{"id":24068,"date":"2015-05-19T22:07:56","date_gmt":"2015-05-19T21:07:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24068"},"modified":"2015-05-19T22:07:56","modified_gmt":"2015-05-19T21:07:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-il-sogno-di-amal-di-carla-pasqualucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24068","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Il sogno di Amal&#8221; di Carla Pasqualucci"},"content":{"rendered":"<p>La notte acuisce i sensi. E questa \u00e8 una notte di fuoco.<\/p>\n<p>Il mio corpo \u00e8 vivo, sensibile ai pi\u00f9 deboli segnali di allarme che possono venire dal mare. Ho fame di aria, eppure non \u00e8 il vento che manca, in mezzo a questa distesa d&#8217;acqua sconosciuta e temuta. Il vento \u00e8 ovunque: sferza la giacca dello scafista, ritto e determinato a portare questo carico di esseri umani sulla terraferma, percuote le taniche dell&#8217;acqua, ormai quasi vuote e ne esce un lamento ottuso, sventaglia a caso i vestiti delle donne e la minuscola bandiera siriana, annodata da chiss\u00e0 chi tra le gomene della barca. Guardo incredulo, quasi ipnotizzato, quello straccetto colorato e penso a chi pu\u00f2 averlo lasciato. Un gesto di compassione o di semplice superstizione? Non importa, ora \u00e8 l\u00ec, a ricordarci da dove da dove siamo partiti. Solo un simbolo, si dir\u00e0, ma per noi \u00e8 altro: la sintesi di un destino comune.<\/p>\n<p>Il nostro viaggio continua, accompagnato dalle preghiere di quelli che abbiamo lasciato. E potrei sentirle, anche adesso, le parole salmodiate dalle anziane&#8230;.se solo si placasse, per un attimo, il rumore regolare dell&#8217;acqua sui fianchi di questa dannata barca. Mia madre ha benedetto la nostra decisione di lasciare la Siria, ma non ha mai pensato di seguirci: ha giurato di aspettare l\u00ec il ritorno di mio fratello, partito con un gruppo armato due mesi fa. Il tempo che le resta sar\u00e0 scandito\u00a0 dall&#8217;attesa e dalla preghiera, fino a che suo figlio non torner\u00e0.<\/p>\n<p>Amal, la mia sposa, invece \u00e8 qui, infagottata in un&#8217;enorme giacca a vento che non la protegge dalle sferzate del freddo mentre la sua bella testa fasciata in una stoffa gialla finalmente si riposa sulla mia spalla. Lei non ha paura, lo so. Me ne accorgo da come la guardano le altre donne, che fuggono dalla sofferenza ma senza convinzione, che abbracciano i loro figli ma non li sanno confortare. Lei no. Questa traversata Amal l&#8217;ha voluta, con la stessa determinazione con cui ha voluto un figlio da me e la linea del ventre dolcemente arrotondata promette l&#8217;arrivo di un bambino sano e fortunato. E a me non resta che guardarla, questa notte, ed essere felice del peso del suo corpo contro il mio.<\/p>\n<p>Poi un lampo, inaspettato, come sempre. E la paura che si affaccia di nuovo: non potremmo affrontare un&#8217;altra tempesta. Questa \u00e8 una delle poche certezze che ci restano. Questa umanit\u00e0 dimenticata dagli uomini in punto imprecisato del Mediterraneo, inseguita dai fantasmi della guerra non pu\u00f2 pi\u00f9 difendersi dalle offese della natura. Non ne abbiamo i mezzi, n\u00e8 la forza. Questo mare\u00a0 \u00e8 speranza e minaccia. E in questo precario equilibrio vado avanti, tra il ricatto della paura e l&#8217;illusione di farcela. Per darmi coraggio vado con la mente al mio primo incontro con Amal. Lei sorrideva, timida, sottobraccio ad un&#8217;amica mentre camminavano svelte tra le rovine del quartiere nord di Aleppo. Questo \u00e8 il primo ricordo che ho di lei. Fuori da quella desolazione potevano sembrare due ragazze di ritorno da una festa che si scambiano confidenze. Ricordo che le ho seguite per un p\u00f2, incuriosito e sorpreso della loro allegria, fino ad un cortile dove sono improvvisamente sparite. Smarrito ho provato a cercare le due sconosciute, tra le case abbandonate dopo gli ultimi bombardamenti, ma inutilmente. Poi, mentre mi allontanavo da quel cumulo di case sventrate, si \u00e8 levato, dal nulla di quelle rovine, una cantilena infantile. Era una filastrocca, di quelle che insegnano ai bambini nei primi anni di scuola, vagamente patriottica e retorica. Erano mesi che non sentivo qualcuno cantare: le voci umane erano state soffocate, da un tempo che a me pareva infinito, da quelle dei mortai e sorpreso da quel regalo inatteso mi sono fermato per alcuni minuti ad ascoltare.