{"id":24045,"date":"2015-05-11T22:41:45","date_gmt":"2015-05-11T21:41:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24045"},"modified":"2015-05-11T22:41:45","modified_gmt":"2015-05-11T21:41:45","slug":"premio-racconti-nella-rete-2015-es-presso-di-linda-brillante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=24045","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2015 &#8220;Es-presso&#8221; di Linda Brillante"},"content":{"rendered":"<p>Mentre passeggio l\u2019aria fredda mi pizzica il naso e mi brucia i polmoni. Ho fretta, cammino a passo svelto. No, non \u00e8 vero, non ho fretta, ma mi comporto come se ne avessi. Cos\u00ec evito che la gente mi parli per chiedermi qualcosa di fastidioso o irrilevante. Cos\u00ec evito di pensare. Non \u00e8 vero. Penso tanto, ma \u00e8 tutto ingarbugliato, sempre lo stesso pensiero fisso e indefinito che come una macchia d\u2019inchiostro impregna e confonde tutto il resto.\u00a0 Inaspettatamente mi fermo. La luce delle tre sta illuminando quell&#8217;insegna all&#8217;angolo come fosse un quadro. Che strano.\u00a0<span style=\"line-height: 1.5;\">Che bello.<br \/>\nFaccio un passo, torno indietro, poi mi decido. Colto da ispirazione con uno slancio mi avvicino e spingo la porta a vetri.\u00a0 In un istante mi ritrovo dentro al piccolo bar angusto.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>L\u2019aria \u00e8 pesante, sa di carta da parati ammuffita. Voglio andarmene, ma i piedi restano ostinatamente incollati al pavimento. Perch\u00e9 in questi giorni sono cos\u00ec incoerente? Perch\u00e9 non sono in grado di prendere una decisione che sia una e portarla avanti fino alla fine? Dopotutto \u00e8 della mia vita che stiamo parlando. A nessun altro dovrei permettere di decidere del mio destino. Nulla dovrebbe interferire con la mia dannata voglia di spostare un piede dopo l\u2019altro e uscire da questo patetico buco cos\u00ec come ci sono entrato. Eppure non mi muovo. Resto l\u00ec imbambolato a fissare una fotografia oscena fotocopiata in bianco e nero e appiccicata malamente sulla parete. La cosa che pi\u00f9 mi disturba sono gli angoli della pagina, sollevati e arricciati verso l\u2019alto. Sembrano voler scappare via&#8230; Sto per tendere la mano e toccarli quando una campanella alle mie spalle mi riporta alla realt\u00e0. La barista striscia accanto a me e si mette dietro al bancone. Ha l\u2019aria di una donna consumata. Stringe tra due dita un mozzicone di sigaretta con una lunga striscia di cenere. La cenere sta per cadere, ma non cade.<\/p>\n<p>Mi chiede cosa prendo. Aggrotto le sopracciglia e chiedo un caff\u00e8, non so perch\u00e9. Lo chiedo ristretto, ma sar\u00e0 inutile. E\u2019 pi\u00f9 forte di me. Dietro la pesante coltre di cinismo c\u2019\u00e8 sempre stato e sempre ci sar\u00e0 un timido sognatore.\u00a0 Il mozzicone di cenere rimane ostinatamente attaccato alla sigaretta mentre la barista armeggia con le manopole della vecchia macchina del caff\u00e8. Non si disintegra neppure quando poggia sgraziatamente la tazzina sul bancone di legno nero tarlato. Pago e mi metto a sedere in un angolo. Se restassi l\u00ec impalato, non capirebbe.<br \/>\nE\u2019 strano. \u00a0Sono piuttosto compiaciuto in questo piccolo squallido bar. Circondato da un\u2019<em>allure<\/em> di malessere mi sento a mio agio come non lo sono mai stato in queste ultime settimane, o mesi, o anni.<\/p>\n<p>Ricordo la prima volta che arrivai in citt\u00e0, provai un sentimento simile.\u00a0 La sensazione di vivere in una comoda bolla fluttuante. Isolato, riparato, libero. E\u2019 facile farlo, se sei uno straniero. E se non conosci la lingua, sono queste le due condizioni per la bolla. Vi spiego come. Quando arrivai due anni fa, non sapevo distinguere (linguisticamente parlando) un\u2019<em>escargot<\/em> da un <em>croissant<\/em>. C\u2019eravamo solo io e l\u2019eco del mio cervello. Tutto il resto non era che simpatico rumore di fondo. I problemi arrivarono dopo. Chi dice che l\u2019integrazione fa bene? Sono tutte balle, l\u2019integrazione genera solo confusione. A che serve imparare una lingua che non sentirai mai tua? L\u2019unica cosa che ne pu\u00f2 derivarne \u00e8 un malsano senso d\u2019inferiorit\u00e0 per chi la sa male, oppure arida frustrazione per chi la sa bene. Il dramma dello straniero erudito che si sente sempre e comunque straniero. Stringo la tazzina non pi\u00f9 rovente tra le mani. Sono due anni che mi sento uno straniero a casa mia. \u00abCasa mia&#8230;\u00bb Il caff\u00e8 annacquato e le lezioni di francese non hanno fatto che aggravare le cose. Se pensate di trasferirvi all&#8217;estero, vi do un consiglio: non imparate mai la lingua.