pancia al petto fino alle labbra.<br \/>\nVolevo baciarla e dimenticarla.<br \/>\n\u00abHo scoperto che non posso pi\u00f9 perdere tempo a fare le cose che non mi va di fare, l\u2019ho sentita in un film questa frase. Il problema \u00e8 che continua a rimbombarmi nella testa da allora. Mi ossessiona pi\u00f9 di questa citt\u00e0, pi\u00f9 della mia paura di restare solo, pi\u00f9 di tutti i motivi per cui ho bussato alla tua porta la prima volta.\u00bb<br \/>\n\u00abNon ti credo Jonathan. Nessuno butta all\u2019aria la sua vita per una parola che qualcuno gli soffia nell\u2019orecchio.\u00bb<br \/>\nL\u2019avevo baciata sulla guancia ed ero uscito.<br \/>\nLa nebbia sulla baia mi sarebbe mancata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24082\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24082\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 sempre vento. 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