<\/p>\n<p>Sono tornato, nei giorni seguenti, in quel quartiere, di ritorno dal mercato, dopo aver sistemato con mio padre le poche cose che ancora potevamo vendere nel vecchio suk. Le case, o i loro simulacri, avevano la fissit\u00e0 di un cimitero e proprio l\u00e0 io cercavo la vita. Finalmente, un giorno, l&#8217;ho rivista, ma stavolta era accompagnata da un gruppo di bambine che la seguivano silenziose, solo pi\u00f9 tardi ho scoperto che erano sue allieve: in una improvvisata scuola clandestina, Amal e le sue amiche cercavano di offrire loro l&#8217;illusione di una vita normale tra letture, laboratori di ricamo e lezioni di canto.<\/p>\n<p>Il resto \u00e8 una storia d&#8217;amore, comune ed eccezionale, come tutte le storie d&#8217;amore. Ma la nostra \u00e8 anche la storia di un viaggio forzato, di panico ai posti di blocco, di una fuga illuminata dai razzi e di abbracci forti, per sostenere il peso di uno strano destino che ci ha voluto sposi in esilio. E senza dircelo, mentre attraversiamo il confine, ci rendiamo conto, senza dircelo, che la cosa pi\u00f9 difficile sar\u00e0 estirpare la nostalgia del nostro paese.<\/p>\n<p>La mia sposa, la mia bellissima e coraggiosa sposa, ora dorme e sogna la rocca di Aleppo e l&#8217;odore dei gelsomini per le strade della nostra infanzia.. Dove sono le tue mani? Le tieni strette intorno al ventre per proteggerlo da questi fratelli che potrebbero soffocarci con i loro corpi. Ne abbiamo visti tanti svenire, sopraffatti dalla fame o dai ricordi. Ma a noi non \u00e8 permesso pensare al passato, i ricordi dobbiamo chiuderli, sigillarli : questo \u00e8 l&#8217;impegno che ci siamo scambiati, insieme alla promessa di matrimonio. Sposarsi in tempo di guerra. Esiste una follia pi\u00f9 positiva di questa? Niente invitati, niente offerte di cibo o musiche sincopate di tamburi o urla di uomini festanti alle nostre nozze, solo una promessa solenne davanti ai tuoi fratelli: quella di proteggerti dal male. E io manterr\u00f2 fede a questo giuramento, sopravviveremo a questa notte, alla potenza del mare e alla ferocia dei traghettatori. Poi, quando questa traversata sar\u00e0 solo un fantasma lontano, che ci torner\u00e0 in sogno sempre pi\u00f9 raramente perdendo la forza come un incubo ormai addomesticato, allora avremo anche noi una festa nuziale, cos\u00ec come vuole vuole la nostra fede. Un matrimonio deve essere sempre annunciato, cos\u00ec ci tramanda la legge. E anche il nostro lo sar\u00e0, davanti a una moschea e al suono dei tamburi, cos\u00ec che anche nei quartieri pi\u00f9 lontani giunga l&#8217;eco della nostra unione.<\/p>\n<p>Nostro figlio nascer\u00e0 in una terra sconosciuta a noi e a lui. Senza paura sar\u00e0 lui a guidarci e se sar\u00e0 una femmina sar\u00f2 orgoglioso della sua bellezza e della grazia dei suoi passi. Ho conosciuto solo donne coraggiose e la guerra le ha rese invincibili. Avr\u00e0 la stessa smania di vivere del nostro popolo perch\u00e8 il suo breve cammino \u00e8 gi\u00e0 iniziato da nomade, ancor prima di vedere il sole, e quando il mondo degli uomini cadr\u00e0 a pezzi, lei sar\u00e0 l\u00ec con il suo carico di speranza ad indicarci il futuro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24068\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24068\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notte acuisce i sensi. 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