<br \/>\nCredetemi, non fa che trasformarvi in creature miserabili.<\/p>\n<p>Finito di propinare importanti lezioni di vita ad un uditorio invisibile, decido di rispondere al telefono. E\u2019 gi\u00e0 un po\u2019 che non smette di vibrare.<\/p>\n<p>\u00abDove sono?\u00bb Dalla voce mi sembra agitata.<\/p>\n<p>\u00abSono in un bar.\u00bb Forse non avrei dovuto dirglielo.<\/p>\n<p>\u00abNon essere ridicola, sto bevendo un caff\u00e8.\u00bb In realt\u00e0 suona strano persino a me.<\/p>\n<p>\u00abNon so quando torno. Tu non aspettarmi.\u00bb<\/p>\n<p>Spengo il telefono e tolgo la batteria. A quanto pare ci sono applicazioni che possono localizzare il telefono anche da spento, se la batteria \u00e8 attaccata. Non so se \u00e8 vero, ma meglio non rischiare.<br \/>\nMi porto la tazzina alle labbra e bevo un sorso di caff\u00e8. Quell&#8217;amaro sulla lingua mi riporta alla realt\u00e0. In un momento, il piccolo bar non sembra pi\u00f9 cos\u00ec sicuro. Mi alzo di slancio, pago ed esco. Ora la barista potr\u00e0 finire la sua sigaretta.<\/p>\n<p>Cammino con gli occhi bassi, lo sguardo fisso sulle ombre delle gambe attorno a me. Sembrano tutte uguali&#8230; Pensiero spaventoso e confortante. Penso che forse questa \u00e8 l\u2019ultima volta che passo per di qua e improvvisamente mi sento euforico. S\u00ec, euforico. Avrei dovuto prendere questa decisione tanto tempo fa, senza lasciare che i giorni si susseguissero pigri uno dopo l\u2019altro, sospeso in un circolo di viziosa abitudine.<\/p>\n<p>All&#8217;epoca mi era sembrato rassicurante, tutto quello che avevo sempre desiderato. Qualcuno che battesse le mani e mi dicesse \u201cbravo, ce l\u2019hai fatta\u201d. Qualcuno che capisse, qualcuno che apprezzasse. Sorrido. E\u2019 ridicolo, no? Io sono ridicolo. Viaggiare chilometri e chilometri, cambiare casa, cambiare vita, cambiare patente e persino assicurazione sanitaria solamente per sentirmi dire \u201cbravo\u201d. Gi\u00e0, solamente per questo.<\/p>\n<p>Da quant&#8217;\u00e8 che cammino? Un\u2019ora? Due ore? Le serrande dei negozi si stanno gi\u00e0 abbassando. In questo paese la gente non sa cosa voglia dire divertirsi. Le gambe mi fanno male, i muscoli mi bruciano, le scarpe mi stringono. Voglio andare a casa. Voglio andare a casa. Voglio andare a Casa.<\/p>\n<p>Per un po\u2019 non penso ad altro. Svegliarmi la domenica mattina con la voce alterata di mio padre e mia madre che discutono di politica. Sentire il treno che arriva in stazione fischiando sopra le rotaie. Bere un caff\u00e8 al bancone, scegliere il giornale la mattina. Ascoltare con attenzione il chiacchiericcio irrilevante degli amici di sempre.<\/p>\n<p>Arrivo al mio appartamento, digito il codice a quattro cifre e il portoncino d\u2019ingresso si apre con uno scatto. Salgo le scale a piedi fino all&#8217;ultimo piano, giro la chiave nella porta, getto la ventiquattrore in un angolo, mi tolgo le scarpe e mi lascio cadere finalmente sul letto. Chiudo gli occhi, fisso il soffitto, poi li riapro. Non mi sono nemmeno tolto il cappotto. Sfilo la sciarpa, mi manca l\u2019aria. Giro la testa. L\u2019idea fissa sempre quella.<\/p>\n<p>La valigia \u00e8 ancora l\u00ec. Davanti all&#8217;armadio, dove l\u2019ho lasciata la sera prima. Infilo una mano in tasca. Stringo tra le dita il cellulare, assieme alla batteria staccata. Devo solo accenderlo e chiamare un taxi. Se parto con il volo delle venti, posso arrivare a casa per cena. Giro la testa dall&#8217;altro lato, verso la scrivania. E\u2019 piena di carte e scartoffie, tutto il lavoro della scorsa settimana lasciato in sospeso. Rieccola, quell&#8217;insistente sensazione di oppressione da cui cerco inutilmente di evadere. Chiudo gli occhi. Ho ancora mezz&#8217;ora per decidere. S\u00ec, mezz&#8217;ora. Rester\u00f2 cos\u00ec per altri trenta minuti e poi&#8230;<\/p>\n<p>Suona la porta. Apro. E\u2019 lei. Mi guarda con quello sguardo carico di ferito rimprovero. Abbasso gli occhi.<\/p>\n<p>\u00abParti? \u00bb Chiede, con un filo di voce.<\/p>\n<p>Istintivamente mi volto verso la valigia gi\u00e0 pronta di fronte all&#8217;armadio. Esito.<\/p>\n<p>Trenta minuti&#8230; basteranno?<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_24045\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"24045\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre passeggio l\u2019aria fredda mi pizzica il naso e mi brucia i polmoni. 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